SAFIER DAVID.
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L'ORRIBILE KARMA DELLA FORMICA.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 1.
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Il giorno in cui morii non fu affatto divertente. E non solo a causa della mia morte. A voler
essere precisi, in effetti, l'evento si conquist appena il sesto posto nella classifica dei momenti pi
spiacevoli di quella giornata. Al quinto and l'attimo in cui Lilly mi chiese con sguardo assonnato:
Perch oggi non rimani a casa, mamma?  il mio compleanno! La prima risposta che mi pass per la
testa fu: Se cinque anni fa avessi saputo che il tuo compleanno e l'assegnazione del premio della
televisione sarebbero caduti lo stesso giorno, avrei fatto in modo di farti nascere prima. Con taglio
cesareo!
Invece le sussurrai all'orecchio: Mi dispiace, tesoro. Lilly prese a stropicciarsi con tristezza la
manica del pigiama con il folletto, e siccome non ce la facevo a sopportare pi a lungo quella vista,
aggiunsi rapidamente la frase magica che ha il potere di far tornare a sorridere qualsiasi visetto
imbronciato di bambino: Vuoi vedere il tuo regalo di compleanno? Io stessa non lo avevo ancora
visto. Se ne era dovuto occupare Alex, perch con tutto il lavoro che avevo in redazione erano mesi che
non andavo a fare spese. Non che la cosa mi mancasse. Poche situazioni mi innervosivano di pi dello
sprecare tempo prezioso facendo la fila al supermercato. Senza contare che tutte le cose belle della vita,
dall'abbigliamento alle scarpe fino ai cosmetici, non me le dovevo certo comprare. Mi venivano
recapitate, messe a disposizione dalle aziende pi raffinate. A me, Kim Lange, conduttrice del pi
prestigioso talkshow politico tedesco. La rivista Gala mi annoverava fra le trentenni meglio vestite,
mentre un altro giornale scandalistico mi definiva, in termini meno lusinghieri, la brunetta in carne e
ben piazzata. Ma con questi ero ai ferri corti per essermi opposta alla pubblicazione di foto della mia
famiglia.
Qui c' una meravigliosa signorina che vorrebbe il suo regalo, dissi a voce alta, in modo da
farmi sentire in tutta la casa.
Dall'esterno venne la risposta: E allora questa meravigliosa signorina deve uscire in giardino!
Presi per mano mia figlia, che era in preda all'eccitazione, e le dissi: Per mettiti le pantofoline.
Non voglio, brontol Lilly.
Ti prenderai un raffreddore! l'ammonii.
Ma lei si limit a rispondere: Ieri non mi sono presa un raffreddore. E non avevo le pantofole.
E prima che potessi pensare a un'argomentazione ragionevole per controbattere a quella logica
infantile, astrusa e tuttavia a suo modo coerente, Lilly stava gi correndo scalza sul prato scintillante di
rugiada mattutina.
Sconfitta, la seguii con lo sguardo e feci un respiro profondo. Nell'aria si sentiva la primavera e,
per la millesima volta, con un misto di stupore e di orgoglio, mi rallegrai di poter offrire a mia figlia
una cos bella casa in una citt come Potsdam, con un giardino enorme, quando io ero cresciuta in un
palazzone di Berlino. Il nostro giardino di allora consisteva unicamente in tre cassette per i fiori, dove
piantavamo gerani, viole del pensiero e mozziconi di sigarette.
Alex aspettava Lilly vicino a una gabbia fatta in casa. Dentro c'era un porcellino d'India. A
trentatr anni Alex era ancora maledettamente attraente, una versione pi giovane di Brad Pitt, solo
senza quello sguardo insulso e languido, fatto di per s molto apprezzabile. Certo sarei stata al settimo
cielo per il suo aspetto fisico se le cose tra noi fossero andate ancora bene. Ma purtroppo il nostro
rapporto poteva dirsi stabile quanto l'Unione Sovietica nel 1989. E, analogamente, non era molto il
futuro che gli si prospettava. Alex non riusciva a farsi una ragione di aver sposato una donna di
successo, e io di dover convivere con un casalingo frustrato, di giorno in giorno sempre pi estenuato
dalle madri che incontrava al parco giochi e che se ne uscivano con frasi del tipo:  fantaaastico che
un uomo si occupi dei figli invece di correre dietro al successo.
Di conseguenza le nostre conversazioni iniziavano spesso con: Il tuo lavoro per te  pi
importante di noi, e ancora pi spesso finivano con: Guai a te se adesso lanci quel piatto, Kim! Una
volta, almeno, ci riconciliavamo a letto, ma ora erano gi tre mesi che non lo facevamo pi. Ed era un
peccato, perch il sesso tra noi non solo funzionava, ma riusciva a essere addirittura magnifico, a
seconda di quanto eravamo in forma quel giorno. E questo doveva pur significare qual cosa perch, con
tutti gli uomini con cui ero stata prima d'Alex, non era mai stato niente di che.
Ecco il tuo regalo, bellissima bambina, disse Alex sorridendo e indicando il porcellino d'India
che mangiava tranquillo nella sua gabbia.
Un porcellino d'India! grid Lilly entusiasta. E io, inorridita, completai mentalmente la frase:
Un porcellino d'India stramaledettamente incinto! Mentre Lilly, al colmo della felicit, contemplava il
suo nuovo animaletto domestico, afferrai Alex per una spalla e lo tirai in disparte.
Quella bestia  in procinto di riprodursi, gli dissi.
No, Kim,  solo un po' grassottelle minimizz lui.
Dove lo hai preso? In un rifugio fu la risposta impertinente.
Perch non lo hai comprato in un negozio di animali? Perch l li fanno correre sulla ruota,
esattamente come nella tua televisione. Bang! L'intenzione era di colpirmi, e il tiro and a segno, in
effetti. Feci un respiro profondo, guardai l'orologio e dissi con voce forzata: Neanche trenta secondi.
Che vuol dire neanche trenta secondi? chiese Alex irritato.
Non sei riuscito a parlare con me neanche trenta secondi senza rimproverarmi il fatto che oggi
vado alla cerimonia di assegnazione del premio. Non ti sto rimproverando, Kim. Metto
semplicemente in discussione le tue priorit. Le sue parole mi agitarono profondamente, perch in
realt avrei desiderato che lui mi accompagnasse. In fondo quello poteva essere il momento pi
importante della mia vita professionale. E quella era l'occasione in cui mio marito avrebbe dovuto
essere al mio fianco, accidenti! Ma certo difficilmente potevo discutere le sue, di priorit, visto che
consistevano nell'organizzare la festa di compleanno di Lilly.
E ti ripeto che quello stupido porcellino d'India avr dei piccoli! mi limitai quindi a dire,
acida.
Se non mi credi fagli un test di gravidanza, ribatt Alex secco, e si diresse verso la gabbia.
Furiosa, lo seguii con lo sguardo mentre tirava fuori la bestiola per deporla tra le braccia di
Lilly, che sprizzava gioia da tutti i pori. I due si misero a nutrirla con denti di leone. E io rimasi ferma l
vicino. In un certo qual modo in panchina: quello stava diventando ormai la mia collocazione
nell'ambito della nostra famigliola. Non bello, come posto.
E mentre me ne stavo l, in panchina, tornai indietro col pensiero al mio test di gravidanza. Per
sei giorni, con una capacit di rimozione quasi sovrumana, ero riuscita a ignorare il fatto che avevo
saltato il ciclo. La mattina del settimo giorno mi ero precipitata subito in farmacia mormorando
Merda, merda, merda, avevo acquistato un test di gravidanza, mi ero precipitata di nuovo a casa,
dove in preda al nervosismo avevo fatto cadere lo stick nel gabinetto, ero tornata di corsa in farmacia,
avevo acquistato un secondo test, ero tornata di nuovo di corsa a casa, avevo fatto pip sul bastoncino e
avevo aspettato il fatidico minuto.
Il minuto pi interminabile della mia vita.
Un minuto dal dentista  gi lungo, un minuto di musica folkloristica  ancora pi lungo. Ma il
minuto che serve a uno stupido test di gravidanza per decidere se a quel punto mostrer una seconda
linea oppure no  l'esperienza pi dura del mondo.
A parte vedere la seconda linea. Considerai l'eventualit di abortire, ma il solo pensiero mi
risultava intollerabile. Lo avevo visto fare a diciannove anni a Nina, la mia migliore amica, di ritorno
dalla nostra vacanza in Italia, e avevo visto anche quanto ne avesse sofferto. Sapevo che, nonostante
lavorando come conduttrice di un talkshow mi fossi temprata il carattere, avrei avuto molti pi
problemi di Nina ad affrontare i rimorsi di coscienza.
Seguirono quindi nove mesi di assoluta insicurezza. Mentre io cercavo di allontanare il panico,
Alex si occupava amorevolmente di me e aspettava con ansia la nascita del bambino. In un certo qual
modo questo mi faceva infuriare, perch cos, a maggior ragione, mi sentivo una donna incinta
snaturata. D'altra parte tutta la gravidanza fu per me un processo sgradevolmente astratto. Guardavo le
ecografie e sentivo i calci del bambino nella pancia. Ma il fatto che dentro di me stesse crescendo una
piccola creatura si manifest in me solo in pochi, brevi attimi di gioia.
La maggior parte del tempo la passai alle prese con il malessere e gli squilibri ormonali. E con
corsi preparto in cui si doveva imparare a percepire il proprio utero.
Sei settimane prima della nascita smisi di lavorare, e sul nostro divano mi feci un'idea di che
cosa debba provare una balena spiaggiata. Le giornate erano lunghe e pesanti, e quando mi si ruppero
le acque avrei potuto finalmente provare sollievo, non fosse che ero in fila alla cassa del supermercato.
Come prescritto dal mio medico per una tale evenienza, mi distesi subito sul pavimento freddo. I clienti
intorno a me commentavano con frasi tipo: Ma quella non  Kim Lange, quella della televisione?
Mah, non mi interessa, basta che aprano un'altra cassa! e Sono contenta di non dover essere io a
pulire questo schifo.
L'ambulanza arriv quarantatr minuti dopo, durante i quali firmai qualche autografo e fui
costretta a spiegare alla cassiera che si era fatta un'idea sbagliata degli annunciatori televisivi di sesso
maschile. (No, non sono tutti gay.)
Giunta in ospedale, ebbe inizio un travaglio che dur venticinque ore.
Tra un orribile spasmo e l'altro, l'ostetrica non smetteva di spronarmi: Cerca di essere positiva.
Accetta con gioia l'arrivo di ogni contrazione! E nel delirio dei dolori l'unico mio pensiero era: Se ne
esco viva ti uccido, brutta puttana!
Credetti di morire. Senza Alex e il suo atteggiamento rassicurante certo difficilmente me la
sarei cavata. Continuava a ripetermi con voce ferma: Sono qui con te. Sempre! E intanto io gli
stritolavo la mano con tale forza che ancora a distanza di settimane faceva fatica a muoverla. (Le
infermiere mi confidarono poi che avevano l'abitudine di dare un voto al comportamento pi o meno
amorevole dei mariti nei confronti delle mogli in travaglio. Alex ottenne un sensazionale 9,7. La media
era attestata su un 2,73.)
Tuttavia quando, dopo tutti quei tormenti, i medici mi deposero sulla pancia la piccola Lilly,
sciupata e raggrinzita per il parto, ogni dolore svan di botto. Non la potevo vedere perch mi stavano
ancora medicando, ma sentivo la sua pelle grinzosa e delicata. E quell'attimo fu il pi felice della mia
vita.
Ora, cinque anni pi tardi, Lilly era in giardino davanti a me, e io non potevo festeggiare con lei
il suo compleanno perch dovevo andare a Colonia per il premio.
Deglutii, e con un peso sul cuore mi avvicinai alla mia piccola, che in quel momento stava
decidendo quale nome dare al porcellino d'India.
(Si chiamer Pippi, Puzzetta oppure Barbara.) Le diedi un bacino e le promisi: Domani
passer tutta la giornata con te.
Se ti danno il premio, domani dovrai passare tutta la giornata a rilasciare interviste,
comment Alex sprezzante.
Allora star con Lilly luned, ribattei logorata.
Luned hai la riunione di redazione, colp lui di rimessa Vorr dire che non ci andr.
Molto probabile, disse lui con un sogghigno sarcastico che scaten in me il desiderio di ficcargli un
candelotto di dinamite in bocca. Gran finale: Tu per la piccola non hai mai tempo.
Quando Lilly ud queste parole, i suoi occhi tristi mi dissero: Pap ha ragione. Il colpo mi
raggiunse fin nel midollo. Al punto che cominciai a tremare.
Scombussolata, le accarezzai i capelli: Ti giuro solennemente che presto passeremo insieme
una giornata meravigliosa.
Lilly mi rivolse un sorriso appena accennato. Alex voleva aggiungere qualcosa, ma lo sguardo
che gli indirizzai doveva essere cos affilato che saggiamente pens che era meglio tacere. Era
probabile che nei miei occhi avesse letto la fantasia del candelotto di dinamite. Ancora una volta
abbracciai stretta Lilly, attraversai il patio.
Dalle memorie di Casanova: Nella mia centotredicesima vita come formica mi recai con una
compagna in superficie. Su incarico della regina dovevamo esplorare il territorio intorno al nostro
regno. Stavamo marciando nella calura ardente su una pavimentazione di pietra arroventata dai raggi
del sole, quando, nell'arco di qualche secondo, quest'ultimo si oscur in maniera quasi apocalittica. I
miei occhi spiarono in direzione del cielo, e scorsi la suola di un sandalo da donna che scendeva
inarrestabile su di noi. Fu come se il cielo ci crollasse addosso. E fra me e me pensai: Devo di nuovo
morire per colpa di un essere umano che non fa attenzione a dove mette i piedi.)
Per rientrare in casa, feci un respiro profondo e chiamai un taxi per l'aeroporto.
In quel momento non potevo ancora immaginare quanto sarebbe stato difficile mantenere il
giuramento fatto a mia figlia.
Capitolo 2
AL quarto posto dei momenti pi spiacevoli della giornata si piazz l'occhiata che diedi allo
specchio nella toilette dell'aeroporto. Non per il dover constatare di nuovo che, per essere una
trentaduenne, avevo un numero enorme di rughe intorno agli occhi. E neanche perch i miei capelli
sottili rifiutavano con fermezza di assumere una piega ragionevolmente spiovente, questo problema lo
avrei risolto con una seduta, due ore prima della cerimonia, dalla mia hair stylist Lorelei. Fu un brutto
momento perch mi sorpresi a chiedermi se Daniel Kohn mi avrebbe trovata attraente.
Come me, Daniel era stato nominato nella categoria Miglior conduttore di talkshow. Il suo
tratto saliente consisteva nell'essere un morettone di bellezza addirittura oscena che, a differenza degli
altri conduttori nazionali, possedeva un fascino assolutamente naturale.
Daniel era consapevole dell'effetto che aveva sulle donne e lo sfruttava con estremo piacere.
Ogni volta che mi incontrava a una qualche festa organizzata dai media mi guardava dritto negli occhi
e diceva: Rinuncerei a tutte queste donne, se tu ti arrendessi a me.
Naturalmente la frase aveva la stessa veridicit dell'affermazione: Al Polo Sud ci sono elefanti
rosa.
Ma una parte di me desiderava che invece fosse vera. E un'altra parte di me sognava di vincere
il premio per poi gironzolare, con aria di superiorit e un sorrisetto quasi trionfale, davanti al tavolo di
Daniel, e pi tardi, in hotel, avere una notte di sesso selvaggio con lui. Per ore.
Finch la direzione non avesse battuto alla porta a causa delle lamentele di una rock band
esasperata dal rumore.
Ma il resto di me mi odiava per i pensieri di quelle due parti, peraltro in minoranza. Se fossi
finita a letto con Daniel la stampa ne avrebbe certamente avuto sentore, Alex avrebbe chiesto il
divorzio e io, madre snaturata, avrei definitivamente spezzato il cuore della mia piccola Lilly. Di
conseguenza, il mio desiderio di fare l'amore con Daniel mi procur tali rimorsi da non volermi pi
vedere in faccia per i prossimi vent'anni.
Mi lavai rapidamente le mani, lasciai la toilette dell'aeroporto e mi diressi al gate. Benedikt
Carstens mi accolse con un entusiastico: Questo sar il nostro giorno, tesoro! e mi pizzic
energicamente la guancia.
Carstens, sempre vestito con i pi raffinati abiti di sarto ria, era il mio caporedattore e il mio
pigmalione. Una sorta di personale maestro Yoda, solo provvisto di una sintassi decisamente migliore.
Mi aveva scoperta alla radio di Berlino, dove avevo lavorato appena laureata. A quei tempi ero
una semplice redattrice, ma poi una domenica mattina il conduttore non si era presentato al lavoro. La
notte precedente, durante un discotour, aveva espresso una sua teoria sulla madre di un buttafuori turco.
Per questo, quel giorno avevo dovuto andare in onda al posto del collega destinato a rimanere a
lungo indisposto, e per la prima volta nella mia vita avevo detto: Sono le sei, buongiorno! E da quel
momento non ero riuscita pi a smettere.
Amavo l'ebrezza adrenalinica che mi procurava la luce rossa. Avevo trovato la mia strada!
Carstens aveva seguito il mio lavoro per qualche mese e alla fine era venuto a cercarmi.
Lei ha la voce migliore che io abbia mai sentito, mi aveva detto, poi mi aveva offerto un
impiego nella pi eccitante trasmissione televisiva tedesca. Mi aveva insegnato come presentarmi al
meglio di fronte a una telecamera e mi aveva mostrato la cosa pi importante di questo lavoro: come
sgominare le colleghe. In quest'ultima disciplina, grazie alla sua guida, avevo raggiunto un alto grado
di maestria, meritandomi in redazione la fama di quella che passa sui cadaveri calpestandoli ben
bene. Ma se questo era il prezzo da pagare per raggiungere il mio scopo, lo pagavo volentieri.
S, questo sar il nostro giorno, dissi a Carstens con un sorriso forzato.
Lui mi guard. C' qualcosa che non va, tesoro? Visto che difficilmente potevo rispondergli:
S, voglio andare a letto con Daniel Kohn, della concorrenza, mi limitai a ribattere: No, tutto a
posto. Non fingere, so esattamente cosa c', replic lui.
Fui presa dal panico: sapeva forse di me e di Daniel Kohn? Aveva forse visto come Daniel
aveva flirtato con me durante un ricevimento ufficiale? E che io ero arrossita come una groupie issata
sul palco da Robbie Williams durante un suo concerto?
Carstens sorrise. Anch'io al tuo posto sarei agitato. Non accade tutti i giorni di essere
menzionati per il premio della televisione. Per un attimo mi sentii sollevata: non si trattava di Kohn.
Ma subito dopo dovetti deglutire. In effetti ero in preda a un nervosismo incontrollabile che avevo
represso per tutta la mattina, presa dai sensi di colpa nei confronti di Lilly. Tuttavia ora l'agitazione mi
si presentava esplosiva: avrei vinto quel premio? Le telecamere avrebbero catturato il mio sorriso
raggiante di vincitrice? Oppure sui giornali del giorno dopo sarei stata solo la perdente in carne e ben
piazzata?
Mi avvicinai nervosamente le dita alla bocca, e solo all'ultimo secondo riuscii a dissuadere i
denti dall'impulso di mordere le unghie.
Arrivati a Colonia ci registrammo allo Hyatt, il lussuoso hotel in cui erano alloggiati tutti i
candidati al premio. Nella mia camera mi buttai sul letto soffice, feci uno zapping furioso a ritmo di
decimi di secondo, finii sulla pay tv e mi chiesi chi diavolo avrebbe sborsato ventidue euro per un
porno dal titolo Io ballo per lo sperma.
Presi la solenne decisione di non sacrificare troppe cellule grigie sull'altare di questa domanda e
di recarmi nella lobby per bere uno di quei t cinesi rilassanti che hanno un leggero sapore di zuppa di
pesce.
L un pianista suonava il repertorio di Richard Clayderman. Era cos atroce che mi dipinsi
mentalmente una situazione da selvaggio West: il pianista che strimpellava nel saloon e io che
organizzavo un linciaggio.
Ero appunto nella fucina del maniscalco di Dodge City, a predisporre con i miei ragazzi catrame
e piume, quando improvvisamente lo vidi...
Daniel Kohn.
Si stava registrando alla reception, e il mio ritmo cardiaco impazz. Una parte di me sperava che
lui mi vedesse. Un'altra parte pregava che addirittura mi si sedesse accanto. Ma la parte preponderante
si chiedeva come riuscire finalmente a zittire le altre due, cos snervanti e intenzionate a mettere a
soqquadro la mia vita.
Effettivamente Daniel mi vide e mi sorrise. La parte di me che lo aveva desiderato cadde in uno
stato di felice e disinibita ebrezza e lanci un urlo alla Fred Flintstone.
Lui venne nella mia direzione e si sedette al tavolino con un gentile Ciao, Kim. La parte che
aveva pregato che ci accadesse agguant anche la parte uno, e la coppia cant in coro: Oh happy
day! Quando la parte tre si mostr intenzionata a formulare una protesta, le altre due l'agguantarono,
la imbavagliarono e la zittirono intimandole di chiudere il becco.
Gi agitata per stasera? chiese Daniel, e io mi sforzai di mascherare il nervosismo e di
procurarmi una risposta fulminante.
Dopo lunghi secondi ribattei: No, e dovetti costatare che come risposta fulminante lasciava
abbastanza a desiderare.
Daniel continu calmo: E neanche devi esserlo, perch di sicuro sarai tu a vincere. Lo disse
in modo cos affascinante che avrei quasi potuto credere che fosse sincero. Ma ovviamente era convinto
che a vincere sarebbe stato lui.
E quando avrai vinto, dovremo brindare all'evento. Lo faremo, replicai. In effetti anche
questa non era esattamente una risposta brillante, ma se non altro avevo messo in fila due parole con un
qualche significato. Era gi un piccolo progresso.
Brinderemo anche se a vincere sar io? mi chiese Daniel subito dopo.
Certo, ribattei con un leggero tremore nella voce.
Allora sar una bella serata in ogni caso. Daniel si alz visibilmente soddisfatto aveva
ottenuto quello che voleva e aggiunse: Sorry, devo andare. Vorrei darmi una rinfrescata.
Lo seguii con lo sguardo, vidi un posteriore fantastico e cercai di immaginarmelo sotto la
doccia. E sull'onda di questo pensiero ora s che mi rosicchiai le unghie.
Cos'hai combinato con le tue unghie, avevi fame? mi chiese Lorelei, la mia hair stylist,
quando mi sottoposi all'opera di restauro e riverniciatura nel salone dell'hotel. Accanto a me sedeva il
plotone compatto della rappresentanza femminile del settore: attrici, conduttrici, amichette di
personaggi insigni. Nessuna di loro era stata menzionata per l'assegnazione di un qualche premio, ma
l'importante era vincere nel gioco del vedere e dell'essere viste. Tutte mi augurarono buona fortuna,
senza ovviamente pensarlo davvero, cos come io replicavo: Hai un aspetto magnifico, Che linea
perfetta, Il tuo naso una pista d'atterraggio? Ma cosa dici! Cos ci scambiavamo chiacchiere
ipocrite. Finch non fece il suo ingresso Sandra Klling.
Sandra sembrava la versione minore di una regina dei salotti televisivi ed era stata conduttrice
del Late Talk prima di me. Avevo ottenuto il suo posto perch ero pi brava di lei. E pi zelante. E
perch con discrezione avevo richiamato l'attenzione dei piani dirigenziali sul fatto che Sandra aveva
un piccolo problema con la cocaina.
Ognuno l dentro sapeva che Sandra e io nutrivamo da allora un'ostilit da soap opera
americana. Di conseguenza tutte le donne presenti smisero di chiacchierare e iniziarono a fissarci. Si
aspettavano l'accanito scontro verbale di due iene assetate di sangue. E gi lo pregustavano.
Sandra mi soffi contro: Sei disgustosa.
Non risposi nulla. Invece la puntai. A lungo. Dura. Gelida. La temperatura della stanza scese di
almeno quindici gradi.
Sandra cominci a rabbrividire. Io la fissavo imperterrita. Finch lei non ce la fece pi e infil
la porta.
Le signore ricominciarono a chiacchierare. Lorelei prosegu il suo lavoro di messa in piega. E la
mia immagine allo specchio mi guard con un sorriso soddisfatto.
Quando Lorelei ebbe terminato l'opera, i miei capelli erano perfetti, e solo un archeologo
avrebbe potuto rinvenire sotto il trucco le rughe del contorno occhi. Anche le mie unghie rosicchiate
furono nascoste da unghie finte.
A quel punto mancava solo il vestito, che mi avrebbero consegnato dopo poco in camera. Di
Versace! Impazzii di gioia al pensiero di quello straccio di abito che costava pi di un'utilitaria e che
Versace mi aveva confezionato appositamente per la cerimonia. Com' ovvio, gratuitamente. Lo avevo
gi provato in una boutique di Berlino e avevo la ferma convinzione che quella sera avrei indossato
l'abito migliore del mondo: era di un rosso meraviglioso, si appoggiava morbido sulla pelle, faceva
sembrare il mio seno pi prosperoso e dissimulava i fianchi. Cosa pu volere di pi una donna da un
vestito?
Piena di felici aspettative me ne stavo seduta nella mia camera e pensavo con orgoglio che ne
avevo fatta di strada: da un'infanzia nei quartieri popolari di Berlino, dove probabilmente si pensava
che Versace fosse un calciatore italiano, fino a diventare conduttrice di successo di un talkshow
politico, al punto da vincere, forse nell'arco di due ore, il premio televisione, avvolta in un abito da
sogno di Versace, che Daniel Kohn mi avrebbe strappato di dosso quella stessa sera per poi fare sesso
selvaggio con me...
In quel momento mi suon il cellulare. Era Lilly. Mi travolse uno tsunami di sensi di colpa:
Lilly aveva nostalgia di me. E io intanto pensavo a tradire mio marito, suo padre!
La festa di compleanno era in pieno svolgimento, e Lilly era un fiume di parole felici: Prima
abbiamo fatto le corse con i sacchi, poi quella con l'uovo e poi una battaglia di torte senza torte.
Una battaglia di torte senza torte? chiesi sconcertata.
Ci siamo spruzzati addosso il ketchup... e la maionese... e ci siamo lanciati gli spaghetti, mi
spieg Lilly.
Con un sorriso mi immaginai il moderato entusiasmo delle altre mamme quando fossero
arrivate a prendere i loro figli.
Ha telefonato la nonna e mi ha anche fatto gli auguri, mi disse poi, e il sorriso scomparve
dalla mia faccia.
Da anni non lasciavo nulla di intentato pur di tenere fuori dalla mia vita famigliare la coppia
ormai distrutta dei miei genitori.
Quel buono a nulla di mio padre ci aveva lasciati per una delle sue varie conquiste quando
avevo pi o meno l'et di Lilly. Da quel momento mia madre aveva contribuito a incrementare di circa
un dodici per cento l'anno le vendite di alcol del negozietto del quartiere. Se faceva la parte della
nonnina, di regola era solo per ricavare ancora pi denaro di quello che gi le passavo ogni mese.
Com'era la nonna al telefono? chiesi con cautela, perch avevo paura che Lilly la sentisse alterata
dall'alcol.
Balbettava, rispose lei con il tono rilassato della bambina che non ha mai vissuto
diversamente il contatto con la nonna. Cercai le parole giuste per spiegarle la situazione, ma prima che
ne avessi trovato anche solo una, Lilly cacci un urlo: Oh no! Feci un salto. Che cosa c'? chiesi
agitata, mentre per la testa mi passavano migliaia di scenari catastrofici.
Quello stupido di Nils sta incendiando le formiche con la lente di ingrandimento!
(Dalle memorie di Casanova: Le formiche hanno molti nemici naturali: ragni, scarafaggi,
marmocchi con le lenti. Bruciai, come un tempo accadde ai cristiani nell'antica Roma, e morii per la
seconda volta in quel giorno in cui la Fortuna non mi fu, semplicemente, favorevole. L'ultimo pensiero
che potei formulare nella mia mente che si avviava a lasciare questo mondo fu: Se mai produrr
sufficiente karma positivo per potermi di nuovo aggirare sulla Terra come essere umano, dar
personalmente un calcio nei preziosi attributi a ogni ragazzetto con una lente in mano che mi capiter
sotto tiro.)
Lilly riattacc in fretta, e io tirai un sospiro di sollievo: non era successo niente di grave.
Malinconica pensai alla piccola, e una cosa mi fu chiara: quella sera non doveva esistere alcun
ti strappo di dosso il vestito di Versace da parte di Daniel Kohn.
Riflettei sull'eventualit di chiamare Alex e ringraziarlo per aver organizzato un cos bel
compleanno per Lilly, ma pi ci pensavo e pi mi rendevo conto che certamente avremmo di nuovo
litigato.
Quasi impensabile che un tempo fossimo stati felici.
Alex e io ci eravamo conosciuti in occasione della mia vacanza dopo la maturit. Lui viaggiava
con lo zaino, e anch'io viaggiavo con lo zaino.
Lui amava girare il mondo, mentre io lo facevo solo per affetto nei confronti della mia amica
Nina. Lui amava Venezia, io invece trovavo insopportabile l'afa estiva, l'odore putrido dei canali e la
piaga, di dimensioni addirittura bibliche, delle zanzare.
La nostra prima sera a Venezia, sul lido, Nina fece quello che sapeva fare meglio: far girare la
testa agli italiani con i suoi biondi boccoli d'angelo. Nel frattempo io uccidevo zanzare a cottimo e mi
chiedevo come si potesse essere tanto idioti da costruire una citt per met nell'acqua. E di tanto in
tanto respingevo qualche locale con gli ormoni in ebollizione che Nina, come ovvio, rimorchiava
appositamente per me. Uno di loro si chiamava Salvatore. Teneva chiusi solo gli ultimi due bottoni
della camicia bianca, profumava di dopobarba scadente e interpretava il mio No, no! come
un'esortazione a mettermi le mani sotto la camicetta. Mi difesi con uno schiaffo e uno stronzo!. In
realt non sapevo cosa significasse, lo avevo semplicemente colto al volo dalla bocca di un gondoliere
impegnato a imprecare contro qualcuno, ma Salvatore si infuri incredibilmente.
Non dissi pi nulla.
Mi mise le mani sotto la camicetta e proprio nell'attimo in cui stava per arrivare al seno, Alex lo
ferm. Era apparso come dal nulla. Come un cavaliere da una favola d'amore, a cui io, grazie a mio
padre, in realt non credevo pi. Salvatore si piant davanti a lui con aria minacciosa.
Blater qualcosa in italiano, e anche se non capivo una parola, il tenore del discorso mi risult
chiaro: se Alex non fosse sparito subito, lui gli avrebbe fatto seguire la sorte del protagonista di A
Venezia... un dicembre rosso shocking, in una versione tutta sua. Alex, che da anni praticava il ju jitsu,
lo spavent a tal punto che l'altro decise di filarsela con la coda fra le gambe (nel vero senso del
termine).
Quella notte, mentre Nina perdeva la sua verginit, Alex e io sedemmo in riva alla laguna a
parlare e a parlare. Ci piacevano gli stessi film (A qualcuno piace caldo, Una pallottola spuntata, Star
Wars), amavamo gli stessi generi (Il signore degli anelli, l'operetta // piccolo re, i fumetti di Calvin &
Hobbes) e odiavamo le stesse cose (gli insegnanti).
Quando su Venezia spunt di nuovo l'alba, io gli dissi: Credo che siamo due anime affini, e
Alex rispose: Io non solo lo credo, lo so.
Accidenti quanto ci sbagliavamo!
Rimisi il cellulare in tasca e improvvisamente mi sentii molto sola sul soffice letto di quell'hotel
di lusso. Terribilmente sola. Quello doveva essere il mio grande giorno e Alex non lo condivideva con
me. E io non volevo nemmeno chiamarlo.
Una volta per tutte, la situazione mi apparve chiara: non ci amavamo pi. Neanche un po'.
E quell'istante si conquist il terzo posto nella classifica dei momenti pi spiacevoli della
giornata.
Capitolo 3
DOPO cinque minuti, in cui ero rimasta seduta intontita, bussarono alla porta: il fattorino
portava l'abito di Versace. Era arrivato il grande momento. Lo tolsi con cautela dal suo involucro,
fermamente intenzionata a fare salti di gioia. Ma le mie gambe rimasero inchiodate al pavimento. Ero
troppo scioccata. Il vestito era azzurro! Accidenti e ancora accidenti, non doveva essere azzurro! E
neanche senza spalline!
Quel branco di idioti mi aveva mandato il vestito sbagliato! Chiamai immediatamente il
servizio consegne. S, Kim Lange. Mi avete consegnato il vestito sbagliato. Come mai? mi sentii
rispondere.
Sono io che lo chiedo a lei! ribattei con un tono di voce decisamente acuto.
Ehm... fu la replica, e aspettai che a questo mugolio si aggiungesse qualche altra parola.
Senza risultato.
Forse dovreste dare un'occhiata alle vostre scartoffie, suggerii. Con una voce talmente affilata
che ci si sarebbe potuto tagliare il vetro.
Bene. Un attimo, fu la risposta annoiata. Il tipo aveva ben altre cose per la mente: contabilit,
televisione, mettersi le dita nel naso.
Fra un'ora devo essere alla cerimonia di assegnazione del premio della tv tedesca, incalzai.
Mai sentito, ribatt lui.
Senta, le sue lacune intellettuali non mi riguardano. O verifica subito dove pu essere finito il
mio abito, o far in modo che la sua ditta non riceva pi ordini da tutto l'ambiente della televisione.
Non c' motivo di agitarsi tanto. Telefono subito, disse quello, e riagganci.
Subito signific che passarono venticinque minuti.
Mi dispiace immensamente, il suo vestito  a Monte Carlo. Monte Carlo! strillai isterica.
Monte Carlo replic lui senza la minima partecipazione emotiva.
L'uomo mi spieg che l'abito che mi era stato consegnato era in realt destinato
all'accompagnatrice (definizione cortese di cali girl) di un imprenditore che trattava software. Il mio
vestito ora ce l'aveva lei. A Monte Carlo. Quindi non c'erano possibilit di riaverlo in tempo. Come
risarcimento mi offriva un buono, che peraltro non mi era di grande aiuto. Buttai gi il telefono con
rabbia e ricoprii di improperi lui e tutta la sua discendenza.
In preda alla disperazione mi provai il vestito azzurro e, con mio rincrescimento, dovetti
costatare che la giovane accompagnatrice aveva una figura decisamente pi slanciata della mia.
Mi guardai allo specchio e notai che il vestito era talmente stretto e attillato da mettere assai
bene in risalto seno e sedere. E, a essere sincera, non era poi tanto male. Ero sexy come non lo ero mai
stata, e l'abito mi nascondeva i fianchi addirittura meglio di quanto programmato in origine. Visto che
l'alternativa potevano essere solo jeans e un pullover a collo alto che, grazie al taglio di capelli di
Lorelei, era ora pieno di ispidi pelucchi, decisi che per la cerimonia avrei indossato quel vestito. Con la
stola nera poteva andare. Dovevo solo evitare i movimenti troppo bruschi.
Abbigliata in questo modo presi l'ascensore e mi diressi nell'atrio dell'hotel, e l'effetto non fu
per niente male: tutti gli uomini mi guardarono con una certa insistenza. E non ce ne fu uno che si
sofferm anche solo un attimo sul mio viso.
All'ingresso mi aspettava Carstens, che rimase notevolmente colpito.
Accidenti, tesoro, quest'abito  mozzafiato. Mi sentivo la gabbia toracica stretta e quasi
soffocata, per questo risposi ansimando: Hai proprio ragione.
Una limousine nera si avvicin. L'autista mi apr la portiera e rimase l per tutti i due minuti e
mezzo che impiegai per sistemare nella parte posteriore della vettura me e il vestito, in modo che
quest'ultimo non si strappasse per colpa di un movimento maldestro.
Sotto una pioggia serale attraversammo l'area industriale di Ossendorf, che aveva tutto il
fascino di uno scenario apocalittico postatomico e dove si trovava il Coloneum, il prestigioso
complesso di studi televisivi dove avrebbe avuto luogo la cerimonia di assegnazione. Gettai uno
sguardo agli edifici con le finestre rotte. E di nuovo mi assal il senso di solitudine.
Per combatterlo, afferrai il cellulare e chiamai casa, ma non rispose nessuno. Molto
probabilmente l'orda di bambini festanti si stava producendo negli ultimi giri vorticosi delle nostre
stanze come un tornado. Alex, con il suo buonumore, avrebbe certamente rinfocolato l'atmosfera. E
tutti si sarebbero divertiti. E io non ero l. Mi sentii male.
Male da cani.
Solo quando la nostra limousine venne salutata con un cenno al passaggio dei tre posti di
blocco, per poi fermarsi in corrispondenza del tappeto rosso, l'adrenalina che mi stava montando dentro
scacci i pensieri tristi. Pronti ad accoglierci c'erano oltre duecento fotografi.
Il conducente mi apr la portiera, e con il mio abito attillato io riuscii a portarmi il pi
rapidamente possibile (quindi in realt impacciata e al rallentatore) fuori dalla macchina. E mi trovai ad
affrontare il ciclone di flash pi abbagliante della mia vita. I fotografi gridavano: Avvicinati, Kim!
Guarda qui! Cos s che sei sexy! Da impazzire. Era eccitante. Un delirio!
Fino a quando dietro di me non accost la successiva limousine. I duecento obiettivi si
spostarono automaticamente dalla mia persona a quella di Verona Pooth. Uscii di scena, e sentii:
Avvicinati, Verona! Guarda qui! Cos s che sei sexy! Carstens e io ci sedemmo ai nostri posti.
Inizi la serata, e dovetti sorbirmi una serie infinita di ipocriti discorsi di ringraziamento, finch il volto
televisivo che faceva da maestro di cerimonie non annunci la mia categoria. Finalmente! C'eravamo!
Il cuore cominci a battermi forte. Penso che sia pi o meno cos che si sentano i piloti di un jet.
Quando superano la barriera del suono. E quando con un sedile eiettabile vengono catapultati
fuori dall'aereo. E si accorgono di aver dimenticato il paracadute.
Dopo una breve allocuzione, di cui per l'agitazione non capii una parola, lesse i nomi dei
candidati: Daniel Kohn, Sandra Maischberger e Kim Lange.
Sugli schermi in sala vennero proiettate le nostre tre immagini in formato gigante, ognuno di
noi intento nello sforzo di sorridere in modo rilassato. Ma l'unico che ci riusc in maniera convincente
fu Daniel.
Il presentatore alz il tono della voce: E il vincitore ... Apr la busta e fece una pausa a
effetto. Il battito del mio cuore aument ulteriormente. Fino a raggiungere un ritmo da record. Da
arresto cardiaco. Impossibile resistere.
Alla fine interruppe la pausa a effetto e disse: Kim Lange! Fu come se mi avesse colpito un
martello gigante, solo che non provavo dolore. In preda all'euforia mi alzai in piedi e abbracciai
Carstens, che di nuovo mi pizzic la guancia.
Mi abbandonai agli applausi.
E non avrei dovuto farlo.
In caso contrario forse avrei sentito il crrr.
O mi sarei meravigliata del sorriso della mia intima nemica Sandra Klling. Che in quella
circostanza avrebbe in realt dovuto fumare di rabbia. Cominciai ad avere qualche sospetto quando,
ormai diretta verso il palcoscenico, sentii il primo sogghigno. Poi il secondo. E il terzo. Sempre pi
persone ridacchiavano. E di secondo in secondo i risolini crebbero per poi liberarsi in una sonora risata.
Sul primo gradino per il podio mi fermai e compresi che percepivo qualcosa di diverso. Come
una sensazione... ariosa. E dietro non avevo pi quella stretta soffocante. Con cautela mi toccai il
sedere con la mano. Il vestito si era strappato! E non era tutto: per evitare che segnassero non avevo
indossato le mutandine.
Quindi stavo mostrando il mio didietro nudo a millecinquecento personalit insigni!
E a trentatr telecamere!
E, di conseguenza, sei milioni di spettatori si stavano godendo lo spettacolo.
Capitolo 4
NEL secondo momento pi spiacevole della giornata in realt sarei dovuta salire sul
palcoscenico nel modo pi disinvolto possibile. E una volta l fare una bella battuta sul mio sfortunato
incidente, come per esempio: Oggigiorno non c' altro modo per finire in copertina, per poi godermi
il mio premio.
Purtroppo questo piano mi venne in mente soltanto quando mi ritrovai chiusa nella mia camera
di hotel.
Piangendo gettai nel gabinetto il cellulare che non la smetteva di suonare. Accompagnato dal
trillo incessante del telefono della camera.
Non ero nelle condizioni di affrontare i giornalisti. O Alex. Neanche con Lilly volevo parlare, di
sicuro si vergognava tremendamente di sua madre. E io mi vergognavo ancora di pi per il fatto che lei
dovesse vergognarsi.
E i giorni successivi sarebbe stato ancora peggio. Gi mi vedevo i titoli a caratteri cubitali:
Premio al sedere tedesco per Kim Lange! Le mutandine sono ormai out? oppure Anche le star
hanno la cellulite! In quel momento qualcuno buss alla porta. Rimasi immobile. Se era un giornalista
lo avrei buttato nel gabinetto come il mio cellulare. O mi ci sarei buttata io.
Sono io, Daniel. Deglutii.
Kim, lo so che sei l dentro! No, non ci sono, replicai.
Non sei molto convincente, rispose Daniel.
Ma  vero, dissi io.
Dai, apri. Esitai. Sei solo? Naturalmente. Rimasi un attimo a riflettere, alla fine mi
avviai alla porta e l'aprii.
Daniel aveva in mano una bottiglia di champagne e due bicchieri. Mi sorrise come se la disfatta
di Waterloo del mio sedere non ci fosse stata.
E questo mi fece sentire bene.
Non avevamo detto che avremmo brindato? disse guardandomi negli occhi arrossati dal
pianto.
Non riuscii a dire una parola, e lui mi asciug una lacrima sulla guancia.
Sorrisi. Entr in camera. Non facemmo nemmeno in tempo ad aprire lo champagne.
Capitolo 5
ERANO anni che non facevo sesso cos. Fu meraviglioso, fantastico,
supercalifragilistichespiralidoso!
Poi rimasi abbracciata a Daniel. E mi sentii bene. E questo era terribile.
Era meraviglioso. Ma era terribile. Come potevo sentirmi tanto bene?
Avevo appena tradito mio ma rito. E con lui anche mia figlia. Non potevo rimanere l oltre Mi
alzai e mi vestii. Naturalmente non mi misi l'abito strappato, quello lo avrei buttato nel cesto delle
immondizie il mattino dopo. Afferrai i jeans e l'ispido pullover a collo alto.
Ma dove vuoi andare? chiese Daniel.
Solo a prendere un po' d'aria fresca. Di sotto ti aspettano i reporter, obiett Daniel
preoccupato.
Vado sul tetto. Devo venire con te? mi chiese premuroso.
Lo guardai negli occhi e rimasi sorpresa: sembrava sincero. Provava veramente qualcosa per
me? O aveva solo paura che mi buttassi gi?
Risposi: Torno subito.
Promesso? Promesso. Mi guard. Non riuscivo a capire che cosa stesse pensando. E dissi:
In realt non vorrei chiedertelo, e quindi non te lo chiedo, ma... pensi di... S, rimarr qui ad
aspettarti, rispose.
Ne fui felice. Non ero sicura di potergli credere, ma ne fui felice.
Mi infilai le scarpe e uscii dalla camera. Furono i miei ultimi passi come Kim Lange.
Capitolo 6
DAL 1993 la stazione spaziale Foton M3 conduceva in orbita esperimenti medici, tecnologici e
biologici per la ricerca scientifica russa. Il giorno del premio la base di lancio di Baikonur la pilot
nell'atmosfera terrestre, perch si distruggesse. Gli ingegneri della base di controllo dovettero per
constatare che l'angolo d'incidenza non coincideva con i loro calcoli. Perci, invece di disintegrarsi
interamente nell'atmosfera, la stazione si polverizz solo per il novantotto per cento.
Il restante due per cento atterr nel Nord Europa, sparpagliandosi sotto forma di detriti.
Perch vi racconto tutte queste stupidaggini? Perch lo stramaledetto lavabo di quella
stramaledetta stazione spaziale mi cadde in testa!
Ero in piedi sulla terrazza all'ultimo piano dell'hotel e, sola con i miei pensieri confusi,
guardavo Colonia che scintillava nella notte. Daniel faceva sul serio? Dovevo divorziare da Alex?
Come avrebbe reagito Lilly? Avrebbero mostrato il mio sedere nudo a Paperissima per i prossimi
quarant'anni?
In quel momento in cielo vidi brillare qualcosa. Un'immagine bellissima. Come forfora di stelle.
Guardai. Chiusi gli occhi ed espressi il desiderio: Che tutto torni a posto.
Attraverso le palpebre chiuse vidi un chiarore sempre pi intenso.
Come di un faro. E anche il rumore aument. Assordante. Spalancai gli occhi e vidi una palla di
fuoco incandescente abbattersi proprio su di me.
Capii subito che non avevo possibilit di scansarla. Quindi pensai soltanto: Che modo assurdo
di morire!
Segu l'immancabile Mi pass davanti tutta la vita. Peccato che non sono solo i bei momenti a
passarti davanti. Davanti al mio occhio spirituale si presentarono le seguenti scene: Io bambina, mio
padre mi dondola sulle ginocchia. Sono piena di fiducia ancestrale.
Pap mi spinge sull'altalena al parco giochi. Sono ancora piena di fiducia ancestrale. Pap
profuma di pane fresco.
Pap ci lascia per la panettiera. Fine della fiducia ancestrale.
Preparo la colazione per la mamma (ho sette anni). A scuola mi emarginano.
Conosco Nina. Lei  come me. Ora siamo in due a essere emarginate.
Nina e io scommettiamo chi delle due perder la verginit per prima.
Abbiamo tredici anni. Un anno pi tardi. Ho vinto la scommessa. Avrei preferito perderla.
Mio padre si trasferisce. Non ho idea dove. Nina e io usciamo la sera.
Tanto alcol. Un po' di ecstasy e molto mal di testa.
Finalmente la maturit. Nina e io ci abbracciamo. Alex e io ci conosciamo a Venezia. Lo amo.
Alex, Nina e io passiamo la vacanza insieme. Capisco che anche lei lo ama. Anche lui prova qualcosa
per lei. Lui si decide per me. Fiuuu. Grido rivolta a Nina che non voglio pi vederla. Alex e io ci
sposiamo nella chiesa di San Giobbe a Venezia.
Quasi scoppio dalla gioia.
Nasce Lilly. Sento la sua pelle sul mio ventre. Il momento pi bello della mia vita. Perch non
pu durare in eterno?
Ho dimenticato il nostro anniversario di matrimonio. Alex e io litighiamo. Ha regalato a Lilly
un porcellino d'India incinto. Giuro a Lilly che presto passeremo una bella giornata insieme. Nella sala
del Coloneum risuona: Kim Lange!. Mostro a sei milioni di persone il mio posteriore nudo. Daniel e
io facciamo l'amore. Esprimo il desiderio che tutto torni a posto.
Il lavabo incandescente di una stazione spaziale russa mi si scaglia addosso.
Dopo questo rapido excursus della mia vita, improvvisamente vidi la luce. Cos come lo si sente
sempre raccontare nei reportage televisivi dalle persone che hanno avuto per qualche minuto un arresto
cardiaco, per poi essere richiamate alla vita.
Vidi la luce.
Si fece sempre pi luminosa.
Era stupenda.
Mi avvolse tutta.
Dolce.
Calda.
Amorevole.
L'abbracciai e lasciai che m'invadesse.
Dio mio, mi sentivo cos bene.
Cos protetta.
Cos felice.
Ero di nuovo piena di fiducia ancestrale.
Ma poi fui di nuovo respinta dalla luce. Persi i sensi.
***
Quando mi risvegliai, mi accorsi di avere una testa gigantesca.
E un addome assurdo.
E sei gambe.
E due antenne lunghissime.
E questo fu in assoluto il momento pi spiacevole della giornata!
Capitolo 7
SE ci si risveglia improvvisamente in un corpo di formica, esiste una sola reazione normale:
non ci si crede.
Invece io cercai di ricostruire quanto era accaduto: quel demente di lavabo russo mi era
precipitato in testa, poi avevo visto la luce, ma ero stata rigettata indietro, il che doveva significare che
ero ancora in vita.
Certamente avevo un qualche tipo di danno cerebrale. S, doveva essere questo! Di sicuro ero in
coma, e da quel momento in poi avrei sentito voci provenienti da chiss dove, come capita sempre.
Funzioni vitali stabili! Ma le funzioni cerebrali sembrano sospese. Preparo una nuova
trasfusione di sangue. E poi subito un'iniezione di adrenalina, intravenosa. Dio mio, com' bella
cos distesa. Ma chi  lei? Daniel Kohn! Oh, caspita, perfino in quella situazione pensavo a
Daniel. Ma... se ero in coma, perch il mio cervello pensava che io fossi una formica?
Dipendeva forse da un trauma infantile? E se cos fosse stato, quanto assurdo doveva essere un
trauma infantile perch a distanza di tempo, in coma, ci si potesse credere una formica?
La mia zampa anteriore gratt con fare interrogativo l'antenna. Cos facendo mi scombussol
tutte le percezioni sensoriali. A quanto sembrava erano quegli affari a permettermi di gustare, toccare e
odorare: la mia zampa aveva un sapore salato, era rigida e aveva un odore del tipo devo urgentemente
farmi una doccia.
Era evidente che quell'aggressione di stimoli fosse troppo violenta per me.
Presa dal panico mi misi a pensare come potevo entrare in contatto con i medici e le infermiere.
Se mi sforzavo di urlare a piena voce, forse dalla paziente in coma avrebbero percepito un mormorio.
Si sarebbero accorti che ero ancora cosciente e mi avrebbero liberata da questo incubo. Quindi
cominciai a dimenarmi strillando selvaggiamente: Aiuto!!! Aiutatemi! La mia voce da formica era
incredibilmente stridula. Un po' come quella della mia ex insegnante di inglese poco prima di essere
ricoverata per parecchi mesi in un ospedale psichiatrico.
Aiuto! Il mio cervello non  morto! Qualcuno riesce a sentirmi? gridai ancora pi stridula.
Certo che riesco a sentirti. Il tono  sufficientemente alto, rispose una voce affabile.
Sussultai terrorizzata. E mi rallegrai. Qualcuno mi aveva sentito. I medici si erano messi in
contatto con me! Alleluia! Ero l l per eseguire una danza di gioia con le mie sei zampe.
Potete farmi uscire dal coma? chiesi piena di speranza.
Non sei in coma, rispose la voce affabile. Ero scioccata. Se non ero in coma, allora dov'ero?
E chi mi stava parlando?
Girati. Lentamente mi girai e quella fu la mia prima rotazione di 180 gradi sulle sei zampe.
Coordinarle fu ovviamente pi difficile che parcheggiare, ubriachi, in retromarcia, un camion.
Quando fui riuscita a snodare le zampe, cominciai a rendermi meglio conto del luogo in cui mi
trovavo. Ero vicina alla superficie della terra, in un tunnel sotterraneo, chiaramente scavato raspando. E
in quel tunnel c'era una formica. Una formica straordinariamente grassa che mi rivolse un sorriso
placido. Come quello di Babbo Natale. Dopo aver mangiato dei biscotti allucinogeni.
Come va? Era senza dubbio la formica a parlare. A quel punto era sicuro: il mio cervello
aveva fatto ciao ciao.
Certamente sarai un po' confusa, Kim. Tu... tu conosci il mio nome? chiesi.
Naturalmente, sorrise la grassa formica, conosco tutti i nomi. Una replica che conteneva
pi domande che risposte.
Di sicuro vorrai sapere chi sono, disse la formica.
S, e come uscire da questo incubo. Questo non  un incubo. E un'allucinazione?
Neanche un'allucinazione. E allora che cos'? chiesi, e intuii gi che la risposta non mi sarebbe
piaciuta.
 la tua nuova vita. A queste parole le mie zampette sottili iniziarono a tremare, e le mie
antenne ondeggiarono sconvolte di qua e di l.
Capitolo 8
SIDDHARTHA Gautama disse la grassa formica, affabile.
Come, prego, che cosa? chiesi angosciata.
Questo  il mio nome. L'affermazione mi distolse per un attimo dal mio corpo tremante.
Siddhartha... non era il protagonista di quel film con Keanu Reeves? Mi ci aveva trascinata
Alex. Aveva un debole per i film d'autore, quelli che, per la noia mortale, ti costringono a rinchiuderti
in bagno dopo venti minuti a leggere piuttosto tutte le scritte sulla porta e sulle pareti.
In quel film, Siddhartha era...
Buddha, disse la grassa formica, Buddha  il nome con cui certamente mi conosci meglio.
Le mie nozioni su Buddha non erano poi cos approfondite, forse avrei dovuto prestare maggiore
attenzione al film invece di riflettere sul fatto che Keanu Reeves a torso nudo era un bel bocconcino.
Ma di una cosa ero praticamente certa...
Buddha non  una formica. Io appaio nella forma in cui rinasce l'anima dell'uomo. Tu sei
rinata come formica. Quindi ti appaio con sembianze di formica. Rinata? balbettai.
Rinata, conferm Buddha.
(Dalle memorie di Casanova: Quando secoli fa Buddha mi rivel che da quel momento avrei
dovuto passare la mia vita sotto le sembianze di una misera formica, a opprimermi maggiormente fu un
pensiero terribile: non avrei mai pi vissuto passionali notti d'amore.)
Okay, okay, okay, dissi prima di impazzire, ora ammettiamo che io creda a tutto questo,
cosa che naturalmente non , perch  talmente assurdo che risulta impossibile crederci, e di
conseguenza io davvero non ci credo, anche se... Dove vuoi arrivare? mi interruppe Buddha, mentre
io cercavo di condurre il mio profluvio di parole entro binari preordinati.
Se... se tu sei Buddha e io sono rinata... perch nelle sembianze di una formica? Perch non
ti sei meritata niente di diverso. Che cosa significa? Forse che sono stata una cattiva persona? dissi
indignata. Non ho mai potuto sopportare di essere offesa.
Buddha si limit a guardarmi in silenzio, sorridendo.
I dittatori sono cattive persone, protestai, i politici, e dal mio punto di vista anche gli addetti
alla programmazione televisiva, ma non certo io! Anche i dittatori rinascono in una forma diversa,
replic Buddha.
E cio? Come batteri intestinali. Mentre mi figuravo Hitler e Stalin che scorrazzavano
nell'intestino retto, vidi l'immagine di Buddha profondamente impressa nei miei tre occhi frontali.
Ma le persone che non sono state buone con gli altri tornano al mondo sotto sembianze di
insetti. Che non sono state buone? S, che non sono state buone, conferm Buddha.
Non sono stata buona con gli altri? Esattamente. Okay, okay, forse non sono sempre stata
perfetta. Ma chi diavolo lo ? chiesi acida.
Pi persone di quanto tu non creda. E poi aggiunse anche: Trai il meglio dalla tua nuova
vita.
A quel punto si volt e si avvi, fischiettando sereno, in direzione dell'uscita del tunnel. Non
riuscivo a capire. Non ero stata buona?
Secondo lui non ero stata buona con gli altri?
Aspetta, gli gridai, e lo seguii di corsa. Non abbiamo ancora finito! Lui non si volt e
prosegu semplicemente per la sua strada.
Io sono stata buona con gli altri, addirittura molto buona, anzi buonissima... gridai. Ho un
gigantesco mucchio di ricevute di donazioni... Risalii sempre pi veloce il tunnel, finch le zampe
posteriori non si aggrovigliarono a tal punto con le mediane che inciampai. Andai a sbattere contro la
parete. Un cumulo di terra mi si sgretol addosso. E quando ebbi liberato le mie antenne da
quell'ammasso terroso, Buddha si era gi dissolto nell'aria.
Capitolo 9
RIMASI da sola nel tunnel con i miei pensieri, tre milioni dei quali calcolati cos a spanne mi
passarono contemporaneamente per la testa, in lotta per ottenere la mia attenzione. All'inizio era
sembrato che l'argomento Nell'ultimo anno ho partecipato addirittura a sette gala di beneficenza
risultasse vincente. Poi, per qualche attimo, Chi d a questa grassa formica il diritto di esprimere
giudizi sulla mia persona?! si fece largo salendo in prima posizione. Ma alla fine, al fotofinish, vinse
la constatazione: Merda, sono davvero morta.
Tuttavia, prima che potessi comprendere ci che questo significava, fui distratta da uno
scalpiccio. L'effetto sonoro era quello di una compagnia di soldati in avvicinamento, il che
presumibilmente dipendeva in primo luogo dal fatto che si stava veramente avvicinando una
compagnia. Una compagnia di formiche. Giungeva dalla direzione in cui Buddha era scomparso.
Faceva strada una formicacapo dall'aspetto imperioso, la cui presenza, grazie al marcato senso
dell'udito dovuto alle mie antenne, ero in grado di percepire anche a distanza. Marciando, la
comandante gridava frasi del tipo: Pi veloci, fannullone, Vi faccio correre io e Se non rigate
dritto, vi caccio le antenne in quel buco che avete nell'addome! Alla comandante avrebbe certamente
giovato un corso per motivare i collaboratori. La seguivano una decina d'operaie, che si trascinavano
dietro qualcosa che somigliava a un pezzo di uno di quegli orsetti gommosi che piacevano tanto a Nils,
il compagno di giochi di Lilly.
Nils apparteneva alla categoria dei bambini tritanervi. Mi ricordai della mia ultima
conversazione con quel marmocchio, quando con voce suadente gli avevo spiegato: Se mi chiami
ancora una volta 'stronza', un mostro verr a cercarti di notte per cucirti quella piccola bocca fetida.
Ehi tu, dai una mano! grid la comandante.
La guardai.
S, ho detto a te! Non sapevo come reagire, in fondo non capita tutti i giorni di essere
rimproverata a suon di urla da una formica.
A quale unit appartieni? Io... non lo so, risposi, tanto sincera quanto sconcertata.
La comandante, di fronte alla mia visibile confusione, si fece un po' pi mite: Ah, capisco, eri
nella grande nebbia.
Quale grande nebbia? La grande nebbia che di tanto in tanto compare l fuori. La maggior
parte di coloro che vengono colti dalla nebbia muoiono miseramente.
Quelli che hanno fortuna, come te, rimangono confusi o ciechi. O entrambe le cose. Quella
storia della grande nebbia mi fece pensare che si trattasse di insetticida, che io stessa avevo utilizzato
pi di una volta invano per cacciare via le formiche dal patio.
S, ehm... in effetti sono vittima della grande nebbia, risposi.
Io sono il comandante Krttx, mi spieg con voce gracchiarne.
Non mi stupii solo dell'assenza di vocali nel suo nome, ma anche delle molte cicatrici che le
attraversavano il corpo. Se le era procurate in battaglia?
Come ti chiami? chiese Krttx.
Kim. Ma che razza di nome ? E percepii il sogghigno sommesso delle soldatesse.
Silenzio nei ranghi, grid Krttx. Che la truppa si divertisse evidentemente non era per lei
tollerabile. Unisciti a noi e dai una mano, Kim, continu, e nella sua bocca Kim suon come un
insulto particolarmente sprezzante.
No grazie, risposi. Mi mancava solo questo: essere morta e dovermi anche trascinare dietro
un orsetto gommoso!
Dai una mano! Con questo tono, poi, non se ne parla affatto. Non mi stava per niente bene
che mi si rivolgesse la parola in quel modo. Se in una conversazione c'era qualcuno che alzava la voce,
quella di regola ero io.
Ah, quale tono gradiresti? chiese Krttx con fare mellifluo.
Un tono adeguato, ribattei.
DAAAI UNA MAAAANOOO! sbrait Krttx cos forte da farmi vibrare le antenne. E poi,
con un tono di nuovo mellifluo: Era sufficientemente adeguato? In realt no, replicai.
A quel punto la comandante delle formiche si infuri davvero e sibil: Adesso tu dai subito
una mano. Perch dovrei? Perch altrimenti ti rompo l'osso del collo. Questo era un argomento
abbastanza convincente.
Intimidita mi misi in fila e fui costretta a caricarmi sulle spalle il pezzo di orsetto gommoso
insieme alle altre operaie. Al tatto era appiccicoso, con un odore incredibile di fragola artificiale. Lo
trascinammo attraverso quel tunnel senza fine, che conduceva sempre pi in profondit nella terra
umida. Una fatica pazzesca. Era da tempo che non sudavo cos. In effetti non ero mai stata un tipo
sportivo. Ogni volta che Alex mi chiedeva di fare jogging con lui, mi limitavo a rispondere: Se Dio
avesse voluto che gli uomini facessero jogging, avrebbe fatto in modo che, con quei vestiti, avessero un
bell'aspetto.
Cos ansimavo sotto quel rottame di gelatina zuccherosa, proprio come le formiche intorno a me
che evitavano qualsiasi contatto visivo. Era una truppa abbastanza intimidita.
Dopo un po' mi rivolsi alla giovane, piccola operaia che marciava al mio fianco: Anche tu sei
rinata? Ma prima che lei potesse rispondere qualcosa, Krttx grid: Ehi tu, nuova, sai che cosa ci
faccio con quelle che chiacchierano durante il lavoro? Rompi loro l'osso del collo? chiesi.
Dopo avergli strappato le antenne. Pi noi eravamo spossate pi le minacce di Krttx
diventavano creative.
Alla fine dichiar di voler allestire cose in nominabili con le nostre ghiandole sessuali. Ma io
ero troppo esausta per prestare ancora ascolto. Le zampe vacillavano sotto il peso del pezzo di orsetto
gommoso, le antenne percepivano l'odore pungente del mio stesso sudore, e io desideravo
ardentemente immergermi nella schiuma di un bagno ayurvedico. Anche se mi era chiaro che era
piuttosto raro trovare delle formiche immerse in bagni ayurvedici. Semmai solo come cadaveri
annegati, destinati a scomparire nello scarico della vasca.
Finalmente arrivammo all'estremit del tunnel, e io sentii un ronzio pazzesco. Di passo in passo
si faceva pi forte. E poi mi si present davanti la vista pi mozzafiato a cui avessi mai potuto assistere:
la metropoli delle formiche. Una gigantesca cavit nelle profondit della terra, rischiarata dalla luce del
sole che si intrufolava attraverso gli innumerevoli tunnel e che a me grazie agli occhi sensibili alla luce
appariva come illuminata a giorno.
Centinaia, migliaia, decine di migliaia di esemplari ronzavano, brulicavano qua e l e
sfrecciavano incrociandosi continuamente.
Ognuna conosceva la propria strada in quel regno fatte di piste, discariche di cibo e luoghi di
cova. Ero sconvolta. Ecco come ci si doveva sentire se, cresciuti in una baita di montagna, si veniva
catapultati al Cairo nell'orario di punta. Rivolsi lo sguardo alle formiche alate che passavano sopra le
nostre teste in formazione di volo.
Osservai le operaie, che costruivano dei loculi nei terrapieni con disciplina estrema. Guardai
stupita le soldatesse, che trascinavano cibo in discariche enormemente alte. Era il caos, ma secondo
modalit che rasentavano la perfezione. O era la perfezione secondo modalit caotiche? In ogni caso il
tutto appariva monumentale!
Improvvisamente due formiche volanti sfrecciarono appena oltre le nostre teste a velocit
incredibile, come aerei Cessna. E passando risero spavalde: Caspita, quanto sono smidollate queste
operaie! Dev'essere davvero uno schifo vivere senza ali. S, per fortuna che non siamo donne.
Krttx, furiosa, le segu con lo sguardo e imprec: Stupidi ometti! Siete del tutto inutili in questo
mondo.
E io pensai: Questa  una frase che si sente pronunciare spesso anche dalla femmina dell'uomo.
L'unica cosa che sono in grado di fare  accoppiarsi con la regina, continu a imprecare
Krttx.
E io pensai: Questa  una frase che non si sente pronunciare molto spesso dalla femmina
dell'uomo.
Seguii con lo sguardo le formiche volanti. Ero talmente esposta all'aggressione degli stimoli da
non sentire nemmeno pi le imprecazioni di Krttx. E fu un peccato, perch altrimenti l'avrei sentita
dire: Muoviti, o ti mordo il didietro! Ahi, gridai forte, e mi misi di nuovo in movimento.
Alla fine giungemmo con il nostro carico di orsetto gommoso a una discarica di cibo che
consisteva, notai, essenzialmente in rifiuti umani: qui un resto di wafer testa di moro, l un pezzettino
di cioccolata, qua una mezza caramella. A questa vista mi chiesi involontariamente: Le formiche
possono avere problemi di diabete?
Deposto l'orsetto gommoso eravamo tutte esauste. Krttx ci condusse al nostro dormitorio, in un
avvallamento vicino alla discarica. Tutta la truppa svenne sul posto e cominci a ronfare. Esclusa la
giovane formica a cui avevo rivolto la parola nel tunnel.
Io sono Fss, mi disse.
Ciao, Fss, io sono Kim, risposi.
 davvero un nome assurdo, sogghign.
Lo dice una che si chiama Fss, ribattei acida. Queste formiche erano bravissime a darti sui
nervi. Prima mi hai fatto una domanda, riprese Fss.
D'un tratto ero di nuovo sveglia. Ed eccitata. S, volevo sapere se anche tu eri rinata. Forse
questa formica condivideva il mio destino?
Non  che tutte le formiche erano uomini rinati? Forse non ero sola?
Lei mi guard, abbass leggermente la testa di lato e riflett. A lungo. E poi chiese con la
massima innocenza: Cosa significa 'rinata'? La mia speranza croll
Capitolo 10
LENTAMENTE sulla citt delle formiche calarono il silenzio e la pace.
Il continuo ronzare, affrettarsi e sfrecciare avevano trovato quiete.
Quindi quella non era la classica city that never sleeps. Solo io non prendevo sonno, per quanto
il mio corpo lo desiderasse.
Non era cos che mi ero immaginata la morte. Per essere precisa, non me l'ero immaginata
affatto. Ero stata troppo indaffarata con la mia vita frenetica. Con cose poco importanti (per esempio la
dichiarazione dei redditi), cose importanti (per esempio la carriera) e cose estremamente importanti
(per esempio i massaggi benessere). L'ultimo massaggio me l'ero goduto mentre Alex e Lilly si
trovavano alla festa in giardino della scuola materna, a costruire insulsi nidi per le uova di Pasqua...
Lilly! Dio mio! Non avrei pi rivisto la mia bambina!
Dovetti deglutire: non avrei assistito al momento in cui Lilly avrebbe lasciato alla fatina il suo
primo dentino. Non avrei assistito al suo primo giorno di scuola. Alla sua prima uscita al cinema. Alla
sua prima lezione di pianoforte Alla sua pubert... okay, magari a quella potevo anche rinunciare.
Ma al resto no!
Ora Lilly doveva vivere la sua vita senza di me.
E io la mia senza di lei.
In quell'attimo mi resi conto che anche le formiche hanno un cuore.
Era situato proprio dietro le zampe posteriori, nel grasso addome.
E al pensiero di mia figlia faceva terribilmente male.
All'improvviso un urlo attravers la quiete notturna: Fermatelo! Le formiche accanto a me
lentamente si svegliarono, irritate. In alto, nella cupola di terra scura, appena rischiarata dalla luce della
luna che entrava dal tunnel, intravidi il motivo dell'agitazione: una formica maschio che volava a
velocit folle per salvarsi la vita. Inseguita da una decina di altre formiche volanti.
(Dalle memorie di Casanova: Dopo il poco edificante atto d'amore, alla domanda della regina:
'E stato bello anche per te?' non avrei dovuto informarla in maniera cos sincera sulle sue capacit
erotiche.)
Era uno spettacolo incredibile.
Il fuggiasco voleva raggiungere uno dei tunnel che dal soffitto a cupola conducevano in
superficie. I suoi inseguitori tentavano con tutte le loro forze di tagliargli la strada, ma lui li scansava in
continuazione, con giravolte e scarti improvvisi. Sebbene non lo conoscessi e non avessi la pi pallida
idea di quale fosse il problema, speravo che ce la facesse.
Intuivo che altrimenti non sarebbe stato piacevole per lui.
Lo prendono, disse Krttx con il tono di chi ha gi assistito a scene del genere.
Intanto le cose si stavano mettendo bene per il fuggitivo: si avvicinava sempre pi al tunnel
della salvezza, presto vi sarebbe scomparso dentro.
Ora lo invidiavo davvero, avessi avuto anch'io delle ali! Sarei potuta fuggire da quel lurido
formicaio. Magari sarei riuscita ad andare addirittura dalla mia piccola Lilly.
Era questione di secondi perch il fuggitivo scomparisse nel tunnel, quando da un loculo del
terrapieno sfrecciarono fuori altre trenta formiche volanti.
Altri amanti della regina, comment Krttx.
Riflettei brevemente su cosa combinasse la regina con tutti quei maschi, ma mi accorsi che in
realt non volevo affatto saperlo. I cacciatori inferociti si scagliarono in formazione di volo serrata sulla
formica in fuga e le tagliarono la strada poco prima dell'imbocco del tunnel.
Ora lo uccidono, disse Krttx con lo stesso tono di prima, della serie Questa scena l'ho gi
vista spesso.
E in effetti, tutte le formiche si precipitarono sul fuggiasco, che fu inghiottito dalle truppe in
volo. Si vide solo una nuvola ronzante che ruotava a velocit elevata intorno al proprio asse.
Dopo qualche secondo i cacciatori si separarono disperdendosi, e dal centro del gruppo la preda
piomb come un sasso verso terra. Aveva perso i sensi? Era morto?
Allontanatevi, ci rimbrott Krttx.
Le formiche della mia truppa schizzarono via in tutte le direzioni. Io rimasi ferma, continuavo a
fissare come paralizzata la formica in caduta, e solo a quel punto compresi perch erano corse via tutte:
mi stava precipitando addosso!
Una fitta elettrica mi attravers la testa. Probabilmente si trattava di una sorta di segnale di
allarme delle formiche che attivava l'istinto della fuga: era pi violenta di qualsiasi emicrania umana.
Addirittura pi crudele di un mal di testa da dispiacere amoroso.
Tutto il mio corpo era pronto alla fuga, ma la mia mente aveva altre intenzioni: Se la formica mi
si sfracella addosso, sar morta. E se morir, mi liberer di questo incubo.
Forse.
L'importante era tentare.
Rimasi ferma. La fitta elettrica in testa si faceva sempre pi intensa, decisa a trasmettermi
l'ordine: E muovi quelle zampette luride! Ma io mi opposi al dolore e mi aggrappai stretta al terreno.
Non mi era pi capitato di dominare cos il mio corpo da quando a dodici anni avevo dovuto baciare
quel ciccione di Dennis durante il gioco della bottiglia.
Sei pazza? mi grid Krttx, e mi spinse via dalla zona dell'impatto.
Un atto eroico, per cui aveva rischiato la vita. Krttx era s una comandante con un vocabolario
che consisteva per l'ottantasette per cento in imprecazioni, ma per la sua truppa si metteva in prima
linea.
Di quali superiori umani si potrebbe sostenere la stessa cosa? Io comunque non avrei mai
rischiato la vita per le mie assistenti di redazione! (Una volta mi ero rotta un'unghia aiutando quella
grassona di Sonia evitavo accuratamente di assumere persone dall'aspetto fisico migliore del mio a
liberarsi la manica dal tritadocumenti. In seguito avrei deciso di abbandonare le Sonie di questo mondo
al loro destino trituratore.)
Ma il coraggioso intervento di Krttx non sarebbe stato necessario: un attimo prima dell'impatto
la formica in caduta si risvegli alla vita.
Agit nervosamente le ali, anche se la sinistra sussult a stento. Era strappata. Quel movimento
energico fren un po' la caduta, ma non del tutto. L'insetto fece un violento atterraggio di fortuna,
proprio accanto a me, e l'urto mi fece vibrare i piedi. Stordita, guard nella mia direzione, tuttavia non
sembr percepire realmente la mia presenza.
Tent di allontanarsi, ma le zampe crollarono sotto il peso del suo corpo. Ripart strisciando
carponi ed emise un grido di dolore che mi strinse il cuore.
Krttx url: Catturatela! Le formiche della mia truppa si lanciarono allora sulla povera
creatura.
Colpirono il fuggiasco con le zampe, lo morsero con le loro mascelle, esultando con grida di
guerra. Un massacro.
Non potevo sopportarlo e feci quello che farebbero i pi in una situazione del genere: guardai
da un'altra parte. Mi nascosi addirittura gli occhi con le zampe, il che comport una sfida logistica non
da poco, tenendo conto dei cinque occhi e delle sei zampette.
Ma non potevo lasciar sfumare cos la mia coscienza: non dovevo forse intervenire, come aveva
coraggiosamente fatto Alex quella volta a Venezia, contro Salvatore il palpatore?
D'altro canto qui si trattava di formiche e non di umani.
Ma d'altro canto ancora, in futuro mi sarei potuta guardare allo specchio se adesso non lo avessi
soccorso?
Tuttavia, d'altro canto ancora ancora, in quanto formica non avrei pi avuto l'imbarazzo di
dovermi guardare allo specchio.
E d'altro canto ancora ancora ancora, la situazione era cos insopportabile che semplicemente
non riuscivo pi a tollerarla.
Perci gridai rivolta alle formiche: Vermi schifosi! Le formiche proseguirono senza la
minima reazione. Molto probabilmente, in quel contesto, Vermi schifosi non era la scelta migliore
tra gli insulti.
Quindi gridai ancora pi forte: Smettetela.  disumano! Disumano? balbett il fuggitivo.
Le formiche continuavano a percuoterlo, ma lui sembrava non sentire pi niente. Era concentrato solo
su di me.
Disumano... questa parola... le formiche non la conoscono... voi... voi siete... anche voi siete
rinata? Ero elettrizzata: non ero l'unico essere umano in quelle condizioni. Non ero sola con il mio
destino! E se in quella comunit di formiche c'erano anche altri esseri umani reincarnati, allora forse,
insieme, potevamo salvarci. In qualche modo.
Tentai di impedire alle altre formiche di continuare a infierire su quell'essere rinato. Adesso
smettetela! Cos lo uccidete! Con mia grande sorpresa, Krttx disse: Ha ragione. Ora basta.
Le formiche lasciarono la presa. La vittima giaceva l immobile, troppo debole per poter dire
ancora qualcosa. Il fatto di mantenere un contatto visivo con me sembrava costarle tutte le energie
rimaste. Krttx si piant davanti al fuggitivo, protese in avanti la parte inferiore del suo corpo ingobbito,
oscill leggermente di qua e di l e gli spruzz sul volto un getto potente di un liquido nero. Acido
formico.
Feci appena in tempo a chiedergli frettolosamente: Come ti chiami? Quello mi rispose: C...
Ca... s... e perse i sensi.
(Dalle memorie di Casanova: In tutte le mie tristi vite da formica incrociarono la mia strada
solo altri tre esseri umani reincarnati. Il primo fu il famoso Gengis Khan che, come mi descrisse, aveva
gi alle spalle alcune altre dolorose vite, per esempio da pulce di maiale.
Quando sentii questo racconto, lo trovai sovranamente divertente. Ma lui trem adirato a causa
delle mie risa. Un tempo ti avrei fatto gettare nell'olio bollente. Ma ora sono diventato pi pacifico.
Cos disse, per poi fare un nodo gordiano con le mie antenne. Da quel momento evitai accuratamente di
incrociare la strada del pacifico Khan. Il secondo essere umano reincarnato che incontrai fu una
formica che mi si present con il nome di Albert Einstein. Albert accettava in silenzio il proprio destino
e si limitava a notare che evidentemente l'universo era ancora pi relativo di quanto non avesse
ritenuto. E il terzo essere umano reincarnato, con cui potei fare conoscenza come insetto, fu madame
Kim, la creatura che avrebbe cambiato radicalmente la mia misera esistenza.)
Le altre formiche portarono via il fuggitivo. Chiesi alla piccola Fss che cosa ne sarebbe stato di
lui, e la sua risposta fu: La decisione la prender la regina.
E cosa decider? chiesi senza mollare.
O decide di farlo giudicare da un tribunale pubblico... Oppure? Deglutii.
Lo far giudicare a porte chiuse. Deglutii con maggior forza. Era cos crudele: ora che avevo
trovato un altro essere umano reincarnato, potevo solo assistere alla sua imminente sepoltura.
Capitolo 11
MENTRE le altre formiche dormicchiavano e rantolavano emettendo rumori nasali in cerca di
aria, alcune di loro si muovevano inquiete di qua e di l. Sognavano. Forse sognavano cibo. O il
fuggiasco. O in quali aperture del corpo Krttx potesse loro infilare le antenne.
Che anche le formiche potessero sognare, gli scienziati non lo avevano mai notato. Ma quei
signori sono degli incapaci, altrimenti avrebbero inventato gi da tempo un caff solubile decente.
Invece lasciano che stazioni spaziali precipitino sulla testa di persone innocenti. Be', grazie tante.
Mi immaginai una situazione in cui spruzzavo acido formico sul viso degli scienziati russi
responsabili della mia morte.
Dio mio, era solo un giorno che ero morta e gi i miei pensieri somigliavano un po' a quelli di
una formica. A quel punto piombai nel baratro profondo dell'autocommiserazione. Pensai a tutte le
cose che non avrei pi potuto fare perch non ero pi un essere umano: shopping a Manhattan, baci con
Daniel Kohn, trattamenti di bellezza in un centro benessere, sesso con Daniel Kohn, le linguine agli
scampi al nostro consueto ristorante italiano, la dichiarazione d'amore di Daniel Kohn...
In quel momento mi accorsi che alla mia mente Daniel Kohn si presentava con una frequenza
decisamente superiore alla media, e mio marito con una frequenza decisamente inferiore.
Ma era poi cos sbagliato?
Il mio matrimonio era giunto al termine. E in pi ero anche morta.
Quindi potevo tranquillamente pensare a un altro uomo!
E con il pensiero alla serata di sesso supercalifragilistichespiralidoso con Daniel Kohn mi
addormentai.
Feci un sogno folle e agitato in cui ero di nuovo un essere umano. Una sensazione meravigliosa.
Avevo di nuovo due occhi, due gambe, dieci dita con dieci unghie smaltate. Tutto era al suo posto.
Anche della mia cellulite riuscivo a rallegrarmi. Ma poi improvvisamente mi trovavo di fronte Krttx.
Di dimensioni umane. Mi afferrava e mi conduceva davanti ad Alex, che mi appariva nelle sembianze
di una formica regina e annunciava con voce tonante: Per adulterio commesso con Daniel Kohn, ti
condanno a morte. Quindi centinaia di gigantesche formiche marciavano verso di me affilando
bramose le loro mascelle.
* * *
Mi svegliai urlando.
Ero terrorizzata all'idea di riaddormentarmi Ma era ancora peggio giacere l sveglia, in preda ai
rimorsi di coscienza nei confronti di Alex.
Dopo lungo rimuginare caddi finalmente in un sonno tranquillo. Solo per essere svegliata poco
dopo da Krttx Alzarsi! grid.
Con quella voce non solo avrebbe svegliato i morti ma li avrebbe anche indotti a fare ginnastica
mattutina.
All'istante tutte le formiche scattarono sull'attenti. Soltanto io non fui subito in piedi; niente da
fare, ero ancora spossata.
Hai dormito abbastanza! mi rimprover Krttx, gridando.
Dormito abbastanza? Ma aveva tutte le rotelle a posto? Avevamo riposato forse un paio d'ore.
Dobbiamo andare a procurarci del cibo! Avevo ancora male dappertutto per la faticaccia del
giorno prima, e ora dovevo di nuovo trascinarmi qualcosa sulle spalle? Quella sarebbe stata d'ora in poi
la mia vita, trascinarmi sulle spalle ogni giorno un orsetto di gomma?
Buddha! gridai.
Volevo reclamare. Cos non andava. Non si pu condannare la gente a una vita da formica, cos,
su due piedi, senza un giusto processo!
Buddha! gridai ancora una volta.
Qui non c' nessun Buddha, tuon Krttx, pericolosamente innervosita.
Gridai di nuovo: Buddha, se non mi togli subito da questo schifo, io... io... Mi venne in mente
che non avevo alcun mezzo coercitivo contro di lui.
In compenso Krrtx ne aveva uno contro di me. Alzati subito, disse, oppure... Tu mi spezzi
l'osso del collo, mi strappi le antenne eccetera eccetera... completai la frase, e sconfitta cercai di
alzarmi. Ben sapendo che era molto probabile che il grasso Buddha non si sarebbe pi fatto vivo.
La nostra truppa si avvi faticosamente in salita lungo il tunnel, verso la superficie. L'ascesa era
ripida, a volte superava i quarantacinque gradi.
Perfino i ciclisti professionisti ci sarebbero riusciti solo dopandosi.
All'uscita Krttx richiam la nostra attenzione sui pericoli che ci aspettavano fuori. Dobbiamo
stare attente ai ragni. Ragni? Mostri con otto zampe! Erano certamente dieci volte pi grandi di me,
con quel mio corpo da formica! Avevo gi dei problemi quando quelle bestie erano cento volte pi
piccole e strisciavano nella doccia.
In quei casi avevo sempre chiamato Alex, che con un bicchiere spingeva il ragno verso
l'esterno, mentre io invocavo a gran voce la pena di morte affinch il mostro non si rimettesse a
strisciare in casa.
E ora rischiavo di essere ingoiata da un ragno? Mi sentii male.
Krttx ci mise in guardia anche dalla grande nebbia, e poi menzion anche un'altra cosa: il raggio
concentrato.
Il raggio concentrato? mi informai.
Qualche giorno fa alcune formiche volanti sono rimaste incenerite. Le sopravvissute hanno
raccontato che improvvisamente la luce del sole si era fatta incandescente e aveva bruciato le sue
vittime con un raggio concentrato. Una lente! mi pass per la testa. Era stata proprio Lilly a
raccontarmi che Nils, il bambino tritanervi, aveva giocherellato con il fuoco servendosi di una lente.
Dentro di me cominci a farsi strada la speranza di essere finita nel formicaio del nostro patio. Era
improbabile, ma era un bel pensiero, perch se cos fosse stato c'era la possibilit di vedere la mia
piccola!
La stanchezza abbandon le mie gambe, ora avevo solo voglia di correre verso l'uscita, in
superficie, per scoprire se mi trovavo nelle vicinanze della mia piccola, amata Lilly.
Avanti, marsch! ordin Krttx.
Era la prima volta che mi andava a genio quello che diceva.
Uscimmo alla luce del sole. Era accecante, ma i miei occhi si abituarono rapidamente. Dopo un
breve tratto di strada attraverso giganteschi fili d'erba, mi accorsi che stavamo strisciando su una
superficie di pietra. Eravamo sul patio? Mi guardai intorno furtiva. Era tutto enorme: il prato faceva
l'effetto di una foresta vergine, gli alberi si slanciavano cos in alto che non riuscivo a individuarne le
foglie, e una farfalla di passaggio mi sembr un jumbo jet.
Mi resi subito conto che con i miei due occhi laterali ero in grado di mettere a fuoco lo sguardo
come con un binocolo. In questo modo l'ambiente circostante non agiva pi cos violentemente su di
me.
Potevo vedere se un filo d'erba era spezzato oppure no, potevo riconoscere con chiarezza le
foglie sui tronchi e registrare che la farfalla aveva un'espressione felice sul volto. Si godeva il suo volo
in pieno sole. O era per questo, o per via della canapa che il nostro vicino di casa coltivava
segretamente in giardino.
Per essere sicura di trovarmi sul nostro patio, decisi di distogliere lo sguardo dal prato. Mi girai.
Adagio. Con il cuore che mi batteva all'impazzata.
E vidi... la nostra casa!
Dopo un secondo di gioia per averla riconosciuta, mi misi frettolosamente in movimento.
Volevo vedere Lilly. Subito!
Ma Krttx mi si par davanti: Dove pensi di andare? L dentro! Vuoi andare dai grglldd?
Grglldd? chiesi.
Sono gli esseri che ci lasciano cadere addosso il cibo. A quel punto dovetti sghignazzare. Le
formiche si appostavano nell'erba ad aspettare che gli uomini lasciassero cadere dei dolciumi: Charles
Darwin si sarebbe stupito di questa evoluzione.
L dietro, dissi indicando la casa, c' ancora pi cibo. Pu essere, tuttavia non  l che
stiamo andando. Perch no? Per questo motivo, disse Krttx indicando una ragnatela.
Pendeva esattamente davanti alla portafinestra. Imprecai contro me stessa, visto che ero stata
proprio io, prima di partire per la cerimonia del premio, a dire alla donna delle pulizie di saltare il
turno. A ridosso di una festa di compleanno di bambini non ha alcun senso fare le pulizie.
Fissai la ragnatela, in effetti aveva un aspetto minaccioso. Ma io volevo andare da Lilly, e non
mi importava se c'era un ragno. E se era dieci volte pi grande di me, il che era del tutto probabile.
Nulla poteva fermarmi! Il mio desiderio di vederla era semplicemente troppo forte.
Aguzzai lo sguardo e constatai: L non c' nessun ragno.
A quel punto anche Krttx guard in quella direzione.
E dietro quella porta ci sono montagne di cibo, che possiamo solo sognarcelo. Krttx era
incerta.
Io vado, dissi decisa, e mi avviai.
Andiamo anche noi, ordin Krttx.
Le altre formiche la seguirono tremanti, e dal loro comportamento fu chiaro che se ci fosse stato
un minimo di democrazia avrebbero deciso diversamente.
La nostra truppa si avvicin alla ragnatela. C'era odore di muffa, i fili si muovevano
impercettibilmente al vento. Vedere da vicino un affare del genere, dalla prospettiva di una formica,
destava una sorta di timore reverenziale, con una certa accentuazione sul timore. Nella mia testa si
riattiv il segnale di allarme, e guardando le altre formiche per capire se per loro era lo stesso, vidi che
tutte volevano andarsene il pi in fretta possibile.
Grazie al cielo il ragno non era veramente in casa, e cos raggiungemmo in sicurezza la soglia e
ci arrampicammo all'interno.
Non c'era nessuno, in compenso la tavola era apparecchiata con torta e biscotti. Che significato
poteva avere? Il compleanno era passato.
Perch di nuovo la torta?
Le tue promesse non erano esagerate, disse Krttx sorridendomi. Fino a quel momento non
sapevo che fosse capace di sorridere.
Sentii aprirsi la porta, comparve Alex e disse: Venite! La sua voce risuon come un tuono, le
mie antenne vibrarono. Sperai che anche l'udito potesse essere regolato come la vista. E la mia
speranza non fu disattesa.
C' il caff e il dolce, sentii dire ad Alex, ora a un volume normale.
Si avvicin al salotto. Lo seguirono rumori di diversi passi.
Grglldd! gridarono le formiche in preda al panico, e si allontanarono di corsa.
Solo io rimasi l ferma, e vidi Alex che entrava in salotto. Indossava un abito scuro. A quel
punto mi fu chiaro perch la tavola fosse apparecchiata: si trattava del mio rinfresco funebre.
Capitolo 12
QUANDO si viene a sapere che si  morti  dura. Ma solo quando lo sanno anche gli altri
diventa una brutale certezza.  come scoprire un brutto neo sulla coscia. La sua esistenza gi di per s
non  simpatica, ma solo quando un amante la vede facendo sesso diviene realmente spiacevole. Il
problema  che la morte  un tantinello pi ripugnante di un neo.
Alex non indossava la cravatta. La odiava. Neanche in occasione del nostro matrimonio a
Venezia la portava. In quella circostanza lo avevo addirittura minacciato di annullare, senza possibilit
di risarcimento, la notte di nozze, se non se la fosse messa. Volevo un classico matrimonio con tutti gli
annessi e connessi, e tra gli annessi e connessi c'era anche la cravatta dello sposo.
Ovviamente non attuai la mia minaccia: la notte di nozze ci fu, e fu meravigliosa. Alex baci
tutto il mio corpo. Anche il mio neo. Senza soffermarsi sorpreso. Tutti gli altri uomini, compreso Kohn,
alla sua vista si erano bloccati per un attimo, Alex neanche un decimo di secondo. A quel tempo amava
tutto di me. Era semplicemente fantastico.
Alex fissava con sguardo vuoto la tavola apparecchiata. Era evidente che avesse pianto, aveva
gli occhi arrossati. Questo mi stup, e poi mi stupii del fatto di essermi stupita. Forse non ci amavamo
pi, ma eravamo pur sempre stati felici per molti anni, insieme. Piangere era senza dubbio normale.
Ehi, matta, grid Krttx, vieni qui! Mi guardai intorno e vidi che la truppa aveva trovato
rifugio sotto la nostra vecchia poltrona della televisione, proprio dietro le frange.
Ignorai Krttx, perch dietro Alex era entrato nella stanza Carstens, il mio capo. La sua
conturbante eau de toilette aleggi intorno alle mie antenne.
Avrebbe potuto tranquillamente invitare un paio di colleghi di Kim, disse rivolto ad Alex.
Trovo anch'io, pensai. Anche troppo volentieri li avrei osservati piangere la mia scomparsa.
In questo caso avrei dovuto passare la giornata ad asciugare il pavimento dalle loro lacrime di
coccodrillo. Tipico di Alex. Lui era schietto, diretto, coscienzioso, affettuoso. In poche parole, una
bella persona... che qualche volta, con la sua morale irreprensibile, era in grado di darti simpaticamente
sui nervi.
Eppure per molti anni era stato fantastico avere uno come lui al mio fianco. In un mondo pieno
di menzogne, intrighi e ciglia finte lui era l'unica persona onesta con me.
Qui voglio solo persone che volevano bene a Kim, prosegu Alex.
Guardai la tavola apparecchiata con la torta e contai cinque miseri coperti. Non un granch
come risultato della somma delle persone che mi volevano davvero bene.
Questo mi sciocc e mi intrist.
La successiva a entrare in salotto fu mia madre. Le mani le tremavano, il che era un buon segno,
perch voleva dire che quel giorno non aveva ancora toccato alcol.
Siediti, Martha, disse Alex cordiale. Riusciva sempre a essere gentile con lei. Io non ce
l'avevo mai fatta senza perdere subito la pazienza. Il mio record era di diciassette minuti e ventitr
secondi. Li avevamo cronometrati insieme. Era accaduto un giorno in cui mi ero fermamente
ripromessa di andare d'accordo con lei e non litigare il pi a lungo possibile. La mia pallina magica,
sentii gridare Lilly dal corridoio.
L'attimo successivo una pallina di gomma arancione vol in salotto.
Prima il proiettile urt contro il tavolo, da l rimbalz passandomi sopra la testa, al punto che lo
spostamento d'aria quasi mi travolse, infine si conficc nella poltrona, proprio davanti alle frange. Le
formiche furono percorse da un tremito. Una pallina magica arancione andava decisamente oltre la loro
capacit di immaginazione.
Io rimasi impassibile. In primo luogo mi risultava difficile provare paura per una pallina
magica, grossa o no che fosse. E secondo avevo occhi solo per Lilly, che entr correndo nella stanza.
Indossava il suo vestito verde preferito (Alex non l'avrebbe mai convinta a vestirsi di nero), teneva
stretto al petto il suo orsetto e anche lei aveva gli occhi arrossati.
Mi mossi subito nella sua direzione, pi veloce che potevo. Volevo prenderla in braccio.
Stringerla. Consolarla. Non sono morta! Non devi piangere! Ma ora che cosa fai, matta? grid
Krttx, con la voce ancora un po' malferma dopo l'esperienza della pallina.
E la domanda era assolutamente giustificata: io ero una formica. Non avrei potuto prendere in
braccio per consolarlo neanche un dito mignolo di Lilly.
Completamente abbattuta rimasi ferma a met strada, con il desiderio impellente di scoppiare in
lacrime. Ma era evidente che le formiche non avessero liquido lacrimale. Cos non potevo dare sollievo
al dolore della mia anima neppure con il pianto. Mi sentivo lacerata dentro, e non potevo farci niente. E
pi guardavo gli occhi arrossati di Lilly, pi la situazione precipitava, di secondo in secondo.
Non potevo sopportare oltre quella vista e distolsi lo sguardo, riportandolo sul tavolo. Mi
accorsi che mancava una persona. Era forse Daniel Kohn?
No, certamente Alex non lo aveva invitato.
Era mio padre? Non mi sembrava probabile. Non sapevo neanche dove vivesse, l'ultima volta
che avevo ricevuto una sua cartolina era stato quando Baywatch era ancora un telefilm di punta.
Accidenti quanto ci ho messo a trovare un parcheggio, disse una voce fin troppo nota.
Nina! Cosa ci faceva al mio banchetto funebre?
Aveva un taglio di capelli sbarazzino, un corpo scolpito dalla ginnastica aerobica e indossava
un abito nero di sartoria, talmente aderente che sembrava voler richiamare l'attenzione degli uomini
dicendo: Guardatemi pure, abbandonatevi tranquillamente alle vostre fantasie erotiche. Anche se
continuava a vestirsi in maniera provocante come da ragazza, ora lo faceva con pi stile. In passato
eravamo sempre state a caccia insieme. Esibivamo scollature che mettevano a rischio di fuga le nostre
tette, e ci spruzzavamo cos tanta lacca che vicino ai nostri capelli era meglio non usare un accendino.
Nina e io eravamo delle outsider in mezzo a tutti i borghesucci della scuola, e ci godevamo
questo nostro status. Provenivamo entrambe da famiglie distrutte. Entrambe non intendevamo lasciarci
mettere i piedi in testa. Entrambe volevamo conquistare il mondo. Io ci riuscii nella televisione. E Nina,
be'... lei in realt non ci riusc. Alla fine frequent un corso di formazione in marketing turistico.
Anche in amore le cose non le andarono un granch bene. Il bilancio fu di un aborto e di una
serie di relazioni, ciascuna della durata massima di tre mesi. Quando eravamo ancora amiche per la
pelle, una volta le avevo chiesto se questo non la rendesse infelice. Stringendosi nelle spalle lei aveva
risposto che l'uomo giusto per lei non era ancora nato.
Mostrami un uomo intelligente, bello e perbene e io ti mostrer l'ottava meraviglia del
mondo. Allora non presumevo ancora che Alex incarnasse questo ideale.
E poi arriv la serata in cui ebbe fine la nostra amicizia. Avevamo pi o meno venticinque anni,
Lilly non era ancora nata, e io lavoravo come una pazza per il mio primo incarico alla radio. Di
conseguenza era raro che mi trovassi nel vecchio appartamento di Berlino nel quale all'epoca
convivevo con Alex. E poi un giorno, per colpa di un'influenza intestinale, tornai a casa dal lavoro
prima del previsto, e dal salotto mi giunse l'eco di sonore risate. Alex e Nina se la spassavano.
Nessun problema.
Percorsi il corridoio: schiamazzavano a volume decisamente alto.
Anche in questo caso, nessun problema.
Entrai in salotto e vidi che indossavano solo biancheria intima.
E qui il problema c'era, eccome.
Tentai di non fare scenate. Era mia intenzione mantenere la calma. Feci un respiro profondo,
tentai la strada del dialogo e... vomitai sui piedi di Nina.
Non avevo mantenuto particolarmente la calma.
E mentre Nina fuggiva rapida a casa per farsi una doccia, Alex tent di spiegarmi con voce rotta
dalle lacrime che non era andato a letto con lei e che era assolutamente la prima volta che la baciava.
Stava attraversando un brutto momento di crisi riguardo ai suoi studi di biochimica, aveva pasticciato
con alcuni esami e non aveva la minima idea di come avrebbe fatto a scrivere la tesi. In pi aveva la
sensazione che io non mi interessassi affatto a tutto questo, perch ero sempre a lavorare e sempre
stanca, era quasi difficile rivolgermi la parola, e poi lui non voleva scaricar mi addosso anche i suoi
problemi, ma Nina lo stava a sentire, lo ascoltava, gli dava consigli, lo confortava, lo aiutava a
valorizzarsi. Cos una cosa tira l'altra, e forse una cosa non avrebbe tirato l'altra se io fossi stata un po'
pi disponibile e meno assorbita dal mio lavoro, eccetera eccetera eccetera...
Di tutto questo non mi importava niente. Mi sentivo ferita, profondamente ferita! E con la voce
rotta dal pianto come la sua gli diedi dieci secondi esatti per decidere: o io o Nina.
I dieci secondi gli servirono tutti.
Poi scelse me.
E Nina non la vidi pi.
Sperai che non riuscisse pi a togliersi quell'odore dalle dita dei piedi.
L'ultima cosa che venni a sapere di lei fu che aveva accettato un lavoro ad Amburgo.
Ma ora eccola di nuovo.
E il mio segnale di allarme di formica si rimise a suonare.
Chi desidera un po' di caff? chiese Alex, e tutti risposero d s, perfino Martha, che
ringraziando Dio in presenza di Lilly aveva sufficiente contegno per non pretendere una qualche bibita
cento per cento alcolica.
Ti aiuto, disse Nina ad Alex. E gli rivolse un sorriso. Era uno di quei sorrisi innocui. Di quelli
in cui il desiderio malinconico che celano  quasi invisibile. Gli uomini non riescono assolutamente a
coglierlo.
Solo le donne ci riescono. Anche le donne reincarnate in una formica.
Ero fuori di me dalla rabbia: ero morta da appena tre giorni. Il mio corpo era di certo ancora
caldo. D'accordo, forse non pi esattamente caldo. Ma di sicuro ancora a temperatura ambiente. E Nina
gi desiderava mio marito?
Aveva addirittura la sfrontatezza di rivolgere la parola a mia figlia.
Hai voglia di una cioccolata calda? Lilly annu. Allora vado a preparartela, disse, e poi fece
una cosa che mi mand su tutte le furie: accarezz Lilly sui capelli.
Lascia in pace mia figlia! gridai.
Ma come ovvio, le uniche a sentirmi furono le formiche, nelle quali a quel punto si consolid
definitivamente l'impressione che io fossi del tutto fuori di testa.
Rimasi per due secondi immobile: era forse una reazione esagerata?
Non  che Nina voleva solo consolare un po' la piccola?
Ma conoscevo Nina, lei era come me.
Se voleva qualcosa poteva passare anche su un cadavere.
In questo caso, il mio.
E lei voleva Alex.
Da sempre.
E per arrivare al suo cuore doveva prima conquistare nostra figlia.
Capitolo 13
FUORI di me, corsi in avanti con l'intento di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Non potevo certo
stare a guardare mentre mi portavano via la famiglia! Arrivata alla gamba del tavolo, mi ci attaccai con
le ventose delle zampe e mi arrampicai, mentre Alex e Nina uscivano dalla cucina con le bevande
calde. Lilly and in camera sua a prendere un gioco e Martha approfitt dell'assenza della piccola per
scolarsi un doppio sherry. Infiammata a dovere, cominci a riempire di chiacchiere Carstens.
Anche lei della televisione? Lui annu. Prima o poi dovrebbe fare una trasmissione su questi
siti internet di incontri per single. Per le donne come me non  affatto divertente. Ah s? chiese
Carstens con malcelato disinteresse, portandosi un bicchiere d'acqua alla bocca.
S! ribatt mia madre. Lo sa che la maggior parte dei vecchi caproni che si fanno vivi vuole
solo fare sesso? A Carstens and di traverso l'acqua.
Martha continu imperterrita: Nessuno desidera semplicemente una bella chiacchierata. Sono
tutti un branco di coglioni.
Carstens disse quello che chiunque nella sua situazione avrebbe detto: Devo andare un
secondo in bagno.
Si alz avviandosi. Intanto Alex era entrato con il caff, assistito da Nina, che portava la
cioccolata calda per Lilly. Aveva gi l'aria della padrona di casa!
Accelerai arrampicandomi sempre pi rapida sulla gamba del tavolo.
Reinhold Messner era un pivello al confronto.
Il discorso del pastore  stato molto bello, disse Nina.
S, ha parlato molto bene del dolore materno, si intromise mia madre.
Soprattutto ha colto nel segno nel descrivere Kim, comment Alex.
Queste parole mi indussero ad arrestare un attimo la risalita; che cosa aveva detto di bello il
pastore riguardo alla mia persona?
Ha parlato a lungo della sua importanza per la societ, disse Nina.
Mi sentii lusingata.
E del fatto che era una buona madre, aggiunse Alex.
L'assenza di ironia nella voce di Alex mi irrit. Ogni tre giorni mi rimproverava del contrario.
Invece ora credeva che fossi una buona madre? Sarebbe stato bello. Improbabile, ma bello. Nel
frattempo Lilly era entrata nella stanza con in mano il suo Game Boy, e Nina le depose davanti la
cioccolata. Spero che non scotti troppo, disse.
No,  la temperatura giusta per Lilly, rispose Alex.
Questo complimento rivolto a Nina mi fece dimenticare tutto. Infuriata scalai il tavolo con
l'intenzione di strisciare sulla morbida superficie della tovaglia in direzione di Lilly, ma
improvvisamente mi ritrovai vicina... alla torta!
Il mio istinto di formica url: La voglio! e diede alle zampe l'ordine di marciare.
Mi diressi verso la torta come un'indemoniata, e di l a poco, contro la mia volont, saltai
sull'appiccicosa glassa di cioccolata.
Con il gusto di una formica, mangiare una torta era un'esplosione dei sensi senza pari. Meglio di
qualsiasi orgasmo, a esclusione di quelli avuti nei primi anni con Alex e di quello che mi aveva
regalato la notte d'amore con Daniel Kohn.
Stordita dalla beatitudine me ne stavo sulla fetta di torta e mangiavo, e mangiavo.
Da lontano come attraverso una spessa cortina sentii Lilly che diceva: Nina, c' una formica
sulla tua torta.
Ma la reazione di Nina non fu abbastanza tempestiva e, insieme alla torta, io finii nella sua
bocca!
Capitolo 14
ESSERE mangiata da Nina fu un modo di morire ancora pi idiota dell'essere colpita dal lavabo
di una base spaziale. Di nuovo passai mentalmente in rassegna la mia vita (di occhi interiori le
formiche ne hanno uno). Per questa volta rividi soltanto la mia triste esistenza di formica: l'incontro
con Buddha, le imprecazioni di Krrtx, la vista della splendida citt delle formiche, il brutale pestaggio
dell'essere umano rinato, la ragnatela, la pallina magica arancione, il tentativo di Nina di prendere il
mio posto in famiglia...
Quando  questa la vita che passa davanti agli occhi, non si  poi cos tristi all'idea di morire.
Rividi la luce.
Si fece sempre pi luminosa.
Era stupenda.
Mi avvolse tutta.
Pi dolcemente della prima volta.
Ancora pi calda.
Pi amorevole.
L'abbracciai e lasciai che m'invadesse.
Mi sentivo cos bene.
Cos protetta.
Cos felice.
L'incubo era finito.
Per la durata di due secondi.
Poi ero di nuovo una formica. Avevo un corpo diverso, pi minuto e pi svelto, ma ero di
nuovo una stramaledetta formica!
Torna alla sorte di formica, non conquistare alcuna pace interiore, e sii invece frustrata come
mai prima!
Buongiorno, sentii sussurrare all'affabile voce di Buddha.
Mi voltai. Mi trovavo di nuovo nel tunnel sotterraneo in cui mi ero gi risvegliata la volta
precedente. E anche questa volta a sorridermi era un Buddhaformica incredibilmente grasso. Appariva
molto soddisfatto di s, del mondo, di tutto il cosmo. Tutto il contrario di me.
Noi... dobbiamo... parlare! pretesi, rabbiosa come non mai.
Sei addolorata per non essere potuta uscire alla luce e all'aria, constat Buddha.
Era vero. Ma davanti a lui non volevo ammetterlo. E la cosa non doveva neanche riguardarlo.
Nel mio ordine del giorno avevo un altro argomento da discutere. Non ho meritato di rinascere
formica! Hai una visione sorprendente delle cose, disse Buddha divertito.
 vero che ho fatto qualche stupidaggine, ma il tuo giudizio  troppo duro! brontolai.
Pretendo che tu mi liberi da questa esistenza da formica. Questo non posso farlo. Ma se qui sei il
Gran Mogol! Puoi essere solo tu a liberarti. E come? chiesi eccitata. Se c'era una via d'uscita a
quella situazione, volevo avere la mappa.
La via si trova strada facendo, sussurr Buddha. L'hai letto in un cioccolatino? chiesi
innervosita.
Pu essere, sorrise dolcemente Buddha, ma non per questo  meno vero. Cos parl, per
poi dissolversi pian piano nell'aria.
Il tipo cominciava a darmi fortemente sui nervi!
Per un attimo riflettei su cosa avesse voluto dire coi suoi proverbi da cioccolatino, ma non ne
avevo la pi pallida idea.
E cos ripensai al banchetto funebre. Nina voleva prendersi Alex. E lui le avrebbe ceduto. Non
oggi. Non domani. Ma prima o poi di sicuro. Lo sapevo.
Perch Nina voleva cos.
E Alex era gi stato una volta l l per scegliere lei.
All'epoca ero ancora in vita.
E adesso ero addirittura morta.
Quindi non ero pi d'intralcio, e prima o poi Alex si sarebbe messo con Nina. E allora lei
sarebbe diventata la nuova mamma di Lilly.
Al pensiero mi si strinse lo stomaco.
A una certa distanza percepii il trotterellare di passi di formiche e il profluvio di imprecazioni di
Krttx. Di una cosa ero certa: non potevo di nuovo essere arruolata. La mia vita da formica dovevo
prendermela in mano da sola, o meglio, nelle mie sei mani prensili, per impedire in qualche modo che
Nina adottasse la mia famiglia.
E c'era una sola persona che poteva aiutarmi: quell'essere umano reincarnato formica che la
regina voleva far giustiziare. Forse lui conosceva una via per poter influire, co me uomo con sembianze
da formica, sull'esistenza degli uomini veri.
Cos corsi via prima che Krttx mi potesse anche solo scorgere, e iniziai la mia nuova vita.
Una vita in cui Giacomo Casanova gioc un ruolo essenziale.
Capitolo 15
CORSI verso la citt delle formiche pulsante di vita frenetica e formulai un piano: avrei
scoperto dove si trovava il carcere sotterraneo della regina e poi... poi avrei deciso il da farsi.
D'accordo, non era un piano particolarmente geniale, ma date le circostanze era gi abbastanza
buono.
Le circostanze erano le seguenti: non volevo neanche immaginarmi come sarebbe stato se Nina
avesse cresciuto la mia piccola Lilly. Ma come sempre accade quando non ci si vuole immaginare
qualcosa, lo si fa lo stesso, e con i colori al neon pi variopinti. Il mio occhio interiore mi present
l'immagine della mia dolce e graziosa figlioletta: una creaturina che la notte si accoccolava vicino a me
perch aveva paura del perfido Gargamella, cos inetto da non riuscire neanche ad abbindolare i Puffi.
Nina non poteva avere tra le grinfie Lilly, per trasformarla in una donna spietata e dura come il marmo.
In una donna come... come me?
Mi scoprii a sorprendermi, allontanai rapidamente il pensiero e invece maledissi Nina con
energia ancora maggiore.
Troia insolente, imprecai a bassa voce. Che cosa hai detto? mi chiese una comandante che
mi veniva incontro sul sentiero con la sua truppa. Era una volta e mezzo pi grossa di me e l'effetto era
decisamente minaccioso.
Io sono una troia insolente? domand, punta sul vivo.
No, non volevo dire questo, balbettai.
E che cosa volevi dire? Noia indolente, spiegai, incerta.
Noia indolente? chiese confusa la comandante.
Noia indolente, ripetei.
E che cosa vorrebbe dire? Anche a me sarebbe piaciuto saperlo.
Ehm... s, ebbene... a me... a me non piace quando le formiche si impigriscono cos e... qui 
tutta un'indolenza. Noiosa. Ah, replic la comandante, non molto soddisfatta. Volevo affrettarmi a
proseguire, ma lei incalz: Che cosa fai qui da sola? Lavoro. Nessuna formica lavora da sola,
replic, e fece un passo preoccupante nella mia direzione. Sentii l'odore del suo alito e mi augurai che
in tempi brevi qualcuno inventasse e commercializzasse un collutorio per formiche.
Che intenzioni hai? mi incalz.
Il mio cervello mulinava, che cosa potevo risponderle a quel punto?
Tentai con una mezza verit: Io, ehm, devo andare alle carceri della regina.
Notai come la comandante cominciasse improvvisamente a rabbrividire. Tu... tu fai parte della
guardia della regina? Ovvio che faccio parte della guardia della regina, dissi in tono il pi possibile
autoritario.
In risposta la comandante cominci a tremare, neanche fossi Mefistofele in persona. La
reazione mi piacque. Immensamente. Una paura del genere l'avevo vista solo sul volto delle mie
assistenti.
Perdonami, sacerdotessa, disse la comandante con devozione, e rapida diede alla sua truppa
l'ordine di proseguire.
Le formiche, intimorite, si affrettarono a risalire il sentiero, con un ritmo che lasciava quasi
presumere che si sarebbero fermate solo oltre confine.
Sacerdotessa cos mi aveva chiamato. Evidentemente le formiche avevano una sorta di
religione. Mi chiesi quali caratteristiche avesse.
Credevano in un dio? A diversi dei? Magari addirittura alla reincarnazione?
Proseguii lungo l'intrico di sentieri in cerca delle carceri, che pensavo si trovassero in una delle
camere del terrapieno destro. Era in quella direzione che si erano mosse le formiche della truppa di
Krttx quando avevano trascinato via il prigioniero.
E ogni volta che una comandante mi guardava torva, mi limitavo a dire: Faccio parte della
guardia reale, e la reazione era sempre di paura.
Finalmente qualcuno mostrava di nuovo rispetto nei miei confronti.
Faccio parte della guardia reale divenne la mia frase preferita, e la dissi anche alle
comandanti che non mi guardavano storto. Era divertentissimo.
Stupidamente la pronunciai una volta di troppo. Faccio parte della guardia reale. Anche noi
mi risposero tre formiche.
Le scrutai in faccia. Il loro sguardo era gelido, duro e inflessibile. Cos ci si sarebbe dovuti
immaginare quello degli inquisitori spagnoli, se avessero avuto cinque occhi.
Noi non ti conosciamo, disse la leader delle tre con voce tagliente.
Ebbene, io sono nuova, replicai quasi arrendevole.
Le tre si fissarono l'un l'altra per un attimo. Era facile leggere nei loro pensieri: Qui qualcuno si
sta spacciando per una di noi.  un sacrilegio.
Dovremmo ucciderla sul posto. Ma deve essere la morte pi lenta possibile, altrimenti non
renderemmo giustizia al sacrilegio compiuto.
Lo squillare del mio allarme di formica mi provoc una vibrazione nella testa. L'istinto alla fuga
era stato appena attivato, che gi correvo via. Non ero mai stata tanto veloce in nessuna delle mie vite.
Sentivo il sangue pulsarmi nel cranio. Allo stesso tempo il cervello lavorava sotto pressione. E ora
come posso sfuggire alle loro grinfie? La cosa migliore  precipitarsi in mezzo alla mischia. Tra mille
formiche posso pensare di lasciarmele dietro. Cos non mi ritroveranno. Certo, fa... Non arrivai neanche
a finire il pensiero. Le mie inseguitrici erano veloci come le forze speciali americane sotto anfetamina.
Mi furono addosso nel giro di un secondo. E agirono con precisione chirurgica. Tutte
contemporaneamente mi pestarono le articolazioni delle zampe, cosicch mi ritrovai impossibilitata a
muovermi. Il dolore era incredibile, ma non potevo gridare, perch una delle sacerdotesse, con un colpo
ben assestato al collo, mi aveva messo fuori combattimento l'apparato vocale. Quale che fosse la
religione di quelle formiche, l'amore per il prossimo non era evidentemente contemplato fra gli articoli
di fede.
Dobbiamo ucciderla subito? chiese una delle sacerdotesse, e la sua voce trad una certa attesa
gioiosa che mi fece rabbrividire.
No, la buttiamo in prigione insieme agli altri detenuti, decise la leader scagliandosi ancora
una volta contro di me con quattro delle sue zampe.
Ora almeno non devo pi cercare le prigioni. Con questo pensiero da bicchiere mezzo pieno
svenni dal dolore.
Capitolo 16
QUANDO mi risvegliai, avevo la faccia sprofondata nella sabbia che mi scricchiolava tra le
mascelle, anche se continuavo a sputarla.
Stordita mi alzai e vidi che mi trovavo in una delle camere del terrapieno. Era abbastanza
grande, e in alto sopra di me c'era un buco di uscita sorvegliato da due sacerdotesse della guardia reale.
Valutai le possibilit che avevo di riuscire a passare e giunsi al risultato di 0,0003 per cento.
Arrotondando in eccesso.
Mi guardai intorno e in un angolo scorsi una formica volante con l'ala spezzata che
sonnecchiava. Di colpo recuperai tutta la mia lucidit. Era l'essere umano rinato. Trotterellai verso di
lui pi rapidamente possibile, in realt non tanto rapidamente, visto che le articolazioni mi dolevano
ancora per le percosse ricevute.
Buongiorno, dissi con cautela.
La formica alz per un attimo lo sguardo per poi riprendere a sonnecchiare. Non le interessava
un tubo di me.
Andai diretta al punto: Anch'io sono un essere umano rinato.
Ora avevo la sua attenzione.
Mi chiamo Kim Lange. I suoi occhi si illuminarono. Non disse nulla, certamente prima
doveva mettere ordine tra le migliaia di pensieri che le affollavano la mente.
(Dalle memorie di Casanova: Un unico gioioso pensiero incant e affascin la mia mente:
dopo tutti quei secoli di privazioni finalmente incontravo una donna! Alleluia!)
Tu come ti chiami? chiesi cercando di aiutarla a ordinare quei pensieri.
Casanova. Come? Giacomo Girolamo Casanova, disse declamando il suo nome.
C'erano esattamente tre possibilit: 1) Era davvero Casanova rinato. 2)
Voleva prendermi per il culo. 3) Si era completamente fritto il cervello.
Sempre al vostro servizio, madame Lange, disse con un accento italiano decisamente pi
autentico di quello del nostro ristoratore di Potsdam.
Il rinato fece un inchino, le zampe anteriori si piegarono in avanti in una riverenza e la zampa
mediana destra turbin elegantemente in aria, come se il suo proprietario indossasse un cappello in
realt inesistente.
Lei  davvero Casanova? Quel Casanova? Avete sentito parlare di me? chiese lui con una
modestia quasi perfettamente simulata.
Lei... lei dev'essere morto gi da parecchio tempo, se  davvero Casanova. Dal 4 giugno
1798. Sono passati oltre duecento anni. Duecento... anni...? balbett lui. Per un breve istante la
sua sicurezza parve come sgonfiarsi. Le antenne gli si abbassarono tristemente.
Sembrava essere davvero Casanova.
Ha vissuto tutto questo tempo con le sembianze di una formica? gli chiesi compassionevole.
S, a pi riprese, rispose lui, drizzando valoroso le antenne, sono alla mia centoquindicesima
vita. Il vuoto affettivo che risuon in questa frase non riusc a coprire il suo tono galante.
Centoquindicesima vita. Che destino terribile. Il poveruomo era prigioniero di un circolo
vizioso.
E anch'io lo ero, mi pass per la mente.
Mi sedetti, e questa volta fui io ad abbassare le antenne. Il che risvegli l'istinto cavalleresco di
Casanova. Con fare consolatorio mi appoggi una zampa sulla testa e mi accarezz con dolcezza.
Madame, non disperatevi per il vostro destino. Cos facendo mi venne vicino. Troppo vicino.
Ehi, mi sta toccando la ghiandola sessuale? chiesi inorridita.
Perdonate la risolutezza del mio desiderio, disse lui, e ritir la zampa posteriore.
Non mi impongo mai con una donna, aggiunse.
(Dalle memorie di Casanova: Impormi non era nella mia natura.
Incantavo le donne a tal punto che di solito erano loro a imporsi su di me.)
Lo guardai negli occhi e mi accorsi di averlo ferito nell'orgoglio.
Tirai un sospiro di sollievo e chiesi: Mi pu aiutare? Sempre al vostro servizio. Ha
un'idea di come, da formica, si possa influire sulla vita degli uomini? dissi ponendo la domanda
decisiva.
Casanova tacque per un attimo. Poi disse in tono incoraggiante: Qualunque sia il vostro stato
di necessit, madame, troveremo una soluzione.
La risposta non era altro che una versione pi graziosa di: Non ne ho la pi pallida idea.
Ero andata l per niente.
Che cosa avreste intenzione di fare tra gli esseri umani? chiese Casanova.
Riflettei su come descrivergli il problema di Nina, ma non trovai le parole giuste.
Non siete obbligata a darmi alcuna spiegazione, disse, da qui possiamo evadere e andare nel
mondo degli uomini in qualsiasi momento. E come potremmo passare davanti alle guardie? chiesi
io.
A quel punto Casanova mi spieg che era evaso da una prigione ben pi sorvegliata: gli oscuri
Piombi di Venezia. Era il 1756.
Perch era stato arrestato? chiesi.
Si trattava di un banalissimo errore giudiziario. Mi si rimproverava una morale troppo libera.
(Dalle memorie di Casanova: E questo unicamente perch avevo sedotto quella suora del
convento veneziano di Santa Maria degli Angeli.)
Casanova sogghign facendo l'occhiolino, e devo ammettere che per essere una formica sapeva
sorridere in maniera terribilmente affascinante.
Se  vero che in qualsiasi momento potremmo evadere da qui, chiesi io, perch finora lei
non l'ha fatto? Non avevo un incentivo. Non aveva un incentivo? La regina vuole farla
giustiziare! E allora torner a rinascere come formica. Anche questo  vero, riconobbi, e riflettei
sull'eventualit di attendere, come lui, la mia esecuzione capitale. In quel caso sarei rinata come
formica, ma sarei stata fuori dalla prigione e sarei potuta andare da Lilly.
Rimasi sorpresa che improvvisamente un'esecuzione capitale non mi terrorizzasse pi di un
appuntamento dal dentista.
Quand' che saremo giustiziati? chiesi.
La regina aspetter che sia terminato il suo ciclo di fertilit. E quando sar? Fra un paio di
settimane. Non posso permettermi tutto questo tempo, esclamai.
Allora dobbiamo darci da fare per uscire da questa prigione, disse Casanova, visibilmente
animato dallo spirito dell'avventuriero.
E come? Come ho fatto gi una volta, al mio primo tentativo, per sfuggire agli orribili
Piombi di Venezia, mi spieg. Grazie a un tunnel. Casanova e io cominciammo a scavare un tunnel,
senza sapere dove avrebbe portato. Casanova commentava con parole assolutamente appropriate:
Ovunque  meglio che in una prigione.
Le sacerdotesse, posizionate in alto, all'entrata delle segrete, non ci vedevano. Scavavamo in
quello che per loro era un angolo morto e procedevamo in assoluto silenzio. Sussurrando chiesi a
Casanova quale religione seguissero le sacerdotesse.
Sorrise. Qui la dea  la regina. Nessun altro. Come per gli antichi faraoni. Mentre ancora
riflettevo sul fatto che in quella religione solo la divinit poteva trovare piena soddisfazione, Casanova
esclam: Il terreno si fa pi soffice, fra poco avremo una brec... Cademmo entrambi nel buco. Giusto
in testa alla regina, che si stava appunto sollazzando in un gioco amoroso con un maschio di formica
volante.
The queen non fu particolarmente amused.
Capitolo 17
Tu! grid la regina rivolgendo lo sguardo a Casanova.
Vedo che Vostra Altezza si ricorda di me, sorrise Casanova, ostentando uno sconcertante
atteggiamento di superiorit, considerato che stavamo districando i nostri corpi da quello di una regina
a cui avevamo appena provocato un coitus interruptus.
Tu... tu... tu presto essere morto, balbett la regina, adirata.
E vedo che siete sempre in grado di esprimervi in maniera eccellente, continu Casanova,
sarcastico.
La regina si piant davanti a noi. Era circa sei volte pi grossa delle altre formiche, e faceva
l'effetto di un mostro di un film di fantascienza degli anni Cinquanta, solo che disgraziatamente si
presentava dal vivo e a colori.
Prendeteli! grid alle sue guardie, che si trovavano davanti alla porta della grande camera le
cui pareti erano di sabbia ben levigata, risultato di un lavoro impegnativo e minuzioso. Certamente una
maniera di ostentare agiatezza regale.
Ho un piano formidabile, mi bisbigli Casanova.
E quale? chiesi intimorita.
Scappiamo. In effetti  un piano formidabile, convenni.
Casanova part di corsa, e io lo seguii. Ma non in direzione della porta, perch da l arrivavano
le guardie. Corremmo verso un buco nel terrapieno. Apparentemente la regina lo usava come finestra
panoramica, per guardare dall'alto la citt delle formiche.
Di colpo compresi che Casanova voleva tentare un'altra volta di imboccare in volo il tunnel
della cupola che ci avrebbe permesso di fuggire in superficie. Non male come idea. C'era solo un
piccolissimo problema. Io non posso volare, gridai rivolta al mio compagno, a differenza di lei io
non le ho, quelle stramaledette ali! Ne ho tenuto conto, madame, disse Casanova quando ci
trovammo in prossimit della finestra panoramica. Salitemi sul dorso, le mie ali ci porteranno fuori di
qui. Ma ha un'ala spezzata. Questo rende la nostra fuga semplicemente pi formidabile. Guardai
la metropoli delle formiche e constatai che la discesa era assai ripida. Provai una sensazione di
malessere, all'improvviso avevo paura di morire. Che fossi rinata o no, uno schianto mortale di tale
portata avrebbe fatto un gran male.
Prendeteli! grid la regina, le guardie ci erano ormai addosso.
Mi arrampicai alla velocit del vento sul dorso di Casanova. Lui spieg le ali, url
Attenzione! e salt.
Precipitammo come un sasso. O meglio, per essere pi precisi, come due sassi.
AHHHHHH! strillai in preda al panico.
AHHHHHH! strill Casanova in preda al panico.
E il fatto che anche lui fosse in preda al panico annull anche i miei ultimi brandelli di fiducia
che ne saremmo usciti vivi.
AHHHHHHHHHHHHHHHHHHH! urlai.
AHHHHHHHHHHHHHHHHHHH! url Casanova. E intanto ci avvicinavamo sempre pi a
terra.
Voli! urlai.
Non riesco, mi rispose urlando, aveva una sorta di blocco da panico.
Gli diedi un morso. Con violenza!
Ahia! strill. Allora, si decide a volare? Poche frazioni di secondo e ci saremmo schiantati
su una discarica di cibo. Vedevo gi distintamente lo Smartie su cui ci saremmo sfracellati.
Volo, s, volo! Ma non mordetemi! grid Casanova, finalmente risvegliato dal suo blocco. E
in effetti... prendemmo quota.
Per colpa dell'ala spezzata ruotavamo intorno al nostro stesso asse, e io dovevo sforzarmi in
tutti i modi di tenermi avvinghiata a lui, ma allo stesso tempo prendevamo quota. Arrivederci, Smartie!
Lentamente il volo di Casanova cominci a stabilizzarsi. Sul suo dorso mi sentivo ora pi sicura
e dall'alto vidi la citt delle formiche. In effetti si dice che gli uomini contemplati da grandi altezze
somiglino a formiche. Ebbene, dall'alto le formiche somigliavano agli uomini: esseri viventi come noi,
vitali, irrequieti, solerti, costantemente in movimento. E pensare che Nils, lo stupido bambino
tritanervi, aveva dato loro fuoco con una lente. E io avevo spruzzato loro addosso l'insetticida...
Guardate, madame, la regina, disse Casanova quando ci trovammo di nuovo all'altezza della
finestra panoramica.
Vi far giustiziare! ci grid.
Casanova vol un po' pi vicino alla regina urlante e disse: Cara signora, voi vi agitate
troppo.
Bisognava riconoscerglielo, aveva una bella faccia tosta. Soltanto che mancava di intelligenza.
Perch se anche le sacerdotesse della guardia reale non avevano le ali, aveva dimenticato gli amanti
della regina.
Quelli sapevano tutti volare.
Portatemeli. Ma prima fateli a pezzi! ordin la monarca al suo battaglione cacciatori, con le
mascelle che schiumavano di rabbia. Una dozzina di formiche volanti usc sibilando dalla camera della
regina, dirette verso di noi.
E adesso? gridai.
Ho un piano formidabile, disse Casanova.
Se era formidabile come il precedente, allora avevamo un problema.
E quale? chiesi esitante.
Lo vedrete, madame. Solo, tenetevi stretta! Di nuovo ci precipitammo in volo verso terra, ma
questa volta di proposito. Forse quel pazzo voleva che ci uccidessimo? Con le ventose di cui erano
provviste le mie zampe artigliate mi attaccai al suo dorso corazzato, percepii la forte resistenza
dell'aria, mi afferrai ancora pi saldamente e mi raccomandai a Dio. A quel punto i miei pensieri
rimasero per un attimo sospesi: dovevo davvero pregare Dio? Tutta l'esperienza della reincarnazione
che stavo vivendo era concepita da lui?
Nonostante la folle velocit della nostra caduta, le tonanti formiche alate guadagnavano terreno.
Con un'accelerazione incredibile.
Dev'essere cos quando si lanciano dei missili contro la Terra.
Chiusi gli occhi, certa che il nostro schianto avrebbe creato un cratere gigantesco in cui si
sarebbero potuti rinvenire solo i nostri miseri resti.
A quel punto gli inseguitori stavano per affiancarci, e noi ci trovavamo a poche lunghezze di
formica da terra.
Questo fu esattamente l'attimo in cui Casanova arrest il proprio volo in picchiata con una
frenata.
Arrggh, disse con un gemito, e poco prima di toccare terra gli riusc di portarci in posizione
sospesa. I nostri inseguitori non ebbero pi il tempo di reagire e si schiantarono al suolo, dando vita a
un impressionante paesaggio di crateri.
Madame, ho un'esperienza di volo di centoquindici vi te. Queste formiche ce l'hanno solo di
una. Cos, con malcelato orgoglio, Casanova comment la propria esibizione. Poi riprese lentamente
quota, e sebbene i resti dei nostri inseguitori mi risultassero sempre meno riconoscibili, non riuscii a
distogliere lo sguardo da quei corpi schiacciati dall'urto.
Capitolo 18
LUNGO un tunnel volammo nella volta celeste, verso la libert. Ma non riuscivo a essere
davvero felice. Sorprendentemente, la morte dei nostri inseguitori mi aveva abbattuta. Le formiche
erano diventate per me un pochino come delle persone.
Madame, perch siete cos avvilita? mi chiese Casanova quando atterrammo sul patio
illuminato dal sole della sera, caldo sotto i nostri corpi. Ma io quasi non me ne accorsi.
Guardai verso casa e tentai di concentrarmi sulle questioni essenziali, volte a evitare che Nina
diventasse la nuova mamma di Lilly.
L vive la mia famiglia, dissi.
Casanova tacque per un attimo. Poi mi chiese: Ed  la loro vita che volete condizionare?
Annuii con tristezza, in effetti non avevo la minima idea di come muovermi.
Vi accompagner volentieri, quale che sia il difficile dilemma che dobbiate risolvere, si offr.
Mai abbandonerei una bella donna al suo destino. Da dove le viene la certezza che io sia una bella
donna? Al momento il mio aspetto fisico non rivela molto, gli chiesi.
La bellezza di una donna non  un fatto di esteriorit, bens di carisma. Dovetti sorridere,
nonostante tutto. Quell'uomo sapeva come abbindolare il gentil sesso. Mi ricordava un po' Daniel
Kohn.
A chi state pensando? chiese Casanova.
Come, scusi? Avete sorriso, particolarmente assorta nei vostri pensieri. Come si fa quando
si pensa a qualcuno verso cui ci si sente sentimentalmente attratti. Casanova non solo sapeva che cosa
piaceva alle donne, evidentemente sapeva anche leggere nei loro pensieri. Ma questo non so se in realt
mi andava a genio.
Invece di dargli una risposta sincera e di raccontargli di Daniel, gli dissi: Adesso andiamo.
Attraversammo il patio in direzione della casa. La ragnatela dall'odore di muffa era sempre l,
disabitata. Probabilmente il ragno l'aveva abbandonata.
La porta che conduceva in salotto era aperta, quindi ci arrampicammo all'interno. Nella stanza
non c'era nessuno, la tavola era sparecchiata.
Questa  la vostra dimora? chiese Casanova.
Annuii.
Il gusto degli uomini  molto cambiato con il passare del tempo, disse guardando la lampada
a stelo in acciaio cromato, ed era evidente che non ritenesse quella evoluzione particolarmente positiva.
All'improvviso sentimmo dei passi. Chi poteva essere? Alex? Lilly?
Era Nina. Con i capelli bagnati. In accappatoio.
Respirai a fatica.
Chi  questa graziosa creatura? chiese Casanova. Non risposi, mi limitai a sbuffare.
E meravigliosa, comment lui affascinato.
Io lo guardai in preda alla rabbia.
Negli ultimi secoli mi  capitato di vedere solo poche donne umane, e ancora meno con un
dcollet cos conturbante. In effetti, Nina aveva i lembi aperti quanto bastava per rendere la cosa
interessante per un uomo, ma comunque in modo da obbligarlo a pensare che fosse totalmente casuale.
Aveva gi sedotto Alex, il giorno della mia sepoltura? Senza dubbio! Altrimenti perch si aggirava per
le stanze in accappatoio?
Come un'indemoniata mi diressi verso Nina e le morsicai il mignolo, che profumava del mio
docciaschiuma all'albicocca.
L'azzannai stringendo le mascelle pi che potevo. Tirai e strappai selvaggiamente. E intanto
urlavo: Guaaaahh, Guaaaaahhhhhh!!!! E come ovvio l'effetto fu assolutamente nullo.
Neanche si accorse di me. Semplice, ero troppo piccola. Frustrata, rinunciai.
A quel punto entr nella stanza Alex. Si era tolto l'abito scuro per mettersi jeans e T-shirt, e i
suoi occhi erano ancora pi rossi e pi stanchi.
Come sta Lilly? chiese Nina preoccupata.
Sta giocando con il suo Game Boy, rispose Alex, e si lasci cadere sul divano. Tacque per un
po', poi chiese con tristezza: Ce la far la piccola a farsene una ragione? Certo, ribatt Nina. Era
pi un tentativo disperato di dispensare conforto che vera e propria convinzione.
Alex tacque.
Grazie di permettermi di dormire qui, disse Nina sedendosi vicino a lui sul divano.
Difficile pensare di farti dormire in un albergo, rispose Alex con voce stanca e con lo sguardo
fisso al pavimento. Era meravigliosamente disinteressato al dcollet di Nina, ed io mi vergognai di
essermi figurata che avesse gi combinato qualcosa con lei.
Se hai bisogno di aiuto... posso prendermi ancora qualche giorno di ferie, si offr lei.
Non ha bisogno di aiuto! gridai. Tornatene ad Amburgo e vai a dar da mangiare alle
anguille al mercato del pesce! O qualsiasi altra cosa si faccia l! Alex riflett un attimo, poi disse:
Sarebbe davvero bello se riuscissi a rimanere un pochino. Voglio concentrarmi su Lilly, e se tu potessi
sollevarmi da tutte le questioni burocratiche, ne sarei felice.
Sono brava nel sollevare, rispose Nina.
Anch'io ti sollever subito. E poi stringer la presa! gridai io.
Alex guard Nina con un sorriso premuroso e la ringrazi. E gentile da parte tua. Ma non
dirlo nemmeno, replic lei raggiante.
E fantastica, mormor Casanova.
Che cos' lei? lo strigliai.
Fantastica.  una donna meravigliosa che non lascia un uomo solo con il suo dolore, ripose
Casanova, e guard Nina incantato.
Gli assestai un calcio violento con la zampa posteriore sinistra.
Ahi! grid lui.
E io rimasi delusa di non avergli fatto tanto male da sentire Ahiiiiiiiiii!.
Alex si alz dal divano. Porto la piccola a letto. Okay, disse Nina, intanto io preparo
qualcosa da mangiare. Grazie, rispose lui stanco, e si avvi verso la camera della bambina.
Io strisciai dietro di lui, mentre Casanova, affascinato, continuava a guardarsi Nina.
Capitolo 19
VOGLIAMO prepararci per andare a dormire, adesso? chiese Alex a Lilly, che giocava con il
Game Boy seduta sul suo lettino.
La piccola si strinse nelle spalle. Non era mai stata una gran chiacchierona, ma ora sembrava
aver perso definitivamente la lingua.
Alex tent di dissimulare il proprio disagio e condusse Lilly in bagno.
Decisi di aspettarli in camera e mi guardai intorno: vidi le stelle luminose che avevamo
attaccato al soffitto. Vidi la montagna di giocattoli. Solo il cinque per cento era usato regolarmente. E
vidi una fotografia. Una mia fotografia. Lilly l'aveva fissata con una puntina alla parete sopra il suo
letto. Le mancavo.
In quel momento mi resi conto che, contrariamente a quanto pensavo, le formiche dispongono
di parecchio liquido lacrimale. Ma che questo affiora dagli occhi solo quando il dolore diventa
insopportabile, come il mio in quel frangente. Piansi, come mai prima aveva pianto una formica.
Alex e Lilly rientrarono in camera. Feci uno sforzo per controllarmi.
Lilly non doveva vedermi piangere. Naturalmente non mi avrebbe visto piangere in ogni caso,
ero troppo piccola, ma era una questione di principio.
Alex le rimbocc affettuoso le coperte e le lesse un po' di Pippi Calzelunghe. Ma per quanto gli
episodi con la zia Prysselius fossero divertenti, Lilly non rise neanche una volta.
Dopo tre capitoli, Alex spense la luce e le rimase steso accanto finch non si fu addormentata.
La sua preoccupazione per lei era tangibile.
Quando sent il morbido russare infantile, si alz con estrema cautela.
Si avvi a passi felpati alla porta, si volt ancora una volta a guardarla addormentata, sospir, e
lasci con tristezza la stanza.
Ora ero da sola con la mia piccola.
Mi arrampicai fino al suo viso. Lilly non diede il minimo sussulto, sebbene le mie sei zampette
le facessero di sicuro un po' di solletico.
Dormiva profondamente. Le sussurrai Ti voglio bene e le diedi un minuscolo bacio di
formica sul labbro inferiore.
Poi mi distesi sulla sua guancia. Il respiro ritmico della piccola mi cull, finch anch'io non mi
appisolai.
Quando il mattino successivo mi risvegliai, mi sentivo divinamente bene. Ero riposata, avevo
smaltito gli strapazzi della fuga e finalmente avevo un piano: da quel momento in poi sarei vissuta con
Lilly nella sua camera. Cos facendo avrei potuto sempre parlarle tranquilla prima che si
addormentasse. Anche se non poteva capire quello che le dicevo, forse in quel modo avrei fatto breccia
nel suo inconscio. Quindi avrei potuto proteggerla, nel caso in cui Nina avesse veramente voluto
diventare la sua nuova mamma.
E se mi fosse capitato di morire, sarei rinata sotto forma di formica e mi sarei arrampicata di
nuovo fino in camera sua. S, un piano perfetto per le prossime vite.
Un piano che non dur pi di tre minuti e mezzo.
Capitolo 20
DOPO tre minuti e ventinove secondi mi stavo ancora deliziando all'idea di essere distesa
vicino a Lilly, di poter contemplare il suo viso, di sentire il suo dolce profumo di bambina, quando al
trentesimo secondo Alex entr nella camera, si diresse verso di noi e vide... me!
Non la sua ex moglie, no, ma la formica che gironzolava intorno a sua figlia.
Okay, disse a bassa voce, adesso basta con questi animaletti. Mi tolse dalla guancia di Lilly
con un movimento delle mani abbastanza garbato da non svegliarla ma, per quanto mi riguarda,
sufficiente a indurmi a chiedermi, dopo un contatto assolutamente indelicato con la ruvida carta da
parati, come una formica potesse gestire un colpo di frusta.
Lilly mormor qualcosa, ma si riaddorment subito. Alex le diede un bacino e lasci deciso la
stanza. Molto probabilmente a questo punto avrebbe tentato di sterminare le formiche. Cosa in cui io
non ero riuscita. Appena due giorni prima del mio incontro con la base spaziale, avevo detto ad Alex
che sarei dovuta intervenire in maniera pi radicale. Avevo avuto l'intenzione di prendere il tubo di
gomma del giardino e di spazzare via il formicaio con l'acqua. E mi era chiaro che quella frase, adesso
basta con questi animaletti, significava, tradotta: Vado a prendere il tubo di gomma del giardino!
Deglutii. La citt delle formiche sarebbe stata distrutta da una gigantesca onda di piena. Ma mi
tranquillizzai rapidamente: perch la cosa doveva riguardarmi? Quella citt non era un bel posto. E con
un po' di fortuna anche le formiche, prima o poi, sarebbero entrate tutte nella luce. E se fosse stato
altrimenti?
E se quella fosse stata davvero la fine della loro esistenza? A quel punto la loro morte sarebbe
stata semplicemente insulsa. E crudele. Mi sentivo molto a disagio.
Mi precipitai nel corridoio, passando davanti ai pattini a rotelle di Lilly, e mi diressi in salotto
da Casanova, che aveva trovato qualche briciola del rinfresco e stava mangiando soddisfatto. Lei ha
presente la luce, vero, la luce che appare prima di rinascere? gli chiesi.
S.  il boccone succulento che ti viene sventolato sotto il naso. Lei crede che anche le
formiche vengano invase da quella luce? Non lo so, ribatt lui, ma mi risulta difficile pensare che
creature cos comuni come le formiche producano karma positivo nella propria vita. Ero senza parole.
Karma?
Capitolo 21
NATURALMENTE avevo gi sentito parlare di karma. Alex aveva letto un libro sul buddismo,
quando si era trovato in piena crisi per i suoi studi di biochimica. Io invece, quando dovevo prendere di
petto una crisi, preferivo leggere libri intitolati "Sii buono con te stesso, Sii ancora pi buono con te
stesso e Dimentica gli altri".  molto semplice, disse Casanova. Chi fa del bene produce karma
positivo ed entra nella luce del Nirvana. Chi compie il male prolunga la propria esistenza come noi.
Io non ho fatto niente di male! protestai.
Ne siete certa? Annuii. Non cos certa.
Mai commesso adulterio? incalz Casanova.
Fui costretta a pensare a Daniel Kohn.
O danneggiato altri per il vostro vantaggio? Fui costretta a pensare a Sandra Klling, a cui
avevo tolto il lavoro raccontando ai responsabili della conduzione del programma del suo elevato
consumo di cocaina.
O trascurato persone a voi vicine? Fui costretta a pensare a Lilly.
O potrebbe essere che i vostri subalterni abbiano soffe... Okay, basta cos! dissi
rivolgendomi furiosa a Casanova.
Oppure... Che cos' che non ha capito di preciso del mio 'basta cos'? 'Basta' o 'cos'?
Perdonate, madame, disse Casanova.
Come mai lei non ha mai prodotto karma positivo? gli chiesi.
Ebbene, in primo luogo non  cosa facile, in un formicaio, ribatt lui.
E in secondo luogo? Non  proprio nella mia natura. E sogghign in maniera tanto
affascinante che fui costretta a sorridere anch'io.
Ma voi certamente potete riuscirvi, mi incoraggi.
Riflettei. Ma io non voglio affatto entrare nella luce, replicai. Mi interessa solo evitare che
Nina si occupi della mia famiglia da qui in avanti. Ebbene, disse Casanova con aria saccente e con
un sorriso, prendendola alla larga. Quando morii la penultima volta, mi apparve Buddha... presumo
che voi abbiate gi fatto la conoscenza con questo signore, o sbaglio? Non  esattamente uno dei
miei beniamini, risposi io.
Un sentimento che mi sento di condividere appieno, disse Casanova.
Comunque, in occasione di questo incontro la grassa formica fece un profondo sospiro e mi
disse che io continuavo a non capire i termini della questione, e che a quel punto lui avrebbe dovuto
spiegarmeli. E quindi le ha raccontato del karma? S, e del fatto che con un karma positivo non si
giunge subito nel Nirvana. Ah no? Mi feci attenta.
Prima ci si reincarna in un animale superiore. Animale superiore? Un cane, un gatto, una
pecora... A seconda del karma prodotto. Ero elettrizzata.
Capite che cosa significa questo? Casanova sorrise.
S, se vengo al mondo in forma di cane... ... potrete senza dubbio influire con maggiore
facilit sul mondo degli uomini rispetto a una formica, complet la frase Casanova.
Capitolo 22
AVEVO di nuovo un piano, e questa volta era necessario che durasse pi di tre minuti e mezzo:
dovevo produrre karma positivo! E sapevo anche come.
Avviser le formiche che stanno rischiando un'inondazione, dissi.
In quel momento il terreno sotto di me si mise a tremare. Nell'ingresso Alex si era infilato le
scarpe e ora si avviava con passi energici in giardino. E anche se sarebbe trascorso qualche minuto
prima che trovasse l'attacco del tubo di gomma nel nostro caotico ricovero per gli attrezzi, non
rimaneva pi molto tempo: dovevo allertare le formiche.
Lasciai Casanova e corsi via.
Madame! mi grid lui dietro, preoccupato. Per rinascere dovete per anche morire. Ma io
non gli davo pi ascolto, volevo il karma positivo. Subito. Il fatto di morire mi sembrava secondario.
Sfrecciai davanti ad Alex sulla terrazza, e nel farlo mi voltai per vedere quanto distasse da me.
Fu un errore!
Finii dritta nella ragnatela.
I singoli fili divennero per me come gomene impregnate di colla a presa rapida. Rimasi subito
bloccata, penzoloni, e pi mi sforzavo di liberarmi, pi mi annodavo in una stretta mortale. Fino a
rimanere quasi senz'aria.
Cercai di tranquillizzarmi. Inspirai profondamente ed espirai. Inspirai ancora pi profondamente
ed espirai con la stessa intensit.
Cominciavo a ritrovare la calma. Ero s ancora prigioniera, ma rilassandomi mi arrivava pi
aria. Il panico mi abbandon.
Riflettei su come uscire da quella situazione. Ma ecco che si attiv un segnale di allarme: un
dolore alla testa mi attravers il cranio.
Le zampe volevano fuggire via, ma riuscivano solo a dimenarsi nella ragnatela. I fili mi
annodavano di nuovo, stringendomi, eppure non ero in grado di smettere. Il mio istinto alla fuga era
fuori controllo. Mi agitavo, sobbalzavo e mi annodavo sempre pi saldamente. Girai la testa e
individuai il motivo del mio allarme impazzito: appeso al margine superiore della ragnatela c'era un
ragno!
Era enorme, aveva le zampe pi pelose di un calciatore professionista argentino, e irradiava
sentimenti di compassione decisamente poco marcati. Si mosse verso di me! Con comodo. Come un
teledipendente che nella pausa pubblicitaria si avvia al frigorifero. Ero il suo bocconcino estemporaneo.
Il bocconcino delle nove e mezzo di quella mattina.
Volevo fuggire, ma ero bloccata dalle corde appiccicose. E quindi gridai: Aiuto! Aiuto!
Caspita, non posso sopportare quando il cibo schiamazza in questo modo, brontol il ragno con voce
tanto stridente quanto innervosita.
Vorrei averli io, i tuoi problemi, pensai.
Il fatto che, in caso di morte, mi sarei reincarnata in una formica in quel momento non era una
consolazione. Innanzitutto non avrei potuto avvisare per tempo le mie compagne dell'inondazione
imminente, bruciandomi cos una prima chance di produrre karma. E inoltre ci tenevo ben poco a
essere lentamente divorata da un ragno.
Certo che non sei un granch in carne, trov da ridire.
Ero troppo impaurita per dare ascolto alla lamentela.
Ma per un piccolo snack dovrebbe bastare, aggiunse.
Snack? mi chiesi. Ma come faceva un ragno a conoscere quella parola?
Intanto lui si avvicinava, scendendo con lentezza. Non aveva motivo di affrettarsi.
Va be', fino al momento del brunch mi riempirai comunque lo stomaco. Brunch, pensai,
questo ragno conosce anche brunch? E il mio cervello cominci a girare vorticosamente. Poteva
essere? Perch no, poi? Era una possibilit.
A quel punto il ragno mi era proprio sopra. Bene, mia piccola formica, in circostanze normali
dovrei spruzzarti addosso il veleno, ma a essere sinceri non sono un amante delle sostanze tossiche nei
cibi. Quindi porta pazienza, preferisco mangiarti viva. Sostanze tossiche? Ora la possibilit era una
certezza!
Il ragno apr le sue gigantesche fauci, e io mi precipitai a dire: Anche lei  un essere umano
reincarnato, non  vero? Il ragno richiuse le fauci, indietreggi e, pensieroso, ondeggi con la testa di
qua e di l.
Ho ragione? incalzai. Dopo un attimo il ragno annu con cautela. Il mio allarme sospese la
sua attivit e io, un po' meno tesa, aggiunsi: Anch'io sono rinata. Mi chiamo Kim Lange.
La conduttrice televisiva? S, proprio lei, risposi, sollevata e in qualche modo lusingata che
mi conoscesse. E lei chi ? chiesi.
 stato. Chi  stato? Thorsten Borchert, rispose il ragno.
Scannerizzai la banca dati della mia memoria, ma non c'era alcun file Thorsten Borchert.
Non si sforzi. Non mi conosce, disse il ragno. Io ero un signor Nessuno. Un'affermazione
che non era certo un modello di autostima.
Nessuno  un signor Nessuno, dissi con quel tono gentile da conversazione informale che
avevo imparato a usare per le interviste a ospiti difficili.
Io s, fu la sua replica. Lei era la conduttrice di un talkshow. Io solo un piccolo e grasso
impiegato di un ufficio addetto alle acque reflue. Be', invece anche questa  una professione
interessante, risposi in tono ancor pi cordiale. E che cosa ci sarebbe, esattamente, di interessante?
Be', ehm... tutto. Le acque reflue sono molto interessanti dissi io.
In quel momento notai che anche i ragni erano capaci di uno sguardo del tipo Non c' bisogno
di prendere per il culo. Lo so fare da solo.
Una come lei prima non mi avrebbe rivolto uno sguardo neanche con il didietro, constat
Thorsten Borchert.
No no, invece, dissi zelante, lo avrei fatto persino con la faccia. Anche adesso sta
conversando con me solo perch ho intenzione di mangiarla. Ho intenzione? Dice ho intenzione?
Dovrebbe dire Avevo intenzione. Non mi piaceva affatto l'uso del presente. L'allarme si fece di
nuovo sentire.
Con la massima calma dissi: Voglio sapere tutto di lei. Mi aiuti a slegarmi. Cos possiamo
parlare.
Vuole parlare con uno che a trentatr anni viveva ancora con sua madre? Ehm... s,
gabellai.
Non penso proprio, ribatt lui.
Non ha motivo di non credermi, dissi io, e mi resi conto che la mia voce suonava
assolutamente falsa.
Ho sciupato tutta la mia vita, inizi a piagnucolare Thorsten. Non ho realizzato neanche uno
dei miei sogni. Lo sa che non ho mai ballato nudo sotto la pioggia? No... E difficilmente qualcosa
avrebbe potuto interessarmi di meno.
Avrei tanto voluto ballare nudo sotto la pioggia, sospir Thorsten.
Ha mai ballato nuda sotto la pioggia? No, risposi sincera. Di solito non facevo di tutto per
beccarmi un raffreddore.
Mia madre s. Guardai in direzione del ricovero per gli attrezzi che si trovava in fondo al
giardino e sentii Alex che, imprecando, cercava l'attacco del tubo.
Adesso mi liberi, per favore! Devo salvare il formicaio dall'estinzione! dissi con una certa
insistenza.
Thorsten, il ragno, fu infastidito dall'improvvisa svolta della conversazione, e in rapida sintesi
io dovetti spiegargli quello che stava accadendo.
Degli insetti non me ne importa un bel niente! A me invece s, esclamai io.
Vuole parlare un po' con me oppure no? chiese lui.
No! risposi con scarsa astuzia tattica. Forza, liberami, idiota! Era passato il momento delle
forme di cortesia.
Mamma aveva ragione, tutte le donne sono delle bugiarde. Non mi piacque affatto la piega
che stava prendendo la conversazione.
Il ragno si mosse di nuovo verso di me. Anche quello non mi piacque per niente. E ancora meno
il mio allarme, che mi faceva quasi esplodere il cranio.
E ora che cosa fai? gli chiesi, sforzandomi di non far suonare la mia voce in falsetto.
Ti mangio, rispose lapidario. A quel punto anche lui aveva rinunciato al lei.
COSA?!? gridai.
Ho fame. Ma non puoi mangiare un essere umano! Tu non sei un essere umano. Sei una
formica. Io sono un ragno.
Questa  la nostra nuova vita. Dobbiamo adattarci a questa realt. Tutto il resto sarebbe solo
autoinganno. Questo approccio al fenomeno della rinascita mi risultava assolutamente troppo
pragmatico.
Thorsten si avvicinava sempre pi. E ora, come potevo agire contro quel pazzo? Una rapida
riflessione, e approdai a un'idea disperata: Liberami, oppure ti scoregger in bocca.
Che cosa? chiese Thorsten in maniera non proprio comprensibile.
Aveva le fauci gi spalancate.
Liberami, oppure ti scoregger in bocca. Rimase un attimo pensieroso e poi disse: Ma io
posso lo stesso morderti.
Ma non sarei pi cos gustosa, colpii di rimessa.
Thorsten esit e ribatt: Ma poi sarai morta.
Sar reincarnata, obiettai.
Thorsten tacque, incerto sul da farsi.
E io aggiunsi: E prima di morire ti avr scoreggiato in bocca. E di quel gusto non ti libererai
per giorni.
Thorsten cerc un argomento per controbattere, e purtroppo ne trov uno valido: Potrei
ingoiarti pi velocemente di quanto non ti serva per scoreggiare.
A quel punto cercai io un argomento per controbattere il suo, e anch'io ne trovai uno valido: Io
scoreggio pi rapida del vento.
Thorsten esit. A lungo. Cercava un argomento per controbattere il mio argomento che
controbatteva il suo. Nel frattempo percepivo il suo fiato caldo aleggiare intorno al mio posteriore di
formica. Fui assalita ulteriormente dal panico, pi passavano i secondi pi l'istinto di fuga avrebbe
preso il sopravvento e avrei tentato di scappare. E allora Thorsten mi avrebbe azzannata. Lottai contro
me stessa. Con forza.
Alla fine non potei pi oppormi al mio istinto. Le mie zampe si aprirono per mettersi in
movimento, e questo avrebbe significato la mia rovina. All'ultimo secondo Thorsten sbott: Okay,
okay, okay, hai vinto. E mi liber dalla stretta dei fili dicendo: Non mi piace il cibo che sta l a
discutere.
Mi schiantai a terra. Fece male, ma ero infinitamente sollevata di non aver messo fine a quella
vita facendo da snack per un ragno.
Rivolsi lo sguardo ad Alex che stava uscendo dal ricovero per gli attrezzi. Aveva trovato
l'attacco del tubo. Partii di corsa, ma le zampe erano ancora appiccicose per via dei fili della ragnatela,
e si attaccavano alle piastrelle della terrazza.
Posso esservi di aiuto, madame? chiese Casanova, comparso tutto d'un colpo alle mie spalle.
Prima che potessi rispondergli qualcosa, mi liber rapidamente dai resti di quella sostanza appiccicosa,
usando tutte le sue zampe.
Grazie, dissi intenzionata a ripartire di corsa.
Rimanete, vi prego, replic Casanova.
Dobbiamo avvisare le formiche, risposi dirigendomi in fretta verso l'imbocco del tunnel.
Casanova mi trotterell dietro. Affogherete, madame. E morire per annegamento non  una
bella fine, disse, e le sue parole suonarono come se avesse gi fatto esperienza di una morte simile.
(Dalle memorie di Casanova: I progressi fatti dall'umanit negli ultimi secoli mi furono spesso
fatali. Nella mia centoseiesima vita finii in un bacile di ceramica bianca. La superficie era talmente
liscia che vi scivolai sopra e caddi nell'acqua profonda. Le ultime parole che sentii furono per me di
natura criptica. Una bassa voce di uomo disse: 'Guarda, tesoro, ho montato una cassetta con due
pulsanti per risparmiare l'acqua dello scarico'.)
Ho bisogno di karma positivo! dissi con ardore.
Siete pi coraggiosa che ragionevole, sospir Casanova stando al mio passo.
Detto da uno noto per il suo charme, non  poi cos carino, ribattei con un sorriso tormentato.
Oh no, tutto il contrario, di una donna ammiro la ragione, adoro la sensualit, ma quello che
mi colpisce, che davvero mi colpisce di una donna,  il coraggio. Grazie, replicai, io stessa
improvvisamente sorpresa del mio coraggio. L'azione pi ardimentosa della mia vita era stata mettere
al mondo Lilly.
A pochi passi dall'imbocco del tunnel Casanova mi sbarr la strada.
Non ci provi a fermarmi! proclamai brusca.
Non  quello che voglio fare, disse Casanova. Arrampicatevi sul mio dorso. Lo guardai
stupita.
Forse potr servire anche a me un po' di karma positivo. Pensavo che produrre karma
positivo non si confacesse alla sua natura... Non lo abbiamo ancora prodotto, rispose la formica con
un sorriso affascinante.
Capitolo 23
SFRECCIAMMO a velocit folle dentro il tunnel e ci fermammo poco prima di atterrare sul
fondo. Con tutta l'energia che avevo in corpo urlai: Salvatevi! Fra poco qui sar tutto inondato! Per
un attimo le formiche ci guardarono.
Urlai ancora: Via, correte a salvarvi la vita! Non corsero.
Via! Forza! Si ostinavano a non correre via.
'Forza' significa muovete le vostre maledette chiappe! Mi fissarono di nuovo per un attimo
con sguardo vacuo, poi si rimisero a svolgere le loro mansioni quotidiane. Dato che non ero la loro
comandante e tanto meno la loro regina, i miei avvertimenti non gli facevano un baffo. Era come in
qualsiasi grande impresa: la sana ragione si sfracella di fronte alla gerarchia interna.
Non vi ascoltano, madame, disse Casanova.
Grazie, se non me l'avesse detto non me ne sarei accorta, ribattei mordace, e aggiunsi:
Voliamo dalla regina. La regina  l'unica che pu farsi ascoltare dalle formiche. Solo lei pu dare un
ordine di evacuazione.
Ma noi non siamo esattamente le sue formiche preferite, mi fece ragionare Casanova.
Non m'importa. Voglio karma positivo! replicai.
Voi siete molto ostinata, sospir Casanova volando in su, in direzione delle stanze reali.
Raggiungemmo la finestra panoramica, vigilata da due sacerdotesse della guardia reale, e
rimanemmo sospesi in volo alla loro altezza.
Che cosa volete? chiese una delle due. Non ci riconobbe, evidentemente il giorno prima
eravamo fuggite da altre sacerdotesse.
Vogliamo andare dalla regina.  urgente! pretesi.
La regina non riceve visite senza preavviso. Ma si tratta della vita di tutte le formiche. La
regina non riceve visite senza preavviso. Se non ci dar ascolto immediatamente, moriranno tutte.
La regina non riceve visite senza preavviso. Sai dire anche qualcos'altro oltre a 'La regina non
riceve visite senza preavviso'? chiesi innervosita.
La regina non rie... D'accordo! D'accordo! la interruppi. Ora voliamo fuori da qui? mi
sussurr Casanova all'orecchio.
No, replicai indicando la stanza della regina. Voliamo qui dentro! Se adesso entriamo, le
sacerdotesse ci saranno addosso. Mi limitai a fissarlo con occhi penetranti.
Leggo nel vostro sguardo che non posso farvi cambiare idea, sospir Casanova.
Ha letto bene, gli risposi.
Casanova comp un ampio giro, per prendere sufficiente rincorsa, quindi si lanci sulle
sacerdotesse che lo osservavano stoiche. In realt le loro espressioni si facevano meno stoiche tanto pi
ci avvicinavamo.
A tutta velocit passammo in mezzo alle due guardie, che vennero catapultate di lato dallo
spostamento d'aria. Se per loro fu doloroso, gli and sicuramente meglio che a noi.
Non riesco... grid Casanova, lanciato.
Che cosa non riesce? gli urlai a mia volta.
Non riesco a frenareeeeeeeeeeeee! Ci schiantammo contro la parete della stanza e, storditi,
crollammo sul talamo della regina. Il che gi di per s sarebbe stato un sacrilegio. Ma la coincidenza
che la regina fosse ancora a letto a sonnecchiare rese la faccenda ulteriormente spiacevole. Infatti,
anche se cademmo con una certa morbidezza, the queen fu ancora meno amused rispetto al nostro
primo rovinoso atterraggio sul suo corpo regale.
Casanova fu il primo a ricomporsi. Ho come l'impressione che la regina non sia incline a
porgerci ascolto. Prima che potessi rispondere Neanch'io, la regina drizz il suo mostruoso corpo e
tuon: Questa volta non chiamer le guardie.
No? chiesi io con una debole speranza.
Vi strapper io stessa la testa. Qui e ora! grid. Deglutii, e lei cominci ad avanzare verso di
noi con le sue zampe enormi.
Ascolti, la implorai mentre tentavo di schivarne i colpi, siamo tutti in grave pericolo di
vita! Voi presto non lo sarete pi. Siete morti! disse continuando a menare colpi intorno a s e
trascinandomi a suoi piedi. Nell'angolo.
Con il successivo fendente mi avrebbe presa in pieno.
Fra poco il formicaio sar sommerso da un'onda di piena gigantesca, mi affrettai a dire.
La regina ferm il colpo a met strada. Le sue zampe anteriori si bloccarono a qualche
nanometro dal mio cranio. Un'onda di piena? chiese.
S, un essere umano... Che cos' un essere umano? Perdoni, un grglldd... mi corressi.
Il singolare di grglldd  grgglu, mi grid Casanova.
Mi corressi di nuovo: Perdoni, mia regina, un grgllu vuole inondare di acqua la citt delle
formiche.
La regina abbass le zampe e constat: I grglldd sono capaci di una cosa del genere.
Lei deve dare ordine alle formiche di abbandonare la citt, insistetti.
La regina mi guard, poi mi chiese: Perch dovrei credere a una ridicola, piccola operaia?
Pensa che altrimenti sarei venuta fin qui? La sua ultima intenzione era quella di farmi giustiziare. La
regina annu, questo le risultava lampante. E poi diede l'ordine di evacuazione.
Purtroppo la regina aveva un diverso concetto di evacuazione dal mio.
Prendete i migliori amanti dalle mie stanze. Voleremo via con loro, ordin alle sue due
sacerdotesse, che corsero via. E non rivelate alle altre sacerdotesse che ce ne andiamo per sempre!
grid loro dietro.
Fissai la regina con sguardo irritato. Non vuole che le altre sacerdotesse lo sappiano? I miei
amanti possono trasportare soltanto me e le due guardie, mi spieg, come se fosse la cosa pi normale
del mondo. E in fretta e furia si diresse alla finestra panoramica.
Le altre sacerdotesse dovranno affogare? chiesi inorridita.
S, e allora? rispose lei.
Le sacerdotesse giunsero trafelate, in compagnia di una decina di formiche volanti.
Non vuole tenere un discorso al popolo? In una situazione del genere ogni secondo 
prezioso. E io non posso sprecare tempo! chiar la regina. Poi si rivolse agli amanti: Conduceteci in
superficie.
Le formiche volanti obbedirono. Due di loro si trascinarono dietro una sacerdotessa per uno,
mentre le altre sei sollevarono ansimando la regina.
Ma lei non pu lasciar affogare il suo popolo, esclamai.
Quello che conta  la continuit, ribatt la regina, come ogni buon dittatore in occasione di
una conferenza stampa. Devo salvare me stessa per salvare il popolo. Cos disse, e lasci che gli
amanti la sollevassero in aria.
Rimasi l, scioccata: era questione di attimi e Alex avrebbe inondato la citt, e la regina
abbandonava i suoi sudditi!
Sconcertata mi avvicinai alla finestra: ogni angolo brulicava di piccole truppe. Da qualche parte
c'era sicuramente anche quella di Krttx e Fsss.
Loro avrebbero meritato di continuare a vivere molto di pi della regina.
Dobbiamo avvisare le formiche! dissi a Casanova, senza avere la pi pallida idea di come
indurle ad ascoltarci, questa volta.
Ma a quel punto udimmo gi il tuonare dell'acqua che gorgogliava dentro il tunnel.
Troppo tardi, disse Casanova.
 cos, annuii con tristezza.
Almeno abbiamo salvato qualche formica, prosegu Casanova, magari  sufficiente per
produrre karma positivo. Speriamo, risposi.
Poi fummo travolti dalla piena.
Capitolo 24
Di nuovo ripercorsi mentalmente la mia vita: la fuga dalle stanze della regina, Nina in
accappatoio, Alex disperato, io che mi addormentavo sulla guancia della piccola Lilly...
A quel punto tentai con tutte le forze di fermare la pellicola. Volevo godermi il ricordo di Lilly,
il suo respiro, la sua vicinanza, il momento in cui le avevo dato un minuscolo bacio di formica... tutto
questo volevo assaporarlo per sempre...
Ma il flusso dei ricordi fluiva oltre: seguii con lo sguardo la regina in fuga e percepii l'onda
della piena che si avvicinava. Vidi la massa d'acqua riversarsi sulla citt delle formiche! Sentii le grida!
Vidi la terra della cupola perdere coesione e precipitare su di noi. Notai come l'acqua fangosa mi
trascinava via... poi fu tutto nero...
Per un secondo. Di nuovo vidi la luce. Sempre pi luminosa. Era stupenda. E mi avvolse tutta.
Presumevo che mi avrebbe di nuovo respinta. Tentai con tutte le forze di non abbracciarla. Di
non lasciarmi invadere. Non volevo pi essere delusa.
Ma non avevo chance, era semplicemente troppo soave. Rinunciai a resistere.
L'abbracciai. Mi sentii cos bene. Cos protetta. Cos felice.
Poi venni respinta dalla luce. Ancora una volta.
Mi svegliai, profondamente triste. Con Casanova avevo mentito: era vero che volevo cacciare
via Nina, ma una parte di me anelava con tutta l'anima quella luce. Ed era una parte stramaledettamente
ingombrante.
Il gentiluomo veneziano aveva ragione: era davvero come un maledetto bocconcino succulento
che ti viene sventolato sotto il naso. Sperai di non reincarnarmi pi come formica. Ma non potevo
realmente credere di essere sfuggita a quel destino. In fondo il mio tentativo di salvataggio del
formicaio non era stato un gran successo. Mi era riuscito solo di lasciar vivere una regina che
opprimeva il suo popolo.
Ma se ero di nuovo una formica, perch allora non vedevo nulla?
Perch sentivo solo quattro gambe invece di sei? E perch diavolo qualcuno mi stava leccando?
Piccolina, stai tranquilla. Ti voglio solo pulire, disse una voce gentile.
Volevo chiedere: Dove sono? Chi sei tu? Non sono pi una formica?
Cosa sta succedendo? Dov' quello svitato di Buddha? Ma dalla mia bocca usc solo un lungo
Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiip! Ero stata io? Feci un altro tentativo. Gridai: Buddha! ma si sent solo: Fiiip!
Okay, a quanto pareva questi fip li facevo io.
Ero forse una foca giovane?
Calmati, mi sussurr quella voce affettuosa con tono materno.
Calmarmi, calmarmi. Sono cieca. Non so parlare. Non ho idea del corpo in cui mi ritrovo, e una
lingua non la smette di leccarmi: come diavolo faccio a calmarmi?
Fiiiiiiiip, dissi quindi in preda all'agitazione.
Piccolina, non devi avere paura della vita, mi sussurr la voce gentile.
Non avere paura della vita... Sarebbe stata una bella cosa, ma prima volevo sapere che tipo di
vita era: forse quella d una talpa cieca? Ma non eravamo sotto terra, potevo sentire il calore dei raggi
del sole sul mio corpo. Quindi non ero una talpa. Che cosa, allora? Un agnellino cieco? Un cane cieco?
Un gallo cieco? Va bene, adesso per tocca agli altri, disse la voce, e grazie al cielo tutto quel leccare
si interruppe.
Gli altri? volevo chiedere, ma anche quella volta mi usc solo un fiiiip. A quel punto sentii
un altro fiiiiip, e un altro, e un altro ancora, un altro ancora. Non ero sola.
(Dalle memorie di Casanova: Mi aggiravo sulla Terra come mammifero, e il mio cuore
trabocc di gioia, perch da quel momento la mia vita erotica avrebbe certamente avuto il dovuto
incremento.)
Buoni, buoni. La mamma  qui con voi, disse la voce affettuosa. E gli altri fiiiiiiip si fecero
pi lievi.
La mamma  qui con voi... Che bella frase. Per mi ricord che cosa c'era di realmente brutto.
Al di l dell'essere in cui mi ero reincarnata, non ero con...
Lilly! Guarda come la mamma pulisce i piccoli porcellini d'India, sentii dire ad Alex.
Una frase che diede il via a una valanga di pensieri: Lilly  qui! Alex anche. Alex ha ucciso
quasi tutte le formiche. Questo mi fa infuriare. Anche se non sapeva quello che stava facendo. Lui non
 mai stato una formica. E neanche mai un porcellino d'India. Io ero un porcellino d'India?!? In ogni
caso questo era quello che aveva detto Alex. In effetti aveva regalato a Lilly un porcellino d'India, per
il compleanno. La voce era certamente di quel porcellino d'India. E anche la lingua bagnata. Quindi era
vero che aspettava dei cuccioli. Quindi avevo ragione. E Alex aveva torto. Che idiota. Ma comunque
non ero pi una formica. Evviva!!! Avevo prodotto karma positivo. Due volte evviva!!! Ero un
porcellino d'India.Questo in realt non era un buon motivo per un evviva!!!. Era uno schifo. Come
diavolo potevo cacciare via Nina, se ero un porcellino d'India?
Non  compito tuo cacciare via Nina, disse una voce che riconobbi subito, dal tono da Babbo
Natale. Era Buddha.
E poi in mezzo all'oscurit comparve un grassissimo porcellino d'India che mi sorrise
amichevole. Era di un bianco sfavillante. E quando dico sfavillante, intendo dire proprio sfavillante:
dovetti socchiudere gli occhi per non essere accecata dalla sua luminosit. Come Buddha aveva detto in
occasione del nostro primo incontro, Io appaio nella forma in cui rinasce l'anima dell'uomo.
Con un leggero movimento della zampa il porcellino d'IndiaBuddha dissolse l'oscurit, e al suo
posto comparve un grande prato che scintillava in technicolor. Era infinitamente vasto, e dappertutto
germogliavano i fiori pi meravigliosi, come in un trip da LSD degli anni Sessanta. Era evidente: lo
scenario non era reale. Buddha mi aveva sequestrato e condotto l per potermi parlare indisturbato.
Dev'essere divertente poter creare le proprie realt in questo modo. Se avessi potuto farlo
anch'io, la mia realt sarebbe stata cos: sarei stata di nuovo un essere umano, tradire il proprio marito
con Daniel Kohn non sarebbe sta to socialmente riprovevole, e Nina sarebbe vissuta sul lago Titicaca
affetta da perdita di memoria.
Guardai in basso e vidi che ero un cucciolo di porcellino d'India. Ero ricoperta da una peluria
brunobianca ed ero ancora tutta appiccicosa per il parto.
Perch sono diventata soltanto un porcellino d'India? chiesi, e prima che Buddha potesse
ribattere qualcosa mi misi a pestare con le zampette. Voglio essere un cane! Voglio! Voglio! Voglio!
(Anche solo una settimana prima non avrei ritenuto possibile una frase del genere.)
Per rinascere cane avresti dovuto produrre pi karma positivo. Ho salvato le formiche
sbagliate? chiesi.
No. No? Le hai salvate per la ragione sbagliata. Per la ragione sbagliata? Hai agito
spinta da motivi egoistici. Perch vuoi allontanare Nina. Se avessi fatto lo stesso per pura compassione,
ora saresti.. Un cane? chiesi speranzosa.
O qualcosa di ancora superiore, ribatt lui, mentre intorno a noi il prato LSD lentamente
impallidiva. Ormai vedevo solo il bianco sfavillante di Buddha. Circondato da una fitta oscurit.
Vivi una bella vita, disse il grasso porcellino d'India, e si dissolse nell'aria.
Ehi, non puoi tagliare la corda cos! gridai, ma tanto sapevo che quell'ebete poteva fare quello
che voleva.
E cos ero di nuovo sola al buio, a riflettere sul significato di qualcosa di ancora superiore:
una scimmia o, magari, addirittura, un essere umano?
Ma a che cosa mi sarebbe servito rinascere essere umano? Sarei stata molto pi giovane di
Lilly. Un lattante. Poi, all'improvviso, mi sentii di nuovo invadere dalla speranza. A due anni sarei gi
stata in grado di parlare. Avrei raccontato tutto ad Alex e lo avrei dissuaso dal mettersi con Nina. Forse
lui mi avrebbe persino aspettata, finch non fossi stata adulta, e mi avrebbe di nuovo sposata. Nel qual
caso lui avrebbe avuto cinquant'anni e io diciotto...
Ops, stavo pensando di risposare Alex. Provavo forse ancora dei sentimenti per lui?
C'era per un ma, in tutte quelle fantasie: se gli uomini potevano ricordarsi della loro
rinascita, cos come io ricordavo di essere stata una formica e un porcellino d'India, per il mondo non
avrebbe forse dovuto aggirarsi un numero pazzesco di persone memori delle proprie vite precedenti?
Persone che dicevano: Ehi, io ero Humphrey Bogart e ora sono felice di essere un bel po' pi alto.
Oppure: Sono stata ballerina al Moulin Rouge, ma tutte le mie conoscenze del cancan non mi servono
un granch come membro del consiglio direttivo della Mercedes. Oppure: Io ero John Lennon!
Perch non sfondo in Popstars Ma certo questo valeva unicamente per coloro che si ricordavano delle
proprie vite precedenti, per Shirley MacLaine oppure per i pazzi... o tutte e due le cose insieme.
Tuttavia, che fossi rinata cane o essere umano, certo me la sarei passata meglio che da
porcellino d'India ruminante. Quindi dovevo produrre rapidamente karma positivo!
Posso prendere in braccio uno dei cuccioli? chiese Lilly. Mi trovavo di nuovo nella gabbia. I
raggi del sole non mi riscaldavano pi, probabilmente il cielo si era rannuvolato. Tremavo dal freddo.
Ora la mamma mi leccava gli occhi ancora incollati. La prima cosa di questo mondo che vidi da
porcellino d'India fu quindi una lingua rosa di animale. Ma la seconda fu Lilly! Sembrava che per un
attimo avesse del tutto dimenticato il suo dolore. La presenza di noi cinque porcellini la rendeva felice.
Ti prego, ti prego, dammi quel cucciolo nell'angolo! disse indicandomi. Continua a
fissarmi. Il mio cuore si mise a battere all'impazzata. Volevo essere presa in braccio e coccolata da
Lilly.
Alex apr la porta della gabbia. I miei fratelli gridarono alla rinfusa, presi dal panico:
Fiiiiiiip... Tranquilli, piccoli miei, sussurr la mamma porcellino d'India, i wallalalala non
mangiano i porcellini d'India. (Evidentemente la mamma non era mai stata in Cile.)
Nonostante le parole confortanti, i miei fratelli continuarono con il loro fip fip, mentre io
rimasi calma.
Quello nell'angolo  l'unico a non avere paura, costat Lilly.
Allora prendo quello, disse Alex.
A quel punto il battito del mio cuore aument notevolmente il ritmo, fra un attimo Alex mi
avrebbe tirato fuori e deposto fra le braccia della piccola. Mi sarei potuta raggomitolare vicino a lei,
avrei potuto sentire il suo contatto...
Che cosa state facendo? sentii la voce di Nina.
Lilly vorrebbe prendere in braccio uno dei porcellini d'India. Ma sono appena nati. Non gli
far certo bene, disse Nina.
Non gli far bene? esclamai. Tu non hai idea di co me si senta un porcellino d'India. Tu non
sei mai stata un porcellino d'India. Al massimo una coniglietta! Naturalmente Nina sent un acuto
fiiiiiiiiiiiip! ma in seguito al mio fischio gli altri porcellini fischiarono ancora di pi.
Vedete? Squittiscono tutti impauriti, disse Nina.
Chiusi immediatamente la mia bocca di porcellino, ma non serv pi a niente.
Hai ragione, disse Alex, e si rivolse a Lilly: Aspettiamo che siano un po' pi grandi.
Chiuse la gabbia.
Lilly era di nuovo lontana da me.
Capitolo 25
I GIORNI seguenti fummo nutriti dalla mamma. E devo dire che era maledettamente brava. Ci
viziava dalla mattina alla sera, ci parlava affettuosa e ci puliva con la sua lingua. E per quanto strano
possa suonare, quella vita cominciava a piacermi. Dopo tutta l'agitazione dei giorni passati da formica,
quella era quasi una vacanza. D'accordo, una settimana in un centro benessere con massaggiatori
muscolosi mi sarebbe piaciuta di pi (ed essere leccata da loro mi avrebbe certamente procurato pi
gioia).
Per un po' mi chiesi perch mi piacesse tanto. All'inizio attribuii la cosa al fatto che come
porcellino d'India possedevo un istinto naturale che mi suggeriva la mamma ti vuole tanto bene, ma
poi mi fu chiaro: anche da bambina lo possedevo, quell'istinto, ma disgraziatamente mia madre per la
maggior parte del tempo era troppo occupata con i suoi problemi.
Nel corso degli anni avevo sviluppato una serie di strategie per richiamare la sua attenzione: da
ragazzina avevo tentato di impressionarla con buoni voti a scuola, senza risultato. Da teenager con la
ribellione. E quando avevo costatato che anche questo le importava poco, avevo cercato amore da
qualche altra parte. In Alex non avevo trovato solo un amante, ma anche un amico che mi sosteneva. Al
contrario di me, lui proveniva da una famiglia molto protettiva. I suoi genitori erano felicemente
sposati da oltre vent'anni, all'epoca, amavano i loro figli e guardavano sempre con occhio positivo al
futuro. In breve, mi apparivano come esseri di un film di fantascienza.
Seduta al tavolo da pranzo con loro mi sentivo a mio agio e a disagio allo stesso tempo. A mio
agio per l'atmosfera di armonia che respiravo, a disagio perch pensavo continuamente alle parole di
una vecchia canzoncina: Uno degli oggetti non c'entra.
E l'oggetto estraneo in mezzo a tutte quelle persone dotate di armonia ero io.
Alex, per, mi aveva trasmesso la fiducia che anche noi potessimo creare un ambiente del
genere, e fra una cosa e l'altra io ci avevo anche creduto.
Ma ora la mia famiglia umana, grazie al mio passo falso, era distrutta, e io facevo parte di una
stramaledetta nidiata di porcellini d'India.
Finalmente, dopo dieci giorni, Alex disse a Lilly: Ora puoi prendere in braccio uno dei
porcellini. Mi feci subito strada per arrivare alla porta della gabbia, lottai per passare davanti agli altri
cuccioli con uno di loro, che pareva una palla di marmo, usai un po' pi di vigore ignorando le parole
della mamma che mi esortavano: Non puoi passare in mezzo alle zampe di tuo fratello.
(Dalle memorie di Casanova: Le ore successive, il mio fischiare si fece pi acuto di
un'ottava.)
Diedi un breve fip di risposta, il mio apparato vocale non era ancora del tutto formato per
poter replicare come si deve.
Quale porcellino dovrei prendere? chiese Lilly.
Le rivolsi lo sguardo pi innocente del mondo.
Alex mi tir fuori con cautela dalla gabbia. Le sue mani erano grandi come tutto il mio corpo,
ed era la prima volta da tanto tempo che mi toccava. Notai quanto delicata fosse la sua presa: dolce ma
forte.
Meravigliosa.
Mi chiesi se mi avrebbe toccata in quel modo, se fossi stata un essere umano. Forse sarei
davvero potuta rinascere donna, e lui mi avrebbe davvero aspettata. Avrebbe ancora avuto mani cos
delicate a cinquant'anni? E quando mi accorsi quanta nostalgia provavo a giocare mentalmente con
questi pensieri irreali, capii: per lui provavo ancora dei sentimenti.
Alex mi mise tra le braccia di Lilly e le ramment: Fa' attenzione.
Ti devo mostrare una cosa! mi disse Lilly eccitata. E tu non puoi vederla, aggiunse
temeraria, rivolgendosi ad Alex.
Lui rimase un po' sorpreso, ma lasci fare.
Lilly mi port in un angolo nascosto del giardino. D'un tratto starnut, poi si avvicin il dito alla
bocca, fece un psst! e scav nella terra, finch non apparve... un moretto.
Questo  il mio nascondiglio per i dolci, dichiar Lilly orgogliosa.
Ero stupefatta. Come mamma avevo sempre pensato che la faccenda dei segreti cominciasse
poco prima della pubert.
Vieni, dividiamocelo, mi propose.
Non mi sembrava una buona idea, per due motivi: uno che come cucciolo di porcellino d'India
non potevo digerire una palla di cioccolato ripieno, e secondo che a Lilly sarebbe certamente venuto il
mal di pancia.
Scossi con energia la testa, ma Lilly, tra altri due starnuti, disse solo: Come vuoi. Allora lo
mangio tutto io.
Era la peggiore fra tutte le possibilit. E siccome non volevo che Lilly stesse male, afferrai il
moretto, che sapeva di muffa, e me lo pappai coraggiosamente. Una buona azione, se si tiene conto che
cos avevo risparmiato a Lilly una brutta esperienza. Terribile, se si considera che la sera vomitai
dappertutto nella gabbia.
Dopo che me l'ero mangiato a quattro palmenti, lei mi chiese: Sai che cosa mi succede sempre
all'asilo? Scossi la testa. Lilly la prese come una reazione ovvia. I bambini non si stupiscono se gli
animali rispondono alle loro sollecitazioni. (Invece da adulti ci si chiede spesso: Riesce a capirmi,
l'animale? Ora lo so: gli esseri umani reincarnati in animali ci riescono. E da parte loro pensano come
rispondere a frasi tipo: Cucci, cucci, cucci, chi  il mio cucciolo preferito?)
Gli altri mi fanno arrabbiare. Queste parole di Lilly mi strapparono ai miei pensieri. Gli altri
bambini la facevano arrabbiare? Fui presa dalla furia. Sapevo gi perch non potevo soffrire la maggior
parte dei bambini.
Lukas e Nils mi chiamano sempre Piscialilly e mi picchiano. Furiosa, mi misi a battere le
zampe sul terreno.
Lo fanno gi da settimane, disse Lilly tra le lacrime.
Da settimane? Pensai. Questo significava che quei sudici marmocchi avevano fatto arrabbiare
Lilly quando ero ancora un essere umano.
Perch non mi aveva mai raccontato niente? E, anche peggio, perch non avevo mai notato
niente?
Sentii un grande peso al cuore: evidentemente non sapevo abbastanza della vita della mia
piccola.
La mamma mi ha sempre detto che devo essere sicura di me e sapermi difendere, continu
Lilly grattandosi il braccio, ma io non ci riesco. Dio mio. Non me lo aveva raccontato perch io le
avevo sempre detto che doveva essere sicura di s, se aveva un problema all'asilo. Avevo confidato nel
fatto che lei si imponesse da sola e cos facendo avevo trattato quella creaturina come un'adulta. Ma
aveva solo cinque anni.
Avrei dovuto starle vicina e dare una lavata di capo a quegli ebeti di bambini. Magari nei
gabinetti dell'asilo.
E ora non potevo fare niente per aiutare la mia piccola a risolvere le sue difficolt.
Lilly mi guard triste. Confusa, poggiai la mia zampetta sulla sua mano e l'accarezzai. La
piccola si gratt sul collo.
Durante la notte continuai a lottare contro i sensi di colpa nei confronti di mia figlia e contro i
crampi alla pancia. Mentre lo stomaco mi impediva di dormire, dalla nostra gabbia vedevo Nina e Alex
che cucinavano insieme. Lo facevano ogni sera, e poi si sedevano davanti al camino, che nei giorni
freddi di primavera Alex accendeva volentieri.
In queste occasioni Nina gli accennava sempre un sorriso, ma con mia soddisfazione finora lui
non le aveva dato corda. Finora. Quella sera Alex parlava e Nina aveva assunto la sua migliore aria di
ascoltatrice.
Molto probabilmente, in realt, stava meditando su quando non sarebbe stato pi irrispettoso
sedurre mio marito.
E poi Nina fece un'osservazione.
Quello che disse non potei sentirlo, ma Alex sorrise. Il che non mi piacque affatto. Nina
prosegu a parlare e io cercai di leggerle le labbra.
Frblmpf, lessi.
Aaa, daaaffne, proli, lessi nella risposta sorridente di Alex.
Dovevo concentrarmi meglio.
Dalle labbra di Nina lessi: Ginecologi ballano sorbetto.
Alex ribatt: E urologi tortelloni.
Dovevo concentrarmi molto di pi.
Nina disse: Amo il tuo macinino.
Disse questo, oppure: Amo il tuo pisellino.
Il mio pisellino  anche Dolby Digital. Argghhh! Gettai un grido. Quella stramaledetta
situazione di dover stare l a leggere le labbra mi faceva diventare pazza.
Sst, disse la mia mamma porcellino d'India, gli altri dormono. Nonostante i suoi modi
affettuosi intuivo che per lei stavo lentamente diventando la figlia problematica.
Non le diedi ascolto, volevo riprendere a leggere le labbra, ma non fu pi necessario. Nina
aveva detto qualcosa, e Alex rideva. Forte. Di gusto!
Io ero morta! Non poteva ridere. Doveva piangere in continuazione!
Tutta la notte! Tutto il giorno! Fino a essere costretto ad andare da un medico per farsi di nuovo
riempire le ghiandole lacrimali!
Ma Alex rideva ancora. Non ci pensava affatto a farsi riempire le ghiandole lacrimali.
Questo mi fece infuriare cos tanto che ebbi bisogno di una valvola di sfogo: colpii Palla di
marmo. Non mi importava che stesse dormendo.
Ma lui borbott e continu a ronfare.
La mamma porcellino d'India tent di istruirmi: Devi essere pi gentile con gli altri. Siete tutti
fratelli, prima o poi anche tu dovrai volergli bene.
Come no! Il giorno in cui vorr bene a queste cavie sar il giorno in cui il Papa festeggia
Hanukk.
Tornai a guardare Alex. Si stava asciugando le lacrime, da quanto aveva riso! Poi guardando
Nina disse: Grazie (qui la lettura delle labbra fu inequivocabile), si accomiat con un Vado a lavare
il mio pisellino (qui la lettura delle labbra non fu inequivocabile), e si diresse in camera, mentre Nina
lo seguiva con gli occhi e con un'espressione del viso che diceva: Ci saranno altre occasioni per noi
(di nuovo molto chiaro nella sua lettura).
La fissai rabbiosa: in quel momento le mie fantasie si sarebbero potute adattare per lo schermo
con il titolo L'attacco del porcellino d'India killer.
La wallalalala  un essere buono, disse la mamma porcellino strappandomi alle mie fantasie
da film dell'orrore. Al maschio  morta da poco la femmina. E ora lei si occupa di lui con affetto.
Un essere buono, puh! fischiai sarcastica, come solo un porcellino d'India sa fare, e in effetti il
risultato non fu troppo sarcastico.
Poi rivolsi di nuovo lo sguardo a Nina e ragionai su come ci si poteva sbarazzare di lei. Ma al di
l del piano poco sensato di raccogliere in me tutta la rabbia, per poi mordere Nina, non mi venne in
mente nulla.
Invece fu Nina a trovare un modo per togliere me dalla circolazione.
* * *
Credi davvero? chiese Alex, quando il giorno seguente si trov con Nina davanti alla nostra
gabbia.
Ne sono sicura, conferm lei, e io mi resi conto che non si trattava pi di pisellini Dolby
Digital.
Spezzeremo il cuore a Lilly, se daremo via i porcellini d'India, ribatt lui.
Dare via? Volevano darci via?
 la cosa migliore per la piccola, disse lei, e Alex annu.
La cosa migliore? fischiai. Come ti viene in mente che sia la cosa migliore? La cosa
migliore  che ti piazzi sull'autostrada all'ora di punta. Ha gi il viso gonfio, disse Nina, di sicuro 
allergica al pelo. Oh no, non ci avevo pensato! Per tutto il tempo Lilly non aveva fatto altro che
starnutire e grattarsi, e questo non dipendeva da un raffreddore o da un'eruzione cutanea, ma da me. E,
quel che era peggio, Nina la metteva come se a spingerla fosse unicamente la preoccupazione per la
piccola. E questo significava che stava puntando ad Alex.
Espressi la mia protesta con un fischio sonoro.
La mamma dobbiamo tenerla.  troppo grande. Ma gli altri porcellini me li posso portare al
lavoro, disse Alex.
Smisi di fischiare. Alex aveva un lavoro?
A quel punto mi torn in mente: poco prima della mia morte mi aveva raccontato che il suo
amico Bodo gli aveva offerto un lavoro all'universit. Come collaboratore scientifico.
In un laboratorio in cui si facevano esperimenti sugli animali.
Fischiai in preda a una furia omicida!
Capitolo 26
IL mattino successivo mi ritrovai con i miei fratelli in una piccola gabbia di fil di ferro collocata
in una stanza spoglia e priva di finestre, sopra un tavolo di legno, giusto accanto a un computer che
aveva visto i suoi tempi migliori alla fine degli anni Novanta. Respiravamo aria condizionata. Quello
era il nuovo ufficio di Alex, situato alla periferia della citt, in un complesso convertito a deposito e ora
destinato alla ricerca. Un luogo triste, che avrebbe indotto al suicidio qualsiasi specialista del feng shui.
E anch'io non mi sentivo tanto bene.
Perch Alex aveva accettato quel posto? Gli esperimenti sugli animali anche per uno scopo
nobile ad Alex non andavano a genio. E io gli avevo lasciato abbastanza denaro e...
Caspita, maledizione, no che non glielo avevo lasciato! Avevo investito tutti i miei soldi nella
villa, avevo fatto male i conti con le spese di ristrutturazione. E un'assicurazione sulla vita non l'avevo
stipulata. Per venire a capo delle ipoteche e del sostentamento quotidiano Alex doveva lavorare.
Che razza di egocentrici siamo noi defunti! Avevo passato il mio tempo a ragionare su quanto
misera fosse la vita dopo la morte, ma la vita prima della morte era, per coloro che rimanevano, quasi
ugualmente difficile.
I rimorsi di coscienza furono tali che sentii il bisogno di sfogarmi, per questo colpii Palla di
marmo.
E smettila una buona volta, cretino! brontol lui.
Rimasi stupita. Non solo perch il porcellino d'India nero con la macchia bianca sull'occhio
aveva sviluppato il suo apparato vocale, ma anche per la sua maniera di esprimersi. Provai a fare un test
del mio, di apparato: LI... Le corde vocali erano ancora un po' arrugginite, tuttavia mi sforzai di far
uscire le parole. Lei  Casanova? Gli occhi del raggomitolato brillarono. Madame Kim? S
risposi, rallegrata dal suo sguardo luminoso in quella circostanza infausta.
 meraviglioso, non siamo pi delle formiche! esult Casanova, e si strinse cos forte a me da
farmi desiderare una tenda a ossigeno. La storia del karma positivo  valsa la pena, prosegu con le
sue chiacchiere. Non so dirvi quanto sia estasiato all'idea di essere di nuovo un mammifero! E sapete,
madame, che cosa mi rallegra di pi per il futuro? No, veramente no. I piaceri della carne. I
piaceri della carne? chiesi con irritazione.
Da formica, l'atto d'amore con la regina era per me un orrore infernale, dichiar Casanova,
ma ora sono un porcellino d'India maschio. E, perdonatemi l'espressione triviale, i porcellini d'India si
accop... ... non voglio sentire il resto, dissi brusca, neanche fossi una delle potenziali partner.
Inoltre c'erano problemi pi urgenti della libido di Casanova.
Siamo in un laboratorio dove si eseguono esperimenti sugli animali! gli spiegai.
Che cosa vuol dire? chiese una voce flebile dietro di noi.
Ci voltammo e guardammo i volti impauriti dei nostri tre fratelli. Ora anche le loro corde vocali
erano formate.
Neanch'io lo saprei spiegare, rispose Casanova al porcellino bruno, quello dallo sguardo
scettico, che aveva posto la domanda. E che cos' un 'atto d'amore'? chiese un secondo porcellino,
dolce e femminile, quasi completamente bianco.
Questo invece ve lo so spiegare con precisione, mademoiselle, attacc Casanova pieno di
slancio.
Che cosa significa 'mademoiselle'? intervenne il terzo porcellino, bruno rossastro e
decisamente grasso.
Una donna non sposata la si definisce... incominci Casanova.
Che cosa significa 'sposata'? lo interruppe il porcellino femmina.
Persone che... disse Casanova.
Che cosa sono le per... Mon dieu, per potreste lasciarmi terminare il discorso! disse
irritato Casanova, e i porcellini chiusero intimiditi la bocca.
A quel punto il gentiluomo veneziano tent coraggiosamente di presentare in tutte le sue
sfaccettature il tema amore, ma invano. I suoi uditori erano in effetti solo dei bambini.
Aspettiamo che siate un po' pi grandi per parlare di questi argomenti, dissi io mettendo fine
alla conversazione, e i piccoli annuirono concordi. Le delucidazioni un po' troppo dettagliate di
Casanova riguardo all'atto sessuale li avevano confusi.
Ma comunque che cosa significa 'esperimenti sugli animali'? insistette il porcellino scettico,
che intuiva la presenza incombente del pericolo.
Debuttai in questo modo: I wallalalala fanno con noi delle cose spiacevoli e... Ma questo fu
sufficiente a diffondere il panico.
Mamma! gridarono i piccoli. Vogliamo andare dalla mamma! Decisi di interrompere la
spiegazione.
Che tipo di cose? voleva sapere per Casanova. Prima che potessi rispondere, Alex entr
nell'ufficio. Di sicuro ci veniva a prendere per i suoi esperimenti.
Cominciai a urlare come impazzita: Sono io, tua moglie! Tirami subito fuori di qua! Non
voglio venire attaccata a un qualche elettrodo per ritrovarmi alla fine a non essere pi in grado di
balbettare niente se non 'bailabailalabamba'! Gli altri porcellini escluso l'avveduto Casanova mi
accompagnarono schiamazzando, presi dal panico, sebbene non sapessero n che cosa fossero gli
elettrodi n che cosa fosse La Bamba.
Ma Alex, con voce rassicurante, disse: Non dovete agitarvi. Facciamo solo qualche
esperimento di etologia.
Etologia? Non agitarci? Questo mi suonava decisamente meglio. Anche se non ancora bene. O,
per essere pi precisi, la situazione continuava a sembrarmi abbastanza schifosa. Ma decisamente
meglio degli elettrodi.
In quel momento entr nella stanza Bodo, l'ex compagno di studi di Alex. Era un
trentacinquenne ancora single. E questo non dipendeva solo dalla sua statura piccola e dal suo
atteggiamento ambiguo.
Dipendeva anche dal fatto che esistono frasi migliori per esordire con una donna rispetto a Mi
guadagno da vivere facendo esperimenti sugli animali.
Lui e Alex probabilmente non si sarebbero mai conosciuti se, durante gli anni universitari, il
loro professore non li avesse fatti lavorare insieme a un progetto di ricerca. E siccome Alex per
principio vedeva sempre gli aspetti positivi delle persone, da quel momento gli aveva serbato fedelt.
Bodo non  poi cos meschino come pensi tu, soleva dirmi.
Benvenuto al tuo nuovo lavoro, disse Bodo ridendo.
Alex annu senza una parola. Si sentiva visibilmente a disagio per aver dovuto accettare quel
posto. E io mi senti vo ancora peggio. Da un lato perch ero corresponsabile di quella scelta e dall'altro
perch ora divenivo l'oggetto della sua attivit professionale.
Il professore vuole gli esiti dell'esperimento nel labirinto gi per domani. Ma perch proprio
questo? Si tratta di un test standard superato. A parte il professore, non lo fa pi nessuno. L'etologia
 ormai il suo pallino. Devo davvero cominciarlo oggi? chiese Alex.
 un problema? Devo andare all'asilo a prendere mia figlia. Non pu occuparsene
qualcun altro? Non credo che il professore sarebbe molto felice di vederti tagliare la corda in anticipo.
S... qualcuno ci sarebbe, rispose Alex con un po' di esitazione, e io non potei crederci: voleva
mandare Nina a prendere Lilly?!?
Questo  l'atteggiamento giusto.  cos che potrai superare il periodo di prova, disse Bodo, e
usc dalla stanza.
Alex sospir, ci guard e ordin: E allora via nel labirinto.
Capitolo 27
ALEX ci port in un grande laboratorio illuminato da un neon, sul cui pavimento era montato
un gigantesco labirinto a specchi. Poi assegn a ognuno di noi porcellini un numero. Dall'uno al cinque.
Io divenni Numero Quattro. In passato Alex aveva usato ben altri vezzeggiativi con me. Avevo i nervi
a fior di pelle. Gli altri miei fratelli fischia vano impauriti, mentre Casanova mi chiese: Che intenzioni
ha il vostro consorte? Se abbiamo fortuna dobbiamo semplicemente muoverci all'interno di un
labirinto. E mentre parlavo mi attorcigliavo nervosamente i peli della faccia con la zampetta.
Alex disse con dolcezza: Niente paura, piccolini.  solo un esperimento innocente.
Come avrei voluto credergli.
Ci depose tutti al centro del labirinto. C'era odore di disinfettante, evidentemente veniva pulito
con regolarit. Appena messi in posizione, i miei fratellini corsero via irrequieti. Casanova disse: In
un attimo saremo fuori, e anche lui part come un fulmine.
Io invece mi sedetti e decisi di fare sciopero: che fossero gli altri a faticare. Io avrei aspettato
finch Alex non si fosse reso conto dell'idiozia e non mi avesse tirata fuori dal labirinto. Che cosa
avrebbe potuto fare?
In quel momento sentii sotto i piedi una scossa innocua, anche se energica.
Questo poteva fare!
Ahi, merda, sei matto?!? gridai rivolta ad Alex.
Mi dispiace, piccolo, gli sentii dire. La voce era incerta. Non gli piaceva quello che stava
facendo. E a me decisamente molto meno!
All'inizio, per lo stupore, rimasi ferma immobile. E subito sentii la seconda scossa. Un po' pi
vigorosa.
Le tue azioni sono per me un motivo eclatante per chiedere il divorzio, gli urlai, e corsi via.
Dopo circa quindici secondi battei con la mia zucca di porcellino d'India contro la prima parete
a specchio. Cercai di calmarmi. In qualche modo sarei pur dovuta uscire da l. Non ero una semplice
cavia.
Ero un essere umano reincarnato in una cavia! Quindi di molto superiore ai normali animali da
laboratorio! Sarebbe stato da ridere se non mi fossi trovata fuori nel giro di un minuto!
Due ore dopo ero ancora l dentro. E non ridevo.
Avevo le zampe stanche, la testa mi doleva. Ero finita innumerevoli volte contro lo specchio.
Ma ogni volta che volevo rinunciare e mi fermavo un po' troppo a lungo, Alex mi inviava una scossa.
Insopportabile, il vostro consorte, disse Casanova che mi stava di fronte, bloccato in un
vicolo cieco. (O era solo un'immagine riflessa e io sentivo giungere la sua voce da qualche altro punto
del labirinto?)
Sono d'accordo! risposi.
Quello che Alex stava facendo con me conferiva al problema matrimonio una dimensione del
tutto nuova. Il fatto che fosse colpa mia che lui si trovasse seduto davanti al regolatore elettrico mi era
mediamente indifferente. Mi ero lasciata alle spalle i rimorsi di coscienza nei suoi confronti circa
dodici scosse prima. E me ne arriv di nuovo un'altra.
Okay, adesso basta. Io divorzio! A quel punto Alex si chin sopra il labirinto. Il suo volto
scosso dai sensi di colpa, ingigantito dal mio angolo di visuale, pareva chiedersi meravigliato
cos'avesse da strillare il piccolo porcellino a macchie bianche e brune al suo cospetto. Che stesse
facendo domanda di divorzio, di certo non lo immaginava.
Per un'altra mezz'ora sfrecciai avanti e indietro infiacchita e con lo stomaco indolenzito. Era
ormai parecchio tempo che non mangiavo niente, e sognavo di uscire dal labirinto e di nutrirmi di
qualcosa. Ed ecco che svoltai un an golo e vidi due scodelle per il mangime. Una piena di erba, l'altra
di mortadella.
Come porcellino d'India l'erba aveva per me un profumo delizioso, mentre la mortadella mi
rivoltava lo stomaco. In realt prima, quando ero un essere umano, ero tutto fuorch vegetariana, come
si poteva vedere dai miei fianchi, la cui crescita quanto a biomassa era impressionante. Ma ora era tutto
diverso: il solo pensiero delle enormi quantit di carne mangiate in passato mi faceva rabbrividire.
Prima di tutto perch adesso mi chiedevo se per caso mi fossi divorata uomini reincarnati: il maiale in
agrodolce era forse un cinese? Il currywurst era forse la mia defunta zia Kerstin? E se quella mortadella
fosse stata Willy Brandt?
Questa faccenda della reincarnazione sollevava questioni sempre pi spiacevoli. Cercai di non
pensare n alla zia Kerstin n a Brandt, n a cinesi marinati in salsa agrodolce. Invece osservai bene le
due scodelle: che cosa aveva indotto Alex, responsabile del test, a pensare stupidamente che un
porcellino d'India avrebbe scelto la mortadella?
Mi avvicinai alla ciotola con l'erba e ricevetti di nuovo una scossa.
Ahi! urlai. Ora mi era chiaro che cosa lo avesse indotto: solo mangiando la mortadella la
scossa non sarebbe arrivata.
Ti odio! gli gridai contro. Avrei dovuto tradirti con Daniel Kohn gi molto prima! Alex
aspettava di vedere se sarei andata a mangiare la mortadella. Tutto ci era un'assoluta...
Sadica idiozia! complet il mio pensiero Alex.
Ero sorpresa.
Mi dispiace, cuccioli. Adesso vi tiro fuori, disse, tutta questa situazione  uno stupido
errore. Mi licenzio! Gi alla fine del primo giorno? chiese Bodo, che evidentemente era entrato
nella stanza in quel momento.?  semplice, queste cose io non le posso fare, spieg Alex.
Ma  solo ricerca etologica con delle piccole scosse. Che cosa pensi che faccia io, con quelle
bestie di l, per lo studio sul diabete? Lo so quello che fai, disse Alex.
Ed  per un buon fine, ribatt lui.
Pu essere. Ma io non sono il tipo da fare esperimenti sugli animali. Pensavo che tua moglie
non ti avesse lasciato grana, lo incalz Bodo, con un tono che aveva qualcosa di ripugnante.
Preferisco trasferirmi in un casermone popolare piuttosto che continuare qui! ribatt Alex
acido. La sua voce aveva ritrovato fermezza. E lui aveva ritrovato il suo coraggio e il suo vigore. Non
cambio idea. Mi licenzio! Il mio cuore sussult dalla gioia.
E i porcellini d'India li porto via con me. Il mio cuore non solo sussult, ma salt sul
trampolino.
Scordatelo. Ne ho urgente bisogno di l per gli esperimenti sul diabete. Per questo sono
tornato qui, disse Bodo.
Qualcuno mi tolse il trampolino da sotto il cuore.
Uno dei gruppi da testare oggi ha tirato le cuoia per uno stupido errore. Se tu non me li lasci
perdiamo una giornata decisiva. Alex rimase un attimo assorto. Va bene, allora prendili! rispose poi
di cattivo umore.
E il mio cuore si schiant sul pavimento con un ciac, vicino al trampolino che mi era stato
tolto da sotto.
Alex usc dal laboratorio senza salutare Bodo che, andandosene a sua volta, ci disse: Torno a
prendervi.
Il comportamento di Alex lo si poteva comprendere: per lui eravamo solo porcellini d'India. E
lo studio riguardava persone malate. Come gi detto, lo si poteva comprendere. Ma non era detto che lo
si dovesse comprendere. E io non lo feci. Ero semplicemente arrabbiata a morte con lui. Mi aveva
tormentata e poi abbandonata tra le grinfie di un sadico. E permetteva anche che Nina andasse a
prendere Lilly all'asilo.
E pensare che poche ore prima avevo fantasticato sull'eventualit che Alex e io potessimo
metterci di nuovo insieme...
Ero cos in collera con lui che perdetti le staffe e con tutto il peso del mio corpo di porcellino mi
lanciai pi volte contro la mia immagine riflessa. Finch lo specchio non si ruppe. E dietro c'era
Casanova.
Che chiese interessato: Che cosa significa 'ricerca sul diabete'? Che con noi eseguono degli
esperimenti con l'intento di aiutare le persone malate, gli spiegai rassettandomi con maggiore frenesia
i peli della faccia.
 meraviglioso, disse Casanova.
Lo guardai esterrefatta.
Allora, esult ancora, qui s che produciamo karma positivo!
Capitolo 28
CASANOVA era di ottimo umore. Sfido io, lui al contrario di me non aveva mai condotto una
trasmissione sugli esperimenti con gli animali.
Io invece sapevo bene che rispetto a una serie di test per la ricerca sul diabete una permanenza a
Guantanamo era una vacanza al Club Med.
Cos tremavo dalla paura mentre Casanova si prefigurava addirittura il Nirvana.
Naturalmente la prospettiva di produrre karma positivo attirava anche me, ma farsi iniettare per
giorni, o forse per settimane, insulina o altri preparati... Avrei avuto la febbre, disturbi del ritmo
cardiaco, per cadere infine in uno stato di delirio.
Certo, avrei aiutato delle persone malate. Ma volevo veramente lasciarmi tormentare a morte
per delle persone che nella loro vita si erano nutrite di troppi dolci?
E qual era l'alternativa? Fuggire? Un porcellino d'India che fugge?
Ci sono mille specie di animali che avrebbero maggiori chance di scampare a una situazione del
genere. Non ero neanche riuscita a uscire da quello stupido labirinto!
Mentre aspettavamo Bodo, soppesai i pro e i contro di una potenziale fuga, per quanto
improbabile potesse essere.
Pro: non sarei stata tormentata a morte.
Contro: non avrei prodotto karma positivo.
Pro: non sarei stata tormentata a morte.
Contro: forse avrei persino prodotto karma negativo.
Pro: non sarei stata tormentata a morte.
Contro: con karma negativo c'era la possibilit di rinascere formica.
Pro: nessuno di questi idioti argomenti pro karma poteva compensare il non sarei stata
tormentata a morte.
A quel punto la faccenda era chiara: avrei tentato la fuga. Che i diabetici si mettessero in prima
persona a servizio della scienza!
Ma prima che potessi anche solo pensare a un piano, Bodo entr nella stanza.
Bene, miei cari, la vostra sequenza di esperimenti  pronta, disse soddisfatto. E io dentro di
me pensai che non era sempre positivo che gli uomini amassero il loro lavoro.
Bodo tir fuori dal labirinto un porcellino dopo l'altro e li mise tutti in una gabbia che aveva
appoggiato vicino a s sul pavimento. Io fui l'ultima a essere presa: le sue dita puzzavano talmente
tanto di sigaretta che gli si sarebbe dovuto suggerire di dedicarsi alla ricerca sul cancro ai polmoni,
piuttosto.
Sembrava che Bodo avesse tutte le intenzioni di infilare anche me nella gabbia in cui si
trovavano tre dei miei fratelli con lo sguardo disorientato e Casanova con un sorriso colmo di
aspettativa. Era evidente che non appena lui avesse chiuso dietro di me il paletto della gabbia non avrei
pi avuto possibilit di fuga. E quindi lo morsi, con tutta l'energia che avevo, su quelle dita puzzolenti
di nicotina.
Lui lanci un grido e mi lasci cadere sul pavimento. Io andai a sbattere sulle piastrelle fredde
e, nonostante il dolore incredibile, sfrecciai via pi rapidamente possibile, tanto quanto mi
consentivano i miei minuscoli piedi.
Madame, che cosa state facendo? mi grid dietro Casanova.
Dobbiamo tagliare la corda! E il karma positivo, allora? Non me ne frega niente del
karma positivo! urlai, e corsi via per salvarmi la vita.
Capitolo 29
BODO si stava ancora succhiando il pollice che io gi volavo verso la porta del laboratorio
rimasta aperta. Mi voltai per un attimo e vidi che, nella gabbia, i miei fratelli riflettevano sul da farsi. In
particolare Casanova.
Bodo si chin per chiudere la gabbia: Va bene lo stesso, anche se devo lasciar fuggire uno di
voi.
Ma a quel punto anche Casanova gli morse un dito.
(Dalle memorie di Casanova: Vidi negli occhi di madame Kim l'immenso timore che provava
nei confronti degli esperimenti e fra me e me pensai: Sono reduce da cos tante vite senza karma
positivo. Di sicuro ce la far anche con un'altra.)
AHHH, ma che razza di bestie schifose siete! imprec Bodo ad alta voce, mentre Casanova
incitava i fratelli gridando: Via! Poi saltell fuori dalla gabbia, e gli altri lo imitarono. I porcellini
d'India possiedono un istinto gregario, come noi uomini.
Cos cinque piccoli roditori sfrecciarono attraverso la porta del laboratorio.
E io sentii la voce di Bodo che urlava: Adesso vi prendo! Corremmo via passando per un
lungo corridoio vuoto e bianco.
Cercavo come impazzita una tromba delle scale. Bodo, dopo essersi messo in tasca un mazzo di
chiavi, aveva preso a correrci dietro gridando: Se non vi fermate eseguo gli esperimenti senza
anestesia.
Non m'interessa che cosa c' scritto nelle prescrizioni! Arrivammo in fondo al corridoio, dove
solo una porta era aperta. Dato che Bodo gi ansimava dietro di noi, non c'era alternativa.
Qui dentro! strillai agli altri.
Sfrecciammo oltre la soglia.
Nel bel mezzo di un incubo.
Nella stanza c'era una gabbia con quattro scimmie: avevano cerotti, fasciature e in parte erano
rasate. Quella vista mi fece talmente infuriare che sperai con tutto il cuore che Bodo e i suoi colleghi un
giorno rinascessero non come batteri intestinali, bens come animali destinati alla ricerca.
Eccovi qua! esult Bodo dalla soglia.
Le scimmie lo videro e si rintanarono impaurite in un angolo della gabbia, escluso un orango
dall'aria orgogliosa che sulla testa aveva una piastra di metallo.
Possiamo passargli davanti, disse Casanova. Non  in grado di afferrarci tutti. Ma
qualcuno s, replicai pensando che non avevo affatto voglia di essere io, guarda caso, quella
acchiappata.
Volsi lo sguardo intorno e vidi che la gabbia delle scimmie era chiusa.
Ma mi ricordai anche del mazzo di chiavi nella tasca di Bodo. Gridai alle scimmie: Qualcuno
di voi sa aprire la gabbia con la chiave? L'orango rispose: L'ho visto fare abbastanza spesso. La
voce suonava decisa, apparentemente non erano ancora riusciti a danneggiare la sua volont, e io mi
chiesi se non fosse un essere umano reincarnato. E in quel caso: che cosa aveva combinato nella sua
precedente vita?
Abbiamo bisogno della chiave, dissi a Casanova.
E come facciamo a prenderla? Quando si china verso di noi, lei lo morda dove fa
particolarmente male. Madame, io non ho tutto questo interesse a tuffarmi in grembo a un uomo.
E quanto grande  il suo interesse a essere torturato a morte? Touch! annu Casanova.
Adesso la vostra vita  in pericolo! minacci Bodo, e si chin su di noi.
Casanova si infil svelto sotto il risvolto dei calzoni.
Che cosa fai, bestia schifosa? La stoffa si agitava. Evidentemente il gentiluomo veneziano si
stava arrampicando sui peli della gamba, finch...
AHIIIIIIIIII, grid Bodo, e cadde a terra.
(Dalle memorie di Casanova: Anche per me si tratt di un'esperienza di cui avrei fatto
volentieri a meno.)
Mi precipitai su di lui, con il muso estrassi dalla tasca dei pantaloni la chiave e la trascinai con
tutte le mie forze in direzione della gabbia.
Avevo il pelo fradicio di sudore.
AHIIIII, grid ancora Bodo. Casanova non mollava.
Fra poco ci sei, mi incoraggiava l'orango con la piastra di metallo.
Anche le altre scimmie si avvicinarono alla porta della gabbia. Nei loro occhi vidi un misto di
sete di libert e furia omicida.
Intanto Bodo, che imprecava senza sosta, cercava di afferrare Casanova.
Spinsi la chiave attraverso le sbarre, e l'orango la prese rapido, con l'intento di aprire la gabbia.
Sbrigati! lo incalzai.
Una richiesta che posso solo sottoscrivere, grid Casanova.
Non preoccupatevi, rispose l'altro.
Bodo afferr il veneziano e minacci: Adesso sei morto.
Ma a quel punto si apr la porta della gabbia. Le scimmie evasero.
Bodo, in preda al panico, lasci cadere a terra Casanova, il gentiluomo si schiant sulle
piastrelle e rantol: Non sono un amante dei salvataggi dell'ultimo minuto.
Bodo voleva fuggire in direzione della porta, ma le scimmie furono pi veloci e con strida
altissime si precipitarono su di lui. Lo sentimmo gridare: Lasciatemi, bestiacce! Ma quelle menavano
botte da orbi.
Era una scena brutale. E appropriata.
Sfrecciammo via uscendo dall'edificio e raggiungemmo un bosco l vicino, per quanto le nostre
zampette ci consentissero. Dopotutto era la prima volta che ci aggiravamo per un territorio libero, e non
eravamo abituati e compiere tragitti lunghi. Sfiniti, crollammo poi su un piccolo prato. Finalmente fuori
pericolo. Quando riuscimmo a riprendere fiato, mangiammo l'erba che avevamo intorno. E devo dire
che era decisamente pi buona di MortadellaBrandt.
Quando i nostri stomaci furono pieni, il porcellino scettico, che Alex aveva chiamato Numero
Uno, volle sapere: Bene, e ora che cosa facciamo? La cosa migliore  che vi portiamo dalla
mamma, dissi io, visto che volevo andare da mia figlia. Quindi per cominciare cerchiamo una strada
che ci arrivi! I tre erano felici di poter forse rivedere la mamma, e corsero veloci nel bosco. Anch'io
provavo una gioia incredibile all'idea di muovermi in libert. E mentre correvamo potei constatare che i
temperamenti dei miei fratelli certamente infiammati dalla libert ritrovata avevano gi subito una
notevole evoluzione. Numero Uno, lo scettico, presagiva una minaccia dietro ogni albero. Numero
Due, il ciccione, a ogni pie sospinto fermava tutti e poneva la sua domanda preferita: Si pu mangiare
questo? (No, Numero Due, questo  un sasso.) E Numero Tre, la dolce piccolina, assillava
Casanova con domande sul tema Le differenze tra maschio e femmina, e per quale motivo proprio
queste differenze siano causa di ogni sorta di divertimento. Domande a cui il gentiluomo rispondeva
con descrizioni di una bellezza incomparabile, che anch'io ascoltavo assorta, desiderando di fare sesso,
per quanto nella mia fantasia Alex e Daniel Kohn si alternassero.
Mi sorpresi a iniziare a voler bene a quei piccoli, curiosi esseri. La mamma porcellino d'India
quindi aveva ragione: realmente anche se non lo avrei mai ritenuto possibile nutrivo un grande affetto
per i piccoli. E presi a immaginarmi il Papa che augurava felice Hanukk in Vaticano.
Dopo un po' raggiungemmo una piazzola di sosta dell'autostrada. Nelle vicinanze sentivamo il
sibilare delle macchine che passavano, e gli altri porcellini, incluso Casanova, ne furono turbati. Ma
ancora di pi li terrorizz il camion che stava entrando nella piazzola.
Una carrozza senza cavalli? chiese Casanova, stupito. E in pi ha un aspetto
straordinariamente orrendo. Continuavo a dimenticare che il signore veneziano proveniva da un'altra
epoca, e che doveva avere il tempo di ambientarsi in questo millennio.
Dal camion scese un conducente ben piantato, sulla trentina, che portava un berretto da baseball
e che, mentre pisciava nei cespugli, cantava, sbagliando tutte le parole, la canzone country I Show You
How I Love You Loris V. Vidi che il camion era targato Potsdam e compresi subito quello che
significava: con quell'autocarro potevamo arrivare a casa.
Feci capire ai porcellini che dovevano seguirmi, quindi saltammo sopra una tanica gettata via,
che si trovava vicino al camion, e da l passammo sul predellino, per poi entrare nella cabina di guida.
L ci pigiammo sotto il sedile, per evitare che il conducente si accorgesse di noi.
Dopo poco l'uomo sal sul camion, si tolse scarpe e calzini, e noi rimanemmo in silenzio senza
fiatare. Il nostro sguardo cadeva proprio su quei piedi nudi che premevano acceleratore e frizione, e io
imprecai contro l'olfatto particolarmente sviluppato dei porcellini d'India.
Il camionista, che continuava a canticchiare canzoni country, non si sarebbe certo accorto di noi
se non avesse lasciato cadere un pezzo del suo pane imburrato. Capii dallo sguardo di Numero Due che
aveva tutta l'intenzione di buttarsi su quelle briciole, e gli sbarrai la strada prima che potesse avanzare
sotto il sedile. Ma purtroppo la conseguenza fu che Numero Due si mise a protestare ad alta voce.
Lasciami passare! Il conducente del camion sent il fischio, guard sotto il sedile, e per lo spavento
ci manc poco che provocasse il successivo annuncio radiofonico di blocco del traffico per incidente.
Accost a destra, guardandoci fece un risolino e chiese: Avete fame? In rappresentanza dei miei
fratelli, che non capivano la lingua degli uomini, fui io ad annuire. L'uomo prese delle carote da un
contenitore di plastica e ce le diede, e fu bello, tanto per cambiare, imbattersi in qualcuno che ci dava
da mangiare senza prima averci tormentato con scosse elettriche, come il mio maledetto marito. O
dovevo dire come il mio maledetto ex marito?
Ci arrampicammo sul sedile a fianco del conducente, mentre il camionista si presentava
cordiale: Io mi chiamo Willi. E voi? In quel momento mi resi conto che i piccoli porcellini non
avevano un nome, bens solo i numeri che aveva affibbiato loro Alex.
Adesso vi dar dei nomi, dissi rivolgendomi ai miei fratelli.
I porcellini dal numero uno al tre mi guardarono contrariati. Voi non siete dei numeri, siete dei
porcellini d'India, annunciai loro con un pathos alla Spartaco.
Lo scettico con il numero uno lo chiamai Schopenhauer. La dolce piccolina, che aveva messo
gli occhi addosso a Casanova, la chiamai Marilyn. E al ciccione, che mangiava con tanta voracit e
piacere, appioppai il nome di Depardieu.
I tre ne furono molto soddisfatti, e quindi alla domanda del camionista risposi fischiando: Ci
chiamiamo Schopenhauer, Casanova, Marilyn, Depardieu e Kim.
Lui sorrise, rimise in moto il veicolo e prima di partire sfior affettuosamente una foto incollata
al cruscotto. La mia famiglia sar pazza di voi, disse.
Il riquadro mi present il sorriso raggiante di una grassona che avrebbe avuto urgente bisogno
di un corso Weight Watchers e di tre bambini sovrappeso che sarebbero stati adatti per un poster sul
tema L'obesit e le sue disastrose conseguenze. Eppure, per quanto sovradimensionata, quella
famiglia appariva molto pi felice della mia.
E il camionista ancora di pi. Aveva una moglie e dei figli, un lavoro che gli piaceva e la sua
musica country che canticchiava sereno durante i suoi viaggi.
Quell'uomo non aveva alcun bisogno di Nirvana.
Aveva la sua vita.
Non avrei mai pensato che un giorno avrei invidiato un camionista.
Capitolo 30
IL camion entr nel quartiere di Babelsberg: i viali erano illuminati dagli ultimi raggi del sole,
tanto che una foto avrebbe sortito certamente il suo effetto kitsch. Ma siccome quella vista mi si
presentava dal vivo, la trovai meravigliosa. Di sicuro anche perch sapevo di non essere molto lontana
da Lilly. Dovevo solo trovare il momento giusto per saltare gi dal camion e correre a casa.
Willi arrest il veicolo a un semaforo rosso, e mentre dal cruscotto contemplavo estasiata gli
alberi sfiorati dai raggi del sole calante, in tutto il loro fulgido splendore, una Porsche cabrio rosso
fuoco si ferm di traverso davanti a noi. Dal finestrino guardai al suo interno e al volante vidi... Daniel
Kohn!
Il mio cuore di porcellino d'India cominci subito a fare bum bum, tanto ero agitata all'idea di
rivederlo. Ora, dopo le scosse elettriche di Alex, mi sembrava ancora pi attraente.
In ogni caso continuava a esercitare su di me un'enorme attrazione erotica. E dal canto mio
speravo al culmine dell'irrazionale di continuare anch'io a esercitarla su di lui. Naturalmente non come
porcellino d'India. Ma da essere umano qual ero una volta. Doveva pensare che ero stata la donna pi
sexy del mondo, anche con i miei fianchi un po' grossi.
Guardai in basso, anche i miei fianchi da porcellino erano larghi. E in pi erano pure coperti di
peli. Per una donna senza dubbio una combinazione devastante.
Mi drizzai e appoggiai le zampette al finestrino per poter vedere meglio. Vidi che Daniel Kohn
non era solo. Per niente solo. Al suo fianco sedeva una bionda. Aveva uno di quei corpi 906090 che 
raro vedere se non nei reportage sulla vita notturna di Saint Tropez. Doveva avere venticinque anni, e
anche il suo quoziente d'intelligenza non sembrava assestarsi molto al di sopra. Infatti ridacchiava ogni
volta che Daniel diceva qualcosa. Con molta probabilit avrebbe ridacchiato come un'oca anche se
Daniel avesse detto: Nel triangolo rettangolo la somma dei quadrati costruiti sui cateti equivale al
quadrato costruito sull'ipotenusa. O se lui le avesse sussurrato: Ho appena esumato tua nonna.
Lo vidi sorridere fascinoso a quell'oca, esattamente come aveva sorriso a me, e il mio cuore
smise di fare bum bum e collass.
Ero delusa e profondamente ferita. Avevo sperato che Daniel si aggirasse triste e ossessionato
da un'unica idea: Kim era la donna pi meravigliosa che avessi mai conosciuto. Non trover pi una
come lei.
Sarebbe meglio che mi facessi subito monaco.
Ebbene, evidentemente non erano questi i suoi pensieri. Al contrario si lasciava mordicchiare
l'orecchio da quella Pamela Anderson dei poveri.
Lo trovai deprimente, e mi vergognai molto di aver sperato che proprio Daniel Kohn sentisse la
mia mancanza.
Ma... ma forse la sentiva eccome, la mia mancanza. Forse quella donna era solo un mezzo per
riuscire a superare il dolore.
Esatto, Daniel non era il tipo da rinchiudersi in monastero o mostrare anche solo qualche traccia
di malinconia. Avrebbe sepolto il dolore per la mia morte nel profondo del suo cuore e si sarebbe
gettato in una vita di piaceri per colmare in qualche modo il vuoto che sentiva dentro.
Si, questo era il motivo per cui girava con una sciacquetta. Il mio cuore fece di nuovo bum
bum, bum bum... A quel punto vidi Daniel che le metteva inequivocabilmente una mano sul seno.
Mi sarebbe piaciuta di pi la variante del monaco in lutto.
La mano scese a cercare l'orlo della gonna della bionda, che reag mordicchiando ancora pi
eccitata il suo orecchio. In quell'attimo dovetti riconoscerlo: mi stavo illudendo. Non sentiva la mia
mancanza.
E a quel punto mi vergognai non solo di aver desiderato che avesse nostalgia di me, ma anche
di essere stata cos ingenua da desiderarlo, sebbene lo avessi visto con un'altra donna e tutti i fatti lo
contraddicessero. Avevo sempre pensato di essere meno ingenua.
Il semaforo divenne verde, e il camion part. Le mie zampe anteriori scivolarono sul finestrino.
Non fui in grado di mantenere l'equilibrio e dal cruscotto mi schiantai sul pavimento, giusto vicino al
pedale. Nel frattempo Willi si era talmente abituato alla nostra presenza che non ci faceva caso se dei
porcellini d'India gli ruzzolavano intorno ai piedi nudi.
Mi rialzai a fatica, mi leccai la zampa dolorante e pensai: Devo dimenticare Daniel Kohn una
volta per tutte.
Naturalmente mi era gi chiaro che sarebbe stato impossibile.
Willi si ferm a un distributore di benzina che si trovava nelle vicinanze di casa nostra. Cercai
di distogliere la mente da Daniel Kohn e di concentrarmi sulla fuga.
Quando il camionista apr la portiera feci cenno ai miei fratelli di saltare gi. E cos saltammo.
Sbalordito, esclam: Ehi, dove volete andare? Mi dispiaceva non potergli spiegare la situazione. Era
davvero una bella persona, anche se avrebbe avuto bisogno di una seduta di pedicure.
Condussi i porcellini per le strade di Potsdam, spiegai loro come attraversare per non essere
investiti, e alla fine raggiunsi il viale in cui si trovava la nostra casa. Felice, mi ci diressi di corsa,
rimorchiandomi dietro Schopenhauer, Marilyn, Casanova e... dov'era Depardieu?!?
Non ero ancora arrivata sull'altro lato della strada, quando mi voltai e lo vidi fermo in mezzo al
selciato sconnesso del viale, dove era cresciuta un'unica, folle margheritina. Depardieu la masticava
con la stessa pacifica espressione del viso che aveva Buddha in mezzo al suo prato LSD. Con una
differenza: verso Buddha non sfrecciava alcuna Renault Scnic.
Depardieu! gridai.
Niente, quando masticava dimenticava il mondo intorno a s.
DEPARDIEU! gridai di nuovo.
Ora anche gli altri, che nel frattempo avevano raggiunto il marciapiede, videro quello che stava
accadendo. Solo la stressata conducente della macchina non lo vide. Era troppo indaffarata a sgridare i
bambini che sedevano dietro.
A quel punto urlammo tutti insieme: DEPARDIEU! Ma il masticatore non sent. E
all'improvviso Casanova part come un razzo per spingere Depardieu al bordo della strada.
(Dalle memorie di Casanova: Era mio desiderio produrre karma positivo. E con l'occasione
cercare di fare buona impressione sulla femmina di porcellino d'India Marilyn.)
Dentro di me pensai: Ce la fa! Ce la fa! Ce la fa...
Non ce la fece.
Casanova riusc in effetti a spingere via Depardieu, ma non a salvare se stesso. Venne preso in
pieno dall'auto. Il gentiluomo rote in aria e si schiant sulla strada giusto accanto a me.
(Dalle memorie d Casanova: Nell'attimo di dolore di quella morte pensai: Questo karma
positivo non vale la candela.)
Casanova era morto. Io ero come paralizzata. E non tu un bene. Perch dall'altra direzione
arrivava una Polo. Che sfrecciava proprio verso di me. Troppo veloce per poterla evitare.
Nei pochi secondi che mi rimasero pregai che il conducente un tipo giovane, stile consulente
assicurativo facesse in tempo a vedermi.
Le mie preghiere vennero ascoltate.
Mi vide.
Lo capii dal suo viso.
Mi vide davvero!
Ma non serv.
Perch non fren davanti a un essere umano reincarnato.
Capitolo 31
IL mio ultimo pensiero fu: A questo schifo di morti non mi abituer mai.
Segu di nuovo il numero Mi pass davanti tutta la vita: Alex e Nina ridono insieme dei
pisellini. Lilly si accoccola vicino a me. Alex mi procura delle scosse elettriche. Io grido: Non me ne
frega niente del karma positivo! Do un nome ai porcellini d'India. Constato che Daniel Kohn non
spende neanche un pensiero per me. E che un semplice camionista ha una vita pi felice della mia.
Poi giunse la luce.
Mi sentii di nuovo cos bene.
Cos protetta.
Cos felice.
Le consuete sensazioni, insomma. Le consuete sensazioni che non perdurano mai a lungo.
Nel momento in cui la luce mi respingeva nuovamente, gi mi chiedevo in quale creatura mi
sarei reincarnata questa volta.
Ci sono esperienze pi belle del dover constatare che si possiedono le mammelle.
Ci sono anche esperienze pi belle del dover constatare che si  stati figliati in una stalla
puzzolente. Ma quando in pi il contadino impreca dicendo: Fuck, this is a really shitty birth! e si ha
la conferma di non trovarsi sicuramente a Potsdam, si  davvero di cattivo umore.
Buddha!!! gridai di nuovo, il che per gli astanti suon come un Muuuu.
E come se gliel'avessi ordinato, da un angolo della stalla, tentennando, si diresse verso di me
una mucca enorme.
Buongiorno, Kim! Dove diavolo sono? In una fattoria di Yorkton. Yorkton?
Provincia di Saskatchewan. Saskatchewan? Canada. Canada?!? Nord America. Lo so
dove si trova lo stramaledetto Canada!!! Perch chiedi, allora? sogghign Buddha, il cui senso
dell'umorismo lasciava, dal mio punto di vista, molto a desiderare. Ero cos furiosa con lui da non
riuscire pi a controllare l'istinto di prenderlo per la gola ma, visto che ero un vitellino appena nato,
instabile sulle zampe, dopo tre passi mi ritrovai con il naso nel fieno.
Perch hai permesso che m'investissero? chiesi arrabbiata, dopo aver sputato il fieno secco.
Sei tu responsabile di quello che accade nella tua vita. Io mi occupo solo della
reincarnazione. Merda, quindi sarebbe anche colpa mia se sono stata investita?
E perch adesso sono una mucca? Perch hai prodotto karma positivo. Ero sorpresa: avevo
prodotto karma positivo?
Ma... ma, ho tagliato la corda e non ho voluto aiutare i malati di diabete. Tuttavia hai salvato
i porcellini d'India. Volevo salvare me stessa. E ai porcellini hai dato un nome. Ero senza parole.
E cos facendo una consapevolezza di s. Non sapevo cosa ribattere.
E non hai agito per motivi egoistici, lo hai fatto con il cuore. Aveva ragione.
Non sei assolutamente una cattiva creatura, disse Buddha.
L'ho sempre sostenuto, maledizione e ancora maledizione! Ruzzolai di nuovo a terra.
E allora continua cos, replic la mucca Buddha, ed esegu ancora una volta il suo trucchetto
mi dissolvo nell'aria.
Mi misi subito a ragionare su come potevo arrivare a casa dallo stramaledetto Canada. In quanto
vitello difficilmente mi sarei potuta presentare a uno sportello turistico chiedendo un volo in classe
economica dal Saskatchewan a Berlino. E pi ci pensavo, pi chiara mi diveniva la situazione: me ne
sarei andata via di l solo producendo karma positivo e morendo di nuovo.
Capitolo 32
MUCCA lombrico dorifora della patata scoiattolo.
Fu un periodo duro.
Cos lontana da casa sentivo la mancanza di Lilly. E mi chiedevo quando l'avrei rivista.
(Dalle memorie di Casanova: Due anni. Passarono due anni prima che potessi rivedere
madame Kim. In seguito al mio salvataggio eroico di Depardieu produssi karma positivo e da quel
momento mi trasformai in un gatto. In quanto tale vissi nelle vicinanze del domicilio di monsieur Alex,
nella costante speranza di catturare una visione di mademoiselle Nina. Questa creatura incantevole
soggiornava ogni fine settimana a casa di monsieur Alex, che lei amava. E ogni volta che la vedevo, il
mio cuore sedotto batteva pi forte. Mi ritrovai quindi invischiato nel triangolo amoroso pi insolito
che mi sia mai capitato. E questo vorr pur dire qualcosa, visto che mi ero gi trovato coinvolto in un
numero straordinariamente cospicuo di insoliti triangoli amorosi.)
Ma la nostalgia di casa non era l'unico problema.
Gi nella mia prima settimana di vita come vitellino mi trovai in difficolt con il rancher Cari.
Sembrava uscito da una pubblicit della Marlboro, era costantemente di cattivo umore e gi da una
certa distanza si annunciava per via della tosse cronica da fumatore. Quando decise che era ora di
imprimere a fuoco il suo marchio su noi vitelli giovani, i miei compagni gemettero disperati. Mentre li
tormentava con il ferro incandescente, io a malapena riuscivo a sopportare le urla di dolore. Quando
Cari si diresse verso di me con quell'affare, decisi di assestargli un calcio a scopo preventivo, giusto
sulla rotula.
Cari imprec ad alta voce e si avvicin di nuovo con il ferro incandescente. Esortai gli altri
vitelli ad aiutarmi, cos come avevo fatto in laboratorio, con la scimmia con la piastra metallica. Fu una
vera e propria rivolta. Cari corse fuori dalla stalla in preda al panico.
Il giorno seguente ci fece tutti sopprimere.
In questo modo avevo prodotto karma positivo? Ebbene, assolutamente no. Era negativo. Ero
stata responsabile della morte degli altri vitelli.
E cos precipitai di nuovo in basso nella scala della reincarnazione.
Rinacqui in Irlanda con le sembianze di un lombrico. L passai le mie giornate ad attorcigliarmi
nella terra umida e sperimentai che cosa significhi essere un ermafrodito. (Per esempio non esistono
conflitti tra i sessi, il che semplifica notevolmente la vita.)
Inoltre sperimentai che cosa significhi tagliarsi in due, se si viene investiti da un tosaerba.
Ma specialmente sperimentai che cosa significhi sentirsi del tutto impotenti. Non potevo
cacciare via Nina e speravo con tutte le mie forze che fosse Alex stesso ad allontanarla dalla sua vita.
(Dalle memorie di Casanova: Sotto le mie sembianze di gatto osservai come una sera, davanti
al fuoco che fiammeggiava nel camino, mademoiselle Nina si sentisse cos incoraggiata da una risata
del signor Alex da tentare di dargli un bacio. Alex la respinse terrorizzato. La conseguenza fu che
mademoiselle pianse da strappare il cuore, si precipit fuori dalla villa e se ne and nella notte con la
sua carrozza priva di cavalli. Nei giorni successivi Alex parl a pi riprese in tono agitato dentro una
piccola scatola che si trovava nel salone. Era diventato pazzo? O forse quella scatola era un qualche
apparecchio magico con cui si poteva comunicare a distanza? Qualsiasi cosa fosse quell'apparecchio,
un pomeriggio piovoso mademoiselle Nina era di nuovo nel salone di casa sua. I due si guardarono per
un breve attimo, poi si baciarono appassionatamente e poi... distolsi lo sguardo. Non certo per
vergogna, quando ero un essere umano avevo avuto parecchie occasioni di osservare altri miei simili
intenti nei loro giochi amorosi (e volentieri mi ero prestato anche a favorirli). No, distolsi lo sguardo
perch assalito dal dolore, consapevole che almeno per il momento mademoiselle Nina l'avevo persa.)
Ma non potevo fidarmi. Mi feci forza e decisi di produrre davvero karma positivo. La mia unica
speranza era di rinascere prima o poi nelle vicinanze di Potsdam. Quindi produssi karma positivo
insegnando ad altri lombrichi come attorcigliarsi togliendosi di mezzo al passaggio di un tosaerba.
Come dorifora della patata, in Corsica, mi nutrii, con altri compagni della stessa specie, di un
intero campo di patate. In quell'occasione mi imbattei in un coleottero particolarmente piccolo che
parlava francese e che in una vita precedente doveva essere stato Napoleone. E produssi karma positivo
impedendogli, a rischio della mia vita, di condurre le dorifore della patata a combattere un'insulsa
guerra di sterminio contro i parassiti degli abeti.
Come scoiattolo, vicino al confine tedesco-olandese, mi resi conto di quanto meraviglioso fosse
saltare di albero in albero. E produssi karma positivo rubando ogni giorno dai bungalow del parco l
vicino patatine e cioccolata. In questo modo salvai i miei compagni dal rischio di morire di fame nei
mesi invernali (e i turisti da elevati valori di colesterolo).
E dopo questa fase muccalombricodorifora della patatascoiattolo cominci la mia ultima vita da
animale.
Capitolo 33
Mi risvegliai di nuovo cieca, ma quando aprii la bocca per chiamare Buddha, questa volta non
ne usc alcun fip. Ne venne fuori una specie di guaito: Rauuuuuhhhhh. E intorno a me
piagnucolarono anche altri rauuuuuhhhh. Quindi non ero un porcellino d'India. Ma neanche una
formica, un lombrico o uno scoiattolo. In quanto tale ero appena morta. Un turista mi aveva colpita in
testa con un cellulare quando avevo manifestato l'intenzione di rubargli le patatine alla paprika. Questo
dimostrava due cose: gli uomini trovano gli scoiattoli carini fintanto che non danno loro sui nervi. E
secondo, ci sono persone che in vacanza non riescono semplicemente a rilassarsi.
Come stai? mi chiese la ben nota voce da Babbo Natale.
Buongiorno, Buddha. Avrei detto volentieri ' tanto che non ci vediamo', ma al momento
proprio non vedo. Questo lo si pu risolvere, rispose lui, e improvvisamente i miei occhi erano
perfettamente in grado di funzionare. Ero un cucciolo di beagle in mezzo ad altri cuccioli in una cesta.
Che a sua volta si trovava in un canile.
Presumibilmente ci avevano separati dalla mamma a poche ore dalla nascita. E sebbene io
volessi diventare un cane, il mio entusiasmo rimaneva entro certi limiti. Avevo sempre trovato questa
moda dei beagle molto stupida.
Se farai tutto giusto, questa sar l'ultima volta che rinasci animale, disse Buddha, che mi era
apparso sotto le sembianze di un grassissimo beagle nero, marrone e bianco, dall'aspetto ancora pi
stupido del beagle standard.
L'ultima volta...? chiesi incredula.
Hai prodotto molto karma positivo in tutte le tue vite: hai salvato delle formiche, riportato a
casa dei porcellini d'India, evitato che degli scoiattoli morissero di fame. E anche se nel frattempo hai
perso karma positivo, adesso ne hai accumulato tanto. Ti sei data molto di pi di quanto tu non abbia
mai fatto nella tua vita da essere umano. Puoi essere orgogliosa di te, disse Buddha.
Per un attimo pensai che potevo davvero essere orgogliosa di me stessa.
Ma lo pensai solo. Non lo sentii veramente. Lilly mi mancava. Da quanto tempo non la vedevo?
Sette mesi? Otto mesi? Con cos tante vite si perdeva il senso del tempo.
Quasi due anni, disse Buddha.
Due anni? Il mio cuore si arrest. Questo... questo significava che ora Lilly aveva quasi sette
anni e andava a scuola. Era gi da due anni senza la mamma.
Ero annientata. E furiosa come non mai. Contro Buddha. Lui mi aveva preso Lilly, aveva fatto
in modo che io non le potessi stare vicina.
Solo tu sei responsabile delle tue vite, disse lui sorridendo.
Fosse stato per me, nella piena responsabilit delle mie azioni, gliene avrei mollata una.
Ma ero un cucciolo di beagle, e lui non solo era un cane grosso e cresciuto, ma anche lo
stramaledetto Buddha. Molto probabilmente avrebbe potuto trasformarmi in una stramaledetta botte per
l'acqua piovana. Non imprecare sempre cos tanto. E leggeva stramaledettamente bene nel pensiero.
C' ancora una cosa che devi imparare, disse Buddha.
E hai anche intenzione di dirmi che cos'? chiesi con una punta di nervosismo.
Ma Buddha si limit a sorridere e tacque.
Mi aspettavo questa risposta, dissi ancora pi innervosita.
Avrai occasione di imparare la tua lezione, dichiar Buddha, e rotol con il suo corpo di
beagle in direzione della porta del canile.
In quel momento intorno a me si fece di nuovo buio. Mi aveva tolto la facolt di vedere. E io mi
chiesi quale lezione intendesse il grasso beagle.
Capitolo 34
NELLE settimane successive venni nutrita e accudita da allevatori di cani. Quando fui
abbastanza grande fuggii dal canile, corsi sulla strada e saltai su un autobus. Volevo andare a casa,
sebbene non potessi essere affatto sicura che questo avrebbe fermato Alex.
Alla nostra fermata saltai gi dall'autobus sotto un tempo inclemente. In realt era gi marzo,
ma la primavera non accennava a mostrarsi. Sulla mia pelliccia corta pioveva a dirotto, e cominciai a
puzzare di cane bagnato. Ma il freddo non lo sentivo, e anche l'odore forte del mio corpo era come se
non ci fosse, perch attraverso la pioggia vedevo la nostra casa illuminata.
Vidi la pioggia battere sui vetri delle finestre.
Vidi il fuoco del caminetto scoppiettare in salotto.
Vidi...
... Nina che guardava Alex dritto negli occhi.
Che cosa diavolo ci faceva l?
Che cosa gli stava dicendo?
Perch stava tirando fuori un anello da un piccolo scrigno?
Dio mio, gli stava facendo una proposta di matrimonio!
Questo... questo... questo una donna non lo fa...
Questo... questo... questo mi feriva...
Questo... questo... questo doveva essere impedito. Lei non poteva diventare la moglie di Alex e
quindi la mamma di Lilly!
Le labbra di Nina stavano giusto formulando le parole Vuoi tu...? che partii. Corsi verso di
lei. Pi veloce che potevo.
A tutto gas contro la portafinestra del patio.
Strafottuto vetro antiriflesso!
Il boato fu pazzesco. Sia nella mia testa sia all'esterno.
Alex fece un salto, corse verso la portafinestra e l'apr. Nina era scioccata: Ma che cane ?
Non ne ho idea, rispose Alex, ma credo che si sia fatto male. Non vorrai mica portarlo dentro?
chiese Nina.
Non lo posso certo lasciare fuori cos. Bah, vedrai che si riprender rapidamente, disse
Nina, intenzionata a richiudere la porta della terrazza.
Io mi affrettai a lasciarmi cadere a terra, tesi le quattro zampe in aria e rantolai: Gaaaa! Una
rappresentazione da Oscar del beagle morente.
Sembra che stia davvero male, disse Alex. Lo porto dentro. Lascia perdere. Se  malato
rischi di farti contagiare! lo preg Nina.
La sua voce esprimeva seria preoccupazione per lui.
Non lo posso lasciare fuori in questo stato, replic Alex, e Nina si diede per vinta.
Con le sue braccia robuste Alex mi trasport oltre la soglia. Se fossi stata un essere umano il
tutto avrebbe avuto un che di fortemente romantico.
Chiamiamo un veterinario, disse Alex avviandosi al telefono.
Nina annu scettica. La situazione le appariva sospetta. Intanto il mio sguardo cadde sull'anello
con cui aveva voluto fare la sua proposta.
Riflettei. Soltanto un nanosecondo. Poi mi fu chiaro quello che dovevo fare. Saltai in piedi.
Il cane sta di nuovo bene, grid Nina. E immediatamente dopo aggiunse: E si sta mangiando
l'anello!!! Ci sono cose che hanno un gusto decisamente migliore di un anello d'oro, ma mai pasto mi
ha dato soddisfazione maggiore.
Alex guardava la scena sorpreso. Aveva sempre un'espressione del viso molto dolce quando un
evento lo confondeva. E grazie al mio olfatto supersensibile da beagle constatai che aveva un profumo
buonissimo. E non mi riferisco alla sua eau de toilette, no, il suo profumo naturale era travolgente. Ci
sono uomini che hanno un buon profumo. Ci sono uomini che hanno un profumo fantastico. E poi c'
Alex. E con il mio olfatto di cane profumava ancora di pi di prima. Era cos seducente da farmi
dimenticare le scosse elettriche e il fatto che Nina abitasse con lui. Ero addirittura annebbiata dalla sua
presenza. Meno male che non ero in calore.
E adesso come lo recuperiamo? chiese Nina sconvolta.
Con mia sorpresa, Alex ridacchi. Semplicemente aspettiamo. Prima o poi dovr pur uscire in
maniera naturale. Non so se poi lo trover ancora cos romantico, disse Nina e, delusa che la sua
proposta di matrimonio fosse saltata, si diresse verso la camera da letto. E io pensai soddisfatta: Ogni
proposta deve soprassedere finch lo vuole il mio sfintere.
E ora che cosa ci facciamo con te? mi chiese Alex.
Tienimi qui. Subito dopo aver cacciato via Nina cos, su due piedi, abbaiai.
Non posso certo lasciarti fuori sotto la pioggia. Alex sorrise accarezzandomi sulla testa.
Mettiti davanti al camino. Ma non fare rumore. La mia dolce figlioletta sta dormendo. Fosse stato
per me sarei voluta correre subito in camera di Lilly, ma ero sfinita per il viaggio che mi aveva portato
fin l, e quindi mi distesi come mi era stato ordinato. Il calore del camino mi asciug il pelo e mi fece
lentamente addormentare. Era bello essere di nuovo a casa.
Venni svegliata da un gemito.
Dammelo, Alex! sentii dire a Nina.
Difficile spiegare che cosa mi mettesse pi a disagio in quel momento: che i due facessero
sesso, sesso rappacificatore, o che una donna dicesse effettivamente dammelo mentre lo faceva. Se
non altro Alex era un nome con cui dammelo poteva essere pi o meno combinato.
Nina gemeva sempre pi forte. Notai che anche un beagle poteva arrossire. E mi sentii depressa
per il fatto che Alex non si fosse votato alla castit dopo la mia morte. Esattamente come Daniel Kohn.
Questa era dunque la persistenza del potere che esercitavo sugli uomini.
Avrei preferito non sentire. Ma non era conciliabile con il mio stupido udito di cane!
Sentii la rabbia montarmi dentro: come poteva Alex tradirmi in tempi cos brevi? Ero morta
solo da due anni. Okay, quando io lo avevo tradito con Daniel, Alex era addirittura ancora vivo. Potevo
davvero permettermi di essere arrabbiata?
Certo, decisi, perch questa era una situazione molto diversa, perch... perch... da parte sua era
in qualche modo impietoso. Esatto, impietoso.
Bella parola. Che mi rendeva subito moralmente molto pi pregevole di lui.
Nel frattempo Nina era in pieno calore. O almeno cos dava a intendere.
In passato, quando la nostra amicizia era tranquilla, una volta Nina mi aveva confessato che
spesso simulava un orgasmo.  sicuramente meglio che dire a un uomo: 'Leggiti un buon libro
sull'argomento'.
Oppure: 'Preferisco continuare da sola'. Dopo la mia conversazione con Nina, io stessa, in
occasione della successiva frustrazione sessuale, avevo tentato di fingere un orgasmo.
Era successo con Robert, studente di legge con il quale fare sesso era divertente quanto avere un
mal di pancia.
Per questo preferivo guardarmi la televisione. Uno sguardo all'orologio mi disse che nel giro di
due minuti ci sarebbe stata Ally McBeal, e un orgasmo simulato mi sembr il mezzo migliore per fare
in tempo ad accendere il televisore. Quindi mi misi al lavoro di buona lena. Ma evidentemente ero
un'attrice peggiore di Nina, perch in seguito ai miei gemiti Robert si limit a chiedermi: Hai un
crampo al polpaccio? A quel punto Nina alz il volume della voce. Ebbi il serio timore che non fosse
affatto una simulazione. Non potevo pi sopportarlo. Quindi presi la decisione di agire: spinsi la porta
della camera con il muso fino ad aprirla e abbaiai: Scendi subito da lui. Dovresti vergognarti almeno
un po'. E anche tu, Alex. Quello che stai facendo  impietoso!
Totalmente impietoso! Non c' nulla di pi impietoso! Nina e Alex si fermarono nel bel mezzo
dell'azione e fissarono stralunati il cagnaccio abbaiante dentro la camera da letto.
Che cos'ha? chiese Nina tirandosi impaurita la coperta sul seno, sfacciatamente sodo.
Come faceva ad averlo cos? Quando ero Kim Lange potevo fare tutti gli esercizi di
rassodamento che volevo (in realt non volevo mai, ma nei momenti di disperazione qualche volta si fa
perfino sport), ma il mio seno non dava segno di reagire, per cui davanti allo specchio molto spesso
dovevo mormorare la frase: La forza di gravit  veramente demenziale.
Lo metto fuori, decise Alex dirigendosi convinto verso di me. Ero talmente furiosa con lui
che seguii il mio istinto. E il mio istinto mi suggeriva: Mordi con energia nel didietro questo
impietoso e adultero saputello che fa esperimenti sugli animali! Ma prima che lo potessi mordere,
Lilly, svegliata dal mio abbaiare, si present alla porta della camera. Era diventata incredibilmente
grande.
Una vera e propria scolaretta. Rimasi sconvolta nel vederla cos. Mi guard, raggiante di
felicit: Ma mi avete comprato un cane per il compleanno! Era il suo compleanno?!?
Allora non sono troppo piccola per avere un cane! esult. Mi strinse con affetto, e dai miei
occhi di cane sgorgarono le lacrime. Era cos bello sentire l'abbraccio di Lilly, dopo tutto quel tempo.
Alex e Nina si guardarono incerti: se in quel momento avessero raccontato a Lilly che non ero il
suo nuovo cane, le avrebbero spezzato il cuore.
Dopo qualche attimo, Nina disse: Ce l'abbiamo in prova.
Evidentemente la sua intenzione era di blandire Lilly. E cos facendo acquistare punti con Alex.
Ma in questo caso poteva andarmi addirittura bene.
Vieni, mi disse Lilly, potrai dormire vicino al mio letto. Usc e io partii decisa al suo
seguito. Ma Alex mi sbarr la strada. In lui percepii la profonda preoccupazione che io potessi fare del
male alla bambina. Quindi lo guardai fisso negli occhi, cercando di dirgli: Niente paura. Preferirei
farmi falciare da un tagliaerba che danneggiare in qualche modo la piccola.
Alex parve leggere nei miei occhi di cane l'amore profondo che provavo, e quindi decise di
darmi fiducia. D'accordo. Non me lo feci ripetere due volte e mi avviai dietro a lei.
Quando ci trovammo nella sua camera la piccola mi disse: Che tu dorma sul tappeto  quello
che volevo far credere a pap. Naturalmente puoi metterti con me sotto le coperte.
Approvai abbaiando e saltai nel letto.
Finalmente ero di nuovo vicina a mia figlia e guardavo le stelle luminose sul soffitto. Ma
rispetto all'ultima volta, quando ero una formica, riuscivo a malapena a provare gioia. Il dolore per il
fatto di non averla potuta vedere per due anni era troppo grande. Due anni della sua vita che mi ero
persa. E che non sarebbero mai ritornati. Guardai con profonda tristezza la sveglia di Snoopy: era gi
mezzanotte e venti.
Il suo settimo compleanno era passato. Anche quello avevo perso. E anche quello non sarebbe
ritornato.
A quel punto le palpebre di Lilly si chiusero, e lei si addorment.
Rimasi in ascolto del suo respiro lento e tranquillo e guardai il suo dolce viso di bambina. E
giurai a me stessa che non avrei mai pi mancato un suo compleanno.
Capitolo 35
IL mattino successivo, a colazione, lasciai che Lilly mi desse da mangiare delle carotine.
Seppure sotto le sembianze di un cane, nel calderone della reincarnazione ero diventata una vegetariana
convinta (Willy Brandt se lo sarebbe mangiato qualcun altro).
Durante quel pasto comune venni a conoscenza di alcuni fatti: Nina aveva chiuso la sua agenzia
di viaggio ad Amburgo per aprirne un'altra a Potsdam. Alex aveva realizzato il suo sogno di sempre e
aperto un negozio di biciclette, e con i soldi che guadagnava era in grado in effetti di provvedere alla
famiglia. Le biciclette erano sempre state un suo sogno in alternativa allo studio. Ma dopo la nascita di
Lilly, Alex lo aveva accantonato per occuparsi della piccola.
Tuttavia la notizia pi interessante della mattina fu che potevo tenere contratti gli sfinteri per un
tempo incredibilmente lungo.
Oggi non vado al lavoro, disse Nina.
E perch no? chiese Alex.
Aspetto che esca l'anello, rispose lei.
Ma quello prima o poi verr fuori da solo, sorrise Alex. In qualche modo non sembrava voler
affrettare il momento in cui la proposta di matrimonio si sarebbe ripetuta, e questo mi rallegr.
Poi si prepar per portare Lilly a scuola (Dio mio, era veramente gi una scolaretta!) e per
andare al suo negozio di biciclette. Mostrava uno slancio che in passato avrei tanto desiderato da lui. E
alla vista di questo Alex cos cambiato e pieno di entusiasmo, mi pass per la testa un pensiero
terribile: La presenza di Nina ha un influsso positivo su di lui!
Tempo prima la stessa considerazione l'aveva fatta la mamma porcellina. E pensando a lei mi
venne in mente Casanova. Che ne era stato di lui?
(Dalle memorie di Casanova: Mademoiselle Nina regal i porcellini a una signora anziana che
abitava l vicino. Facevo spesso visita agli animaletti sotto le mie nuove sembianze di gatto, per
controllare che fosse tutto a posto. E per sedurre la gatta che abitava l. In realt amavo mademoiselle
Nina. Ma l'amore non  un motivo sufficiente per praticare l'astinenza.)
Corsi sul patio e diedi un'occhiata in giardino, ma non c'era pi alcuna gabbia. N porcellini
d'India n gentiluomini veneziani.
Nina mi segu fuori. Indossava guanti di gomma. Si prese una sedia da giardino, si sedette
davanti a me e disse con voce melliflua: Adesso falla, bravo bravo Abbaiai in risposta: Per favore
rivolgiti a me in maniera ragionevole.
Segu un gioco di pazienza che dur tre ore.
Il mio muso da beagle si gonfiava fino a diventare paonazzo, e io rantolavo: Riiiieeeesco a
teneeeerla... Nessssssssun problemaaaaaa... Ma il tempo diede ragione a Nina e alla fine l'anello
dovette uscire. Non era neanche finito sulle piastrelle del patio che lei se ne impadron. E sospirando
disse: Che cosa non faccio per amore.
Mentre ancora, frustrata, guardavo Nina, dietro di me sentii sbraitare una voce: Ehi, ma che
cane ? Mi voltai. Era mia madre, che stava entrando dal cancello del giardino.
Mi rallegrai di vederla. Dopo qualche anno da animale si dimenticano le animosit.
Le corsi incontro, saltai e abbaiai felice: Baubaubau! Martha mi respinse con energia. Non
saltarmi addosso, stupido cagnaccio! Tanto per ricambiare la gioia che provavo nel rivederla.
Il cane  venuto qui da noi, e ora  di Lilly, spieg Nina.
E che anello  quello? Voglio fare una proposta di matrimonio ad Alex, dichiar Nina.
E non vuoi aspettare che sia Alex a chiedertelo? volle sapere mia madre.
No. Buona idea! Quello da solo non si dar mai una mossa! Buona idea? Non potevo
crederci. Mia madre la trovava una buona idea? Stava dalla parte di Nina? E in questo modo, in un
certo senso, contro di me? Guardai Martha e constatai che certe persone hanno meno difficolt a
dimenticare le animosit se non sono fisicamente vicine.
Nina condusse Martha in casa e chiuse la portafinestra del patio. Da dietro il vetro vidi come si
capivano bene quelle due. Ridevano e si divertivano, e io ero completamente disorientata. Ci si poteva
divertire con mia madre? Con quella donna che rideva solo se aveva un certo tasso alcolico nel sangue?
Forse Nina aveva influssi positivi anche su mia madre?
Caspita, questa storia degli influssi positivi di Nina mi stava innervosendo!
Quando Alex a mezzogiorno torn a casa, mi chiese: Ehi, che cosa ne dici di una
passeggiata? Porti con te il cane e me no? chiese Nina.
Voglio andare da solo al cimitero, rispose Alex, e io deglutii: stava parlando della mia tomba.
Nina cap e annu senza una parola.
Allora, vuoi venire? mi ripet Alex.
Ero indecisa. Vedere la propria tomba non  esattamente il culmine del giro turistico della
propria vita.
Alex mi sorrise e, incoraggiata, gli rivolsi un guaito di approvazione e mi incamminai con lui.
Capitolo 36
LUNGO la strada capii perch Alex mi avesse voluto portare con s.
Aveva bisogno di qualcuno con cui parlare. Qualcuno che non lo interrompesse con mille
chiacchiere. Qualcuno a cui poter confidare i segreti pi nascosti. Un cane, appunto. Se avesse avuto
anche il minimo sospetto di chi era il cane al suo fianco avrebbe taciuto.
Sai... cominci, e subito si interruppe. ... Ma come ti chiami? Che cosa si poteva abbaiare
in risposta?
Ti chiamer Tinka, disse Alex.
Un nome che poteva andarmi a genio.
Sai, Tinka, mia moglie  morta esattamente due anni fa. Con la mente rividi il momento in
cui quella stupida base spaziale precipitava su di me.
E io l'amavo molto, disse Alex.
Come? Mi amava ancora anche alla fine?
Poco prima che morisse il nostro matrimonio era agli sgoccioli. Lei non mi amava pi. E
questo mi distruggeva. Che cosa? abbaiai rivolta a lui. Perch non me lo hai mai detto? Lui mi
guard sorpreso: C' qualcosa che non va? Simulai frettolosamente di interessarmi a un albero e che
fosse quello il motivo per cui avevo abbaiato.
Avrei dovuto lottare per lei... disse Alex, e prosegu pensieroso. Nel frattempo avevamo
raggiunto il cimitero; mi girai e vidi le nostre orme sulla sottile coltre di neve. Era ancora parecchio
freddo per la stagione, e ora il tempo si era di nuovo volto al brutto. Neve bagnata cadeva dal cielo e
rendeva il cimitero un luogo decisamente inospitale. Perch non hai lottato? abbaiai.
Ma naturalmente lui non cap la domanda. Invece rimase fermo, fece un respiro profondo e
disse: Mi manca. Mi manca cos tanto.
Non riuscivo a crederci.
Vuoi sapere perch non ho lottato per lei? chiese Alex.
S, una buona volta! abbaiai.
Avevo la sensazione di non essere alla sua altezza. Santo cielo, com'era arrivato a pensare
una cosa del genere?
Lei era una donna di successo. E io non avevo combinato nulla di buono. Deglutii.
E io l'ho sempre rimproverata di non occuparsi abbastanza di me e di Lilly. Ma nel subconscio
c'era costantemente il pensiero che lei avesse pi successo e io fossi una nullit. Strano, vero? Avevo
dei complessi di inferiorit nei confronti di mia moglie. Alex non me lo aveva mai detto.
Con Nina  diverso, dichiar, e io rimasi come fulminata. Lei mi sprona, sta dalla mia parte.
Senza di lei non avrei mai aperto il negozio di biciclette. Era questo il motivo per cui stava con lei?
Perch con lei si sentiva pi sicuro di s?
E lei mi ha aspettato per tanto tempo. Tanto tempo? La prima volta che l'ho baciata 
stato solo un anno e mezzo dopo. Agitai la testa di qua e l: per un osservatore esterno, che avesse
saputo che il nostro matrimonio era agli sgoccioli, diciotto mesi sarebbero forse apparsi un lungo
periodo. Ma secondo me lui avrebbe dovuto aspettare almeno diciotto anni. O, ancora meglio, diciotto
vite!
Tuttavia  stato un bene che ieri tu sia arrivata. Altri menti mi sarei visto costretto a dire di no
alla proposta di Nina. Ho la sensazione di tradire Kim, sposando Nina.  esattamente quello che fai,
in effetti, guaii.
Di' un po', riesci a capirmi? disse Alex sorpreso.
Scossi rapidamente la testa.
Una reazione poco intelligente.
Perch fu proprio questa a tradirmi.
Mi capisci sul serio? Alex non riusciva a capacitarsene.
A quel punto non seppi pi come reagire. Optai per uno scodinzolio nervoso.
Mah, sto cominciando a immaginarmi le cose, disse Alex. Poi avanz nel cimitero. Io gli
andai dietro ponendomi un mucchio di domande: era colpa mia se il nostro matrimonio era finito? Si
sarebbe potuto salvare se io fossi stata un po' pi come Nina? Forse lei sarebbe addirittura stata una
moglie migliore per lui?
Ma la domanda pi importante che mi pass per la mente fu: che cosa diavolo ci faceva Daniel
Kohn al cimitero?
Una domanda che si pose anche Alex. E che rivolse immediatamente a Daniel Kohn stesso:
Che cosa ci fa qui? Daniel lo guard sorpreso, evidentemente Alex lo aveva strappato ai suoi tristi
pensieri. La neve aveva gi formato una coltre sottile sulle spalle di Daniel. Era chiaro che era un po'
che si trovava davanti alla mia tomba.
Non c'era una vera e propria pietra tombale, bens una lastra su cui erano incisi un sole e le
parole: Con eterno amore, la tua famiglia.
Quando la vidi cominciai a guaire.
Che cos'ha il cane? chiese Daniel.
Non ne ho idea, un attimo penso che sia un animale molto particolare, e l'attimo dopo che sia
semplicemente matto, rispose Alex.
E io pensai fra me e me: Entrambe le supposizioni sono giuste. Che cosa ci fa sulla tomba di
mia moglie? lo incalz Alex.
Lei  il marito di Kim? domand Daniel in risposta. Niente nell'espressione del suo viso
tradiva il fatto che fosse stato a letto con me l'ultima notte della mia vita da essere umano. Daniel,
infatti, rimase imperturbabile.
Condoglianze di cuore, disse, senza stringere la mano ad Alex.
E senza rispondere alla domanda.
Alex non replic: se fino a quel momento non aveva intuito che tra Daniel e me c'era stato
qualcosa, ora quel momento era arrivato. Tanto pi che Daniel aveva una rosa rossa in mano.
Incredibile. Una rosa rossa. Di solito gli uomini la trovano una cosa kitsch. Ma noi donne,
specialmente noi donne defunte, lo consideriamo commovente. E significava che Daniel Kohn provava
dei sentimenti per me.
Quindi, nel giro di pochi minuti, ero venuta a sapere che i due uomini della mia vita umana mi
avevano amato fino alla fine.
Era bello.
Conturbante, ma bello.
Peccato che come beagle non me ne veniva molto.
Alex e Daniel si guardarono negli occhi. Ognuno di loro sapeva qual era la questione.
Impassibile, Daniel depose la rosa sulla tomba, fece ad Alex un cenno con il capo e and via. Era
decisamente un figo. Di sicuro pi figo del beagle che ero io.
Credi che fra i due ci fosse qualcosa? mi chiese Alex.
Scossi con energia il mio musetto da beagle.
Ma evidentemente questo non bast a dissipare i suoi dubbi. Durante tutto il tragitto di ritorno a
casa Alex non mi rivolse pi la parola.
E io capii che gli scrupoli che aveva avuto nell'accettare o meno la proposta di Nina erano
venuti a cadere.
Capitolo 37
I GIORNI seguenti vidi Nina e Alex in azione. Facevano praticamente tutto insieme: i lavori di
casa, le uscite, lo shopping. In questo modo, nell'arco di una giornata, passavano quasi pi tempo
insieme di quanto non ne avessimo passato Alex e io in un trimestre. Nina si occupava anche di
Martha, che si trovava per casa a ogni pie sospinto. Tent addirittura di istruirla come assistente per la
sua agenzia di viaggi. In un primo momento non capii perch lo facesse, ma con il trascorrere dei giorni
mi fu chiaro: a quella vecchia signora Nina voleva bene. Strano, ma vero. A quanto pareva era possibile
voler bene a mia madre.
Ma il peggio era che Nina passava molto tempo anche con Lilly.
L'aiutava perfino per i compiti, con una pazienza impressionante (io stessa, ai tempi della
scuola materna, non avevo trovato neanche un secondo per insegnarle con il dovuto modo ad allacciarsi
le scarpe, con la conseguenza che avevo comprato soltanto scarpe con il velcro).
Riusciva addirittura a farla ridere.
Non so dire quanto nel frattempo avessi iniziato a odiare quest'idea degli influssi positivi di
Nina.
* * *
Nina stava costruendo una vera e propria piccola famiglia.
Partendo da quella che una volta era la mia.
Per essere carina con Lilly accett perfino il beagle in casa. Quando in realt non poteva
soffrirmi. Logico, visto che facevo in modo che la sua vita sessuale sfiorasse di continuo la soglia della
frustrazione: ogni volta che percepivo un suo gemito mi mettevo a guaire davanti alla porta della
camera. Cos forte che Nina non riusciva pi a concentrarsi.
Non c'era quindi da meravigliarsi che Nina, quando nessuno poteva sentirla, mi affibbiasse il
nome di preservativo.
Ma poi giunse il giorno terribile in cui lei e Alex annunciarono quello che gi presagivo: Ci
sposiamo! E mentre, ancora in preda al terrore, io trangugiavo il mio biscotto per cani e riflettevo
rantolando su chi dovessi mordere per primo la sorridente Nina, il sorridente Alex o mia madre, con le
lacrime agli occhi per la commozione Lilly usc di corsa dalla casa.
Aspetta! le grid Alex, e fece per seguirla.
Nina per lo trattenne. Lasciala. Ha bisogno di un momento per assorbire il colpo. Alex
annu. Ma io lasciai perdere il biscotto e corsi in giardino. Lilly era seduta sull'altalena e piangeva. Mi
accucciai vicino a lei, volevo consolarla e le misi la zampa sul ginocchio.
Mi manca la mia mamma, disse lei, e mi strinse forte.
Sentii le sue lacrime sulla mia pelliccia e le sussurrai piano: La mamma  qui con te.
A quel punto Lilly mi guard negli occhi e sembr capire. In ogni caso si tranquillizz e mi
accarezz senza dire niente.
Io abbaiai: Andr tutto bene. Ma solo se faremo una cosa, disse una voce proveniente
dall'alto.
Guardai in su, e accovacciato sopra un ramo vidi un gatto marrone con una macchia nera
intorno all'occhio destro. Un gatto che sorrideva di gusto.
Lilly recuperata un po' di calma si diresse di nuovo in casa. Mentre io fissavo turbata il gatto.
Casanova...? chiesi con circospezione.
Il gatto ribatt: Madame Kim? Annuii. Il gatto allora salt gi dall'albero. Ci precipitammo
uno verso l'altra e ci abbracciammo affettuosamente, cosa che doveva apparire abbastanza singolare,
perch un abbraccio stretto fra quadrupedi funziona solo se sono distesi a terra. Per chi ci avesse
osservato, e ringraziando il cielo nessuno lo fece, fu come se un gatto e un beagle non sapessero di
essere sessualmente incompatibili.
Quando finimmo di rotolarci felici sul prato, cominciammo a parlare a raffica e a raccontarci
tutto quello che era accaduto negli ultimi due anni. Io riferii delle mie vite da vitello, lombrico, dorifora
e scoiattolo.
E Casanova mi mise al corrente di come, in quanto salvatore di Depardieu, avesse prodotto
karma positivo sufficiente per ascendere a una vita da gatto, e come da quel momento avesse vissuto
decisamente bene. Il vagabondare mi si addice. Ma perch non ha continuato a produrre karma?
volli sapere.
Credo che mi sia mancata la vostra influenza positiva, replic lui con un sogghigno.
E venuto fin qui a cercarmi? No, ribatt Casanova, e ne rimasi un po' delusa.
Mademoiselle Nina mi ha rubato il cuore. Accidenti, ma che cosa ci trovate, tutti, in quella
stramaledetta oca? Mademoiselle Nina  meravigliosa, amabile, generosa... Ci sono domande che
non richiedono necessariamente una risposta, brontolai.
Allora non rispondo, replic Casanova con gentilezza.
Dimentichi Nina. Non avr chance con lei, continuai arrabbiata.
Come potete giungere a simili, assurde considerazioni? Ebbene, in primo luogo perch lei
vuole Alex. Secondo, lei viene da un altro secolo. E terzo, lei  uno STRAMALEDETTO GATTO!
Primo, l'amore supera tutti gli ostacoli. Secondo, se possibile non rimarr per sempre un gatto. E
terzo, mademoiselle Nina non vorrebbe monsieur Alex, se sapesse della mia esistenza, ribatt
Casanova risentito.
Sciocchezze. Nina e Alex vogliono sposarsi subito! gli scaraventai addosso in risposta.
La notizia sciocc il gentiluomo. Il pelo gli si arruff e le sue parole solenni furono:
Mademoiselle Nina ci sta pensando solo perch non  ancora consapevole della mia esistenza.
Guaii sarcastica.
Casanova aggiunse: E Alex non sposerebbe mademoiselle Nina se sapesse che voi siete ancora
in vita.
Invece s, lo farebbe, ribattei con tristezza. Ora sa che l'ho tradito con un altro uomo.
Questo non  un motivo sufficiente per non amare qualcuno, rise Casanova.
Come? chiesi sorpresa.
Credetemi, madame, sono stato amato da parecchie donne che sapevano che le avevo
ingannate. E allo stesso modo io ho amato molte donne che mi hanno tradito. La gelosia non  un
impedimento all'amore. Rimasi senza parole. Casanova aveva una maniera invidiabile di vedere le
questioni morali legate all'amore in una prospettiva a lui congeniale.
O vi sembra forse di amare un po' meno monsieur Alex solo perch compie un atto carnale con
mademoiselle Nina? Mi sentivo confusa: la domanda se amassi ancora mio marito mi sconcert. Non
me l'ero pi posta sin dalle scosse elettriche in laboratorio...
Se impediamo il matrimonio avremo una chance di riavere i nostri amati. Ma io Alex non lo
rivoglio affatto, dissi con la veemenza di chi  stato assalito dall'insicurezza.
Ne siete certa? chiese lui.
S! risposi io con veemenza ancora maggiore.
Ma il gatto Casanova sogghign con l'aria di chi la sa lunga.
Mi sentii scoperta e ribattei: In ogni caso poco importa. Loro non si innamoreranno mai di noi.
Noi siamo animali! Forse prima o poi rinasceremo uomini, se produrremo sufficiente karma
positivo. Qualcosa di vero poteva esserci, Buddha aveva detto che quella sarebbe potuta essere la mia
ultima vita da animale. E mi torn in mente la fantasia in cui io diciottenne baciavo Alex cinquantenne.
L'idea mi solletic lo stomaco. Se Casanova avesse avuto ragione? Volevo davvero riavere Alex?
Comunque sia dovevo ammettere di essermi procurata il nome di preservativo perch ero
gelosa di Nina.
Ma purtroppo la logica di Casanova presentava un piccolo difetto strutturale. Se impediremo il
matrimonio, produrremo solo karma nefasto! obiettai. In questo modo non diventeremo mai
uomini. Casanova si limit a rivolgermi un impudente sorriso felino. Com' possibile produrre
karma negativo, se si agisce per amore?
Capitolo 38
PKR far fallire un matrimonio non c' niente di meglio che distruggere il vestito da sposa.
Nina aveva fatto in modo che la cerimonia in chiesa anticipasse quella in municipio,
contrariamente alla prassi tedesca. La prima volta che dico 'S' non voglio che sia in un ufficio di stato
civile, ma in bianco, all'altare, aveva detto ad Alex.
Il sole splendeva quando gli invitati uscirono da casa nostra. Perfino lo stramaledetto tempo era
dalla parte di Nina! I fiori primaverili avevano un profumo idilliaco. Ma Alex aveva un aspetto ancora
pi idilliaco mentre si avviava con un meraviglioso smoking nero verso la limousine bianca che aveva
noleggiato appositamente per l'evento.
Indossava un papillon cos da rimanere fedele alla sua avversione per la cravatta e teneva a
braccetto Lilly, che con il suo grazioso vestito rosa era la pi dolce damigella che ci si potesse
immaginare.
Sembri una principessa, le disse Alex, e le diede un bacino.
Lilly sorrise raggiante. Apparentemente si era fatta una ragione del matrimonio.
Al contrario di me!
Poi usc di casa mia madre. Era elegante, se non altro per le sue condizioni: indossava un
tailleur pantalone blu e una nuova acconciatura.
E poi fu il turno di Nina.
Oh, Dio mio, che apparizione meravigliosa, disse Casanova. E io pensai: Merda, ha ragione!
Nina aveva un aspetto fantastico, il vestito bianco era semplice e modellava la sua figura in
maniera addirittura provocante. Per poter indossare un abito del genere la maggior parte delle donne
avrebbe dovuto sottoscrivere un abbonamento a tempo indeterminato da un chirurgo estetico.
Feci uno sforzo e mi concentrai sul mio compito: visto che saggiamente Nina non mi voleva
portare in chiesa, era quello prima della partenza il grande momento della distruzione.
Non ero sicura di voler davvero riavere Alex, ma sapevo con precisione che non avrei tollerato
quel matrimonio.
Mi diressi di corsa verso Nina. Lei mi guard negli occhi, intu che cosa sarebbe successo e
grid: Oh, no! Toglietemi dai piedi il cane! Mia madre non se lo fece dire due volte. Afferr il
bouquet e con quello cominci a percuotermi. Prendi questo! E questo! Maledetto cagnaccio! Lasciai
che mi respingesse, visto che il mio ruolo era solo quello di diversivo: in quel momento, infatti,
Casanova si lanci su Nina da un ramo e con le unghie le strapp il vestito.
Levatemi di dosso questa bestiaccia! url Nina.
Ma era troppo tardi: l'abito sembrava essere caduto tra le mani di Edward Mani di forbice.
Tutti guardarono immobili la sposa in brandelli, mentre Casanova e io ci rifugiavamo in garage
e osservavamo il successivo svolgersi degli eventi da una distanza di sicurezza. Mi rallegrai per l'esito
positivo del nostro piano.
Ma Casanova era silenzioso. Che cosa c'? Non  soddisfatto? gli chiesi.
Non mi rende felice fare del male a mademoiselle Nina, disse lui.
A me s, sogghignai guardandola cercare di contenersi.
Purtroppo lo fece con successo. Si svincol dall'abbraccio di conforto di Alex e disse: Non
importa che aspetto ho. Solo una cosa importa, che ci sposiamo.
Poi i due si sorrisero con tale intimit che avrei voluto dare di stomaco.
Infine salirono con Lilly e mia madre sulla limousine e sfrecciarono via.
Capitolo 39
NON  stato un gran risultato, costat Casanova.
Non propriamente, gli feci eco.
Tacemmo.
E ora che cosa facciamo? Non rinunciamo, risposi.
Buona idea. Vero? Tacemmo ancora.
E come si configura con esattezza l'impresa del 'non rinunciamo'? chiese lui.
Ebbene, a questo proposito non ne ho idea. Tacemmo di nuovo.
Dobbiamo andare in chiesa, e poi vedremo, decretai, e corremmo via.
Quando vi arrivammo, ansimanti, gli invitati erano gi entrati, e noi non potevamo certo aprire
la porta. Quindi decidemmo di separarci per cercare un'entrata. Lui and a sinistra, girando intorno
all'edificio, io a destra. Vidi un'anta socchiusa, la spinsi e mi trovai davanti a una scala.
In mancanza di alternative, vi salii di corsa e arrivai giusto alla tribuna, dove un organista
barbuto giocava annoiato a Tetris sul suo cellulare, mentre di sotto il pastore si avviava a porre la
domanda decisiva: Vuoi tu... A quel punto desiderai essermi reincarnata in un gatto, perch in quel
caso sarei agilmente saltata nella navata per poi afferrare gli anelli, senza i quali il matrimonio non
poteva essere celebrato.
Ma non ero un gatto, ero una cagna. Di conseguenza non ero provvista di ossa elastiche che
potessero ammortizzare la caduta. Senza contare che non riuscivo neanche a identificare esattamente la
posizione dell'altare sotto di me. Neppure il mio eccezionale olfatto poteva essermi di aiuto, visto che
non era in grado di fiutare le distanze e mi rivelava unicamente il fatto che l'organista dietro di me non
credeva nell'uso dei deodoranti. Mi risultava quindi del tutto impossibile prevedere dove e come sarei
atterrata se avessi saltato. Invece risuon tonante alle mie orecchie la domanda del pastore: Vuoi tu,
Alex Weingart, prendere in moglie questa donna? L'ultima volta che la stessa domanda era stata posta
ad Alex, la sposa al suo fianco ero io. Ci trovavamo a Venezia, nella chiesa di San Giobbe inondata di
sole, e nel suo abito chiaro lui aveva un aspetto semplicemente fantastico. Io ero talmente nervosa che
avevo perfino detto 'S' al momento sbagliato. Il sacerdote sorrise, in tedesco stentato mormor: Sar
subito il suo turno e poi prosegu con la cerimonia.
Quando finalmente, con un tremito nella voce, avevo risposto: S, lo voglio al momento
giusto e Alex mi aveva infilato l'anello, mi ero sentita la persona pi felice e fortunata del mondo.
Non avevo mai amato nessuno come Alex allora.
Lui era l'amore della mia vita, lo potevo dire a chiare lettere, visto che quella vita era ormai
trascorsa da tempo.
Vedere ora Alex con Nina mi rendeva evidentissimo un fatto: Casanova aveva ragione, per lui
provavo dei sentimenti, ancora e sempre.
E improvvisamente il naso gi umido fu inondato di lacrime.
Il pastore rivolse lo sguardo ad Alex che stava per aprire la bocca e pronunciare la dichiarazione
fatidica.
Con la zampa anteriore mi asciugai le lacrime, superai la balaustra con il coraggio della
disperazione estrema, portai al massimo della tensione i muscoli delle zampe posteriori che in un
beagle non erano poi particolarmente accentuati e saltai.
Per qualche secondo mi trovai in caduta libera e sperai con questo atto di non dover morire di
nuovo.
Per grazia del cielo non mi ruppi l'osso del collo, bens atterrai, viste le circostanze,
morbidamente, sulla testa di mia madre, che esplose in una sequela di imprecazioni senza dubbio mai
sentite in quella chiesa.
Immaginavo che da un momento all'altro il crocifisso sarebbe caduto a terra per la vergogna.
La mia prodezza fece scoppiare l'inferno: gli invitati parlavano tutti insieme in preda
all'agitazione, il pastore si interruppe a met della frase e Nina bisbigli furiosa all'orecchio di Alex:
Ma il cane lo avevamo lasciato a casa! E dal suo tono era evidente che stesse pensando: Avremmo
dovuto piuttosto abbandonarlo in una piazzola di sosta. Meglio ancora se nello Yemen del Sud.
L'unica persona in tutta la chiesa che si rallegr di cuore di vedermi fu Lilly. La piccola corse
verso di me e disse: Ehi, Tinka, ma che cosa stai facendo qui? Voleva prendermi in braccio. Anch'io
mi sarei accoccolata volentieri vicino a lei, ma la scansai e corsi sull'altare. L afferrai le scatoline che
contenevano gli anelli e sfrecciai via.
Nina grid: Fermatelo! Martha non se lo fece dire due volte e mi corse dietro. Per quanto pi
veloce di lei, a pochi passi da me vidi la porta chiusa. Quella direzione mi conduceva necessariamente
in un vicolo cieco. Mia madre mi era gi alle calcagna. Dovetti frenare. Da un momento all'altro mi
avrebbe presa...
Poi per il portale si apr. Casanova era accovacciato sulla maniglia e mi guardava ghignando.
Era davvero un maestro del salvataggio all'ultimo secondo. Corsi fuori dalla chiesa. Casanova mi segu.
E cos fecero mia madre e qualche altro membro della comunit in festa.
Tuttavia non ebbero la possibilit di prendermi n di mettere in salvo gli anelli, perch al
contrario di loro non avevo il minimo problema ad attraversare a nuoto il fiume che scorreva l vicino.
Capitolo 40
ALLA sera tornai a casa accompagnata da Casanova. Non prima di aver sotterrato gli anelli
nelle vicinanze. Avvicinandomi al giardino, notai Alex ancora in smoking seduto sulla terrazza, che
guardava davanti a s con aria frustrata. Nina non si vedeva. Probabilmente si trovava da qualche parte
in casa a piangere. Feci cenno a Casanova di aspettare dietro il capanno degli attrezzi e mi avviai cauta
verso Alex.
Lui mi guard. Senza rabbia. Ma svogliato.
Ciao, disse stanco.
Ciao, fu il mio guaito sommesso.
Non ho idea di che cosa ti sia preso, comment. Se non sapessi che  impossibile, direi che
sei Kim. Il mio cuore si ferm.
In qualche modo rinata, aggiunse Alex sorridendo appena.
Non sapevo che cosa abbaiare.
Se sei Kim, puoi scodinzolare, disse Alex con un misto di amarezza e sarcasmo.
Che cosa dovevo fare a quel punto? Scodinzolare? E poi?
Prima che potessi prendere una decisione lui prosegu: Se tu fossi veramente Kim, ti
perdonerei per avermi tradito con quel Kohn.
Guardai di lato, vergognosa.
E ti pregherei di darmi il permesso di sposare Nina. Mai e poi mai! fu il mio latrato.
Lei mi rende felice. Con lei posso pensare di vivere il futuro. Con te solo nei ricordi, replic
Alex.
Mi sentii invadere dall'insicurezza.
In pi vorrei aggiungere che Lilly ha bisogno di una madre. Nina fa di tutto per esserlo. Non le
ho mai sentito dire qualcosa di negativo sulla piccola. Neanch'io, se dovevo essere sincera.
E Lilly ce la sta mettendo tutta per accettarla, finalmente. Pensai al sorriso raggiante di Lilly
quando Alex le aveva fatto i complimenti per il suo vestito da damigella. Nina ci sapeva fare con Alex
meglio di me, e con mia madre lo stesso. Anche con Lilly sarebbe stata una madre migliore di quanto
non lo fossi stata io?
Non sarebbe stato poi cos improbabile, pensai all'improvviso, con un velo di depressione.
Ma soprattutto, continu Alex, soprattutto ti pregherei con tutte le mie forze di lasciarmi
vivere la mia vita. E poi, dopo un sospiro profondo, aggiunse: Ma tu non sei Kim.
Io mi affrettai ad abbaiare: S, invece, che lo sono! E forse potrei rinascere essere umano, e
magari, al massimo nel giro di vent'anni, potremmo incontrarci, e allora tu avresti solo cinquantacinque
anni e io venti, e ce ne faremmo un baffo della differenza d'et e potremmo davvero ricominciare da
capo, ed evitare tutti gli errori che abbiamo commesso, e allora la nostra vita sarebbe bella come
quando ci siamo sposati, e in prospettiva ne varrebbe la pena di aspettarmi cos a lungo e... e... e... e
mentre abbaio queste cose mi accorgo di quanto il mio piano non sia una buona alternativa per te. Non
puoi aspettarmi per vent'anni.
Alex mi guard contrariato.
E neanche un'alternativa realistica, fu il mio triste guaito di chiusura.
Rivolsi lo sguardo al viso sconsolato di Alex. E capii che non avevo il diritto di rovinargli la
vita.
E ora sapevo anche qual era la lezione di cui aveva parlato Buddha, e che secondo lui dovevo
ancora imparare.
Suonava cos: quando si  morti bisogna anche saper mollare.
E cos condussi Alex nel punto dove avevo sotterrato gli anelli.
Capitolo 41
QUESTA volta la cerimonia si svolse senza particolari intoppi.
Casanova si era infuriato perch avevo restituito gli anelli ad Alex, e a quel punto si era detto
intenzionato a impedire il matrimonio da solo.
Ma non fece nulla, non da ultimo perch in mezzo ai croccantini gli avevo messo una delle
pillole di Martha.
(Dalle memorie di Casanova: Dopo un pasto non mi era mai capitato di vedere una tale
quantit di colori.)
Sfidando le proteste di Nina, Alex mi port con s al matrimonio.
Naturalmente non credeva davvero che io fossi sua moglie Kim reincarnata, ma era dell'idea
che ora io appartenessi alla famiglia.
Cos vidi come Alex e Nina andavano all'altare. Lei era una sposa bellissima, nel suo vestito
risistemato.
Sentii il pastore che poneva di nuovo a entrambi la domanda del Vuoi tu... Il primo a
rispondere fu Alex. S, lo voglio! Poi Nina sussurr: S, lo voglio... con tutto il cuore.
Sembrava perdutamente innamorata di lui.
In quell'attimo capii: Nina avrebbe messo a frutto quella chance e vissuto una vita famigliare
felice.
Una chance che da essere umano anch'io avevo avuto.
Ma che non avevo messo a frutto.
Avevo sprecato la mia vita umana.
E nel momento in cui me ne resi conto sentii un crrr.
Va be', non fu veramente un crrr... ma come si pu descrivere il rumore che fa un cuore
quando si spezza? Forse  meglio dire:  il rumore pi terribile che ci sia.
E a ripensarci il dolore pi sconvolgente. Un dolore mortale.
Capitolo 42
Ho sempre pensato che morire di crepacuore fosse un mito esattamente come Punico vero
amore. Ma di fatto stramazzai davanti all'altare. E siccome  molto raro che per un cane si richieda
l'intervento urgente di un'ambulanza con defibrillatore, morii ancora in chiesa. In questo modo, per due
minuti, conferii all'unione degli sposi una nota tragica. Secondo me, anche appropriata.
Di nuovo mi pass davanti la mia vita, ma tentai di non guardare, perch assistere un'altra volta
al momento in cui Alex e Nina si sposavano era pi di quello che potessi sopportare. In realt 
incredibilmente difficile chiudere un occhio interiore. Per essere precisi,  del tutto impossibile. E
quindi ripercorsi dolorosamente quel momento terribile, inclusa la sofferenza dell'infarto cardiaco.
E poi vidi la luce. Si fece pi luminosa. Era stupenda.
Questa volta sperai di essere definitivamente accolta fra le sue braccia...
***
Naturalmente non fu cos.
Invece mi svegliai in un luogo di un bianco accecante. O era un paesaggio bianco? Non ero in
grado di distinguere n pareti n soffitto.
E questo paesaggio, questo spazio, questo pianeta o qualsiasi cosa fosse era del tutto vuoto. Non
si vedeva nulla, ma proprio nulla, a parte quel bianco luminoso che scaldava l'anima.
Ero completamente sola.
E poi constatai una cosa incredibile: ero l, nuda... con il mio corpo umano.
Dopo tutto quel tempo lo percepivo inusuale.
Cos... cos... limitato.
Le mie gambe non erano abili e pronte come quelle di un porcellino d'India, il mio udito non
cos sviluppato come quello di un cane, le mie braccia non vigorose come quelle di una formica.
Ehi? gridai.
Nessuna risposta.
Ehi?!? Di nuovo nessuna risposta.
Questo  il Nirvana? E mentre lo dicevo pensavo: Se lo fosse sarebbe decisamente sotto tono.
No, questo non  il Nirvana, disse una voce affabile fin troppo nota.
Guardai di lato: improvvisamente Buddha si era materializzato accanto a me. In sembianze
umane. Un uomo straordinariamente grasso. E per il mio senso estetico non sarebbe stato male se
avesse indossato qualcosa.
In particolare in basso.
Se questo non  il Nirvana, chiesi evitando di far cadere lo sguardo sulla zona al di sotto
dell'ombelico, che cos' allora? Ebbene, rispose Buddha,  l'anticamera del Nirvana. Ah,
risposi io con uno di quegli ah che tradotti significano in realt: Non ci capisco proprio niente.
Buddha aveva di nuovo il volto illuminato dal suo sorriso serafico, mentre io continuavo a
rimanere convinta del fatto che lo divertisse infinitamente consegnare i cioccolatini con la frase
fatidica.
Questo  il luogo in cui parlo con gli uomini prima che entrino nel Nirvana. Entrer gi
adesso nel Nirvana? Buddha annu.
Ma io non sono ancora quel tipo di persona pacata che trova pace in se stessa. Non sono quella
persona che vive in armonia con il mondo e ama tutti gli esseri umani sulla Terra, indipendentemente
da chi e da come siano. Produrre karma consiste solo e unicamente nell'aiutare altre creature.
Ed  quello che hai fatto. Ma non sono stata esattamente una Madre Teresa... Questo non
sono io a giudicarlo. Di Madre Teresa era responsabile qualcun altro, comment Buddha.
I miei pensieri presero forma nella mente, per concretizzarsi in un unico punto di domanda.
La vita dopo la morte  organizzata in maniera differenziata, cominci a spiegare Buddha.
Le anime dei credenti cristiani vengono gestite da Ges, quelle dei credenti musulmani da Maometto e
cos via. E cos via...? chiesi irritata.
Be', per esempio chi crede al dio nordico Odino va nel Walhalla. Ma chi  che oggigiorno
crede a Odino? chiesi io.
Praticamente nessuno. E, credimi, per lui questa consapevolezza  grave motivo di
depressione. Con un certo fastidio mi immaginai come, a una cena con Ges e Buddha, Odino si
lamentasse delle sue pene e ragionasse sull'eventualit di assumere un consulente di pubbliche relazioni
per riportare a livelli di popolarit la fede nella sua persona divina.
Ognuno riceve la vita eterna in cui ha creduto, aggiunse il grasso e nudo Buddha.
E io trovai che la cosa avesse una sua logica.
Ma il tutto mi fece sorgere spontanea una domanda: Io non ho mai creduto nel Nirvana. E
allora perch sono qui? Il punto  che io non sono responsabile soltanto delle anime che hanno
creduto nel buddismo, bens anche di quelle che non credono proprio a niente, rispose Buddha.
E perch? Perch con me i non credenti non vengono puniti per il loro ateismo. Era chiaro.
Se Buddha si preoccupava di tutti gli individui privi di confessione religiosa, gli altri signori non si
sarebbero trovati nella spiacevole situazione di dover dannare delle anime, per il solo fatto di non aver
creduto.
Ora sei pronta per il Nirvana? chiese Buddha. Doveva essere una domanda retorica. Di sicuro
era convinto che a quel punto io gli gridassi Eccomi! invece ero incerta. Pensavo alle persone per me
importanti: Alex sarebbe stato senz'altro felice senza di me, ma...
Che ne sar di Lilly? Sar felice con Nina? chiesi.
Questa non deve pi essere una tua preoccupazione. Non deve pi essere una mia
preoccupazione? No, non pi, sorrise quell'uomo grasso e nudo.
Stiamo parlando di mia figlia! risposi ostinata.
Tuttavia non deve essere una tua preoccupazione, perch tra poco sarai nel Nirvana. Deglutii.
L proverai gioia eterna. Lo desideravo. Lo desideravo tanto. E me l'ero anche meritato... In
ogni caso Buddha la pensava cos. Ed era un'autorit riconosciuta in quel campo.
Non ricorderai pi niente delle tue molte vite, disse Buddha, e aggiunse: Dimenticherai tutto
il tuo dolore.
Dimenticare il dolore, gioia eterna... quale trattamento migliore?
Per questo annuii e dissi: Sono pronta! E poi vidi la luce.
Si fece pi luminosa.
Era stupenda.
Questa volta lo sapevo con certezza: avrei potuto lasciare che m'invadesse, non mi avrebbe di
nuovo respinta. Questa volta no.
La luce mi avvolse tutta.
Soave.
Calda.
Amorevole.
L'abbracciai e lasciai che m'invadesse.
Mi sentii cos bene.
Cos protetta.
Cos felice.
Il mio io cominci a dissolversi. Tutti i miei ricordi impallidirono: i dolori della mia infanzia, la
sofferenza di fronte al matrimonio di Alex e Nina, l'amore per Lilly...
Lilly! Perch Buddha era stato cos sulla difensiva quando gli avevo chiesto se sarebbe stata
felice con Nina? Qualcosa non quadrava! Non potevo entrare nel Nirvana senza avere la certezza da
parte di Buddha che Lilly sarebbe stata felice! Ero sua madre e non potevo lasciarla sola, se fosse stata
infelice. Per nessun motivo al mondo, neanche se si trattava della gioia eterna!
E cos lottai con tutte le mie forze contro il Nirvana.
Ma quel rompiscatole di Nirvana lottava a sua volta.
E diventava sempre pi soave.
Sempre pi amorevole.
Semplicemente non voleva lasciarmi andare. Avevo soddisfatto i criteri di ammissione e a quel
punto non potevo abbandonare il club.
Non avevo mai vissuto niente che potesse lottare con maggiore convinzione, servendosi di armi
come la dolcezza e l'amore.
Tuttavia mi concentrai su Lilly: sui suoi occhi tristi, sulla sua delicata pelle di bambina, sulla
sua vocina dolce...
Il Nirvana non aveva la minima chance contro l'amore per mia figlia.
Lo respinsi, come lui aveva fatto cos spesso con me.
Ora sapeva che cosa si provava!
Quando mi risvegliai mi trovai di nuovo nell'anticamera del Nirvana. E vicino a me c'era un
Buddha disorientato. Mai un essere umano ha respinto il Nirvana. Nirvana un fico. Non voglio
lasciare sola mia figlia! Ma lei deve vivere la sua vita. Solo se prometti che sar felice senza di
me. Questo non lo posso promettere, disse Buddha.
Che ne sar di lei? chiesi allarmata.
Lilly sentir la tua mancanza, ammise dopo una breve esitazione.
Ma Nina passa pi tempo con lei di quanto io non ne abbia mai passato. Questo  vero... ma
non  la madre naturale! Se c'era ancora un dubbio che lasciassi che il Nirvana rimanesse tale, a quel
punto era definitivamente svanito.
Allora devo andare da lei!  la sua vita. Fammi tornare sulla Terra con le sembianze di un
cane, dissi infuriata.
Non  possibile, hai prodotto troppo karma. Se adesso ti mordo la mano, di sicuro ne perdo
un po', replicai, e tentai di addentare Buddha.
Naturalmente non riuscii a prenderlo, perch in quell'anticamera del Nirvana sia lui sia io
eravamo immateriali.
Mai nessuno aveva cercato di mordermi, disse Buddha sorpreso.
Mi meraviglia, brontolai.
Davvero non vuoi entrare nel Nirvana, costat, e questo fatto lo disorient enormemente.
E tu, intelligentone, dovresti riflettere se produrresti karma positivo spedendo nel Nirvana
qualcuno contro la sua volont. Questo argomento parve colpire nel segno.
Buddha tir un respiro profondo. E dopo averlo fatto disse: D'accordo.
D'accordo? D'accordo. D'accordo suona bene, trovai, e dopo averci pensato un attimo
aggiunsi: E che cosa significa, esattamente? Torner nel mondo con le sembianze di un cane? No.
Come porcellino d'India? No. Oh no, ti prego, non di nuovo come formica.
rinascer essere umano. Io... io... torner a nascere me stessa? Non potevo crederci. Era
troppo meraviglioso per essere vero. E come accade per le cose troppo meravigliose per essere vere,
sono troppo meravigliose per essere vere.
No, Kim Lange  morta, spieg Buddha, e non pu semplicemente risorgere. Perch no?
Per prima cosa una simile rinascita scioccherebbe tutte le persone che ti conoscono. E poi?
Secondo, il tuo corpo  in decomposizione gi da tempo,  gi mezzo putrefatto, i vermi stanno
mangiando la carne intorno alle orbite... Basta cos, dissi. L'effetto plastico  decisamente troppo
per me! La tua anima rinascer nel corpo di una donna che sta morendo in questo momento, mi
annunci. Una chance del genere te la conceder un'unica volta. E queste furono le ultime parole che
gli sentii dire prima di dissolvermi nuovamente nell'aria.
Capitolo 43
QUANDO mi risvegliai ero distesa su una morbida moquette e guardavo un soffitto tappezzato
di rosa. Sentii sulle labbra un sapore di pizza hawaiana e cercai di tirarmi su. Ma non era esattamente
facile, visto che avevo il peso evidente di un tricheco.
Mi guardai le braccia, e non solo notai che erano braccia umane, ma anche che erano fatte di
rotoli di ciccia che sarebbero stati l'orgoglio di qualsiasi lottatore di sumo. Mi sedetti e costatai che i
rotoli di ciccia delle braccia avevano una gran quantit di parenti sulla pancia e sulle gambe. E tutti
questi cari parenti tremolavano di qua e di l, perch il corpo femminile in cui mi trovavo indossava
solo biancheria intima.
Biancheria intima rosa.
Su cui era stampata Paperina.
Guardai la moquette, che era dello stesso rosa del soffitto, e vidi la pizza hawaiana, con la
mozzarella e tutto il resto, rovesciata a terra. A quanto pareva la donna in cui mi trovavo era crollata sul
pavimento mentre stava mangiando.
Cercai di mettermi in piedi, e cos mi resi conto di quanto pesante fosse quel nuovo corpo: quasi
due volte e mezzo il mio precedente, che gi ritenevo essere troppo grasso, e che ora, guardandomi
indietro, mi sembrava leggero come una piuma. (Se al tempo avessi saputo che cosa significava essere
veramente grassi, quattro chili in pi non mi sarebbero costati un tale senso di frustrazione.)
Sollevai la mia massa respirando a fatica. Mai in vita mia avevo provato un tale desiderio di una
tenda a ossigeno.
A una parete rosa vidi appeso uno specchio, mi trascinai in quella direzione e ci guardai dentro.
Quella che mi fiss dall'altra parte era una donna enormemente grassa che, anche se con un bel doppio
mento, aveva un viso simpatico e addirittura cordiale. Era fantastico da guardare e trasmetteva un
meraviglioso buonumore. Nonostante il suo particolare gusto e il grasso aspetto esteriore, quella donna
aveva un alone cos affettuoso e gentile che in qualche modo non si poteva fare altro che desiderarla
come migliore amica.
***
Mi guardai ancora intorno per scoprire altre cose della persona il cui corpo era ora abitato dalla
mia anima. L'appartamento consisteva di una sola stanza con pochi mobili evidentemente Ikea e quindi
dall'aria un po' instabile.
Sul tavolo, accanto a una guida tv, c'era una bolletta del telefono indirizzata a Maria Schneider.
Maria... un bel nome, in passato avevo fatto un pensierino sull'eventualit di chiamare cos mia figlia.
Lilly... Con quel nuovo corpo potevo andare da lei e parlarle! Ero agitatissima, e sentivo quanto
ci facesse male al mio cuore. Non solo in senso figurato: avevo delle vere e proprie fitte al petto.
Cercai appoggio sul com traballante, sperando che non si rompesse sotto il mio peso. In quel
mentre scorsi appeso alla parete un poster con una cornice economica che rappresentava Robbie
Williams a torso nudo. Per Maria contemplare quel poster era senza dubbio l'esperienza pi erotica che
avesse vissuto.
E mentre lo fissavo, dovetti costatare che quella era l'esperienza pi erotica che anch'io avessi
vissuto negli ultimi due anni.
Frugai ancora intorno e trovai delle pastiglie per il cuore. E di colpo mi fu tutto chiaro: la
povera Maria, presumibilmente, aveva appena avuto un infarto. La pizza appiccicata alla moquette rosa
conferm i miei sospetti.
Che cosa ne era stato della sua anima?
Dopo aver visto che viso amabile avesse, sperai che fosse entrata nel Nirvana al posto mio.
Buttai gi una delle pastiglie. Avevo il respiro pesante, cos mi sedetti sul divano e mi chiesi
che cosa avrei dovuto fare a quel punto.
Quand'ecco che qualcuno dall'esterno infil la chiave nella serratura.
Impaurita, sentii che veniva lentamente girata, e prima che mi potessi immaginare quello che mi
sarei trovata davanti, la porta si apr.
Un uomo sui quarantacinque anni, con una testa che i capelli incorniciavano forse quindici anni
prima, entr nella stanza.
Mi guard.
E io mi irrigidii. Rimanendo seduta sul vecchio divano verde. Con addosso solo biancheria
intima rosa. Su cui era stampata Paperina.
Tutto a posto? chiese lui. Aveva una voce gentile.
Tutto perfetto, risposi con un sorriso forzato.
L'uomo mi guard perplesso, rivolse lo sguardo alla pizza, e io mi affrettai a spiegare: Sono
caduta mentre la tenevo in mano.
Okay, disse lui, e si mise subito a raccoglierla.
Non devi farlo tu, mormorai.
Non ti preoccupare, ribatt lui rimettendosi a trafficare.
La sua disponibilit mi ricord Alex, solo che quell'uomo somigliava a Brad Pitt quanto al
momento io somigliavo a Michelle Hunziker. E sebbene mi sembrasse gentile, non vedevo l'ora di
liberarmi di lui. Non volevo che si accorgesse che nell'anima e nello spirito io non ero Maria.
 carino da parte tua, ma ora vorrei che tu andassi, dissi.
Come? chiese l'uomo, decisamente sorpreso.
Non mi sento bene e vorrei rimanere da sola. Vai a casa. Ti chiamo la settimana prossima,
quando mi sentir sicuramente meglio. Io abito qui, rispose lui, disorientato.
Rimasi stupita.
E noi siamo sposati. Mi guardai intorno e dovetti costatare che sul letto c'erano
effettivamente due piumoni. Un tempo, quando ero conduttrice televisiva, avevo fatto tante
trasmissioni sulla legge per l'assistenza sociale per poi filosofeggiare, sorseggiando champagne con i
politici, sull'assenza di un principio meritocratico nella nostra societ e ora neanche riconoscevo una
casa popolare quando mi ci trovavo dentro.
Ehm... s... scusa, balbettai, e bevvi un sorso dal bicchiere di acqua che era sul tavolo, per
prendere un po' di tempo.
E davvero tutto a posto, Maria? S, s, sto bene sul serio. Presi un altro sorso e forzai un
sorriso che apparentemente lo incoraggi.
Ho comprato i preservativi. Se ancora vuoi, possiamo cominciare. Assalita dal terrore, gli
starnut l'acqua in faccia.
Ehi, disse lui.
Ahi, pensai io all'idea di fare sesso con un completo sconosciuto in un corpo completamente
sconosciuto.
In realt avevo del tutto accantonato l'ipotesi che una donna cos grassa potesse avere un uomo.
Come si diceva una volta? A ogni pentola il suo coperchio... Mentre il coperchio di Maria si
asciugava il viso con le maniche della camicia, chiese: Non vuoi pi? Eri cos calda.
Ma ora sono fredda, mi affrettai a rispondere, e... e... vorrei andare a fare una passeggiata.
All'aria fresca. Mi alzai, con il mio corpo ansimante mi trascinai fino al com e presi qualcosa per
vestirmi.
Non  esattamente facile vestirsi con rapidit con un corpo in sovrappeso, ma la vista della
confezione di preservativi acceler i miei movimenti. Nella frenesia scelsi un abbinamento che
consisteva in un pullover verde e pantaloni da jogging rosa. Il coperchio di Maria assistette a tutta la
scena con aria persa, e se non fossi stata eccessivamente sotto pressione per la situazione in s, avrei
certo provato un po' di pena: la metamorfosi di una moglie calda in una donna in fuga di sicuro non era
facile da comprendere, figuriamoci da digerire.
Coperchio mi chiese titubante: Vuoi che veng... No! risposi secca, e prima che potesse
chiudere la bocca ero gi fuori dall'appartamento.
Dopo che ebbi disceso ansimante la scala del condominio e fui uscita dalla porta nella sera
primaverile, per prima cosa dovetti riprendere fiato. Sudavo come in una sauna condivisa con tipi
snervanti che a ogni pie sospinto insistono per aumentare la temperatura.
Dopo aver recuperato un respiro regolare mi guardai intorno: case popolari a perdita d'occhio.
In pi mi accorsi che per strada non c'era un'anima e che i cartelloni pubblicitari annunciavano una
partita dell'Amburgo.
Amburgo?
Non ero molto esperta di calcio, ma una cosa era chiara: se in quella citt l'Amburgo aveva un
posto di rilievo sui cartelloni pubblicitari, potevo solo concludere che non mi trovavo a Potsdam.
Cercai di tranquillizzarmi: dopotutto non si trattava di un formicaio n del Canada, n di un
laboratorio per esperimenti sugli animali. Da l non era certo un problema raggiungere Potsdam.
Bastava un biglietto del treno e zac, sarei stata l.
Tuttavia ero stata tanto stupida da non controllare che nella tasca dei pantaloni da jogging ci
fossero dei soldi. E infatti non c'erano. E neanche volevo tornare da quell'uomo con i preservativi.
***
Un quarto d'ora pi tardi ero al casello autostradale pi vicino, con il pollice alzato. Solo per
constatare che nessun conducente si fermava a raccogliere una donna in sovrappeso in pantaloni da
jogging. Mi chiesi se la legge antidiscriminazione prevedesse un comma anche per questi casi.
Abbattuta, con le articolazioni doloranti e i vestiti impregnati di sudore, qualche ora pi tardi mi
costrinsi a tornare a casa. Troppo sfinita per temere ancora le voglie sessuali di Coperchio.
Il quale mi apr la porta e mi guard preoccupato con l'intenzione di chiedermi come mi
sentissi.
Lo anticipai: Adesso mi metto a letto, e se dovesse anche solo passarti per le testa di toccarmi,
ti salto addosso con tanta energia da farti diventare una sogliola.
Poi mi stesi e caddi immediatamente in un sonno senza sogni.
Pochi secondi pi tardi o almeno cos mi sembr suon la radiosveglia.
Sentii gracchiare un conduttore radiofonico decisamente di buonumore: Sono circa le cinque e
trentacinque su 101 FM e vi stiamo trasmettendo le migliori hit degli anni Ottanta, Novanta e di oggi.
Gi parecchio tempo prima mi ero chiesta quali tipi di droghe eccitanti e con effetti devastanti
sul cervello assumessero negli ultimi tempi i conduttori radiofonici, e avevo pensato che sarebbe stato
fantastico se uno di loro avesse dichiarato, conformemente alla verit: Recitiamo la stessa demenziale
scenetta che recitano tutti gli altri. Ma ero troppo stanca per spegnere la sveglia. O anche solo per
aprire gli occhi.
Maria, devi alzarti, disse Coperchio con dolcezza, avvicinandosi al mio corpo.
Nonondevo, borbottai.
Senn arrivi tardi al lavoro, ribatt lui con un tono che rivelava chiaramente che sulla
questione non avrebbe mollato con tanta facilit.
Perci mi tirai su e mi ricordai che avevo bisogno di soldi per un biglietto del treno per
Potsdam. Sai dov' il mio portafogli? Portafogli? chiese Coperchio. Da quando dici portafogli e
non borsellino? Dov' il mio borsellino? mi corressi.
Tanto non c' niente dentro. Cinquanta euro li avremo, no? replicai innervosita.
Certo, disse lui, sono proprio l, vicino alle pietre preziose. Storsi il viso in una smorfia.
Siamo completamente a secco, Maria. Gli ultimi 1,99 se ne sono andati per la pizza. E indic
la moquette che aveva pulito in mia assenza.
Lo guardai negli occhi, erano cos tristi che non ebbi dubbi: non avevamo davvero niente.
Ma oggi ti danno la paga settimanale, mi disse cercando di farmi coraggio.  per questo
motivo che dovresti farti vedere al lavoro.
Puntuale. Altrimenti il tuo capo perde di nuovo le staffe. D'accordo, allora andr a questo
benedetto lavoro a prendermi i soldi per poi fiondarmi alla stazione. C'era solo un piccolo
inconveniente: non avevo la minima idea di dove lavorassi.
Mi accompagni? chiesi quindi a Coperchio. Lo faccio sempre, no? mi rispose lui con un
sorriso gentile.
Il quartiere aveva molte somiglianze con quello in cui ero cresciuta: attrezzi rovinati in parchi
giochi deserti, facciate ricoperte da graffiti orribili e gente il cui aspetto esteriore contrastava al
massimo con quello sexy e felice dei tipi raffigurati sui cartelloni pubblicitari che la circondavano.
Molti avevano facce tristi che dicevano: Bevo Jgermeister per poter valutare realisticamente le mie
chance sul mercato del lavoro.
Il volto cordiale e affabile che il giorno prima mi aveva guardato dallo specchio era molto
diverso da quelli. Era pi dolce. Per niente afflitto.
Faceva presumere che, nonostante mancassero i soldi, la fiducia rimaneva.
Volevo sapere qualcosa di pi di lei.
Ma come si possono avere informazioni su una persona che gli altri pensano di avere davanti?
Con uno sguardo romantico.
Con un sorriso mi rivolsi a Coperchio, di cui non conoscevo ancora il nome, e chiesi: Dimmi
cosa ti piace tanto di me! Lui era decisamente disorientato, la sua Maria era di nuovo affabile. E cos
sollevato che subito cominci a ciarlare: Sei la persona pi ottimista che io conosca. Quando piove
dici che presto torner il sole.
Quando le persone ti trattano ingiustamente le perdoni e credi che l'universo prima o poi
riporter equilibrio in tutte le cose... Che cosa non fa l'universo, o per meglio dire Buddha, pensai da
donna esperta di reincarnazione qual ero.
Sei sempre onesta e... a letto sei una cannonata! aggiunse con un sorriso.
Questo nessun uomo me lo aveva mai detto.
Perch no?
Forse perch non lo ero? Volevo davvero conoscere la verit?
In ogni caso dopo quella conversazione era chiaro che l'anima di Maria si trovasse nel Nirvana.
E ne ero sinceramente felice per lei.
Guardai gli occhi luminosi di Coperchio e mi chiesi se non dovessi rivelargli la verit. Ma se gli
avessi detto che ero Kim Lange, mi avrebbe fatto rinchiudere in un reparto psichiatrico, sempre
ammesso che avesse il denaro per il ticket.
E se anche avesse creduto al racconto che il suo grande amore era morto, sarebbe stato giusto
spezzargli il cuore in quel modo? Quanto potesse essere mortale un cuore spezzato lo avevo gi
sperimentato quando ero stata un beagle.
Perch hai quello sguardo triste? mi chiese preoccupato.
Va tutto bene, risposi sforzandomi di sorridere. Era evidente dalla sua faccia che sentiva che
non ero sincera. Quindi distolsi lo sguardo e mi affrettai a proseguire.
Ferma, disse lui.
Io proseguii con lo stesso passo rapido.
Santo cielo, Maria, hai passato il tuo baracchino! Mi bloccai, mi girai e vidi un chiosco con la
scritta WURSTHANS.
Dentro c'era un uomo grassoccio di una certa et, con due occhi in confronto ai quali quelli di
Kim Jongil sono caldi e cordiali. Indossava un grembiule bianco, dove bianco era comunque un
concetto stramaledettamente relativo se si osservavano le varie macchie di ketchup e senape incrostate.
A quanto pareva l'uomo era WurstHans in persona, e pensai che era un destino duro dover trascorrere
la propria vita in compagnia del nome WurstHans.
Ma ancora pi duro era quando per l'uomo che si chiamava WurstHans si doveva anche
lavorare.
Maria! grid WurstHans in tono rude. Nelle serie televisive quelli come Hans sono sempre
dei burberi cuor d'oro, ma nella vita vera non ci sono burberi cuor d'o ro, bens solo burberi.
Che anche questo burbero non avesse cuore, mi fu chiaro quando dissi: Sono malata e non posso
lavorare. Dammi solo la paga per questa settimana.
Mi guard incredulo, come se avessi detto qualcosa di completamente folle, come per esempio:
Non sono affatto Maria, sono la defunta conduttrice televisiva Kim Lange.
Poi si limit a ribattere: Muovi il tuo grasso culo e mettiti al lavoro, prima che io diventi una
iena furiosa.
Ma sono malata... cercai di simulare ancora.
Coperchio mi sussurr all'orecchio: Vai, altrimenti ti caccia via e si trattiene anche la tua
paga.
Sarebbe contro la legge, gli sussurrai a mia volta.
Hai la grana per poterlo denunciare? Sospirai e iniziai il mio nuovo lavoro di venditrice di
patatine fritte.
Capitolo 44
QUANDO ci si affanna nella frenetica quotidianit della tele visione, di riunione in riunione, di
trasmissione in trasmissione, di intrigo in intrigo, allora si pensa: Ah, quanto sarebbe bello avere un
lavoro semplice. Di sicuro la vita non sarebbe cos stressante. Ma poi, quando si ha un impiego
semplice, come me in quel momento da WurstHans, riguardo ai desideri di un tempo si pensa una sola
cosa, e cio: Cazzate!
Lavorare in quel chiosco era un inferno: le articolazioni mi facevano male gi dopo dieci
minuti, e mi chiesi come ce l'avesse fatta Maria a resistere giorno dopo giorno. La margarina che
usavamo per le patatine era vecchia di quarantotto ore e la griglia era cos lurida che in quello sporco si
era certo sviluppata qualche forma di vita intelligente.
Preferivo non immaginarmi chi si sarebbe reincarnato l come bacillo. E naturalmente non ero
capace di grigliare come si deve un wurst, gi il primo fin carbonizzato nella spazzatura.
Perch butti via il wurst? chiese WurstHans raschiando la griglia.
Ehm... vediamo, forse perch  quasi nero? risposi con una punta di ironia nella voce.
Rimettilo a posto! Chi lo mangia rischia il tumore! Sai quanto me ne importa. Proprio
niente? Esatto. E ora tiralo fuori dalla spazzatura e mettilo sulla griglia. Qual  la parolina
magica? Zac, zac! Su questo fatto delle paroline magiche dobbiamo fare ancora esercizio, dissi
ripescando quell'affare schifoso; poi lo gettai sulla griglia e mi domandai: Quali cose spiacevoli devo
ancora vedere in questo posto?
Poco pi di un'ora dopo giunse la risposta. Un disoccupato di circa venticinque anni e con il
cranio rasato, con addosso un bomber e un paio di stivali da fantino, si lament perch l'insalata di
patate era immangiabile. (Non c'era da meravigliarsi, visto che WurstHans non si curava di
stupidaggini come le date di scadenza.)
Il tipo brontol: L'insalata di patate fa schifo come la tua ciccia.
Meglio grassa che psicolabile, ribattei. Ero arrabbiata che trovasse da ridire sul corpo di
Maria, che era stata una persona tanto gentile. (Il fatto che nel frattempo quello fosse diventato il mio
corpo non lo avevo ancora del tutto digerito.)
Il tipo strinse gli occhi, minaccioso. Non so che cosa significa psicolabile, ma attenta che te ne
mollo una dritta in faccia! Siccome mi risultava inconcepibile che potesse picchiare una donna, dissi:
Dai, forza! Non fu una buona idea.
Okay, disse lui.
Okay? chiesi provando una spiacevole sensazione.
S, ribatt lui, e apr la porta del chiosco fermamente intenzionato a mollarmene una. Quella
era una zona che quanto a cavalleria lasciava molto a desiderare.
(Dalle memorie di Casanova: Per essere precisi, era un millennio in cui quanto a cavalleria si
lasciava molto a desiderare.)
Guardai in direzione di WurstHans nella speranza che mi aiutasse, ma lui si volt
vigliaccamente dall'altra parte e borbott qualcosa come: Al tuo posto mi scuserei... Anche
Coperchio se n'era andato da un bel po', WurstHans non gradiva che bighellonasse intorno al
chiosco, e a quel punto ero sola a fronteggiare l'aggressivit del tipo.
Grazie al cielo ci sono molti oggetti utili in un baracchino: il tubo del ketchup, lo spazzolone e
la pinza da griglia.
Afferrai automaticamente il tubo e spruzzai negli occhi del tipo ketchup in abbondanza.
Quello grid: Ti faccio secca, puttana! Ero decisamente poco interessata all'idea di essere
fatta secca, quindi presi lo spazzolone e glielo conficcai nella pancia con tutto il mio considerevole
peso. Lo skinhead cadde a terra con un urlo soffocato.
Afferrai la pinza per la griglia, gliela avvicinai alle parti basse e minacciai: Se non tagli la
corda non sarai in grado di dare una tua discendenza al Fhrer.
Lo skinhead annu. D'accordo, me ne vado, e prese la fuga.
A quel punto mi rivolsi a WurstHans, che era visibilmente impressionato. Con la pinza e il tubo
in mano gli chiesi: Vuoi essere il prossimo? WurstHans scosse la testa.
Allora dammi i miei soldi. E fu esattamente quello che fece, e io lasciai il chiosco con in
tasca centoquarantatr euro e trentotto centesimi.
Dietro di me sentii distintamente le parole Domani la licenzio, ma le ignorai. Non avevo
intenzione di fare mai pi ritorno in quel chiosco.
Capitolo 45
Mi diressi alla prima fermata dell'autobus, e sulla tabella labirintica guardai il tragitto che
conduceva alla stazione. Quando per mi accorsi che sempre pi persone mantenevano una distanza di
sicurezza da me per l'odore di grasso fritto che emanavo, ragionai sull'eventualit di fare una
deviazione per concedermi una doccia. Ma se fossi andata a casa, avrei potuto imbattermi in
Coperchio, e questo non lo volevo in nessun modo. Non volevo guardarlo negli occhi mentre assisteva
alla scena della sua amata Maria che usciva dalla sua vita. Avrebbe pensato che lei non lo amasse pi.
Che cosa era peggio? Sapere che qualcuno non ti ama pi o che questo qualcuno  morto, ma la
sua anima aleggia felice nel Nirvana?
Quando l'autobus arriv, non vi salii. Ne presi un altro e andai da Coperchio.
Lui apr la porta e rimase sorpreso. Come mai sei gi qui?  una lunga storia, dissi io.
Una stramaledetta lunga storia. Bene, ti ascolto, rispose Coperchio.
Esitai.
Maria...? Ogni secondo che passava Coperchio si faceva sempre pi insicuro.
Non volevo lasciarlo pi a lungo nell'incertezza, volevo spiegargli tutto.
Ma quando aprii la bocca, ne usc solo una canzoncina: Nel bosco c' un ometto gentile e bel!
Coperchio mi guard stupito.
E io ero ancora pi stupita, perch di sicuro non erano quelle le parole che avevo voluto dire,
bens: Io sono Kim Lange. La mia anima si trova attualmente nel corpo di Maria... Feci un altro
tentativo, ma di nuovo cantai soltanto: In testa ha un cappelletto color caff! Era una stregoneria!
Coperchio era completamente disorientato.
Disperata, a quel punto volevo gridare la verit, ma il risultato fu che cantai a squarciagola:
Chi sa dir chi sia l'ometto... Niente da fare.
Evidentemente Buddha aveva il controllo del mio centro della parola, in modo che non potessi
rivelare a nessuno chi ero.
Ma non mi arresi, presi blocco e matita con l'intenzione di scrivere tutto, tutta la verit su di me,
su Maria e sul Nirvana.
Ma quando ebbi finito di scrivere, sulla carta si leggeva solo: ... che nel bosco sta soletto, col
grazioso cappelletto! Il tutto corredato da musica scritta.
Non mi era mai piaciuta quella canzoncina idiota.
E ancora meno mi piaceva Buddha. Non solo aveva preso il controllo del mio centro della
parola, ma di tutte le mie possibilit di comunicazione. E trovavo semplicemente sleale che lasciasse
Coperchio alle prese con una verit non chiara, solo perch io non spifferassi tutto quello che sapevo
sull'Aldil.
Mi sforzai di ragionare sul da farsi. Non volevo che Coperchio pensasse che era Maria a
lasciarlo. E alla fine trovai un modo per farglielo capire senza raccontargli del Nirvana.
Come ti chiami? gli chiesi.
Che cosa? chiese Coperchio irritato.
Non ho idea di come ti chiami. Hai perso la memoria? ridacchi nervoso.
Non ho ancora sentito pronunciare il tuo nome, spiegai.
Era sconcertato.
Guardami negli occhi, lo pregai.
Si avvicin.
Guardami nel profondo degli occhi. Lo fece.
Vide che dicevo la verit.
E che il corpo di Maria ospitava un'altra anima.
Anche se razionalmente non riusciva a capire perch e per quale motivo fosse cos, nel
profondo del cuore in quel momento seppe di aver perso la sua amata. E quindi disse con immensa
tristezza: Mi chiamo Thomas.
Capitolo 46
PERFINO quando mi trovai seduta sull'intercity per Potsdam, fui costretta a pensare a Thomas.
Sperai con tutte le mie forze che si facesse una ragione di essere improvvisamente rimasto solo. Non se
l'era meritato. Nessuno si merita la morte di chi ama.
Be', ce li ha due biglietti? chiese una voce.
Mi voltai e vidi un controllore con baffi e orecchino. Due peccati di stile in un colpo solo, ci
mancava solo il capello anni Ottanta.
Che cosa vuole dire? Be', grassa com', nessuno pu sedersi vicino a lei, sogghign.
Mi fa ridere come una devitalizzazione, replicai calma.
Il controllore smise immediatamente di ghignare, for il biglietto e io rimasi sola per il resto del
tragitto: nessun viaggiatore voleva schiacciarsi vicino a me.
E questo per me era inusuale. In passato, quando ero Kim Lange, era assolutamente normale
che la gente si voltasse a guardarmi. Le donne mi invidiavano, gli uomini mi guardavano il seno (che in
effetti non era poi sconvolgente, ma era abbinato pur sempre a un volto famoso). Il tutto era tanto
spiacevole quanto lusinghiero. Ora gli appartenenti a entrambi i sessi mi osservavano sprezzanti, e
questo era semplicemente solo spiacevole.
Per risparmiarmi gli sguardi di disgusto dei miei simili, mi misi a fissare il paesaggio dal
finestrino. Mi chiesi se le mucche sui prati fossero persone reincarnate. O che cosa inducesse la gente a
costruire la propria villetta su un terreno piatto a ridosso della ferrovia. E infine come potevo
rincontrare la mia famiglia, e come avrebbe reagito quest'ultima se avessi canticchiato: Chi sa dir chi
sia l'ometto... Quando arrivai a Potsdam, decisi di trovarmi un posto dove passare la notte. Potevo
permettermi solo uno di quegli hotel economici alla periferia della citt, in cui ogni camera  dotata di
gabinettodoccia autopulenti. Non riuscii a chiudere occhio. Primo perch avevo fame nella zona
industriale non c'era un negozio in cui di sera si potesse comprare qualcosa e secondo perch i ragazzi
del piano di sotto stavano facendo una festa con alcol, stereo portatili e innocui lanci di letti dalle
finestre. E poich la reception di questi hotel non ha un portiere di notte, potevano fare quello che
volevano.
Cos passai il tempo a guardare la zona industriale fuori dalla finestra, immersa nella notte e
appena visibile per la presenza di qualche luce fredda. A un certo punto vidi un gatto sgusciare sulla
strada. Mi rendevo conto che non poteva essere Casanova, ma involontariamente fui costretta a pensare
a lui. Con tutta probabilit era ancora infuriato con me perch avevo fatto in modo che Nina potesse
sposare Alex.
(Dalle memorie di Casanova: Quando mi accorsi che il matrimonio aveva avuto luogo senza di
me, imprecai con tutte le mie forze contro madame Kim. Finch non venni a sapere che era morta.
Allora mi calmai e mi dissi: Ben le sta.)
Riflettei su quale sarebbe stato il mio passo successivo: andare da Alex e Lilly? Dovevo
avvicinarli da perfetta estranea?
E se s, in che modo?
Decisi innanzitutto di fare la cosa pi ovvia, cio cercarmi un lavoro, dopotutto non avevo quasi
pi un quattrino. E non ero certo intenzionata ad aggirarmi nelle vicinanze di casa nostra come una
senzatetto depravata, e magari incontrare Lilly in quelle condizioni.
Il mattino successivo comprai un giornale, scorsi gli annunci dei posti di lavoro e mi imbattei in
quello che alcune persone chiamano destino e altre fatalit.
Ci sono doversi tipi di fatalit. Fatalit che ti arrivano addosso come una catastrofe, ma che poi
si trasformano in eventi positivi, fatalit che ti arrivano come fatti positivi per poi trasformarsi in
catastrofi, e fatalit che ti lasciano a bocca aperta per molto, molto tempo.
Risposi a un annuncio in cui si cercava una donna delle pulizie capivo bene che con un simile
corpo nell'immediato non avrei trovato impiego nel mio originario settore professionale, cio come
conduttrice televisiva e l'agenzia mi indirizz a una casa che si trovava a tre strade di distanza dalla
nostra.
Ma non fu questa la fatalit che mi lasci a bocca aperta.
Quando risalii il viale di accesso alla tenuta una villa di quattrocento metri quadrati del secolo
scorso a venirmi incontro fu il mio ex capo Carstens. Naturalmente non mi riconobbe, mi fece solo un
breve cenno con il capo, sal sulla sua Mercedes cabrio e sfrecci via.
Mi diressi alla porta. La villa non aveva targa n campanello, presumibilmente il proprietario vi
si era appena trasferito. Bussai con il battente. All'interno si ud un suono sordo. Dopo qualche minuto
di attesa la porta si apr. Scricchiolava. E io vidi... Daniel Kohn.
Questa fu la fatalit che mi lasci a bocca aperta!
E non ero affatto sicura che non fosse anche una fatalit di quelle che sfociano in una catastrofe.
Daniel Kohn disse: Buongiorno, lei deve essere la donna delle pulizie.
Non riuscivo a chiudere la bocca.
Questo sarebbe il momento in cui dovrebbe rispondere 'S', disse lui sorridendo.
Non risposi.
Lei  un tipo non particolarmente loquace, vero? Mi resi conto che dovevo dire qualcosa,
raccolsi tutte le mie forze e balbettai: Frmml... Ero troppo sorpresa per pronunciare una qualsiasi
parola ragionevole.
Innanzitutto entri, mi propose Daniel.
Mi mostr la villa che aveva appena comprato grazie a un nuovo lavoro: il mio. Carstens gli
aveva offerto la conduzione del mio talkshow dopo aver messo alla prova per due anni candidate che
non arrivavano neanche alle caviglie di Kim Lange.
Congratulazioni, dissi io.
Allora  in grado di parlare, ribatt Daniel.
Se mi sforzo. Daniel sorrise e imbocc la scala a chiocciola che portava al piano di sopra.
Mentre salivo i gradini dietro di lui, ebbi una panoramica completa del suo delizioso fondoschiena. Mi
ricordai della nostra serata di sesso, di quanto era stato meraviglioso, e per un breve istante mi chiesi:
Se magari...? No, era assurdo: famoso conduttore fa sesso con grassa donna delle pulizie? Un titolo che
capita di leggere piuttosto di rado sui tabloid. E poi avevo riscoperto il mio amore per Alex. Perch mi
mettevo a fantasticare su Daniel Kohn?
Santo cielo, per due anni si viene reincarnati, si produce karma positivo, lo si perde, se ne
produce di nuovo, e tutto questo non cambia assolutamente il fatto che non si hanno in pugno i propri
sentimenti.
Non poteva essere vero!
Quando arrivammo al secondo piano dovetti innanzitutto riprendere fiato. Daniel mi offr
qualcosa di rinfrescante dal frigobar che si trovava nella sua camera da letto, che dal canto suo aveva
tutta l'aria discreta del nido d'amore: meraviglioso futon, impressionante impianto stereo Bang &
Olufsen e un vecchio specchio di notevole gusto in una posizione di interesse strategico.
 sicura di essere in grado di pulire questa casa? chiese Daniel con un certo scetticismo, visto
che ero ancora ansimante.
E anch'io me lo chiesi: volevo pulire la camera da letto in cui Daniel Kohn si specchiava con
qualche bionda? No!
D'altro canto, volevo rimanere disoccupata e diventare una senzatetto?
No, no, no e ancora no!
E dato che un No, no, no e ancora no! suona inequivocabilmente come un No! accettai il
lavoro e divenni la collaboratrice domestica di Daniel Kohn.
Capitolo 47
DANIEL pagava profumatamente, cos mi presi un piccolo monolocale in periferia, dall'altra
parte della citt, e lo arredai con pochi mobili semplici (letto, cassettone, niente di Ikea). Ogni giorno
mi recavo a casa sua, pulivo, gli stiravo la biancheria e mi meravigliavo di quante donne diverse
andassero e venissero. E del fatto che rientrassero nella categoria: parassiti.
Per me fu un periodo faticoso. Fisicamente (dovevo continuare a prendere le pastiglie per il
cuore di Maria) ma soprattutto psicologicamente: non avevo ancora idea di come avrei potuto
organizzare un incontro con la mia piccola Lilly e con Alex. Ogni giorno che passava e che rimandavo
il faccia a faccia, la mia insicurezza aumentava. S, ogni tanto mi scoprivo addirittura a pensare se non
avrei fatto meglio a entrare nel Nirvana.
Una mattina ero assorta in questi tristi pensieri quando come sempre bussai alla porta di casa di
Daniel Kohn. Pass qualche minuto prima che lui aprisse, aveva un aspetto distrutto. Mi stava davanti
in canottiera. Non rasato e visibilmente depresso.
Lo guardai fisso e lui mi chiese: Che cosa c'? Be', ha un aspetto... ... come se mi avessero
inghiottito? E di nuovo risputato fuori, aggiunsi io.
Sorrise stancamente e mi fece cenno di entrare.
Mentre attraversavamo l'atrio della villa mi disse: Gli indici di ascolto della mia prima
trasmissione non sono stati buoni.
Decisamente non buoni? chiesi io.
No. Pessimi, ribatt lui, e aggiunse: Gli spettatori sentono ancora la mancanza di Kim Lange
e hanno un atteggiamento negativo nei confronti di qualsiasi nuovo conduttore che non sia lei.
Non potei trattenere un sogghigno, questo mi lusingava.
Che cosa c' da sogghignare? chiese lui leggermente risentito.
Niente, niente, risposi. Posso vedere la trasmissione? Perch? Magari potrei avere
qualche suggerimento per lei. Daniel riflett. Un po' che la proposta evidentemente lo divertiva, un po'
che era curioso, messe le due cose insieme alla Hne diede il suo okay.
Quindi ci guardammo insieme il talkshow che una volta era il mio. Sei politici discutevano sul
tema Pensioni: fatti o bugie? e io mi sorpresi di quanto in passato una trasmissione del genere fosse
stata di vitale importanza per me: erano sei idioti che con il loro limitato bagaglio di parole rubavano
tempo prezioso ai telespettatori.
Dopo appena cinque minuti sbadigliavo di cuore.
Questa  stata probabilmente anche la reazione degli spettatori, sospir Daniel.
Sempre che non abbiano lanciato oggetti contro lo schermo, maldisposti com'erano,
sogghignai.
E allora, ha qualche suggerimento? volle sapere Daniel.
S, ce l'ho. Faccia qualcos'altro. Qualcos'altro? Lei ha pi talento. Faccia qualcosa di
diverso da questo schifo.
Qualcosa in cui possa mostrare le doti che possiede. Lo farei volentieri... Ma? Non ho
idea di che cosa potrebbe essere. Che cosa ne direbbe di reportage di viaggio? proposi. Dopotutto
durante il mio itinerario di reincarnazione avevo girato mezzo mondo.
Di colpo la stanchezza negli occhi di Daniel era scomparsa. L'idea lo entusiasmava. Avevo
toccato la corda giusta.
In quel momento qualcuno buss alla porta.
Daniel usc dal salotto per andare ad aprire. Daniii, disse una voce acuta. Era una delle sue
amichette bionde.
Ehi, in questo momento non posso, gli sentii dire.
Come? lo punzecchi la donna.
Io... ho una visita importante, ment. Non riuscivo a crederci: Daniel Kohn spediva via una
bionda per continuare a parlare con me?
Ma Dani... Non posso. Neanche se mi metto addosso solo due cosette e nient'altro?
chiese lei.
Quali cosette? Fragole e panna. Percepii letteralmente l'esitazione di Daniel: il suo cuore
voleva parlare con me di una possibile e pi appagante nuova carriera. La sua libido voleva le fragole
con la panna.
E quando notai che la libido era in procinto di vincere, intervenni e dissi: Avrei anche un altro
paio di idee per i reportage.
La giovane donna, il cui top colmo di formosit avrebbe potuto causare un tamponamento, era
decisamente sorpresa:  a causa di quella che non mi vuoi vedere? Lei non  una tua concorrente,
tent di calmarla Daniel. E a me questa risposta non piacque affatto.
Ma tu mi mandi via a causa sua, brontol lei.
Daniel annu.
Me ne vado, disse, e mi prendo anche le mie fragole! Daniel la segu per un attimo con lo
sguardo, poi si volt e disse impassibile: Allora, quali erano le sue idee? Parlammo per tutto il giorno
delle cose fantastiche che si sarebbero potute fare. Immaginammo reportage sui fachiri dell'India, i
mondi di sogno degli aborigeni e i rituali della droga degli indiani d'Amazzonia.
Ci figurammo come sarebbe potuto essere un viaggio nel continente di Atlantide sprofondato
negli abissi, o come si sarebbe potuta ripetere la spedizione di Amundsen nell'Antartide. In breve,
Daniel e io facemmo il giro del mondo, mentre in realt ci muovemmo un'unica volta dal suo divano
per aprire al ragazzo che portava le pizze.
Fu una giornata meravigliosa, alla fine della quale Daniel, vista la pioggia battente, mi
riaccompagn addirittura a casa.
Nella sua Porsche, grazie alla mia abbondanza, eravamo seduti stretti uno all'altra, e ogni volta
che lui cambiava marcia, necessariamente mi toccava. E mi procurava un brivido di piacere. Era la
prima volta che mi sentivo donna nel mio nuovo corpo.
Quando ci fermammo davanti al mio condominio, Daniel disse: Non  esattamente
accogliente.
Mah, c' di peggio, risposi tornando indietro con il pensiero al formicaio.
Lei vede tutto dal lato buono, ridacchi Daniel.
Rimasi stupita: che vedessi le cose dal loro lato buono non me lo aveva mai detto nessuno. Ero
davvero cambiata in seguito a tutto quello che avevo vissuto? Sarei diventata un po' simile a Maria?
Erano anni che non chiacchieravo cos piacevolmente con qualcuno, disse Daniel.
Anch'io, risposi, dopotutto negli ultimi due anni mi ero intrattenuta esclusivamente con
animali.
Mi guard.
Restituii lo sguardo.
Il contatto di sguardi, gli spazi limitati della Porsche... in condizioni normali quella sarebbe
stata la situazione ideale per un primo bacio. Ma naturalmente era assurdo: non saremmo mai arrivati a
un bacio.
Tuttavia Daniel continuava a guardarmi negli occhi.
Ero a disagio.
E anche lui lo era.
E di colpo era completamente confuso.
Che cosa c'? Ci siamo... ci siamo gi incontrati da qualche parte in passato? Negli occhi di
Maria, Daniel aveva visto la mia anima. Avrei tanto voluto dirgli che ero Kim Lange. Sapevo che
Buddha aveva manipolato il mio centro della parola in modo che nessuno potesse venire a saperlo,
ma... ma forse potevo riuscirci lo stesso. Se mi concentravo al massimo.
Certo, poteva funzionare. Gli avrei detto che ero Kim Lange, la donna con cui aveva fatto
l'amore la sera della sua morte. La donna sulla cui tomba aveva deposto una rosa.
Aprii la bocca, mi concentrai con tutte le mie forze e cantai piena di sentimento: Sta ritto
quell'ometto su un solo pie! Di porpora ha il farsetto e il mantel.
Daniel mi guard contrariato. Ha una qualche attinenza? Scossi il capo, mi affrettai a
scendere dalla Porsche, corsi in camera mia e giurai di non uscire pi da sotto le coperte negli anni a
venire.
Capitolo 48
IL mattino seguente suon il campanello. Rimasi sotto le coperte. Si stava cos bene. Sono io,
Daniel Kohn! Da sotto le coperte non potei trattenere la meraviglia.
Voglio mostrarle una cosa. Un attimo! gli gridai. Mi vestii, ingoiai una pastiglia per il
cuore e mi chiesi che cosa mai volesse mostrarmi Daniel Kohn.
Aprii la porta e lui mi allung un foglio di carta.
Ehm, che cos'?  il mio prospetto per una nuova serie di reportage! Ci ho lavorato per met
notte. Gli occhi gli brillavano come quelli di un ragazzino. Non avrei mai pensato che il suo volto, di
solito cos ammorbidito dal fascino, potesse apparire talmente raggiante.
Vorrebbe darci una scorsa? mi chiese.
Ho scelta? Sorrisi.
Naturalmente no. Presi il foglio e lo lessi. Conteneva molti dei progetti che avevamo
concepito il giorno precedente. Inclusa Atlantide e l'Antartide. Sarebbe stata una serie televisiva che
avrei fatto volentieri anch'io.  bellissimo! E molto meglio della schifezza che faccio ora. In
effetti! E se andr in porto, lei sar la mia assistente. Sorrisi e naturalmente non credetti a una
parola.
Daniel mi convinse ad andare con lui a Berlino, alla sede della stazione televisiva. Un'ora di
macchina, e lo stare appiccicati l'uno all'altro, mi accesero alcune fantasie sessuali. Che di fatto erano
gi ampiamente accese, e nelle quali si alternavano di continuo il mio corpo di Kim Lange e quello di
Maria.
Daniel, visibilmente eccitato, mi preg di aspettare fuori, corse all'interno dell'edificio, e dopo
un po' ne usc ridacchiando.
Quel risolino mi dice che ha avuto successo, feci io. Mi sono liberato del talkshow e ho la
mia serie di reportage. Congratulazioni! E lei ha un posto come mia assistente. Ma allora diceva
sul serio.
Andiamo a brindare al nostro nuovo lavoro, propose con tono giulivo.
Sfrecciammo di ritorno alla villa, andammo al piano di sopra dove c'era il suo minibar (l'avevo
gi detto che era nella sua camera da letto?) e Daniel ne tir fuori uno champagne pi vecchio di noi
due messi insieme.
Lo conservavo per un evento particolare. Lo apr e lo vers nei bicchieri. E io sperai che
l'alcol fosse compatibile con le mie pastiglie.
A lei, disse, sinceramente grato che gli avessi aperto uno spiraglio di vita nuova.
A lei, risposi io.
Bevemmo, e il vecchio champagne era cos schifoso che lo inghiottimmo a fatica.
Dopo un breve attimo di orrore scoppiammo entrambi in una risata. Era la prima esplosione di
riso che avevo da anni. Ed era meraviglioso.
Chiacchierammo animatamente fino a sbellicarci di nuovo dalle risa.
La risata fu cos convulsa da costringermi a sedermi sul suo futon. Con un tonfo anche lui cadde
vicino a me.
Ci guardammo negli occhi.
Nel profondo.
Daniel vide la mia anima.
Davvero ho la sensazione di averla gi conosciuta, disse tanto confuso quanto affettuoso.
Io canticchiai: Chi sa dir chi sia... E poi ci baciammo.
Capitolo 49
NEL giro di pochi secondi eravamo nudi e cadevamo nelle braccia l'uno dell'altra. In passato mi
ero sempre un po' vergognata della mia cellulite, sentivo che il mio corpo non era perfetto e non
abbastanza attraente. Ora mi trovavo in un corpo che senza dubbio nessuna rivista femminile avrebbe
considerato perfetto, e la cosa mi era del tutto indifferente. Dopo due anni in cui avevo abitato ogni
genere di animali, ero semplicemente felice di essere una donna. Una donna che faceva sesso. Con
Daniel Kohn.
E anche a lui sembrava non importare che fossi sovrappeso. Faceva sesso con me in base al
motto: entrare in fretta e provare piacere. Da un lato perch sentiva la mia anima, dall'altro come venni
a scoprire pi tardi perch con me si era accorto per la prima volta che trovava molto pi sensuali le
modelle di Rubens delle magre biondine con cui aveva fatto l'amore fino a quel momento. (Ci si fa
sempre male contro le loro ossa sporgenti!)
S, se le riviste femminili avessero scoperto che uomini come Kohn consideravano poco
attraenti le ossa delle donne magre, la notizia avrebbe fatto pericolosamente vacillare le certezze alla
base del loro lavoro redazionale.
In ogni caso il nostro incontro di sesso fu, come la notte in cui morii per la prima volta,
meraviglioso. E lui fu fantastico.
Ma non fu assolutamente supercalifragilistichespiralidoso!
Il che non dipendeva dall'impegno di Daniel. Per essere precisi, lui era quasi gi in zona
olimpiadi. Dipendeva dal fatto che mentre facevo l'amore pensavo ancora ad Alex. E ai miei sentimenti
per lui. Non provavo sensi di colpa nei confronti del mio ex marito. La serata era troppo bella per avere
rimorsi. E comunque Alex aveva fatto sesso con Nina molto pi spesso di quanto io non lo avessi fatto
con Daniel.
Tuttavia continuavo a pensare a lui. Anche solo perch Daniel non profumava come Alex.
Dapprima pensai che dipendesse dal mio olfatto, non pi sviluppato come quello di un cane, e che
quindi non riuscissi a odorare bene Daniel, ma poi mi fu chiaro che stavo mentendo a me stessa: Alex
aveva semplicemente un odore pi sensuale di quello di Daniel.
Quando Daniel e io, durante una pausa per riprendere fiato, ci trovammo a bere champagne
questa volta di un'annata pi recente lui mi guard e disse:  stato meraviglioso.
S... risposi io.
Per come lo dici suona pi come un 'ma'. Scossi la testa. Non volevo dirgli niente di Alex.
Non amo i 'ma', disse Daniel intuendo che qualcosa non andava.
Rimanemmo per un po' in silenzio.
Peccato, pensavo che tra noi potesse nascere qualcosa, disse lui rompendo il silenzio.
Quando lo hai pensato? chiesi curiosa. Che avesse pensato questo di me era... inconcepibile.
Tanto inconcepibile quanto l'evidenza che avessimo appena fatto sesso.
Be', a un certo punto tra il bacio e il tuo terzo orgasmo, rispose lui charmant.
Vuoi davvero metterti con una donna delle pulizie? Adesso per saresti la mia assistente.
Daniel faceva sul serio.
Questo mi lasci decisamente perplessa.
Ma perch poi non dovevo fare un tentativo con Daniel? Era meglio che stare da soli, e lui
provava dei sentimenti per me, per quanto pazzesco potesse suonare.
Ero abbastanza confusa.
Daniel mi baci di nuovo. E ancora. E ancora. Mi copr il collo di baci.
E di nuovo facemmo l'amore. E facendolo pensai un po' meno al profumo di Alex.
Capitolo 50
IL detective privato Thomas Magnum in un momento del genere avrebbe detto: So a che cosa
sta pensando... Certo che volevo riavere la mia famiglia. Ma quanto realistico era il mio desiderio?
Non riuscivo neanche a recarmi in quella casa. Era semplicemente molto pi comodo rimanere da
Daniel. E dopo il trambusto degli ultimi due anni mi meritavo un po' di comodit, no? Sciocchezze, mi
ero meritata un'overdose di comodit! Per tutta una vita!
Mi lasciai viziare da Daniel, feci sesso con lui tutte le sere e un giorno, grazie al mio stipendio
di assistente, mi concessi un massaggio al centro benessere Rico's Excellence Spa.
Rico stava al bancone di ricevimento di marmo e quando entrai mi guard sorpreso: persone
della mia stazza non si presentavano mai nel suo lussuoso tempio.
Daniel Kohn ha preso per me un appuntamento, dissi non senza un certo orgoglio, perch...
ehi, uno degli uomini pi sensuali della Germania era il mio compagno!
Lei  la sua... sorella maggiore? chiese Rico un po' infastidito. Ero scioccai e arrabbiata.
Senza riflettere risposi: Gliela do io la sorella maggiore! Evidentemente non lo . Se vuole
proprio saperlo, io sono la sua compagna! dissi acida.
Rapido, Rico si volt.
Da dietro vidi come si metteva il pugno chiuso tra i denti smaglianti, e sentii un flebile sbuffo.
Stava lottando contro una risata incontrollabile.
E io lottai contro il desiderio di dargli un calcio in quel sedere palestrato.
Quando Rico si fu ricomposto, si gir, mi guard, disse Sorry, si gir di nuovo e sbuff forte:
Compagna... A quel punto glielo diedi, il calcio nel sedere palestrato.
Tutto questo per un massaggio.
Furiosa presi il tram per andare da Daniel. Ero imbestialita che tipi come Rico potessero
guastare la vita a me, e di conseguenza a Maria.
Per quanto mi riguardava, a quello avrei strappato il cuore, lo avrei tagliato a pezzetti, poi lo
avrei messo in un mortaio per pestarlo fino a ridurlo in poltiglia, infine avrei dato quella poltiglia in
pasto a un cane, su cui successivamente sarei passata con un rullo compressore.
In camera da letto raccontai a Daniel tutta la storia, sperando che si sarebbe indignato quanto
me, e che con me avrebbe escogitato ulteriori torture per Rico. Ma invece di fare qualche proposta
sensata sul tema squartamento, crocifissione, supplizio della ruota e combinazione delle
sopraccitate, chiese soltanto: Ha davvero riso del fatto che sei la mia compagna? S! Hmmm,
disse Daniel.
Hmmm, non era esattamente il sostegno che mi ero aspettata. Non trovi che sia un
comportamento inaccettabile da parte sua? chiesi.
Naturalmente, ma... Ma? Non potevo crederci. In una risposta a quella domanda un ma
non doveva esserci!
 solo che finora ho avuto compagne decisamente diverse... Elementi decorativi! brontolai
ferita.
Daniel in effetti era famoso per avere sempre al suo fianco le donne pi belle. Se ora
improvvisamente fossero comparse foto di lui insieme a me, senza dubbio non sarebbero mancati
titoloni come: Daniel Kohn ha problemi di vista? Mi piace ferace oppure Perch a questo punto
non una lottatrice di sumo? Il pi positivo sarebbe stato: Fantastico! Daniel Kohn non arretra davanti
a niente! Eventuali foto di noi insieme sarebbero state un danno per la sua reputazione, probabilmente
se ne era reso conto in quel momento. E questo mi fece infuriare e mi rattrist allo stesso tempo.
Gli elementi decorativi non c'entrano affatto. Daniel tent di calmare le acque.
Quindi tu andresti dappertutto con me e mi presenteresti come la tua compagna? chiesi
pungente.
Daniel esit un decimo di secondo. E non avrebbe dovuto farlo. Perch esitare  per un uomo
un'ammissione di colpa.
Io per te non sono abbastanza presentabile, affermai.
Non dire sciocchezze! Allora provami il contrario. E come dovrei farlo? chiese lui
irritato.
Portami con te in occasione del conferimento del premio televisivo di quest'anno. Come tua
compagna. Davanti al mondo intero! A quel punto Daniel esit molto di pi di un decimo di secondo.
E pi a lungo esitava, pi diminuiva la mia rabbia e cresceva il timore che dicesse: No,  vero,
non voglio che qualcuno mi veda con te.
Che cosa avrei risposto, allora? Hasta la vista, baby! oppure D'accordo, l'importante  che
rimaniamo insieme. Non conta se stai o non stai dalla mia parte. La mia dignit non m'importa. Chi ha
bisogno, poi, di una stupida dignit? Alla fine Daniel si ricompose e disse: Ti porter con me. E ti
presenter anche ufficialmente come la mia compagna.
La mia dignit e io ne fummo immensamente felici.
Capitolo 51
INVECE di prenotare aWHyatt, Daniel aveva trovato per noi un grazioso hotel fuori Colonia,
dove ci stravaccammo sul letto aspettando il fattorino con il mio nuovo vestito di Versace. Daniel
aveva comunicato le misure e lo aveva fatto fare apposta per me.
Naturalmente non era paragonabile a quello che avevo indossato quando ero Kim Lange. Per
essere precisi somigliava pi a un impacchettamento di Christo.
Ma sentire la morbidezza della stoffa sulla pelle, gioire nell'attesa del premio, sapere che a
breve avrei rivisto tutta la banda dei media... tutto questo mi dava una sorta di formicolio alla pancia!
Una parte di me si immaginava il momento in cui sarei scesa con Daniel dalla limousine e
centinaia di fotografi avrebbero scattato migliaia di foto della nuova meravigliosa coppia. Un'altra parte
si immaginava come, in qualit di futura moglie di Daniel Kohn, avrei acquisito sufficiente prestigio da
poter aspirare a una trasmissione tutta mia. E una parte di me, di dimensioni pi ridotte, si meravigliava
dell'ottimismo manifestato dalle altre due.
In tutta la mia formosit feci un giro su me stessa per mostrare a Daniel il vestito. Be', come
sto? Bello, disse lui un po' distrattamente.
Lo dici con l'entusiasmo di un dipendente da valium. No,  davvero bello. Daniel si sforz
di sorridere, ma risult poco convincente. C'era qualcosa che lo impensieriva. Ma una parte di me
diceva: Non importa. Un'altra parte si tappava le orecchie e cantava: Lalalala... Daniel non ha
niente. Di sicuro niente che abbia a che fare con le mie scarse qualit femminili da esibire in pubblico.
Noi rimaniamo insieme! E la terza parte, la pi piccola, era testimone muta di questa dimostrazione di
assenza di realismo.
Daniel si ritir in bagno, e io rimasi sola in camera. Feci zapping tra i vari programmi televisivi,
finii sulla pay tv e mi chiesi: Chi diavolo sgancia ventidue euro per un porno dal titolo // sogno di
Carmen Flamenco con otto uccelli\'7d
Spensi la televisione e mi sedetti sul letto.
E quando mi ritrovai l seduta, ebbi un dj-vu di terzo grado: due anni prima mi trovavo sola in
una camera di hotel, con un vestito fresco di sartoria, poco prima del conferimento del premio,
esattamente come in quel momento. E provavo tremendi sensi di colpa nei confronti di Lilly.
Ora li provavo di nuovo.
In realt li avevo provati per tutto quel tempo, ma li ave vo repressi in ogni modo fra le braccia
di Daniel. Anche nei confronti di Alex provavo sensi di colpa. E anche nei confronti di quel balordo di
Buddha. Di certo non mi aveva rimandato indietro in quel corpo perch sognassi di una carriera
televisiva e di una vita con Daniel Kohn.
Ma mentre pensavo queste cose, Daniel usc dalla doccia. Era semplicemente fantastico. Di
fronte a quella formidabile vista di nudo, dimenticai i sensi di colpa nei confronti di Buddha.
Ma non quelli nei confronti di Lilly e di Alex.
Durante il tragitto in limousine Daniel era a dir poco taciturno e armeggiava nervoso attorno al
suo colletto. Era evidente che si sentiva intimorito al pensiero di comparire in pubblico al mio fianco...
e dello scherno e del sarcasmo a cui si sarebbe esposto.
Anch'io ero silenziosa, non riuscivo a non pensare a Lilly. Non potevo reprimere pi a lungo i
miei sentimenti: il mio cuore sentiva profondamente la sua mancanza e desiderava vederla. La
desiderava molto di pi delle comodit. Molto di pi di una carriera televisiva. E ancora molto di pi di
un ciclone di flash accanto a un uomo che si sentiva a disagio a starmi vicino.
Quanto pi ci avvicinavamo alla sala dove sarebbe stato conferito il premio, tanto pi eloquente
diveniva il silenzio nervoso di Daniel. In realt avrei dovuto essere furiosa con lui, ed elaborare fantasie
che lo vedevano dirigersi verso un castello sui cui merli c'ero io, ad aspettarlo con ansia, e con l'olio
bollente.
Invece ero solo profondamente triste. Per colpa mia. Per il fatto che volevo imboccare la strada
pi semplice e preferivo una vita con Kohn invece di raccogliere tutto il mio coraggio e andare a
cercare la mia famiglia.
***
La limousine si ferm. Entro pochi secondi saremmo dovuti scendere e saremmo stati
tempestati dai flash. Daniel mi guard, tent di sorridere.
Tent. Ma gli angoli della bocca rimasero a malapena orizzontali.
Io non mi sforzai neanche pi di sorridere.
Non volete scendere? chiese l'autista.
Daniel esit.
Io anche. Mi rendevo perfettamente conto di essere a un bivio: Se adesso esco, rimango con
Daniel. E dimentico Alex. E Lilly.
Non vuoi? mi chiese.
Una parte di me esclam: Fatti di nuovo travolgere dai flash! La seconda parte esclam: E per il
resto della tua vita farai sesso con Daniel Kohn. Ma la terza parte mi sussurr soltanto le parole che le
altre due avevano messo a tacere: Ma noi tre non saremmo mai felici.
No, risposi a Daniel.
No? No. Continuo a sentire solo 'No'. Dipende principalmente dal fatto che  quello
che ho detto. Daniel tacque.
Le altre limousine stanno aspettando, incalzava l'autista. E in effetti dietro di noi si stava
formando una fila di una decina di auto, in cui sedevano soprattutto ospiti famosi che non aspettavano
altro che essere messi in luce dalla stampa. In una limousine mi sembr di riconoscere una nota signora
della televisione, il cui dito medio tuttavia si allungava verso di noi con un gesto niente affatto
signorile. Noi non abbiamo futuro, dissi a Daniel, con un peso sul cuore E mi fece male che lui non
mi contraddisse.
Scendi, lo pregai.
E poi... non ci vedremo pi? Non risposi.
Silenzio assenso, disse lui triste, e scese dalla limousine.
Con il pieno controllo di s si diresse da solo verso i flash. Io rimasi qualche secondo a guardare
con quanta professionalit sorrideva alle telecamere. Poi dissi all'autista: Parta, prego.
Capitolo 52
QUANDO in piena notte arrivai nella mia alcova di Potsdam, mi gettai sul letto in preda alla
frustrazione. Non fu una buona idea. Perch il letto si schiant.
E mentre rimanevo distesa sul letto schiantato e fissavo la ruvida carta da parati del soffitto,
incollata decisamente male dai precedenti inquilini, mi chiesi come potevo avvicinare la mia famiglia.
Era difficile che si presentasse un'altra casualit come quella che mi aveva condotto da Daniel
Kohn. E neanche morivo dalla voglia di pulire, che so, la doccia in cui Alex e Nina si erano sollazzati.
Ma non poteva esserci un altro lavoro?
Si avvicinavano le vacanze estive, e Alex e Nina dovevano lavorare.
Chi si sarebbe occupato di Lilly?
***
Nonna! grid Lilly. Dai, vieni. Lilly usc di casa con una borsa sportiva. Altrimenti
arriviamo tardi alla partita! Una donna di una certa et come me non  un direttissimo, grid mia
madre, per cui nessuna metafora trita e ritrita era troppo idiota, mentre usciva lentamente dalla villa.
Mi ero nascosta dietro una Panda sul lato opposto della strada; vista la mia stazza,
un'operazione impegnativa.
Le due si diressero alla fermata dell'autobus. Le seguii con lo sguardo.
Era Martha, quindi, che si occupava della piccola. Come poteva Alex solo pensare di affidarle
Lilly? A quel punto avrebbe potuto darla in custodia a Rasputin. (Non  che mia madre era Rasputin
reincarnato?
Ebbene, questo avrebbe spiegato il consumo di alcol.)
Arriv l'autobus e io feci capolino da dietro la macchina. Non potevo certo lasciare mia figlia
sola con quella donna! Non ero distante dalla fermata, forse duecentocinquanta metri. Partii di corsa.
Respiravo a fatica, ansimavo, da tutti i pori mi uscivano suoni striduli e fischi. Avevo ancora
duecento metri davanti a me.
In quel momento avrei desiderato avere di nuovo le mie zampette di porcellino d'India, o quelle
del beagle o, ancora meglio, la maledetta macchina sportiva di Daniel Kohn.
Sudavo, gocciolavo, sbavavo. Ancora centosessanta metri.
Inciampai, remai con le braccia, caddi. Ancora centocinquantotto metri e tre quarti.
(Dalle memorie di Casanova: Da un albero osservai una donna grassa, che non presumevo si
trattasse di madame Kim, crollare sulla strada.
Ma a malapena registrai l'evento: a causa di mademoiselle Nina soffrivo pene d'amore troppo
grevi, ero l'unico gatto in questo mondo infame a soffrire come un cane.)
Il conducente dell'autobus scese di corsa e mi venne incontro. Ha bisogno di aiuto? Volevo
dirgli S, grazie, ma dalla bocca mi usc solo un rantolo: Crrrrr... che tuttavia comunicava
essenzialmente la stessa cosa.
Il conducente si trovava ora vicino a me. Venga, l'aiuto ad alzarsi. Anche se poco dopo
aggiunse: Merda, la mia ernia! Pass qualche minuto prima che l'uomo riuscisse ad aiutarmi.
Sta bene? chiese Lilly, anche lei scesa dall'autobus.
Dovetti sorridere. Alla sua vista dimenticai il respiro affannoso, il cuore che mi faceva male e il
fatto che dopo il mio sprint puzzavo come un branco di lontre. Restituii il sorriso a Lilly e canticchiai
con piena convinzione: Quell'ometto chi sar, che soletto se ne sta... Come le viene in mente di
cantare a mia nipote queste porcherie! mi disse mia madre con tono imperioso. E questo sebbene in
passato non mi avesse mai cantato canzoni per bambini, ma in compenso abbastanza spesso Do You
Think Vm Sexy? di Rod Stewart.
Le rivolsi solo uno sguardo spento, mentre si tirava dietro Lilly perch risalisse sull'autobus.
Il conducente la segu tenendosi la schiena e imprecando: Queste sono le conseguenze quando
si aiuta qualcuno. Non sapeva di aver appena prodotto karma positivo, riducendo cos le probabilit di
risvegliarsi, un giorno, in un formicaio.
Salii a mia volta sull'autobus. Mia madre spinse Lilly su un sedile, lontano da me. Ma io non la
persi di vista. Non volevo rischiare di perdere la fermata dove sarebbero scese. E rimasi decisamente
sorpresa: per passare il tempo mia madre giocava con Lilly a morra cinese. Era davvero lei? Quella che
in passato con me faceva al massimo giochi del tipo In quale mano ho la sigaretta? Le due scesero
nelle vicinanze di un campo da calcio. Le seguii mantenendo la dovuta distanza. Una volta arrivate,
Lilly venne quasi travolta dagli altri bambini che accorsero a salutarla, perlopi maschietti: a quell'et
probabilmente si giocava in squadre miste. Mia madre salut gli altri genitori con un Oggi i nostri
piccoli gli metteranno il fuoco al culo, agli altri! Trasalii pensando quanto l'affermazione potesse
risultare spiacevole, ma di fatto in risposta giunsero frasi dello stesso stile. E poi gliene daremo di
santa ragione! L evidentemente non si andava per il sottile. E la mia piccola, tenera Lilly frequentava
quell'ambiente? Ebbi una sensazione sgradevole. Ma a pochi secondi dal fischio d'inizio mi resi conto
che la mia figlioletta non era pi cos tenera: entrava a gamba tesa, spintonava, si affannava.
La bimbetta che la notte non riusciva ad addormentarsi senza il suo fazzoletto morbido era ora
un misto tra Pippi Calzelunghe e Beckenbauer (grazie a Dio molto pi carina). Non  che con quella
durezza tentava di compensare la perdita della mamma?
In ogni caso Martha contribuiva a spronarla. Urlava: Atterralo! Buttalo gi quello scarso! e
Sono tutti un branco di femminucce! Quindi c'era poco da meravigliarsi che mia madre non fosse
particolarmente amata dai genitori dei giovani avversari.
Ma poi lo stesso venne ribadito dall'altra parte a spese di Lilly, e brutalmente, alle spalle. Da un
ragazzino che atterrandola ghign anche di gusto. Quello stronzetto aveva dato un calcio a mia figlia, e
fosse stato per me lo avrei sbatacchiato di qua e di l fino a fargli cadere i denti da latte. Ma prima che
potessi anche solo dire una parola, mia madre grid: Che modi sono, mezza sega? Il ragazzino ha
solo sette anni. L'arbitro tentava di placare gli animi.
E se non sta attento non arriver ad averne otto, ribatt mia madre.
Mentre l'altro cercava ancora una risposta, l'allenatore della squadra ospite si piant davanti a
mia madre. Era un toro coperto da un mare di tatuaggi che sembravano fatti da un cinese ubriaco a
quattro euro e ottanta l'uno.
Chiudi il becco, nonna! abbai rivolto a mia madre.
Chiuditela tu la tua boccaccia, idiota totale, ribatt lei.
Chi hai chiamato idiota totale? chiese l'allenatore avvicinandosi minaccioso.
Te, ho chiamato idiota totale, cervello lesso! Ero impressionata. A mia madre si potevano
rimproverare molte cose ed era quello che avevo fatto pi che a sufficienza durante la mia vita ma
bisognava ammettere che era una donna coraggiosa. Non si sarebbe lasciata dire una parola neanche da
Krttx, da gente che faceva esperimenti sugli animali o da vaccari canadesi. E in quel momento mi
venne un pensiero sorprendente: la mia impavidit l'avevo ereditata da lei. Quindi non tutto quello che
mi aveva dato era di infimo livello.
Ritieniti fortunata che sono presenti dei bambini, altrimenti te ne avrei allungata una, disse il
tatuato, e si defil.
Il resto della partita si svolse, al confronto, in modo pacifico. I bambini avversari provavano una
tale soggezione nei riguardi di Martha da limitare al minimo il numero dei falli a mia figlia.
Tuttavia io non guardavo pi in direzione di Lilly, bens osservavo con maggiore attenzione
quella signora furiosa: era s malmessa come sempre, ma in qualche maniera il suo viso appariva pi
sano. Non beveva pi? L'influsso di Nina era davvero cos positivo? Prima o poi mi sarebbe venuta
un'emicrania con questa storia degli influssi positivi di Nina.
Quando la partita fin, i bambini scomparvero per andare a cambiarsi, e io mi diressi da Martha
che aspettava fuori.
Lei non era prima sull'autobus? mi chiese.
S, lavoro alla sede del circolo, mentii. Poi chiesi ipocritamente: Be', vogliamo brindare alla
vittoria? No, no, io non bevo. Neanche un goccetto? chiesi stupita.
No! si affrett a ribattere lei, quindi tacque. Mi guard negli occhi e di colpo mi parve
confusa. Apparentemente anche lei come Daniel Kohn vedeva la mia anima. Dopo qualche minuto mi
chiese: Dica un po', ci conosciamo? Mi sarei sentita troppo idiota a canticchiare in risposta la solita
canzoncina, quindi lasciai perdere e rimasi in silenzio.
Ma Martha divenne pi mite, lo sguardo nella mia anima sembr avere l'effetto di
tranquillizzarla. Sono due anni che non bevo pi. L'influsso di Nina, pensai: forse dovevo davvero
tenermi fuori dalla vita della mia famiglia.
In passato il mio medico me lo diceva sempre, continu Martha. Se avessi continuato a bere
come facevo, avrei presto tirato le cuoia. Ma della morte non mi ero mai preoccupata. La vita era un
tale schifo che dovevo bere fino a diventare insensibile. Ma poi mia figlia  morta. E improvvisamente
mi sono resa conto che si pu morire sul serio. E io ho una fottuta paura di morire. Almeno la mia
morte aveva avuto qualche conseguenza positiva. E il cambiamento di Martha non aveva niente a che
vedere con Nina. Be', ecco, adesso comunque mi occupo della piccola di mia figlia. Martha voleva
rimediare a tutti gli errori fatti con me.
E io volevo rimediare a tutti gli errori fatti con Lilly.
Evidentemente la morte  anche in grado di dare nuova vita alle persone.
Capitolo 53
LA sera ero di nuovo stesa sul mio letto rotto. Ero impressionata dalla volont di mia madre. E
mi rallegrava pensare che non tutti i cambiamenti positivi nella vita della mia famiglia dipendevano da
Nina. D'altra parte non avevo fatto alcun passo avanti: come potevo andare e venire dalla quotidianit
della mia famiglia? Un lavoro di babysitter sarebbe stato semplicemente fantastico, ma per poterlo
ottenere avrei dovuto togliere mia madre dalla circolazione.
Il mattino successivo fantasticai su una serie di possibilit che nel loro insieme non mi
avrebbero fruttato karma positivo: avrei potuto fare lo sgambetto a Martha sul pianerottolo delle scale o
indurre i genitori dell'altra squadra a mostrarle che cosa sia un vero placcaggio in scivolata. Ma le mie
fantasie non trovavano terreno fertile, perch ormai non ero in grado di provare alcun sentimento
negativo. Il suo comportamento mi commuoveva (okay, magari non quando chiamava i bambini
mezze seghe), e per la prima volta in vita mia avevo addirittura la sensazione di doverle qualcosa.
Quindi ero costretta a trovare una maniera gentile per allontanarla temporaneamente.
***
Nonna, se stai in porta devi anche buttarti! Come Olii Kahn! Ma io non sono Olii Kahn.
Non so parare cos bene. Per in compenso sono pi carina! brontol mia madre, che appariva
distrutta.
Evidentemente aveva dovuto gi parare una gran quantit di tiri.
Mi diressi verso il nostro giardino e dissi: Buongiorno!
(Dalle memorie di Casanova: Dal mio albero vidi di nuovo quella donna grassa. Ma mi rimase
indifferente. Ero troppo occupato a comporre poesie sulle mie pene d'amore. I titoli erano: Tormento,
Tormento infinito, Chiamami Tantalo.)
Che cosa fa da queste parti? chiese mia madre sorpresa.
Ieri ho visto che abitava qui. E volevo parlare ancora un po' con lei.
Da sola. Mia madre si rivolse a Lilly: Per favore, vai un attimo dentro a prendere dell'acqua.
Ma io non ho sete! Neanche di Coca-Cola? Coca-Cola? S! Lilly corse via. I bambini
ormai sono come i politici: se si vuole qualcosa da loro, li si deve corrompere.
Che cosa vuole? chiese Martha diffidente, quando Lilly si trov a debita distanza.
Negli ultimi anni lei ha avuto delle esperienze molto dure, dissi io.
Come se non me ne fossi accorta, ribatt mia madre laconica.
Mai pensato a una vacanza per riprendersi un po'? Spesso, sospir lei. Pensi che la nuova
mamma della piccola ha addirittura un'agenzia di viaggi. Lo sa dove vorrei andare? Sono tutta
orecchi. A Santo Domingo. E perch allora non va in vacanza? E chi si occuperebbe di Lilly? I
genitori lavorano tutti e due. Oh, io sarei interessata, ridacchiai.
Ma lei mi ha detto che lavora alla sede del circolo. Ah, mi sono licenziata, dissi
continuando a tessere la trama della bugia di necessit che avevo elaborato.
Non so, rispose Martha esitante. La piccola non la lascio volentieri sola. Ma  per un
periodo limitato. Martha non era ancora del tutto convinta.
A Santo Domingo devono esserci delle belle spiagge, commentai cercando di renderle l'idea
appetibile.
E begli uomini, disse Martha lasciandosi finalmente sfuggire un sorriso.
E begli uomini, confermai con un sorriso.
S, ci stavamo effettivamente sorridendo a vicenda.
Per la prima volta da... non so quanto tempo.
Capitolo 54
NlNA e Alex rimasero sorpresi dei programmi vacanzieri di mia madre, ma Martha non si
lasci minimamente distogliere dai suoi propositi. In precedenza, durante una conversazione pi lunga,
l'avevo convinta che una vacanza del genere le avrebbe fatto bene e che io me ne sarei compiaciuta di
tutto cuore per lei. Negli anni trascorsi ne aveva passate tante e ora si era pi che meritata una
gratificazione per aver realizzato un simile cambiamento nella sua esistenza.
Naturalmente Nina e Alex erano titubanti all'idea di ingaggiare come babysitter una donna priva
di referenze, e dapprima si rifiutarono di assumermi. In compenso misero un annuncio sul giornale, a
cui risposero tra l'altro: una donna di nazionalit indefinita che non parlava tedesco, uno studente di
matematica al ventisettesimo semestre e una signorina che indic come precedente professione quella
di ballerina per un variet.
Di punto in bianco la grassa Maria divenne un'alternativa soddisfacente.
Per le successive quattro settimane sarei stata la nuova babysitter di Lilly. Quindi avevo a
disposizione quattro settimane per distruggere il matrimonio di Alex e Nina!
Poi, questi erano i miei calcoli, avrei riconquistato la mia famiglia.
Avevo gi da tempo riscoperto i miei sentimenti per Alex, e frattanto non trovavo pi cos
improbabile che lui potesse innamorarsi di me, se Nina prima o poi se ne fosse andata. Se aveva
funzionato addirittura con un uomo come Daniel Kohn...
Era ovvio che distruggere un matrimonio non era assolutamente un mezzo per produrre karma
positivo. La situazione mi era chiara: se avessi avuto successo, dopo la mia morte con grande
probabilit sarei di nuovo finita in una gabbia per porcellini d'India. Oppure allo zoo di Berlino come
rinoceronte, in compagnia di sei maschi della stessa specie, tutti quanti castrati. Ma non mi importava
niente. Le mie vite future in quel momento non mi interessavano. Ora era in gioco la mia vita presente.
E quella di Lilly!
***
La distruzione di un matrimonio si attua in quattro fasi.
Fase uno: osservazione del nemico In primo luogo mi inserii, come fa una babysitter, nella
quotidianit della casa che un tempo era mia. E facendolo osservai qual era il livello qualitativo del
rapporto tra Alex e Nina. Quanto intenso era l'amore fra i due?
Vidi come Alex e Nina si baciavano prima di andare al lavoro. Vidi che scherzavano. Vidi
come lui la seguiva appassionatamente con lo sguardo.
E tutto ci fu molto incoraggiante.
Perch? Ebbene, quando noi eravamo appena sposati, i nostri baci al momento di salutarci al
mattino non duravano meno di un quarto d'ora, e non di rado finivamo poi per fare l'amore. Quando
scherzavamo insieme, continuavamo poi a ridacchiare per minuti interi, e anche in quel caso non di
rado finivamo per fare l'amore. E quando volevo uscire di casa, lui non mi seguiva appassionato con lo
sguardo, ma mi afferrava per trattenermi e... esatto, faceva l'amore con me.
Con Nina non faceva mai l'amore dopo un bacio di commiato. Se ridevano, il tutto durava un
tempo adeguato, e allo stesso modo senza poi fare l'amore. E lo sguardo appassionato con cui la
seguiva Alex terminava quando la porta di casa si chiudeva, e senza mai fare l'amore.
Questo loro amore non era forte come il nostro di allora. Lo potevo distruggere. Ero persino
riuscita a distruggere il nostro.
E mentre osservavo il nemico giocavo con Lilly.
Sai calciare il pallone? fu una delle prime domande che mi fece.
No, ma in porta me la cavo. Non  cosa facile fallire il colpo con una come me, dissi. Lilly
ridacchi.
E poi ci mettemmo a giocare a calcio.
Lilly tirava senza risparmiarsi, e io paravo senza risparmiarmi. Era incredibilmente divertente.
Quando ero Kim Lange non mi ero mai divertita cos con la piccola, perch era un continuo correre da
un appuntamento all'altro. Solo ora come Maria potevo giocare spensierata con mia figlia, senza
rimuginare ininterrottamente anche sul lavoro.
(Chi inserisco nella prossima trasmissione? Che argomento scelgo? A chi do la colpa se gli
indici di ascolto non sono buoni?)
Ero fradicia di sudore, ma non me ne importava niente. E neanche al mio apparato circolatorio
importava. Giocare a calcio con Lilly riversava sul mio cuore una valanga di ormoni della felicit, che
a quanto pareva avevano effetti pi efficaci delle pastiglie. E anche Lilly si divertiva come una matta.
Tu sei molto pi simpatica di quella stupida di Nina, disse Lilly mentre organizzavamo una
gara per vedere chi mangiava pi crpes alla Nutella.
Non ti piace Nina? chiesi sorpresa. Evidentemente gli influssi di Nina sulla piccola non erano
poi cos positivi come pensavo.
Nina  una scema, brontol Lilly. Eravamo della stessa idea, anche se magari io avrei usato
altri aggettivi.
 una vera oca cacona! Oh, che ragionamenti verbali calzanti sapeva fare mia figlia.
Sghignazzai con tale soddisfazione da far impallidire un clown.
Non c' niente da ridere, disse Lilly con tristezza. Lei non mi vuole affatto bene. Mi
ricomposi, e vergognandomi dovetti ammettere: qui non si trattava del fatto che Nina fosse un'oca
cacona o meno, qui si trattava della mia figlioletta. Presi fra le braccia la piccola, la strinsi
affettuosamente al mio corpo sudato da lottatrice di sumo e decisi di passare alla fase due.
Fase due: suscitare gelosia Per suscitare gelosia tra due amanti bisogna prima preparare il
terreno a livello verbale. Lilly mi ha raccontato che sua madre  morta, buttai l a Nina mentre
l'aiutavo a stendere la biancheria in giardino.
S. Dev'essere stata dura. Anche per suo marito. C' voluto molto tempo prima che
riuscisse ad aprirsi con me. Hmmm... dissi in tono tanto allusivo da farle chiaramente capire che
stavo pensando a qualcosa.
Che vuol dire 'Hmmm'? chiese Nina, che aveva abboccato all'amo.
Niente, niente, dissi io.
Mi dica pure. Come tutti, anche Nina non poteva sopportare che qualcuno si tenesse per s
qualcosa che la riguardasse in prima persona.
Be'... non ha mai la sensazione di essere un palliativo? le chiesi a quel punto, senza tanti giri
di parole.
No, non ce l'ho! rispose Nina irritata.
Mia sorella era sposata con un vedovo, le raccontai. E dopo che lei lo ha aiutato a rimettersi
psicologicamente in sesto, lui si  trovato un'altra e... Sua sorella non mi interessa, rispose Nina con
un tono che diceva chiaramente: Ancora una parola e la strangolo con il filo per stendere! Tacqui, e
per i successivi dieci minuti ci occupammo in silenzio della biancheria. Poi si present il momento
giusto per tirare fuori dalla giacca bagnata di Alex una confezione di preservativi che vi avevo infilato
di nascosto prima del ciclo di lavaggio.
Oh, sono finiti in lavatrice insieme alla giacca, dissi con aria innocente.
Alex... non usa preservativi, balbett Nina.
Questa non  la sua giacca? chiesi ancora pi innocente.
Nina era confusa.
Ci sar di sicuro una spiegazione, le dissi premurosa, consapevole che una confezione di
preservativi non sarebbe bastata a farle pensare che Alex la tradiva. Erano necessari molti altri indizi. E
naturalmente non potevano essere tutti messi in relazione a me, altrimenti avrei suscitato dei sospetti.
Avevo bisogno di un complice. Per esempio un gatto.
Ehi, Casanova, esclamai quando, dopo lunghe ricerche, lo scovai finalmente su un albero.
Stava disteso su un ramo e aveva un aspetto decisamente depresso.
(Dalle memorie di Casanova: In quel periodo mi rammaricavo spesso del fatto che il suicidio
per amore non avesse senso. Purtroppo si viene reincarnati.)
Sono io, Kim! Casanova si svegli dal suo letargo.
(Dalle memorie di Casanova: Quando madame Kim si fece riconoscere, pensai: Perfino a
Rubens questa donna sarebbe parsa troppo rubensiana.)
E miagol felice.
Noi esseri umani non possiamo capire ci che gli esseri umani reincarnati in animali ci dicono,
o abbaiano o miagolano. Ma tu... tu invece s, gli dissi. Ho un piano. Quindi ascoltami con
attenzione... Motivare Casanova non fu difficile: era sempre innamorato di Nina. E il mio piano di
distruzione del matrimonio gli diede apparentemente nuovo slancio vitale. Si arrampic, come gli
avevo ordinato, sulla recinzione che circondava il nostro giardino. Quando Alex torn a casa dal
lavoro, il gentiluomo gli salt dritto sulle spalle. Alex fece un salto, dalla paura. Ma Casanova non
moll la presa e lo afferr al collo.
Succhi e succhi. E quando alla fine lo lasci, Alex aveva un meraviglioso succhiotto.
(Dalle memorie di Casanova: Non ero un amante omoerotico, e quindi l'ora successiva la
passai a sciacquarmi bene il muso con l'acqua di una pozzanghera.)
Quando in cucina Nina vide quel segno, rimase turbata. Dove te lo sei fatto? chiese, senza
presumere che avrei origliato la loro conversazione dall'ingresso.
Me l'ha fatto quel gatto randagio che ti aveva gi strappato il vestito.
Mi ha assalito saltandomi addosso. Ah. Non mi credi? Nina gli avrebbe creduto
volentieri, ma si sentiva un po' insicura. Senza dubbio a causa dei preservativi, a cui tuttavia non fece
alcun accenno.
Alex la guard e sorrise. Io ti amo. Amo solo te. Quelle parole furono un colpo ben assestato.
Ci sono frasi che semplicemente non possono piacere, se dette a qualcun altro.
Dopo un po' Nina annu condiscendente. Poi Alex le sorrise di nuovo, lasci la cucina e senza
un saluto mi pass davanti nell'ingresso e si diresse verso la doccia, per lavarsi via il lubrificante da
bicicletta e l'odore del gatto.
Io mi intrufolai in cucina e sorpresi Nina in un momento di debolezza.
Ama un'altra, disse, lottando con le lacrime.
Rimasi scioccata: Alex amava un'altra? Non dovevo inventarmi alcuna relazione
extraconiugale? Che cosa succedeva? Avevo forse un'altra concorrente? Una cliente del suo negozio?
Una qualche appassionata di ciclismo, magari? Che se possibile si dopava anche per andare a letto?
E chi? chiesi, tanto contrariata quanto sconvolta.
Nina era evidentemente pentita che quelle parole le fossero sfuggite, e non sapeva come reagire.
Lo so che la cosa non mi riguarda, ma se lei ha bisogno di una spalla su cui piangere... le
offrii ipocrita.
Lei riflett un attimo. Poi rispose: Ama la moglie morta.
Sia ringraziato il cielo, sospirai.
Nina mi guard con una certa irritazione.
Ehm, intendo dire che... lo sa il cielo. L'ha sempre amata pi di me, ed  ancora cos,
afferm Nina.
Fu maledettamente difficile reprimere un sorriso.
E lei era una stupida oca egoista! Fu maledettamente difficile reprimere uno schiaffo.
Non si rendeva conto di che vita fantastica avesse. Fu maledettamente difficile reprimere un
triste cenno di assenso con il capo.
E ora io devo vivere all'ombra del suo ricordo, singhiozz Nina.
Fu maledettamente difficile reprimere un abbraccio di conforto.
Fase tre: pausa Nella settimana successiva sospesi temporaneamente l'operazione distruzione
matrimonio. Sabotai solo il sesso, nel senso che manipolai lo strumento per calcolare i giorni fertili.
Dovevo affrontare un sentimento che non avrei mai pensato di provare in vita mia: un
sentimento di compassione per Nina.
Ora che per la prima volta da anni potevo essere vicinissima alla mia famiglia, mi rendevo
conto quanto faticosa fosse la sua vita come moglie di un vedovo. Nina si sforzava di fare tutto nel
migliore dei modi. E Alex si sforzava di non mostrarle mai che sentiva la mia mancanza. Ma lei sapeva
che era cos. Esattamente come per Lilly. E quando i due non vedevano, potevo osservare il dolore che
le affiorava allo sguardo.
In quel periodo il gatto Casanova continuava a venire da me a miagolare, e non mi dava tregua.
Era furioso per il fatto che non facevo pi niente.
L'unica che stava veramente bene era... mia madre. Questa  la cartolina che arriv da Santo
Domingo: Cara Maria, qui  meraviglioso. Ho conosciuto un uomo molto gentile, Julio!  una spanna
pi basso di me. A essere sinceri la prima cosa che ho pensato  stata: Ominopistolino. Ma 
incredibile: ha un affare con cui si potrebbe far crollare Tokio. E sa come usarlo. Non sono mai stata
cos inebriata senza essere ubriaca. Ci siamo innamorati l'uno dell'altra! Prolungo la vacanza ancora un
po'.
Ti ringrazio di cuore.
La tua Martha Dopo che ebbi mostrato ad Alex il messaggio, lui mi prese da parte in cucina e
disse: A quanto pare avremo bisogno di lei ancora per un po'.
Volevo rispondere, ma non mi usc neanche una parola. Alex mi era cos vicino da costringermi
a notare quanto buono fosse il suo profumo.
Anche con il mio naso umano era meraviglioso.
Qualche problema? mi chiese. S, se potessi mi getterei su di te, anche se poi non potresti pi
respirare!
No, no, dissi io.
E a quel punto, per la prima volta dopo tutte quelle settimane in cui condividevo la sua
quotidianit domestica, lui mi guard dritto negli occhi.
Noi ci conosciamo, costat meravigliato. Non chiese: Ci siamo gi conosciuti da qualche
parte? come aveva fatto Daniel Kohn quando aveva visto la mia anima. O come mia madre. No, Alex
aveva costatato con estrema chiarezza: Noi ci conosciamo.
Era sicuro della sua affermazione. Sembrava percepire la mia anima con maggiore intensit
rispetto a chiunque altro!
Naturalmente non era in grado di comprendere che cosa percepiva con esattezza, ma tutti i
sentimenti che provava per me divampavano di nuovo, questo riuscivo a distinguerlo.
Anche i miei sentimenti si ripresentavano in tutto il loro ardore, con la differenza che io sapevo
con precisione perch.
Alex cominci a tremare.
Io tremavo gi da prima.
Un fuoco invisibile crepitava fra noi.
Era una situazione in cui poteva accadere qualsiasi cosa.
Poi dal piano di sopra Nina grid: Merda, ma non finiscono pi 'sti giorni fertili? E l'incanto
fu distrutto.
Fase quattro: totale modifica del piano Succhiotti, occultamento di preservativi, manipolazione
di strumenti anticoncezionali: tutti sciocchi giochetti. Me ne ero resa conto grazie alla reazione di Alex!
Dovevo puntare al sodo. O meglio, fare in modo che fosse Alex a puntare al sodo. Al mio sodo. Senza
vie traverse.
Senza trucchi continui.
Quindi dovevo di nuovo creare una situazione in cui tutto potesse accadere. Ma come?
Mentre giocavo a calcio con Lilly rimuginavo sulla questione. Ero cos concentrata che non mi
accorsi di un suo tiro in porta. E cos mi presi una sonora pallonata in faccia.
Ahia! gridai.
Hai il naso che ti sanguina, Maria, disse Lilly preoccupata.
Tutto ok, tutto ok, farfugliai, mentre il dolore si faceva insopportabile. Avevo una frattura del
setto nasale?
Posso aiutarla a fermare l'emorragia? chiese Alex che entrava in quel momento dal cancello
del giardino.
Fi, grapfie, mormorai, il naso mi faceva davvero un male cane.
Mi dispiace cos tanto, disse Lilly con lo sguardo di chi si sente colpevole.
Tu non hai colpa, farfugliai. Ftai tranquilla. Mi sforzai di sorriderle. Il che mi caus ancora
pi dolore. Ma continuai a sorriderle. Non volevo che Lilly provasse rimorsi.
L'accarezzai sui capelli. Mi sembr pi tranquilla, e io seguii Alex in casa, mentre lei
continuava a calciare il pallone in giardino contro il capanno degli attrezzi.
 molto affettuosa con Lilly, disse Alex grato.
 una ragapfina molto particolare, risposi io.
In cucina Alex mi offr una sedia, e io decisi di sfruttare la situazione nonostante il dolore.
Lei era fpofato con Kim Lange, no? chiesi.
S, rispose lui con un cenno di assenso, prendendo del ghiaccio dallo scomparto del
congelatore.
Deve effere pftato particolare effere fposato con una persona cos famofa. Pi che
particolare, faticoso. Alex mi mise il ghiaccio sul naso. Il dolore martellante diminu leggermente.
Di ficuro avr avuto poco tempo per la famiglia... Deve tenere alto il naso, disse Alex. A
quanto pareva non voleva entrare in argomento.
Fono ficura che adeffo Kim Lange vivrebbe diverfamente. Volevo che lo sapesse.
Che cosa la rende cos ficura chiese Alex in tono mordace.
Nella vita dopo la morte ci fi rende conto di cofa fia importante nella vita prima della morte.
Lei  una creatura molto spirituale, disse ironico.
Non risposi nulla. Non ero una creatura spirituale. Avevo valori solidi e convincenti che mi
derivavano dall'esperienza.
Nina ha come priorit la famiglia, disse Alex con rabbia repressa. In lei ho trovato una
buona compagna. Quindi non ho motivo di ragionare su che cosa potrebbe pensare mia moglie nella
vita dopo la morte che, detto per inciso, secondo me non esiste. Zac, centro. Non aveva intenzione di
parlarne.
Ma io s.
Fente la fua affempfa? Ferite la fua affempfa? ripet Alex. Non mi aveva capita. Stupido
naso!
Fente la fua affempfa? Affempfa? Affempfa! Essenza? AFFEMPFA! CAPFO, dissi
alzando il tono della voce.
Alex trasal.
Mi fcufi, dissi a bassa voce.
Se sento la sua assenza? chiese confuso.
Annuii. E dopo un attimo di esitazione fu lui ad annuire. Ogni giorno vorrei che fosse ancora
qui... Per la prima volta vidi con chiarezza quanto fosse profondamente triste.
E non potevo rovesciargli addosso un: Sono qui! Sono viva! Ma...
... potevo baciarlo.
Mi avvicinai. Con le mie grandi e turgide labbra.
Alex era visibilmente confuso, disorientato.
E mi guard di nuovo negli occhi.
Le mia labbra sfiorarono le sue.
E le sue risposero al bacio. Evidentemente il suo cervello si era del tutto spento. Solo il suo
cuore lo guidava.
Fu il bacio pi intenso di tutta la mia vita: la schiena mi formicolava, il cuore mi batteva fino al
collo, tutto il mio corpo era elettrico... era meraviglioso!
Peccato per che Nina entr in cucina.
Fase cinque (S, lo so, anch'io prima pensavo che ci fossero solo quattro fasi): bonaccia in
arrivo!
Nina non poteva credere a quello che vedeva: Alex la tradiva. Con una donna che pesava tre
volte lei.
Alex... balbett Nina esterrefatta.
Alex si stacc dalle mie labbra carnose (carnose era la versione gentile).
Che cosa stai facendo...? Il cervello di Nina apparentemente non era in grado di elaborare
l'accaduto.
E neanche quello di Alex. Io... non lo so. Il succhiotto te l'ha fatto lei? No,  stato il
gatto... ma te l'avevo detto... E anche i preservativi te li ha dati il gatto, vero? disse Nina
profondamente ferita, tirando fuori da un cassetto la confezione di preservativi centrifugata. Questa
l'ho trovata nella tua giacca. Io... non l'ho mai vista, balbett lui.
Nina si limit a guardarlo con disprezzo, per poi lasciare la stanza. Non piangeva, ma era
evidente che ci mancava poco.
Nina! le grid dietro Alex.
Lafala. lo pregai. Volevo che rimanesse con me. Lo volevo tanto!
Ma lui mi rivolse solo uno sguardo rabbioso, come se lo avessi stregato, e disse:  stata lei a
tramare tutto. Il gatto e i preservativi... Mi era difficile smentire.
Ma che razza di gioco morboso sta facendo? E neanche la verit potevo dirgli. Stronzo di un
Buddha!
 licenziata! mi abbai addosso Alex furioso, e poi corse dietro a Nina.
Il piano non aveva funzionato come sperato.
Durante la notte mi girai e mi rigirai nel letto senza riuscire a prendere sonno. Con quel bacio
avevo definitivamente capito che amavo solo Alex. Con Daniel Kohn era frizzante, era eccitante, era
un'avventura.
Ma con Alex... era vero amore.
Finalmente avevo messo ordine nei miei sentimenti!
Solo che, diavolo, Alex mi aveva cacciata via e licenziata. Non avevo lavoro, non avevo soldi e
non potevo pi vedere Lilly.
Il mattino dopo tornai alla nostra casa. Era vero che non avevo un piano, ma in compenso avevo
la speranza che Alex fosse di umore pi mite. Ma lui non c'era proprio. E neanche Lilly. E tanto meno
Nina. Le porte erano chiuse. Le finestre anche. Che cosa succedeva?
Casanova? gridai, e dall'albero il gatto fece un salto verso di me.
Dove sono andati tutti? chiesi nervosa. Se non altro il mio naso si era un po' sgonfiato e
potevo parlare di nuovo in maniera chiara.
Miao, miaooooo, miaaa, rispose il gentiluomo veneziano.
Il che non mi fu particolarmente di aiuto.
Miao, miaaaa, miaooooo, continu a strepitare, saltellando intorno come un pazzo.
Questa comunicazione tra specie diverse poteva portare alla follia.
Il gentiluomo riflett, si mise a correre qua e l, e poi sembr venirgli un'idea. Cominci a
scavare.
Vuoi dissotterrare qualcosa? Si limit a rivolgermi uno sguardo di rimprovero e continu a
scavare.
(Dalle memorie di Casanova: Solo quando si  un animale ci si accorge davvero di quanto duri
di comprendonio siano gli esseri umani.)
L'ultima volta che lo avevo visto scavare era ancora una formica e voleva...
Vuoi fuggire? chiesi irritata.
Lui rote innervosito i suoi occhi di gatto.
Okay, okay, era una domanda idiota. Ma in passato hai scavato anche per uscire dalla prigione
del formicaio, e quando eri ancora un essere umano, per uscire dai Piombi... Miao! Casanova tir su
la coda e mi guard con decisione.
Piombi? Che cosa c'entrano i Piombi? Mi guard spazientito. Poi finalmente ebbi
l'illuminazione. Sapevo dove si trovava la mia famiglia!
Capitolo 55
VENEZIA?" Daniel Kohn mi guard incredulo: mi ero presentata alla porta della sua villa con
Casanova che mi faceva le fusa accoccolato sulle spalle. Mi dai il benservito e poi vuoi che io ti dia i
soldi per un viaggio a Venezia? Direi che... ehm... in sintesi  proprio cos, ribattei io con un sorriso
il pi gentile possibile.
E perch dovrei farlo? Perch  in gioco la mia vita. E suppongo che tu non abbia
intenzione di dirmi qual  il motivo preciso per cui  in gioco la tua vita. Supposizione esatta.
Daniel non ne era felice, ma in quel momento non volevo raccontargli che stavo rincorrendo un altro
uomo, che evidentemente stava facendo con Nina un'estemporanea vacanza di riconciliazione a
Venezia, con Lilly al seguito. All'inizio ero un po' disorientata all'idea che avessero scelto proprio
quella citt, finch non mi ero resa conto che non solo io, ma anche Nina si era innamorata di Alex in
quel luogo.
Ti prego, dissi in tono quasi supplichevole.
I soldi non te li do, replic Daniel.
Deglutii. D'accordo, perdonami... e mi voltai per andarmene.
Ma a Venezia ti ci porto volentieri. Mi girai di nuovo di scatto.
Daniel ridacchiava. Voleva sapere che cosa stava succedendo, e portarmi a Venezia era l'unica
possibilit per scoprirlo.
A quel punto dovetti fare i miei conti. Se avessi accettato l'offerta di Daniel, una situazione gi
di per s non priva di complicazioni sarebbe diventata ancora pi complicata. Se invece avessi lasciato
che Alex e Nina facessero la loro vacanza riconciliatrice, c'era la probabilit che sarebbero rimasti
insieme e che avrebbero cacciato definitivamente dalla loro vita la grassa Maria.
A scopo dimostrativo Casanova mi si aggrapp con gli artigli alle spalle. Per lui la questione era
chiara. E per me anche: Andiamo! La Porsche di Daniel sfrecciava nella notte, con duecento bagagli,
in direzione Italia. All'inizio Casanova fu intimorito dalla velocit, poi impressionato, e infine si
addorment tra i miei piedi. Quando attraversammo le Alpi mi chiesi quando Daniel avrebbe colto
l'occasione per chiedermi il motivo del viaggio. Ma non fece domande.
Al contrario fece una serie di telefonate a giovani donne, tutte profondamente deluse dal fatto
che i loro appuntamenti con lui dovessero essere cancellati, a causa di un'imprecisata conferenza non
programmata. Alla terza telefonata, un po' innervosita, costatai: Certo che ti sei consolato presto.
Ti d fastidio? No, dissi io, decisamente un po' infastidita.
E invece ti d fastidio. Non mi d fastidio, lo smentii irritata, perch aveva ragione. Feriva
il mio orgoglio.
Chi nega ha qualcosa da nascondere, sogghign lui, flirtando impudente. Io non ho niente
da nascondere. Stai di nuovo negando. Non sto negando niente. E di nuovo neghi. Mi fai
impazzire. Lo so. Daniel ridacchi ancora pi di gusto e aument la velocit.
Stavamo scendendo dalle montagne su un tratto pieno di curve. A duecentoventi all'ora. Mi si
ferm il respiro. Il battito cardiaco si fece pi intenso. Il mio cuore grid: Ho bisogno di una pastiglia.
Subito!
Aprii la scatola, inghiottii vorace una delle capsule rosse e costatai con orrore che mi restava
un'unica pastiglia.
Devo andare pi piano? chiese Daniel premuroso.
No, dissi dopo aver riflettuto un attimo, voglio essere a Venezia il pi rapidamente
possibile. E Daniel premette sul pedale dell'acceleratore.
Gli ultimi chilometri nella citt delle gondole naturalmente non li facemmo in auto, ma con la
barca taxi. Volare sull'acqua, in quella meravigliosa citt, a fianco di un bell'uomo come Daniel Kohn,
sentire gli spruzzi del mare sulla pelle e annusare l'aria di vacanza, era per me gi incredibile, ma
Casanova piangeva vere e proprie lacrime di commozione.
(Dalle memorie di Casanova: Dopo oltre duecento anni tornavo a casa.
In quel momento non potevo immaginare che nelle ventiquattr'ore successive qualcuno della
nostra illustre compagnia di viaggio sarebbe morto.)
Capitolo 56
DANIEL aveva prenotato per noi in un minuscolo e delizioso hotel di lusso in un piccolo
palazzo antico, (Dalle memorie di Casanova: In quel palazzo, un tempo, da giovane, andavo e venivo.
In quel luogo avevo perso molte cose graziose: un anello di valore, una pipa intagliata a mano in
avorio, la mia innocenza...) a soli dieci minuti da Piazza San Marco. Nell'elegante atrio erano appesi
tre meravigliosi quadri antichi che rappresentavano nobili rinascimentali che passeggiavano oziosi,
inoltre c'erano un tavolino e due magnifiche sedie del Settecento, su cui non mi fidavo a sedermi visto
che non avevo un'assicurazione sulla responsabilit civile.
Andammo alla reception e non potei credere a quello che sentii. Che cosa significa che avremo
una suite per due persone? chiesi.
Non avevano pi camere singole, disse Daniel sorridendo e non sforzandosi neanche di
dissimulare la sua intenzione di andare a letto con me.
Allora andiamo in un altro hotel! Ma a me piace questo. Allora ci vado io, in un altro
hotel! Con quali soldi? Daniel si stava visibilmente divertendo.
Volsi lo sguardo al cielo. Tanto per chiarire, le mani le tieni a posto. Se ce la farai a tenere a
posto le tue... rispose impudente, con un ghigno. Era sicuro di s, e io mi ricordai che era un po' che
non facevo sesso, e una notte con lui era pur sempre frizzante, eccitante, un'avventura...
Casanova mi graffi le grosse gambe, a quanto pareva mi aveva letto nello sguardo e voleva
richiamare la mia attenzione sulle questioni essenziali.
Ma ora, per prima cosa, devo cercare qualcuno, dissi quindi a Daniel, e lo lasciai l con i
bagagli.
Davanti all'hotel, con Casanova sulle spalle, rimasi un attimo ferma senza avere la pi pallida
idea di come avrei trovato Alex e Lilly in mezzo alla folla dei turisti. Scarpinai per ore sotto il sole
cocente, tra calli e ponti, cercandoli con gli occhi. Il sudore mi colava sulla fronte, e camminando
urtavo spesso i turisti... forse perch quei maledetti ponti erano stretti. Le persone investite non lo
trovavano granch divertente, e cos mi sentivo dire brutta cicciona in tutte le lingue conosciute delle
Nazioni Unite. Alla fine rinunciai. In quel modo non avevo possibilit di trovare la mia famiglia!
Respirando affannosamente tornai all'hotel, per intraprendere qualcosa di pi sensato. Invece
Casanova decise di continuare a cercare Nina, il suo grande amore. Daniel, che mi aspettava in camera,
chiese con gentilezza: Allora, ce l'hai fatta? Gli rivolsi solo uno sguardo vuoto.
Mi suona come un no. Mi feci la doccia. Quando dopo due ore ebbi finalmente finito, mi
infilai il mio gigantesco pigiama con un'unica intenzione: andare a letto.
Ma Daniel vi era gi disteso sopra. La camera la pago io, quindi non dormo sul pavimento,
disse con un sorriso.
Tu vuoi fare sesso, affermai.
Come siamo presuntuosi... Ero stanca, mi mancava la mia famiglia e non avevo voglia di
giochetti. Mi gettai sulle coperte e dissi: Voglio dormire.
In risposta Daniel cominci a massaggiarmi la nuca.
Smettila! gli ordinai.
Non dici sul serio. Okay, aveva ragione, un po' di massaggi... che male c'era?
Massaggiava bene, molto bene.
E da fuori sentivo i gondolieri nel canale che cantavano. In circostanze normali mi sarei
innervosita, ma nel frattempo Daniel aveva cominciato a baciarmi la nuca.
Un po' di baci... che male c'era?
Daniel cominci a tirarmi su la parte superiore del pigiama per massaggiarmi le spalle. Lottai
con me stessa, non bisognava essere Nostradamus per capire come sarebbe finita. Dovevo lasciarlo
fare?
Un po' di sesso... che male c'era?
Ovviamente moltissimo, se si voleva riavere la propria famiglia... ma era cos bello...
E allora alla fine cedetti, e dissi: Oh, al diavolo e mi buttai avida su di lui.
Uhhhh gemette Daniel.
Lo ignorai, e cominciammo a sbaciucchiarci. Selvaggiamente. Io sospiravo felice. Anche
perch Daniel era il Paganini del gioco erotico con la lingua. Di sicuro nell'arco dei successivi
trentadue secondi avremmo fatto l'amore se, se... s, se Casanova non fosse entrato in camera attraverso
il balcone per poi saltarmi sulla schiena con gli artigli fuori.
Ahhh, sei fuori di testa? imprecai.
Il gentiluomo si limit a indicarmi la porta con la zampa.
Qualsiasi cosa sia, pu aspettare, gli latrai contro.
Casanova scosse la testa.
Il gatto riesce a capirti? Daniel non riusciva a capacitarsene.
Casanova corse alla porta e si mise a graffiarla. Intimandomi di aprirla.
Alla fine capii: aveva una traccia.
(Dalle memorie di Casanova: A Venezia c'era un numero enorme di gatti, e uno
particolarmente orribile aveva adocchiato Lilly. Ma quella creatura mostruosa intendeva rivelare il
luogo dove soggiornava la ragazzina solo in cambio di un favore d'amore. Ne ero consapevole: quello
era il momento in cui un gatto doveva fare quello che deve fare un gatto.)
Mi vestii alla velocit della luce, mentre Daniel solo in parte scherzando diceva: Mi sento
usato.
Non gli badai, aprii la porta e seguii il gentiluomo. In realt non da sola, perch anche Daniel si
vest.
Tu rimani qui! gli intimai.
Non ci penso neanche, replic lui correndomi dietro.
Ci buttammo tutti e tre nella notte veneziana. Non avevo idea di come avrei potuto spiegare ad
Alex il fatto di avere Daniel a rimorchio. E allo stesso modo: come potevo spiegare a Daniel che ero
sulle tracce proprio di Alex, il vedovo di Kim Lange, la donna che anche lui aveva amato? Dubitavo
che un Chi sa dir chi sia l'ometto... sarebbe stato sufficiente.
Casanova ci condusse in una calle angusta, passando davanti a un canale maleodorante, fino a
un campiello dietro il quale si intravedeva il mare aperto. Non c'era anima viva, nessun turista si
sarebbe mosso cos tardi e cos distante dal centro. E in mezzo al campiello, illuminata dalla luna piena,
dalle stelle e dalla flebile luce di un lampione, c'era la piccola chiesa di San Giobbe.
La chiesa in cui Alex e io ci eravamo sposati.
Alla chiesa era appeso un cartello con la scritta VIETATO
L'ACCESSO! PERICOLO! Dato che l'unica cosa che sapevo dire in italiano era Un espresso,
per favore, non capii quello che significava, ma associando la scritta all'intrico di nastri segnaletici e
al ricordo che l'edificio, gi al tempo del nostro matrimonio, era pericolante, potei dedurre che entrare
non sarebbe stata un'idea brillante. Il gatto Casanova naturalmente lo fece comunque. Si infil agile
sotto i nastri, passando sulle lastre di pietra crepata della pavimentazione, ed entr nella chiesa
attraverso il portale socchiuso.
Sospirai, sollevai il nastro di chiusura e mi piegai per passarci sotto.
Vuoi entrare? chiese Daniel scettico.
No, voglio usare il nastro per fare un po' di ginnastica ritmica, risposi in tono leggermente
impertinente.
Il cartello dice qualcosa a proposito di pericolo, mi ammon.
Avrei preferito non saperlo, dissi con una punta di nervosismo, e mi diressi in chiesa.
Daniel sospir: Dimmelo prima, allora, e mi segu.
All'interno ci accolse la luce della luna che penetrava attraverso le antiche vetrate colorate e
conferiva all'edificio una piacevole atmosfera da notte estiva.
La chiesa era meravigliosamente spoglia, l secoli prima non si erano aggirati dogi, bens gente
assolutamente normale, questo era il motivo per cui al tempo Alex e io l'avevamo trovata cos
romantica. Ma poi era diventata tanto pericolante da avere bisogno, un po' dappertutto, di impalcature
di sostegno che davano anche l'impressione di essere l da parecchio tempo. A quanto pareva
l'amministrazione della citt aveva deciso che quella chiesa non valeva l'investimento di una
ristrutturazione e che i soldi sarebbero stati meglio impiegati altrimenti...
Guardai l'altare e fu come fare un viaggio indietro nel tempo: mi vidi, Kim, con Alex al mio
fianco che mi infilava l'anello, vidi il bacio che mi diede... i ricordi erano cos meravigliosi e si
mescolavano con tale intensit al dolore per il fatto che Alex fosse insieme a Nina, da impedirmi di
trattenere un sommesso, triste singhiozzo.
Sst disse Daniel.
Non ti permetto di vietarmi di piangere, lo zittii.
Non intendo questo... ascolta. Tesi l'orecchio e, effettivamente, qualcosa c'era: un respiro
debole, ritmico, come se qualcuno stesse dormendo. Lo avrei riconosciuto in capo al mondo, visto che
lo avevo assaporato sia come cane sia come formica.
Lilly! Chi  Lilly? chiese Daniel.
Non risposi e corsi in direzione del rumore.
Piano piano mi sto abituando a non ricevere risposte, disse Daniel laconico, per poi seguirmi
tra le panche della chiesa della prima fila. L c'era la piccola, accoccolata, che ronfava tranquilla. La
luce della luna cadeva direttamente sul suo visino dolce.
Mi sedetti vicino a lei e l'accarezzai sulla guancia delicata: Ehi, svegliati.
Lilly apr gli occhi.
Mmmaria? mormor.
S, che cosa ci fai qui? La mia mamma e il mio pap si sono sposati qui. Sorrisi,
profondamente commossa, mentre lei si alzava dalla panca.
Chi sono la tua mamma e il tuo pap? chiese Daniel.
E prima che potessi mettere la mano sulla bocca di Lilly, lei rispose: Alex e Kim Lange.
La mandibola di Daniel si ritrov all'incirca all'altezza del polpaccio.
Mi guard fisso. Ah... fu il primo suono che fu in grado di formulare dopo qualche attimo, e
il secondo non fu ugualmente significativo.
Eh...? In quel momento Casanova miagol felice. Lo intesi come un segnale di avvertimento,
perch se faceva cos, poteva significare un'unica cosa...
Lilly, ci hai fatto prendere un tale spavento. Fuggire via in quel modo, abbiamo gi avvertito la
polizia... Era Nina.
Maria? Che cosa ci fa lei qui? E c'era anche Alex.
A quel punto Alex vide Daniel Kohn. E lei che cosa ci fa qui?!? Ehhh... balbett Daniel
per la seconda volta. La presenza di Alex sembr portare definitivamente al punto di fusione i suoi
processori cerebrali. Volse lo sguardo nella mia direzione, e Alex fece altrettanto.
Entrambi volevano evidentemente una spiegazione.
Per la prima volta avrei voluto essere una formica.
Hai portato tu qui questa donna? chiese Nina rivolta ad Alex, con un misto di gelosia e sete di
sangue.
E a quel punto avrei tanto voluto avere il mio acido formico.
Io... non l'ho portata, rispose Alex confuso.
L'ha portata lei? chiese Nina a quel punto a Daniel, che fece un debole cenno di assenso.
Ma questo  incredibile, disse Nina rabbiosa. Che cosa fa una celebrit come lei con la
moglie dell'omino Michelin? E in quel momento avrei tanto voluto avere un lanciarazzi.
Io... io non ci capisco niente, balbett Alex.
Io s, disse Daniel. Lo fissammo tutti in silenzio. Alex. Lilly. Nina.
Io. Il gatto Casanova.
Bene, allora sono ansiosa di ascoltarla! disse Nina, ritrovando per prima la parola.
E io lo ero ancora di pi.
Dunque, vi potr apparire folle, cominci Daniel, ma... questa donna ama il marito di Kim...
E io amo lei... come ho amato Kim... E lei compare improvvisamente nella vita di tutti noi... in realt
come donna di servizio originaria di Amburgo... Arriviamo a una qualche idea illuminante? chiese
Nina, ormai con i nervi a fior di pelle.
S, rispose Daniel, per tutto questo pu esserci un'unica spiegazione... E quale? Era
evidente che il balbettio di Daniel mandava Nina fuori dai gangheri.
Maria... Maria... ... Kim. A quel punto furono parecchie le mandibole che si trovarono
all'altezza del polpaccio. Quella di Nina. Quella di Alex. La mia.
Solo Casanova si lecc voluttuosamente la zampa. E Lilly mi guard piena di speranza.
In qualche modo si tratta di reincarnazione... o trasmigrazione delle anime... o una qualche
altra cosa, balbett Daniel. Quale? Quale altra spiegazione ci sarebbe, altrimenti, per tutta questa
follia? Vieni, Alex, non siamo obbligati ad ascoltare queste scemenze. Nina lo tir per la manica
con l'intenzione di uscire. Ma Alex rimase fermo.
Alex! insistette Nina, ma lui guardava solo me. Tu... tu non crederai a quello che ha detto?
chiese Nina.
Spiegherebbe tutto... mormor Alex.
Ma vi siete fatti? Nina era stizzita, in ogni momento ci si poteva aspettare di vederla
schiumare di rabbia. Allora? mi chiese Alex. Ha ragione? Che cosa dovevo dire? Guardai Lilly,
che mi osservava con gli occhi che le brillavano. Sei tu la mia mamma? Sta ritto quell'ometto su un
solo pie, canterellai con un filo di voce.
Fa sempre cos, conferm Daniel.
Perch non ha il cervello a posto quanto questa chiesa non ha un tetto sano che la copra!
intervenne Nina.
Guardai Alex disperata, gli indicai la mia bocca e gli feci capire che non potevo parlare.
Non puoi parlare di queste cose? Se non puoi parlare, allora limitati ad annuire, disse Alex.
Sei Kim? Annuire. Idea grandiosa. Non ero obbligata a dire nulla. Non dovevo scrivere. Ma
semplicemente annuire. Questo Buddha non lo poteva impedire, no?
Quindi cercai di annuire, ma la mia testa cominci a descrivere dei cerchi! E pi mi opponevo
disperata, pi roteava.
Sta tentando di fare un record della pista? chiese Nina asciutta, mentre i due uomini e Lilly
erano delusi dalla mia reazione almeno quanto me.
(Se mi fosse capitato di incontrare ancora una volta Buddha, allora gli avrei dato un bel calcio
nel culo, per usare le parole di mia madre.)
Andiamo adesso, decise Nina. Ma Alex non le prest ascolto e continu a osservarmi
speranzoso. Andiamo adesso! insistette Nina.
A quel punto credetti di individuare i primi indizi di schiuma rabbiosa sulle sue labbra.
Alex la guard confuso. Ma prima che potesse balbettare qualcosa, Lilly grid: No! Adesso
non cominciare anche tu a darmi sui nervi! disse Nina irosa.
Abbiamo passato mezza giornata a cercarti scarpinando come pazzi e... Tu non puoi dirmi
niente! grid arrabbiata Lilly, correndo in direzione dell'altare e passando attraverso un'altra zona
delimitata.
Lilly, vieni subito qui! url Nina.
Io rimango dove sono! rispose la piccola, e cominci ad arrampicarsi su una delle
impalcature traballanti.
Lilly! gridammo Alex e io all'unisono. Ci scambiammo rapidamente uno sguardo, ci
facemmo un breve cenno di assenso perch in quanto genitori ci sentivamo legati dalla comune
preoccupazione, e corremmo dietro alla piccola.
Scendi, grid Alex a Lilly.
Ma lei continu a salire arrampicandosi. Il fatto che l'impalcatura sotto di lei dondolasse in
maniera preoccupante non le interessava.
Verr gi solo quando sapr se sei la mia mamma o no. Come dovevo spiegarglielo?
Non potevo. E in questo modo la deludevo. Molto. Inizi a piangere.
Nel frattempo aveva raggiunto la parte alta dell'impalcatura.
La porto gi io, disse Alex deciso.
L'impalcatura non sembra poter reggere il tuo peso, dissi preoccupata.
Il tuo certamente no, si inser Nina, sfrontata.
Mi voltai verso di lei. Un lanciafiamme a quel punto non mi sarebbe bastato.
Tu sei l'unica abbastanza leggera per salire, ribattei.
Nina esit, rivolse lo sguardo in su, a Lilly che piangeva.
Maria ha ragione, disse Alex.
Ma io non sono affatto stanca di vivere! Si tratta di Lilly! Alex non riusciva a capacitarsi
che Nina esitasse.
Vieni gi! grid Nina a Lilly.
Non gridarle addosso! le abbai contro Alex, prima che fossi io a farlo. Tu non gridarmi
addosso! ribatt Nina ferita.
Rivoglio la mia mamma, piangeva Lilly. Il mio cuore gemeva.
Aiutala! preg Alex rivolto a Nina.
Lei guard in su. Era evidente che salire l sopra le appariva troppo rischioso.
Vado a chiamare la polizia, o i vigili del fuoco o qualcosa del genere! rispose, e si diresse di
corsa verso una delle porte laterali.
Casanova le si precipit dietro, miagolando, tagliandole la strada. Come un pazzo. Voleva
fermarla. A causa di Lilly?
Vattene, bestia schifosa! imprec Nina.
Casanova non si diede per vinto.
Vattene! Nina gli assest un calcio violento, in cui mise tutta la rabbia che provava per Alex,
per me e per quella situazione.
(Dalle memorie di Casanova: Il mio primo contatto fisico con mademoiselle Nina me lo ero
immaginato decisamente pi romantico nei miei sogni a occhi aperti.)
Casanova vol per un paio di metri e si schiant su una panca della chiesa.
Inferocita, guardai Nina. A quel punto vidi che sopra la porta laterale da cui voleva uscire c'era
un'altra impalcatura, che dava l'impressione di essere ancora pi instabile di quella su cui si trovava
Lilly. In quel momento capii perch il gentiluomo le fosse corso dietro. Aveva visto quello di cui Nina
nella sua rabbia non si era accorta: era estremamente pericoloso uscire da quella porta. L'anta avrebbe
battuto contro uno dei sostegni traballanti, facendo crollare in questo modo su se stessa tutta
l'impalcatura. Nina sarebbe rimasta schiacciata. Casanova voleva salvarle la vita!
Quello era il momento in cui avrei dovuto avvertirla del pericolo!
Ma invece mi passarono rapidamente per la testa mille pensieri. Una parte di me diceva: Se
Nina muore, Alex sar definitivamente libero per te. E un'altra parte insisteva: E allora potremo vivere
la nostra vita come vogliamo. Ma la terza parte quella scettica esclam: Ehi, morir!!!!!
Certo, ribatt la prima parte con estrema calma. Ma non  poi cos grave. E la seconda aggiunse:
Verr reincarnata. E la terza parte disse decisamente sorpresa: Ehi, avete ragione!
Neanche Nina sarebbe rimasta a lungo morta. Sarebbe stata reincarnata.
Forse in un grazioso coniglio, o in un bel cavallo... lei amava i cavalli.
E cose particolarmente brutte nella sua vita non ne aveva combinate per finire tanto in basso
nella scala della reincarnazione. O no? Il fatto che in passato avesse abortito non sarebbe certo bastato
per farla finire nel formicaio. O no? Buddha non era mica come il Papa. O no...?
Ono?!?!?!?
Non auguravo a nessuno una tortura di reincarnazioni a partire dalla formica, passando per gli
esperimenti sugli animali e via dicendo, come l'avevo vissuta io. Neppure a Nina. Non potevo essere
del tutto sicura che in futuro non avrebbe trascinato orsetti di gomma in giro per la zona, se non l'avessi
avvertita.
Nina! gridai.
Chiudi il becco, cretina cicciona! grid lei. Era a un metro dalla porta.
Misi il mio corpo in movimento e partii di corsa. Alex e Daniel mi seguirono con lo sguardo,
disorientati, mentre dietro di me io continuavo a sentire i singhiozzi di Lilly. Non aprire la porta! le
gridai respirando a fatica.
Nina mi ignor e mise la mano sulla maniglia. E la spinse verso il basso.
No! urlai. L'avevo quasi raggiunta.
Ma proprio in quel momento lei apr la porta e cos facendo urt contro il sostegno
dell'impalcatura. Si sent un rumore, pochi secondi e i detriti sarebbero crollati su di lei. Vidi lo sguardo
terrorizzato di Nina. E mi fu chiaro: sarebbe rinata sotto le sembianze di un qualche animale, magari
addirittura di una formica... se non la salvavo.
E fu esattamente quello che feci, senza pensare alle conseguenze. Tirai a terra Nina e la protessi
con tutto il mio massiccio corpo. Le assi dell'impalcatura mi crollarono sulla testa, sulla schiena, sulle
gambe.
Quando la polvere si dirad, sentii che sotto il mio pesante corpo Nina respirava ancora.
Le avevo salvato la vita. Grazie alla mia ciccia.
Sorrisi soddisfatta.
E quello fu il momento in cui il mio cuore smise di battere.
Capitolo 57
BUMbumbum. Nessun film in cui tutta la mia vita mi passava davanti agli occhi.
Bum, bum, bum. Nessun Nirvana che volesse accogliermi.
Bum, bum, bum. Nessuna luce che mi abbracciasse.
Bum, bum, bum. Nessuna sensazione di amore e protezione.
Bum, bum, bum. Solo il mio cuore, che pulsava. Per quanto tempo era rimasto fermo? Mi
trovavo ancora in chiesa?
Aprii gli occhi e vidi che ero di nuovo nel biancore brillante dell'anticamera del Nirvana. E su
di me si chinava Buddha, sempre nudo!
Ma caspita, non potresti ogni tanto metterti qualcosa addosso? gli dissi.
Anche tu sei nuda, sorrise Buddha.
Era vero. Per entrambi valeva l'impressione che il corso Weight Watchers avesse organizzato
un'escursione per nudisti.
Quindi sono di nuovo morta, constatai mentre tentavo di alzarmi.
Non completamente, sorrise il ciccione.
Non completamente? chiesi scettica. Non completamente morta  come dire non
completamente incinta. Lui sta lottando per la tua vita. Lui chi? Alex. Ero sorpresa. E sperai.
C'era forse la possibilit che Alex mi riportasse in vita?
E... ce la fa? chiesi.
Guarda tu stessa. Buddha protese verso di me la sua pancia molliccia. E prima che potessi
dire: Accidenti, non  un gran bel vedere, e so che non potrei dirlo visto che sono anch'io abbastanza
cicciona, ma ti prego, ti prego, ti prego, non protendere in questo modo il tuo corpo verso di me, la
sua pancia si trasform in una sorta di spioncino che si apriva sulla chiesa di San Giobbe.
Wow, hai una televisione incorporata, cercai di scherzare.
E pi l'immagine si faceva nitida, pi mi agitavo: evidentemente Alex e Daniel avevano
rimosso le assi che erano crollate su noi donne. E mentre Lilly osservava impaurita dalla sua postazione
in alto, Nina cercava di alzarsi e insieme a Daniel guardava Alex che disperatamente tentava di
rianimarmi con un massaggio cardiaco.
La grassona... mi ha salvata... disse Nina esterrefatta.
S, mormor Daniel con un filo di voce. Era impressionato.
Questa... questa...  la prova balbett Nina.
Di che cosa? chiese Daniel.
Che lei non  Kim. Kim non avrebbe mai fatto una cosa del genere... Fremetti di disprezzo.
Ha ragione, disse Buddha con un sorriso, la Kim che eri non lo avrebbe mai fatto. Sei molto
cambiata. Lo guardai stupita. La sua panciatelevisione cambi programma: vidi come nella mia vita
da Kim Lange avevo scacciato dal suo lavoro, senza il minimo scrupolo, Sandra Klling, la conduttrice
che mi aveva preceduta.
L'immaginepancia cambi, e a quel punto mi vidi quando, sempre Kim Lange, avevo giurato di
non rischiare mai pi neanche un'unghia per una delle mie assistenti. E poi la pancia cambi
nuovamente canale e all'improvviso potei osservarmi come porcellino d'India. Ero sulla strada, a
Potsdam. Era il momento in cui la Renault Scnic sfrecciava in direzione di Depardieu. Allora, neanche
per un secondo mi era passato per la testa di salvare Depardieu, come avevo appena salvato Nina.
A quanto pare ho subito una mutazione e sono diventata una vera e propria produttrice di
karma positivo, dissi.
Esatto, conferm Buddha soddisfatto.
Tuttavia non l'ho fatto intenzionalmente. Lo so. Tanto meglio cos. Come? Ora produci
karma positivo senza ragionarci sopra. Metti in gioco la tua vita. E lo fai di tutto cuore! Ne rimasi
toccata. Profondamente. E, nonostante tutto, dovetti sorridere orgogliosa.
E, specialmente, sei disposta a sacrificare per un altro qualcosa di speciale! Smisi di
sorridere.
Buddha aveva ragione: per salvare Nina avevo messo a rischio la mia vita. Una vita con la mia
famiglia.
Ti ricordi quello che ti ho detto quando non sei voluta entrare nel Nirvana? chiese Buddha.
La sua pancia cambi di nuovo programma, si sintonizz sul nostro ultimo incontro, poco prima
che mi risvegliassi nel corpo di Maria: ero davanti a Buddha, nudo, con le sembianze di Kim Lange,
nuda. (Cielo, com'ero magra, e le cosce erano decisamente esili.) Lui mi diceva: Una chance del
genere te la concedo un'unica volta.
Buddha ferm l'immagine e annunci: Ora andrai nel Nirvana.
Ma io non ci voglio andare! protestai.
Oh, s invece che lo vuoi, sorrise Buddha.
Non voglio! Questa volta non riuscirai a farmi cambiare idea. L'immagine della
panciatelevisione si sintonizz di nuovo sulla chiesa: Alex mi massaggiava il cuore. Forza! Forza!
Era sempre pi disperato.
Cos disperato da dire: Forza... Kim! S, voglio farcela! gridai, e guardai Buddha
implorante.
Ma lui non reag.
Guardai la pancia e vidi Nina che chiedeva a Daniel a bassa voce: Crede veramente che quella
sia Kim? Daniel annu muto. Nina fiss Alex che mi massaggiava il cuore disperato e ripeteva in
continuazione il mio nome, e sussurr triste a Daniel: Contro questo amore non ho possibilit.
E Daniel annu di nuovo, come se volesse dire: Neanch'io.
Kim, ti prego! grid Alex con le lacrime agli occhi.
Sull'impalcatura Lilly piangeva nascondendosi nella manica. Mamma, ti prego... Ti prego,
implorai anch'io Buddha.
Ma lui rispose solo: Adesso andrai nel Nirvana.
Guardai i suoi occhi sereni, e i suoi occhi sereni mi dissero chiaramente: Non c' pi
possibilit di trattare.
Per me era la fine. Non potevo tornare da Alex e dalla mia Lilly...anche a me vennero le lacrime
agli occhi.
 arrivato il momento, disse Buddha.
Un'ultima volta rivolsi lo sguardo alla mia famiglia. Poi chiusi gli occhi e trattenni con tutte le
mie forze le lacrime: se cos doveva essere, allora volevo entrare nel Nirvana con dignit.
...
.
...
Capitolo 58.
.
QUANDO riaprii gli occhi, mi trovai di fronte a un'assoluta assenza di luce e Nirvana.
Ero di nuovo nella chiesa di San Giobbe e guardavo Alex.
Che non stava in s dalla gioia.
E neanch'io.
Ero completamente confusa: pensavo che sarei dovuta entrare in quello stramaledetto Nirvana.
E ora, che cosa stava succedendo?
Tutto okay? chiese Alex.
Avevo lividi, contusioni e ferite profonde dappertutto. Il mio cuore doveva ancora abituarsi a
riprendere la sua attivit regolare. Ma nonostante tutto dissi sorridendo: Non potrebbe essere pi
okay.
Daniel vide come Alex e io ci guardavamo raggianti, e con aria abbattuta sussurr a Nina:
Credo che possiamo andare.
Nina annu, non aveva pi la forza di reagire.
Daniel le mise la mano sulla spalla e si volt per andarsene con lei.
Ha dato un calcio al gatto, esclam la piccola Lilly che completamente disorientata sedeva
ancora in cima all'impalcatura.
Guardai Casanova. Giaceva immobile vicino alla panca di legno contro cui lo aveva
scaraventato il calcio di Nina. Atterrita mi drizzai, ma crollai subito a terra: avevo dolori terribili
dappertutto.
Ti aiuto. Alex mi sorresse con le sue dolci braccia.
Grazie, risposi, e rapida, con il suo aiuto, zoppicai verso il gentiluomo veneziano.
Gi prima di raggiungerlo mi accorsi che non respirava pi. L'osso del suo collo di gatto era
rotto. Ero sconvolta. E infuriata con Nina.
Ma lo fui solo per un secondo. La vidi cos triste che non ebbi cuore di rinfacciarle anche quello.
Inoltre pensai fra me e me che Casanova era morto nell'intento di salvare Nina. E che senza di
lui neanch'io avrei capito qual era il pericolo; Nina sarebbe rimasta uccisa dal crollo dell'impalcatura e
io non avrei potuto salvarla. Di sicuro il gentiluomo veneziano aveva prodotto karma positivo, e forse
era addirittura gi nel Nirvana. Quindi non dovevamo addolorarci per lui!
Non devi provare rimorsi. Il corpo  solo un involucro per l'anima, dissi a Nina cercando di farle coraggio.
Lei non rispose, rimase ferma con lo sguardo vuoto davanti a s.
Daniel Kohn, che si sforzava di reagire nella maniera pi risoluta, le mise una mano sulla spalla
cercando di confortarla. Forse adesso dovremmo proprio andare. Lei rivolse lo sguardo ad Alex, poi
a me, e alla fine disse con profonda tristezza: Non solo forse.
Alex voleva risponderle qualcosa, ma si rese conto che non c'erano parole in grado di
consolarla. E quindi, con voce bassa ma ferma, disse solo: Scusami.
Nina annu. Poi Daniel la condusse fuori dalla chiesa. Mi dispiacque immensamente che avesse
perduto tutto quello che aveva sognato.
Forse, sperai con tutto il cuore, lei e Daniel si sarebbero potuti mettere insieme. In quel mentre
suon il cellulare di Daniel. Babsi? rispose lui. S, la mia conferenza  finita. Domani sar a
Potsdam... Budino al cioccolato? S, sarebbe un vestitino meraviglioso per te... D'accordo, magari
Nina e Daniel non si sarebbero messi insieme.
(Dalle memorie di Casanova: Come per madame Kim, Buddha lasci anche a me la scelta se
entrare nel Nirvana oppure no. Che cosa decisi?
Mettiamola in questo modo... mademoiselle Nina rimase estremamente stupita che un uomo
cos corpulento potesse essere un amante tanto fantastico. Realizzammo il pi intimo da lei prima mai
formulato desiderio di mademoiselle Nina: mettemmo al mondo un gran numero di bambini. Eravamo
come tanti conigli, pardon, come porcellini d'India. E vivemmo con la nostra grande famiglia nella mia
meravigliosa patria, Venezia. L'incantevole Nina, che nel frattempo ovviamente era diventata la mia
madame, gestiva un'agenzia di viaggi, mentre io guadagnavo denaro componendo manuali erotici.
Della nostra prole Nina si occup egregiamente, producendo in questo modo, senza dubbio, karma
positivo. Mentre io lo produssi con i miei manuali, rendendo la vita amorosa di molte persone
infinitamente pi creativa.)
A quel punto i due lasciarono la chiesa e quando la porta dietro di loro si fu chiusa, Alex, Lilly e
io fummo, per la prima volta dal giorno della mia morte, di nuovo tutti e tre insieme.
In quel momento il sole inizi a sorgere, e i primi raggi filtrarono attraverso le meravigliose
vetrate colorate. Le zone azzurre, verdi, rosse, violette e bianche rifrangevano la luce in modo tale da
immergerci in un magico firmamento di colori.
C'era solo il problema che Lilly, in mezzo a quel magico firmamento di colori, era ancora
sull'impalcatura.
Ti prego, vieni gi, le gridai preoccupata.
Solo se mi dici se sei la mia mamma. Avrei tanto voluto urlare a squarciagola: S, lo sono!
Sebbene sapessi che avrei canticchiato la solita canzoncina, aprii la bocca e dissi: S, sono la tua mamma.
Nessun ometto, nessun cappelletto, nessun farsetto, nessun mantello.
Semplicemente: Sono la tua mamma.
Ero disorientata! Buddha mi aveva liberata dall'incantesimo?
Lilly mi guard raggiante. Davvero? S! gridai ridendo forte.
Anche lei scoppi a ridere felice, e cominci a scendere dall'impalcatura.
Stai attenta! esclamai. Sii prudente! Mamma, adesso sono grande! rispose Lilly.
Mentre mia figlia scendeva con agilit dall'impalcatura, Alex mi si rivolse con un sorriso. Io...
io non riesco ancora a crederci. Io... neanch'io... gli risposi.
Continuavo a non capire perch non mi trovassi in quello stupido Nirvana. Buddha aveva detto
chiaro e tondo: Adesso andrai nel Nirvana.
Una paura mi fece trasalire: non  che Buddha adesso mi avrebbe presa e portata nel Nirvana?
Lontana da Lilly e Alex?
Li guardai tutti e due: li avrei persi di nuovo a breve? A questo non mi sarei mai rassegnata.
Neanche nella gioia eterna del Nirvana!
Dove... dove sei stata negli ultimi anni? chiese Alex.
A volte molto vicino a voi, risposi dicendo la verit.
Avete chiacchierato abbastanza? chiese Lilly.
Era l, accanto a noi. Poterle finalmente dire che ero sua madre per il mio cuore era meglio di
sette bypass.
Se sei veramente la mamma, allora posso abbracciarti stretta stretta? disse Lilly
interrompendo i miei pensieri.
Certo. Cos dicendo la presi tra le mie grosse braccia e la strinsi a me con forza, nella luce di
quel firmamento incantato di colori; ancora un po' e sarebbe soffocata.
Ma Lilly non se ne preoccupava, era solo felice.
Chiusi gli occhi per godermi appieno quel momento della mamma che ha ritrovato la sua
bambina.
A quel punto Alex si schiar la gola. Aprii gli occhi e lo guardai.
Posso unirmi anch'io? chiese. Il suo sorriso era ancora velato dalla commozione e dallo
sconcerto.
Certo! risposi.
E strinsi anche lui alla mia morbida pancia.
Chiusi di nuovo gli occhi.
Sentii mia figlia.
E mio marito.
La mia famiglia era di nuovo riunita. Ed eravamo pi vicini che mai.
Come Kim Lange, non ero mai stata cos vicina alla mia famiglia.
O forse non avevo voluto.
Era meraviglioso.
La mia famiglia mi avvolse tutta.
Soave.
Calda.
Amorevole.
L'abbracciai e lasciai che m'invadesse.
Dio mio, mi sentii cos bene.
Cos protetta.
Cos felice.
E in quel momento capii perch Buddha mi aveva rimandato nella vita.
Per il Nirvana non serve alcun Nirvana!
...
.
...
FINE.